Giovanni Mirabassi – Trio Architectures

ottobre 23, 2004 by quoyle  
Inserito nella categoria Pianoforte

Mi piace quando scopro un modo di suonare il pianoforte riconoscibile tra gli altri , Mirabassi e’ una ormai certezza del jazz italiano con una maturita’ veramente insolita tra i nuovi jazzisti. Questo disco e’ molto classico, in un certo senso molto francese (non riusciro’ a spiegarla questa cosa… ma non so per quale motivo mi vengono in mente i dischi di Terrasson e di DiBattista, comunque ha le sonorita’ tipiche di un certo movimento jazz che sta crescendo a Parigi). E lo sento molto affine al mio io musicale ed anche questa non riusciro’ a spiegarla, ma in un certo senso se fossi capace di suonare ad un certo livello probabilmente vorrei che il mio suono assomigliasse a questo, o meglio credo che potrebbe rassomigliare a questo. Un suono molto “lunare” , con atmosfere un po malinconiche, semplice nel non esibire mai i muscoli della tecnica.

Tutto il trio, in questo disco suona bene insieme, ha un suono compatto, che probabilmente in alcuni momenti ricorda qualcosa dei trii di Pieranunzi negli intrecci ritmici fra batteria e pianoforte e nel fraseggio improvvisativo. Certamente e’ presente una forte influenza di pianismo classico che si miscela perfettamente con le armonie jazz di matrice prettamente europea del disco. Un pianista da seguire (l’altro suo disco che ho ascoltato Avanti! mi aveva colpito allo stesso modo per la pulizia e la semplicita’ degli arrangiamenti) che rappresenta una delle vere promesse e speranze del jazz italiano.

Mirabassi Giovanni

Rating: ★★★★☆

Nick Drake

ottobre 19, 2004 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Chitarra, Vocal

Sempre Mehldau mi da occasione di parlare di Nick Drake, un compositore che nella sua breve vita (appena 26 anni) ha composto delle canzoni bellissime che ho scoperto sempre grazie a Mehldau, infatti in Live in Tokio (ma i pezzi di Drake sono una presenza costante nel repertorio di Mehldau) sono presenti Things behind the sun e River Man di questo compositore, due pezzi dalla bellezza struggente. Drake ha registrato qualche disco durante la sua vita (qualcosa come 5 o 6 dischi ufficiali con poco successo di pubblico).

Ascoltare gli originali di Drake e’ meraviglioso, ha un modo di suonare la chitarra, ed un timbro vocale veramente caldo e coinvolgente. Ed e’ strano sentirlo dopo aver sentito gli adattamenti per piano di Mehldau, mi sconvolge vedere come riesca sempre ad adattare al suo pianismo brani immaginati e suonati per chitarra, credo sia uno dei pochissimi esempi in circolazione.

Anche in giro per la rete le informazioni su Nick sono scarse, limitate ma se ci riuscite ascoltate qualcuno dei suoi album, tanto sentimento e testi bellissimi.

Five Leaves Left (dove si trova l’originale di River Man)

Bryter Later

Pink Moon (La copertina mostrata in questo post)

Way to Blue (dove si trova sempre River Man e Things behind the sun)

Tanworth in arden

Time of no reply

Things Behind the sun (Nick Drake Lyrics)

Please beware of them that stare
They’ll only smile to see you while
Your time away
And once you’ve seen what they have been
To win the earth just won’t seem worth
Your night or your day
Who’ll hear what I say.
Look around you find the ground
Is not so far from where you are
But not too wise
For down below they never grow
They’re always tired and charms are hired
From out of their eyes
Never surprise

Take your time and you’ll be fine
And say a prayer for people there
Who live on the floor
And if you see what’s meant to be
Don’t name the day or try to say
It happened before.

Don’t be shy you learn to fly
And see the sun when day is done
If only you see
Just what you are beneath a star
That came to stay one rainy day
In autumn for free
Yes, be what you’ll be.
Please beware of them that stare
They’ll only smile to see you while
Your time away
And once you’ve seen what they have been
To win the earth just won’t seem worth
Your night or your day
Who’ll hear what I say.

