Montuno (Ostinato Mood)
quoyle Gennaio 18th, 2005
Stasera pensavo, a cosa mi affascina del piano latino, in particolare del pianoforte nella musica cubana. Il fatto e’ che nella tradizione cubana il pianoforte rappresenta uno strumento percussivo che contemporaneamente stabilisce anche l’impalcatura armonica del pezzo. I pianisti cubani suonano di solito dei pattern ritmici ostinati, che hanno modificato quella che era la tradizione prettamente melodica ereditata dalla musica colta europea. Il piano quindi entra a pieno titolo nella sezione ritmica degli ensemble cubani, suonando figure ritmiche ripetitive che si incastrano con le figure del basso e delle percussioni per creare quella che e’ la base del Son Cubano. Il termine musicale utilizzato per descrivere queste figure ritmiche e’ montuno. Un buon montuno e’ indispensabile per il "tiro" della sezione ritmica del gruppo nella musica cubana, ed e’ tanto piu’ buono quanto piu’ e’ ostinato e monotono cioe’ privo dei tipici abbellimenti un po leziosi che molti pianisti si concedono. Il montuno e’ energia pura, ritmica sincopata, e’ stupendo ascoltare il montuno di un buon pianista cubano, un montuno solido che non distragga dal solista e serva come punto di riferimento mentre le percussioni improvvisano in poliritmie. Insomma il montuno e’ fondamentale per la sonorita’ di un ensamble cubano, anche se pochi riescono a riconoscere cosa e’ che fa la differenza, il piano cubano deve amare accompagnare essere in sottofondo, fornire una base solida su cui le percussioni, ed i solisti possano adagiarsi. Il montuno perfetto e’ quello che riesce ad essere equilibrato tra la ripetizione e la variazione del pattern quasi impercettibile per favorire il flusso degli accordi e stabilire un’armonia ricca ed interessante. Ed e’ proprio questa la sfida essere sempre equilibrati tra energia ritmica ed energia armonica creando una giusta tensione. Adoro suonare il pianoforte latino, mi piace accompagnare i soli delle percussioni, essere li tenere il tempo mentre ascolti le percussioni improvvisare, andare fuori in tempi dispari e rientrare sul tempo, sul tuo tempo ed essere , cosa veramente aliena nella nostra cultura musicale occidentale, trattato al pari delle percussioni, dialogare con loro e ritrovare nel pianoforte una forza primitiva e ritmica che ti fa pulsare.

Montuno
Tra i montuno piu’ belli ci sono quelli di Eddie Palmieri, Chucho Valdes, Oscar Hernandez, Chick Corea, Pedro Peruchin, Sonny Bravo, Jorge Dalto, Clare Fischer, Danilo Perez, Bebo Valdes, Ruben Gonzales, Vince Guaraldi, Charlie Otwell e vorrei citarne tantissimi altri, ognuno di questi meravigliosi pianisti meriterebbe un post a parte per le loro peculiarita’ e per il periodo storico diverso cui appartengono che si riflette nello stile del montuno piu’ puro o piu’ contaminato dalla tradizione jazzistica nordamericana.
|
|
![]() |
|
| Eddie Palmieri | Sonny Bravo | Vince Guaraldi |






..che dire..affascinata…come sempre quando parli di musica in questo modo …comprensibile anche al mio orecchio stonato.
insomma…
..da quell’elenco..manchi solo tu!
;-))))
Hai proprio un bel blog. Faccio il musicista ma non ho mai pensato di parlare con continuità sul blog di musica. Beh! Meno male che c’è chi come te riesce a farlo in modo interessante e “interdisciplinare”. In fondo vorrei farne un ecosistema musical letterario. Diverso da problemi armonico melodici ritmici in senso stretto. Forse solo nelle parole.
Cià Zac
Si ti capisco e’ quello che poi cerco di fare io, parlare di musica cercando di trasmettere le emozioni non la tecnica o i problemi ritmico armonici, cercando di parlarne in senso multidisciplinare appunto, poi del resto non riesco a non parlare di musica e’ la cosa piu’ importante della mia vita..
Un saluto
Ciao carissimo! Penso che il tuo blog sia davvero uno tra i migliori: quando entro qui mi sento a casa, si respira aria buona e ricca d’armonia
pensavo: senti, suonano in strada (a volte, qui, succede). un pianoforte, in strada? e invece era il tuo blog. suonava. da lasciarmi senza fiato.
