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Luca Flores - For Those i never knew

quoyle Settembre 27th, 2004

Un anno fa circa, radio accesa, in macchina, all’improvviso sento qualcosa di molto strano, un pezzo di piano incredibile, un dolore lancinanate. Non lo conosco, non ho mai sentito niente di simile, mi fermo, per ascoltare meglio, continuo a non capire chi stia suonando, e spero che lo speaker di controradio mi dica, mi racconti, non voglio perdere quell’ascolto. Il pezzo finisce e scopro finalmente il titolo di quel pezzo di musica cosi’ profondo How far can you fly? (Ladder) di Luca Flores, il suo nome mi ricorda qualcosa, ma si…… e’ quel pianista che viveva qui in toscana, qualche anno fa morto suicida nel 1995.
E rimango colpito da quel messaggio registrato in quel pezzo di musica, sono certo non sia suggestione, non sapevo, ignoravo la sua storia, ma quelle note parlvano, parlavano di un’anima tormentata, di un modo di suonare strano, complicato su se stesso, nelle pieghe dei propri pensieri, alla ricerca di serenita’, di risposte, del tocco, gustando la finitudine dell’arte improvvisativa, trattando ogni nota come se fosse l’ultima.
Arrivato a casa, scopro che la stessa esperienza era stata provata da Veltroni che ha pubblicato un bel libro “Il disco del mondo” su questo artista e la sua storia difficile.
Mi collego su Jazzos.com ed acquisto il disco For Those i Never Knew che la Splasch ha dovuto ripubblicare massicciamente a causa dell’enorme impatto che Veltroni ha avuto con il suo libro (potere dei media… per una volta a buon fine…)
Il disco e’ stato inciso pochissimi giorni prima della morte, un testamento incredibile, di altissimo valore artistico, quando lo ascolto non riesco a trovare un paragone in Italia, penso ai grandi successi di Bollani e non posso fare a meno di notare un divario artistico enorme fra questi due artisti.
Ecco sicuramente c’e’ il rischio che la morte sublimi il talento di un’artista, ma davvero in questo caso il valore artistico di Luca Flores e’ assolutamente stellare.
E voglio comunque dire che il garbo, il tatto con cui Veltroni ha raccontato la vita di questo pianista quasi dimenticato e’ veramente impareggiabile, raccontando la sua musica, la sua vita, il suo dolore, il libro finisce cosi:
“Sole e luna, giorno e notte. Come la vita. Come il mondo che sognava, ascoltando Vivaldi, quel bambino geniale. Il mio amico Luca”.

Track Listing

How far can you fly (Ladder)
Max 2 supersoul
My ideal
Leaving
Musengu
Coincidenze
Kaleidoscopic Stars (tyner’s Mirror)
But not for me
Look for the silver lining
Cartone animato
For those i never knew (patience)

Rating: ★★★★☆

Un anno fa :

10 Responses to “Luca Flores - For Those i never knew”

  1. utente anonimoon 27 Set 2004 at 14:11

    A quel che so,Flores veniva chiamato da Chet Baker quando veniva in tourné in Italia.
    Ho un dico di Chet soltanto in cui suona in Italia e si chiama Italian Session.
    Invece di un pianista ho trovato un chitarrista fino ad ora sconosciuto alle mie orecchie : René Thomas.
    Ora ho il cd in cui suona in trio con Eddie Louis (org).
    Penso che cercherò qualche cd di chet e Flores.Chi ha ascoltato queste registrazioni mi dice che suonava da dio.
    Samuele.

  2. quoyleon 27 Set 2004 at 14:55

    Samu suonava da dio sempre senti qualche disco con urbani, senti questo disco solo piano, senti tutti i dischi che sono disponibili a prezzi modici sul sito www.Jazzos.it, un talento devastante.
    Rene Thomas e’ un grande ho ascoltato delle sue performance veramente un grande.

  3. utente anonimoon 28 Set 2004 at 23:57

    mi avevi scritto qualcosa sul mio blog coloratodijazz.blogspot.com riguardo ai progetti che spesso i jazzisti fanno e che sarebbe più bello che se oltre a pensare ai gruppi pensassero ai musicisti…beh questo è un articolo che dovrebbe piacerti,scritto da Lotta (canntante del mio quintetto sul blog mio di cui ho lasciato il link suonandojazz per intendersi) e che io e i membri del quintetto condividiamo a pieno.
    Samuele.

  4. utente anonimoon 01 Ott 2004 at 22:22

    Di Flores da solo non ho niente ma ho un paio di dischi bellissimi di Massimo Urbani con lui al piano. Due artisti grandissimi e sfortunati.

  5. quoyleon 05 Ott 2004 at 15:57

    Vero due artisti grandissimi anima ed idee alla grande sai chi mi ha emozionato dal vivo con una versione devastante di Stars fell on Alabama.. Stefano di Battista, bravo bravo

  6. ruckerton 07 Apr 2005 at 15:44

    ma riesci a credere che è successa pressapoco la stessa cosa anche a me? avevo parlato anche io di flores tempo fa, ma è così difficile individuare parole efficaci per questo disco.

  7. albaviolaon 28 Ago 2005 at 12:06

    si sente che c’è qualcosa dietro a questo piano, è vero.

    credo che cercherò di procurarmi questo disco.

  8. quoyleon 28 Ago 2005 at 12:11

    @alba vero si sente qualcosa di molto profondo ed intimo, piu’ di tante parole inutili.

    Baci

  9. Laura DBon 02 Mag 2008 at 22:33

    Ho visto il film ieri pomeriggio… mi ha fatto tristezza la storia di questo genio musicale veramente molto ’solo’ nei suoi ‘pensieri negativi’… quando le paranoie ti prendono la testa puoi anche avere 100 parenti e amici attorno ma tu sei sempre solo con te stesso… Il brano con cui ha concluso la sua vita è meraviglioso e tragico assieme, si tratta di musica classica, secondo me…

  10. quoyleon 03 Mag 2008 at 00:32

    Laura, il film a dire il vero non mi e’ piaciuto molto, ha cavalcato l’onda di notorieta’ che sta tornando su flores, pensa che dopo il film il 90% degli accessi quotidiani a questo blog arrivavano da quella chiave di ricerca. E questo e’ un merito comunque, significa che la colpa del livello infimo in cui versa questo paese, e la cultura in generale sono demerito di chi non fa nulla per divulgare la bellezza che c’e’.
    Detto questo, tornando a Flores, il brano finale colpisce, distrugge, al centro del petto, senza sapere nulla ho provato fortissima angoscia potere della musica che e’ un’arte potentissima, con capacita’ comunicative dimenticate e sottovalutate. Flores, come molti musicisti, veramente musicisti non si integrava bene con la superficialita’ del mondo contemporaneo. Del film non mi e’ piaciuta la chiave troppo superficiale, trauma infantile paranoia adulta, la retorica della madre, insomma, una chiave troppo facile e troppo semplice per descrivere il piu’ grande pianista Jazz, o uno dei piu’ grandi che abbiamo avuto in Italia.
    Fabio

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