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Giovanni Mirabassi - Avanti! Piano Solo

quoyle Dicembre 8th, 2004

Questo pianista e’ ancora purtroppo poco noto in Italia, nonostante alcuni lavori di rilievo altissimi. Avanti! e’ uno di questi, rilettura appassionata e meditativa di canti di lotta e partigiani per arrivare alle canzoni contro l’apartheid.
Si sente tutto l’amore per il folclore popolare, per la melodia che rimane in testa, che solo i canti popolari posseggono, un potere ipnotico di catturare l’attenzione con la loro semplicita’ e “naturalezza” sonora. Il gusto musicale di Mirabassi e’ squisito, riesce ad evitare sempre la retorica ed il facile compiacimento, lavorando sulle linee melodiche solo dove necessario evitando rielaborazioni armoniche troppo sofisticate, insomma un disco di una maturita’ soprprendente per certi versi. Le possibilita’ sonore del pianoforte sono utilizzate al massimo, timbri bassi, armonici, medi ed alti, per una sonorita’ di piano solo gia’ caratteristica, gia’ ben distinguibile dai maestri.
Ancora mi chiedo come mai un talento di queste dimensioni, debba trovare il giusto riconoscimento in Francia, come e’ possibile che l’Italia sia un paese cosi’ terribilmente conservatore in fatto di musica (e non solo in realta’…)

Tracks Listing:
01. El Pueblo Unido Jamas Sera Vencido - 5:14
02. Le Chant Des Partisans -3:37
03. Ah! Ca Ira - 2:42
04. Le Temps Des Cerises -2:58
05. Hasta Siempre -2:13
06. Je Chante Pour Passer Le Temps - 6:20
07. Sciur Padrun - 2:26
08. El Paso Del Ebro -5:13
09. A Si M’ Bonanga -2:54
10. La Butte Rouge - 1:42
11. Addio Lugano Bella - 4:54
12. Johnny I Hardly Knew Ye -4:28
13. Bella Ciao -2:45
14. Immagine -7.07
15. My Revolution - 2:47
16. Plaine, Oh Ma Plaine - 3:18


Rating: ★★★★½

Un anno fa :

14 Responses to “Giovanni Mirabassi - Avanti! Piano Solo”

  1. utente anonimoon 08 Dic 2004 at 18:02

    l’italia è un paese conservatore in fatto di musica solo quando vuole,in realtà secondo me conserva solo chi vuole e per quanto gli pare.
    A presto Quoyle,Samuele.

  2. quoyleon 08 Dic 2004 at 18:05

    No guarda c’era un articolo bellissimo sull’internazionale credo di un giornalista tedesco che parlava appunto di come l’italia in questo caso della musica classica sia incredibilmente conservatrice, per il jazz e’ la stessa storia, i musicisti italiani per esprimersi devono andare in francia… stessa storia per le strutture universitarie, se vuoi fare ricerca ad un certo livello devi andare all’estero..

  3. utente anonimoon 08 Dic 2004 at 18:26

    per il jazz posso leggerlo da qualcuno o posso sentire le opinioni della gente per sapere come butta in Italia in realtà e so anch’io che in francia si può ancora suonare più o meno come si vuole,ma per la musica classica ho fonti più vicine a me,i miei sono musicisti classici vivono e hanno vissuto i vari momenti della musica classica in Italia.A questo punto cosa intendi per Italia conservatrice?
    Per quanto riguarda lo stanziamento dei fondi per il settore della ricerca sono con te nel dire che in pratica non ci sono.Per lo meno non da tutte le parti.Al CNR a Pisa un mio amico non sapeva come andare avanti per studiare ed elaborare la musica elettronica a Firenze non c’è più niente se non il conservatorio che da un anno ha fatto una ingente spesa per la ristrutturazione di registrazioni vecchissime in vinile.
    In realtà io vedo anche soldi che non si vogliono prendere come se già ce ne avessimo…esempio se gli uneversitari aderossero al programma per le qualifiche professionali (durante l’anno si accumulano crediti e a fine anno si fa un esame statale per raggiungere una qualifica in più a quella della laurea)l’università avrebbe una sostanziosa somma di denaro da gestire per la ricerca.
    Non ci sono soldi ,ma se quelli che possiamo prendere li rifiutiamo…

  4. quoyleon 08 Dic 2004 at 18:49

    Intendo dire che manca l’innovazione, chi esce dagli schemi rigidi non trova posto, non c’e’ spazio per la ricerca in campo artistico e scientifico.
    La programmazione dei teatri e’piena di opera, non c’e’ spazio per schoenberg e la musica contemporanea, anche nel jazz la musica e’ la stessa, poco spazio per la sperimentazione, niente collettivi di musicisti alla maniera di coleman o come i collettivi parigini.A novembre al teatro olimpico a roma e’ andata in scena un opera di un compositore contemporaneo Maxwell Davies Eight songs for a mad king (ispirato a Giorgio iii di inghlilterra) ebbene c’erano solo 100 persone in sala, con un’ orchestra fantastica e solitsti di primo piano.. mancavano specialmente gli abbonati… che gradirebbero intere stagioni di Donizetti e Verdi, cosi’ come per il jazz in Italia chi osa non ha spazi, suonano sempre i soliti sempre le solite cose che Miles suonava molto meglio 50 anni fa, sono pochi i talenti che rischiano e per farlo devono andare all’estero.
    Guarda che l’Italia e’ il paese in Europa che spende meno per la ricerca e ‘innovazione in modo miope perche’ solo attraverso ricerca istruzione universita’ innovazione si puo’ diventare competitivi.