Open up the broken cup
Let goodly sin and sunshine in
Yes that’s today.
And open wide the hymns you hide
You find reknown while people frown
At things that you say
But say what you’ll say
About the farmers and the fun
And the things behind the sun
And the people round your head
Who say everything’s been said
And the movement in your brain
Sends you out into the rain

Brad Mehldau – Live in Tokio

ottobre 17, 2004 by quoyle  
Inserito nella categoria Pianoforte

Oggi ho finalmente avuto modo di ascoltare il nuovo lavoro di Mehldau, un’altro solo piano. Per continuare il discorso che facevo nel post precedente, e’ meraviglioso avendo avuto modo di ascoltarlo molte volte live nei passati due anni e su alcune registrazioni dalla radio sempre in live, vedere quanto lavoro ci sia per arrivare a cristallizzare una registrazione su un disco come questo.

Ogni uscita di un disco di Mehldau e’ preceduta da molti mesi di ricerca e lavoro nelle sessioni dal vivo siano esse in solo o in gruppo. In questo disco finalmente troviamo una registrazione “ufficiale” in solo del remake di Android Paranoid dei Radiohead, e questo pezzo e’ stato una presenza costante nelle mani di Mehldau negli ultimi anni in live solo (anche se in alcune performance il risultato finale sembrava piu’ vero e meno patinato di questa registrazione, ad esempio Vancouver East Cultural Center addirittura del Febbraio 2001 in cui c’e una versione assolutamente indimenticabile di questo pezzo). Ancora troviamo una bella interpretazione del sempre bellissimo Someone to watch over me, ed anche di questo pezzo si erano avute avvisaglie della probabile presenza in un disco (lo avevo sentito suonare dal vivo ad Ancona in trio con grande partecipazione). La versione presente su questo disco e’ molto bella, la sensazione e’ quella di guidare su una strada di montagna ed intravedere dietro ad una curva la bellezza di un paesino arroccato sui monti per poi vederla sparire dietro ad un tornante ed improvvisamente riapparire in tutta la sua bellezza dietro l’ultima curva. Il disco e’ bello va ascoltato con attenzione in quanto come dicevo riassume gli ultimi anni di lavoro del pianista e sara’ senza dubbio il punto di partenza in cui ascoltarlo nei prossimi concerti.

Altra perla del disco Monk’s Dream che rappresenta sempre una sfida pericolosa per i pianisti, ma Brad la supera senza problemi, senza apparire lezioso o concedere troppo all’imitazione facile ed anacronistica del pianismo di Monk, fedele ed umile davanti alla genialita’ di questa composizione. In generale in questo disco si sente un forte lirismo ed una grandissima fedelta’ all’originale del pezzo senza infrastrutture armoniche barocche o troppo ricercate, solo la bellezza dei pezzi scelti ed il grandissimo tocco ormai maturo sul piano. Imperdibile comunque il crescendo di Android Paranoid che continua a costruire sempre di piu’ linee parallele per poi riaprirsi in modo struggente sul tema (per inciso ho conosciuto i Radiohead tramite Mehldau). Insomma un bel disco che devo ancora ascoltare in dettaglio ma che sono certo mi continuera’ a regalare momenti di ottimo ascolto.

Track Listing:

Things Behind the Sun (Drake) 4:37
Intro (Mehldau) 2:42
Someone to Watch Over Me (Gershwin/Gershwin) 9:54
From This Moment On (Porter) 7:55
Monk’s Dream (Monk) 7:59
Paranoid Android (Yorke/O’Brien/Greenwood/Seldway) 19:29
How Long Has This Been Going On? (Gershwin/Gershwin) 9:00
River Man (Drake) 8:58