Insisto con gli o.t.
..solo per augurarti una giornata azzurrissima.
Io finalmente esco…brrrrr..
Un bacio
Upi
Ciao quoyle, rendi benissimo in questo post la magia degli equilibrismi tra energia ritmica ed energia armonica tipici del jazz latino (in particolare del montuno), genere verso il quale sono (non io, ma il mio orecchio) molto critico, proprio perchè quando l’equilibrio si spezza tutto sprofonda in qualcosa che non è nè carne nè pesce. Io amo particolarmente Camilo (che non è cubano, ma di Santo Domingo), un mago nell’intessere le istanze ritmiche della tradizione caraibica con quelle ispirate dal jazz classico. Imperdibile l’album “Spain”, in duo col chitarrista di flamenco Tomatito. Caraibi, madre patria (la Spagna, appunto, come terra d’origine del mondo latino), jazz classico, il tutto condensato in una miscela equilibrata dal mistero creativo di un talento più unico che raro. Ciao, il guitto.
Eh si caro kreshatik, quando l’equilibrio si spezza vengono fuori degli incroci strani… Camilo lo ascolto spesso, anche se non mi entusiasma, non si discute la sua tecnica stellare e la sua anima latina…ma ma non e’ cubano e la musica di santodomingo e’ molto diversa ed anche il suo approccio alla musica molto diverso, molto contaminato da un certo tipo di fusion jazz latina americana (tanto per intenderci alla Dave Weckl etc…) con tanti stacchi, molta tecnica e poco cuore. L’album pero’ di cui parli e’ vero e’ bello ed in un certo senso diverso perche’ l’anima di Tomatito e’ indiscutibile e riesce a mitigare l’irruenza di Camilo.
Cioe’ se ascolti Clare Fischer o Oscar Hernandez, c’e una differenza nell’anima latina infinita…
Capisco cosa intendi dire a proposito di Camilo, così come lo capirei a proposito di qualunque altro artista. Credo che a un certo livello di ascolto, a fare la differenza tra ciò che amiamo appassionatamente e ciò che amiamo più freddamente, intervengano i nostri gusti personali, i quali a loro volta sono influenzati dalle nostre rispettive esperienze e dal bagaglio culturale che queste generano in noi. Io ad esempio, culturalmente orientale piuttosto che latino, ammetto di fare spesso fatica ad apprezzare la musica latina, anche se sono sempre e comunque curioso. Ma certo se mi chiedi di distinguere tra sound cubano e sound domenicano, ecco qualche lacuna emerge… Dunque proprio per questo ti leggo così volentieri. Al di là della preparazione che mostri di avere, sei così diverso da me (anche se musicalmente abbiamo molto in comune) che mi incuriosisce provare ad adottare i tuoi punti di vista. Perchè la musica jazz, in particolare, impone un modo d’essere jazz, che si basa, tra le altre cose, sulla contaminazione continua e incessante.
Ah non so perche’ ma sospettavo una tua passione per l’oriente
))))
)
COmunque hai proprio ragione, il vero jazz e’ quello aperto che si alimenta dalla tradizione culturale dei vari continenti ecco perche’ adoro moltissimo le contaminazioni balcaniche orientali (che ti dovrebbero essere piu’ congeniali), quelle latine ed anche quelle prettamente europee (Pieranunzi, Garbarek, Stenson.. ) ed e’ vero la bellezza della musica e’ la curiosita’ di scoprire sempre un punto di vista nuovo, ascoltare cose anche distanti dalle proprie esperienze musicali, saltellando di blog in blog ho scoperto dei piccoli tesori che non avrei mai ascoltato perche’ troppo lontani dai miei percorsi musicali.
Ciao
X UPI , felice che ti sei rimessa adesso fai a modino eh copriti che sei stata 2 settimane a casetta con la febbre
)
Buon giornata anche a te un bacio
Eh ehe..”a modino”..sembri proprio la mia zia di Lucca!
)
Upi
Oh, bello stare per arrivare qui e chiedermi ogni volta: “Oggi che musica ci sarà da Quoyle?”. Il montuno, ma pensa. (Gaia)