  5. utente anonimoon 08 Dic 2004 at 19:37

    no guarda…guarda che…mica mi devi venire a dire gli indici italiani o raccontarmi che l’italia non va avanti nella ricerca o nella musica non c’è sperimentazione,questi argomenti sono di pubblico dominio e ormai affrontati e ripetuti da anni.Io volevo solo aggiungere l’altro lato della medaglia,quindi non ti scaldare il mio è solo un commento.
    L’Italia offre poco a chi vuol andare avanti o sperimentare e si sa.
    …”c’erano solo 100 persone in sala, con un’ orchestra fantastica e solitsti di primo piano.. mancavano specialmente gli abbonati”…
    questo non significa Italia vecchia,ma Italiani vecchi o conservatori come li chiami tu.
    Se l’Italia fosse conservatrice si vedrebbe da tutte le parti la stessa cosa fatta bene o male,in realtà non è da tutte le parti
    ed è fatta bene da poche.Tu dici che si suona ancora lo stesso jazz di miles e che lui lo suonava meglio,io dico che non si suona tutti jazz e che il jazz non fa parte della nostra cultura.
    Non ho ora la pretesa di arrivare alla soluzione di un problema così grosso in un commento di qualche riga,voglio solo aggiungere che parte degli italiani sono conservatori e parte no e che lo stato italiano è un’altra cosa.
    Comunque a presto e figurati se voglio venire a litigare in casa tua.
    Pace,
    Samuele.

  6. quoyleon 08 Dic 2004 at 20:21

    Ma non ci siamo proprio capiti…. io non mi stavo scaldando affatto…
    Ritengo che l’italia sia tendenzialmente conservatrice in tema culturale… that’s all , tu probabilmente meno di me ma questo non e’ un problema, almeno per me
    Ciao:-)

  7. quoyleon 08 Dic 2004 at 20:23

    Ah poi vecchio non e’ affatto sinonimo di conservatore stai attento con le parole… molti giovani sono infinitamnete piu’ conservatori…

  8. utente anonimoon 08 Dic 2004 at 20:45

    pensavo che lo avessi inteso tu vecchio come conservatore…non ci siamo proprio capiti…
    :-)
    Samuele.

  9. quoyleon 08 Dic 2004 at 22:02

    Ma neanche lontanamente, conservatore e’ una categoria che si applica indistintamente all’eta’ anagrafica … purtroppo :-)

  10. quoyleon 09 Dic 2004 at 14:37

    “Tu dici che si suona ancora lo stesso jazz di miles e che lui lo suonava meglio,io dico che non si suona tutti jazz e che il jazz non fa parte della nostra cultura.”

    Sai anche su qusto non sono d’accordo, alcuni musicisti europei hanno “fuso” la tradizione europea con il jazz, quello che dico e’ che non ha senso continuare a suonare all the things you are come la suonavano Miles Dizzie Monk e trane negli anni 40….

    In europa e non solo abbiamo moltissimi musicisti che hanno adattato il loro modo di suonare alla melodia tradizionale europea con la forma jazz.
    Vedi Svensson in Svezia, geniale, Mehldau che sta cercando strade nuove reinterpretando pezzi dei Radiohead, di Nick Drake, ancora Pieranunzi che spesso ha creato una sonorita’ tipicamnete mediterranea come nel disco che ho recensito,
    Garbarek che ha unito il folclore norvegese medioevale alla musica Jazz.
    Don Byron, con la lirica, insieme ad Uri Caine che continua a sperimentare
    In Italia gli esperimenti di questo tipo sono rari, non per mancanza di idee e talento, ma per mancanza di posti e sponsorizzazioni.
    Umbria Jazz e’ diventato uno dei festival di Jazz piu’ brutti e conservatori d’europa, a Montreaux in svizzera rischiano, a Umbria Jazz per bene che ti vada ti devi puppare Ray Gelato…

  11. ermionetraipinion 10 Dic 2004 at 14:44

    …bello quando si aprono discussioni interessanti come queste.
    si…
    proprio bello.
    io ascolto e imparo…
    un saluto

  12. utente anonimoon 10 Dic 2004 at 17:17

    e io saluto..scappooooooo!
    ciao quoyle (ho già il cappotto addosso)un bacione all’ultimissimo minutoooooooooo……

    Upi

  13. utente anonimoon 13 Dic 2004 at 10:07

    Quoyle! Ciao caro!
    Sono tornata!..Appena ho tempo ci risentiamo!!
    Ti auguro una giornata piena di pace..davvero.

    Un abbraccio fortissimo

    Upi

  14. quoyleon 13 Dic 2004 at 12:04

    Upi… bello “risentirti”,
    La giornata e’ frenetica ahime’, un simpatico lunedi’ di caos lavorativo, ma e’ l’ultima settimana prima delle ferie quindi…. :-) )

    Un bacio

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