Rating: ★★★★½

Case discografiche e Jazz

ottobre 5, 2004 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

Riflettevo su quello che pubblicano le case discografiche nel jazz, ma non solo. Forse le considerazioni che sto per fare si rivolgono di piu’ al jazz per il carattere di “irripetibilita’” che ogni performance jazz rappresenta, ma sicuramente possono essere estese a gran parte della musica in generale. Vengono pubblicati pochissimi live di spessore, e gli artisti che possono permettersi di pubblicare live su live sono giusto gli artisti di punta i piu’ famosi, ed in realta’ tantissimo materiale che caratterizza gli artisti “minori” o in crescita ed anche le stesse star del jazz rimane inascoltato, affidato alle mani di pazienti trader che collezionano bootleg su bootleg per poter comprendere meglio l’evoluzione e le scelte artistiche dei musicisti. Ed in effetti si rimane colpiti quando si ha la possibilita’ di ascoltare alcune di queste registrazioni, che documentano un’altra faccia della musica, altri aspetti , tutta la ricerca musicale ed in alcuni casi documentano la vera grandezza di alcuni artisti mentre in altri casi mettono in risalto la carenza creativa sera dopo sera.
Per esempio si rimane colpiti dal lavoro di ricerca di Wayne Shorter, che nelle tournee del 2001 e del 2002 con patitucci, perez e blade ogni sera testimoniava la ricerca spasmodica di vie diverse e la mancanza di scorciatoie e semplificazioni per colpire il pubblico, mentre dall’altro lato si rimane colpiti dalla ripetitivita’ di alcuni concerti di Metheny con i soli a volte identici e con le medesime soluzioni improvvisative. Recentemente sta prendendo piede la possibilita’ di prenotare la registrazione live dello show prima del concerto e ritirarla alla fine, in italia credo che i primi , e probabilmente ancora unici, ad utilizzare questa possibilita’ siano stati Elio e le storie tese (la cosa non mi meraviglia vista la provenienza squisitamente jazzistica dei musicisti di Elio) con grande gioia dei fan, grande gioia del gruppo che incrementa le entrate e certamente anche della produzione discografica. Credo siano soluzioni come queste da ricercare per stimolare il mercato della musica, andare oltre il mercato classico come ha dimostrato apple con ipod, utilizzare le nuove tecnologie e non continuare con le logiche musicali proibizioniste. La vita di un musicista ha senso finche’ la sua musica viene ascoltata da piu’ persone possibile (vedi gente come Steve Coleman ed il suo collettivo di artisti) ed ha senso nelle sue performance dal vivo.
Registrare questo materiale unico, speciale che rappresentano le performance dal vivo e distribuirle magari via Internet ad un prezzo modico che ne so 0.50 euro a traccia (del resto i costi sono davvero contenuti) sarebbe un grande mercato ed un grande stimolo alle attivita’ musicali ed alla ricerca musicale che puo’ avvenire specialmente negli ambiti live. Quindi piuttosto che criminalizzare le nuove tecnologie occorrerebbe un ridimensionamento dei costi dei CD (spiegatemi perche’ acquistando via internet un cd si riesce a spendere anche la meta’ del prezzo del disco nel negozio), una riduzione dell’Iva (non sono beni di lusso), l’incentivazione di metodi di pagamento alternativi alla CDC dedicati ai piu’ giovani (carte ricaricabili, sms,etc..) ,per produrre un forte incremento delle attivita’ live per ravvivare e dare nuova linfa sia artistica che di profitto al settore musicale decisamente in crisi.

Un giorno in studio

ottobre 3, 2004 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

Sono molto felice di questo progetto, sta venendo su bene, c’e’ respiro, anima e soprattutto ci divertiamo.
Il nostro progetto e’ nato dal desiderio di viaggiare per scoprire la storia delle grandi migrazioni e contaminazioni che hanno attraversato il continente latino americano. Ciò che è arrivato nei secoli dall ‘ europa e dall’africa si è adattato e modificato creando un misto di ritmo ed armonia difficilmente etichettabile , creando quel suono tipico del folclore latino americano. Un viaggio che ripercorre quindi la cultura del continente e cubana, cercando di evitare le strade commerciali che vengono generalmente usate per rappresentare la musica di questo continente

Una cultura musicale fatta di influenze europee, arabe, africane e nord americane negli ultimi tempi. Alcuni generi musicali tipicamente sudamericani risultano ancora praticamente inesplorati in europa, un tipico esempio ne sono il bolero , con le sue armonie complesse, facilmente accostabili alla tradizione delle ballad jazz oppure altre ritmiche della tradizione quali cumbia, huaino, joropo, son e guaracha.
Uno spettacolo che vuole mettere in risalto la convivenza pacifica di tutte le tradizioni che si sono fuse per creare il folclore e la cultura del sudamerica.

Abbiamo scelto con cura maniacale tra i classici del continente per arrivare a toccare sonorità latin jazz, si passa da Esta tarde vi llover del grande compositore Armando Manzanero a Lagrimas Negras un classico degli anni 30 composto per il grande cubano Miguel Matamoros (1894-1971), un pezzo dalla bellezza sconvolgente che abbiamo fortemente rimaneggiato armonicamente, quindi ancora in giro per questo meraviglioso continente passando attraverso il tango argentino con pezzi come Vuelvo al Sur di Solanas e Piazzola per arrivare alle contaminazioni flamenco Jazz di pezzi come Armando’s Rumba di Chick Corea e nuovi classici di autori quali Ruben Blades e Willie Colon

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