Case discografiche e Jazz
quoyle Ottobre 5th, 2004
Riflettevo su quello che pubblicano le case discografiche nel jazz, ma non solo. Forse le considerazioni che sto per fare si rivolgono di piu’ al jazz per il carattere di “irripetibilita’” che ogni performance jazz rappresenta, ma sicuramente possono essere estese a gran parte della musica in generale. Vengono pubblicati pochissimi live di spessore, e gli artisti che possono permettersi di pubblicare live su live sono giusto gli artisti di punta i piu’ famosi, ed in realta’ tantissimo materiale che caratterizza gli artisti “minori” o in crescita ed anche le stesse star del jazz rimane inascoltato, affidato alle mani di pazienti trader che collezionano bootleg su bootleg per poter comprendere meglio l’evoluzione e le scelte artistiche dei musicisti. Ed in effetti si rimane colpiti quando si ha la possibilita’ di ascoltare alcune di queste registrazioni, che documentano un’altra faccia della musica, altri aspetti , tutta la ricerca musicale ed in alcuni casi documentano la vera grandezza di alcuni artisti mentre in altri casi mettono in risalto la carenza creativa sera dopo sera.
Per esempio si rimane colpiti dal lavoro di ricerca di Wayne Shorter, che nelle tournee del 2001 e del 2002 con patitucci, perez e blade ogni sera testimoniava la ricerca spasmodica di vie diverse e la mancanza di scorciatoie e semplificazioni per colpire il pubblico, mentre dall’altro lato si rimane colpiti dalla ripetitivita’ di alcuni concerti di Metheny con i soli a volte identici e con le medesime soluzioni improvvisative. Recentemente sta prendendo piede la possibilita’ di prenotare la registrazione live dello show prima del concerto e ritirarla alla fine, in italia credo che i primi , e probabilmente ancora unici, ad utilizzare questa possibilita’ siano stati Elio e le storie tese (la cosa non mi meraviglia vista la provenienza squisitamente jazzistica dei musicisti di Elio) con grande gioia dei fan, grande gioia del gruppo che incrementa le entrate e certamente anche della produzione discografica. Credo siano soluzioni come queste da ricercare per stimolare il mercato della musica, andare oltre il mercato classico come ha dimostrato apple con ipod, utilizzare le nuove tecnologie e non continuare con le logiche musicali proibizioniste. La vita di un musicista ha senso finche’ la sua musica viene ascoltata da piu’ persone possibile (vedi gente come Steve Coleman ed il suo collettivo di artisti) ed ha senso nelle sue performance dal vivo.
Registrare questo materiale unico, speciale che rappresentano le performance dal vivo e distribuirle magari via Internet ad un prezzo modico che ne so 0.50 euro a traccia (del resto i costi sono davvero contenuti) sarebbe un grande mercato ed un grande stimolo alle attivita’ musicali ed alla ricerca musicale che puo’ avvenire specialmente negli ambiti live. Quindi piuttosto che criminalizzare le nuove tecnologie occorrerebbe un ridimensionamento dei costi dei CD (spiegatemi perche’ acquistando via internet un cd si riesce a spendere anche la meta’ del prezzo del disco nel negozio), una riduzione dell’Iva (non sono beni di lusso), l’incentivazione di metodi di pagamento alternativi alla CDC dedicati ai piu’ giovani (carte ricaricabili, sms,etc..) ,per produrre un forte incremento delle attivita’ live per ravvivare e dare nuova linfa sia artistica che di profitto al settore musicale decisamente in crisi.



Perfettamente d’accordo. Di “Live” che purtroppo non sono mai stati registrati ce ne sono molti, poi dipende, il grande Gil Evans verso la fine della carriera non poteva permettersi di pagare uno studio di registrazione per la sua orchestra corposa e quasi tutti i dischi li incideva dal vivo.
Ogni tanto il mercato discografico, o meglio qualche piccola etichetta di appassionati, ci regala qualche vera perla, è il caso di “Live at Supino Jazz Festival” di Massimo Urbani (grazie alla Philology), dove si puo’ ascoltare un Urbani in formissima ed esplosivo, un musicista che dal vivo dava tutto. Inoltre in questo CD lo si ascolta con Ascolese alla batteria (hanno suonato tanto insieme ma questo batterista non compare in nessun disco in studio di Urbani) e il grande Luca Flores al piano.
Ma infatti ci sono live meravigliosi, alcuni concerti di Shorter che sono riuscito a trovare sono delle vere perle della musica, cosi’ alcune performance live di mehldau, di jarrett etc… e’ un vero peccato che non siano pubblicate
Ciao Quoyle, bello l’articolo…Chissà quanta bella musica mai sentita si potrebbe ascoltare se davvero ragionassero tutti come te!Io sono troppo d’accordo con te…Ah,a propò,volevo ringraziarti per i commenti che hai lasciato sul mio blog,alcuni li ho visti solo ora perchè non mi ero accorta che fossero aumentati(Quindi sappi che non ti volevo ignorare…con la mia svampitaggine cronica le cose mi passano davanti agli occhi e io non noto!).Le tue parole mi hanno toccato il cuore,mi hanno tirato su quando ero un pò persa…Insomma,non sono tanto brava in queste cose, comunque…Grazie. LOTTA
Ciao,ho letto l’articolo e ovviamente sono d’accordo.Sarà perché anch’io suono Jazz o sarà perché semplicemente suono,ma dal vivo le cose cambiano dalla registrazione in studio e dal vivo suoni più libero esuoni davvero quello che pensi e non magari quello che pensi sia meglio.Chi osa quel diesis che non ci incastrava niente mi è sempre piaciuto e chi da un tempo di ballad passa ad uno di bossa raddoppiato lo stimo perché in un certo modo in quel momento ha dato il suo contributo a quel brano.
Se tutto suona dall’inizio come già è scritto che vada che cosa ho da ascoltare?Meglio sentire a quel punto l’originale o la prima versione.
Passa quando vuoi a trovarmi,mi fa sempre piacere.
Samuele.