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Che domanda…. ( Polemical Mood??)

quoyle Gennaio 25th, 2005

Ieri sera, chiacchiere con il responsabile della programmazione di un locale. Presento il progetto del mio gruppo, prima di iniziare la domanda che mi pone e’: " E’ jazzzz ?? "
Bella domanda, che cacchio e’ jazz, in che senso e’ jazz insomma non te lo so dire se e’ jazz almeno non nel senso classico del dizionario. Adesso magari sono io che sono un paranoico un po snob, e che la domanda fosse semplicemente un’ innocua indagine iniziale, ma la cosa non mi e’ piaciuta perche’ alcune produzioni "definite jazz" ben difficilmente sono catalogabili nella definizione accademica classica del genere.
Allora ho cercato cosa hanno risposto alcuni grandi musicisti Jazz a questa domanda.

Charlie Parker: "E’ la musica delle tue esperienze, dei tuoi pensieri. Se non lo vivi non esce dal tuo strumento. E allora ti limiti a suonare una musica che è musica, ma che non è jazz."

Eric Dolphy: "Qualcosa che ti fa sentire vivo quando lo suoni e quando lo ascolti. Non è riproporre ciò che un altro ha scritto. E’ cercare una musica tua, esprimere i tuoi sentimenti, offrire te stesso agli altri e a te stesso. "

Duke Ellington: "E’ parte di noi. E’ la musica del nostro popolo. Come lo è il blues. Il jazz è la mia amante. "


Beh direi che a seguire queste definizioni puramente emozionali puo’ essere Jazz praticamente qualsiasi cosa, la musica delle tue esperienze vale per qualsiasi genere musicale, anche il sentirsi vivo direi che vale per qualsiasi genere dal pop allo speed metal alla musica classica, mentre se seguo Duke, direi che nessuno di noi iperintellettuali europei puo’ fregiarsi di suonare jazz almeno non in questi termini. Ma c’e’ un altra definizione bellissima di Branford Marsalis che riesce a cogliere forse il carattere peculiare del jazz cioe’ la caratteristica multiforme del jazz che riesce ad alimentarsi dalle piu’ svariate esperienze e culture (ma forse questa credo sia un esperienza di tutti i generi musicali ed un effetto della globalizzazione culturale, e’ possibile infatti in ogni genere musicale ormai cogliere influenze di altre culture). Infatti spesso il termine jazz viene utilizzato per classificare produzioni assai eterogenee fra loro che spaziano dalla musica colta contemporanea, alle produzioni folk di Joni Mitchell

Branford Marsalis : " Jazz is a language, the musical language of African American slaves and like any language, it reflects its speakers and grows with them. "

Ma anche in questo caso credo che la parte fondamentale del discorso non sia il jazz, ma la musica…. e’ la musica che e’ un linguaggio e come ogni linguaggio riflette chi lo parla e naturalmente cresce e si arricchisce di nuovi termini e di nuove esperienze.
Insomma credo che intorno al concetto di jazz esista davvero tanta retorica, e che forse sarebbe meglio stabilire (e qui si apre un altro corposo capitolo..) cosa e’ arte e cosa e’ un puro noioso esercizio di stile, e credo che la domanda che mi e’ stata rivolta faccia parte di quella retorica insopportabile che tende a dare al "jazz" inteso come yeah leggiamo i pezzi dal real book improvvisiamo che siamo fichi un’immagine assolutamente distorta almeno in molti ambienti "jazz minori" dove l’improvvisazione a mio avviso diventa sinonimo di approssimazione. Forse una delle cose piu’ intelligenti e sensate sulla definizione di jazz la ho letta tempo fa su un qualche sito che non ricordo e diceva piu’ o meno, alla fine della fiera e’ difficile definire in modo univoco non retorico il jazz, la cosa importante e’ che vengono definiti jazz alcuni album come "A kind of blue", " Giant Steps" ed etichette musicali come "Blue Note", "Verve", "Ecm" ed allora questa e’ sicuramente una bella cosa….

Un anno fa :

15 Responses to “Che domanda…. ( Polemical Mood??)”

  1. utente anonimoon 25 Gen 2005 at 11:43

    c’è sempre stata una certa difficoltà a catalogare cosa è jazz e cosa non lo è. Secondo la vecchia scuola (ormai superata e non so se a buon pro o meno) i generi si distunguevano l’uno dall’altro in base al ritmo delle battute e all’arrangiamento. Quale sarebbe il ritmo tipico del jazz? se per alcune varianti (ma sono poi varianti?) può essere facilmente individuabile (dixie, swing…) in altri casi le cose si complicano. Allora il jazz forse non è un genere. Questo è il punto. E’ un mood (parola che ti piace, lo so) in cui convogliano altri frammenti di altri generi, rivisti, reintrepretati, sconvolti, derisi e sublimati, senza però che diventino un genere a loro volta. Siamo noi che per comodità e per usare una cifra attraverso la quale ci riconosciamo usiamo la parola jazz per indicare un genere, in realtà evochiamo una tribù, un clan, una accolita di sognatori e improvvisatori, di interpreti e sublimi esecutori. Perchè, come disse qualcuno, la musica è già stata suonata tutta. Ora bisogna reinterpretarla. Questo, credo, sia jazz.

  2. utente anonimoon 25 Gen 2005 at 11:45

    p.s. ero il guitto, kreshatik…. :) )

  3. caleidoscopiqueon 25 Gen 2005 at 14:17

    Ma io forse, dal basso della mia ignoranza, catalogherei “jazz” una musica in cui ha grande importanza l’improvvisazione solista. Sarebbe però una definizione troppo ampia, che includerebbe anche quei culturisti della chitarra che hanno poco dell’animo jazzy…

  4. quoyleon 25 Gen 2005 at 15:21

    kreshatik, si forse e’ un mood ed e’ vero quando si parla di jazz si cerca di evocare una tribu’ quei

    “Cantanti di sogni, narratori di storie, danzatori, ridono forte stretti nella mano del fato, la mia gente”

    Ormai non ha piu’ senso parlare di ritmo tipico del jazz, troppe le contaminazioni, lo swing si perde spesso dentro ritmiche etniche o piu’ moderne e mi piace questa definizione di jazz come mood…. in questo senso posso dire che il progetto del mio gruppo e’ jazz, si il mood e’ quello di prendere rielaborare ed utilizzare a volte deridere frammenti delle nostre esperienze musicali cosi’ diverse..

    Caleidoscopique non sono d’accordo, mai come nel jazz il rapporto fra singolo e gruppo e’ cosi’ importante, non esiste se non in rari casi buona interpretazione solista senza un supporto solido della sezione ritmica o degli altri musicisti, sempre per citare un musicista

    Dave Brubeck diceva che “Il jazz è l’unica forma d’arte moderna dove v’è rispetto per l’individualità pur senza l’affrancamento dal lavoro di gruppo”

    Un saluto

  5. Zaccariaon 25 Gen 2005 at 20:04

    Il jazz è musica afro americana in primis. E secondo me è bene ricordarlo. Per non commettere la solita cavolata di non riconoscere il marchio di fabbrica. Al di là dei contributi bianchi di cui si può discettare all’infinito. Ma le istanze, le significazioni, le radici sono afro americane. Detto questo il “jazz” è un meraviglioso contenitore: purchè abbia swin si direbbe. Ma con buon apace di molti l’ultimo Coltrane era decisamente poco ossessionato dallo swing in senso stretto per cui… ;-) Discorso lungo troooooppo lungo. Zac

  6. utente anonimoon 25 Gen 2005 at 23:06

    Sono d’accordo Zac discorso troppo lungo ed ormai lo swing e’ solo un dialetto ritmico del jazz… e poi e’ vero la definizione piu’ vera forse la ha data Duke Ellington musica afro americana

  7. quoyleon 26 Gen 2005 at 01:16

    Ah poi ho trovato un’altra grande citazione

    “Rather than simply say, I play jazz, I say I play music.”Kenny Garrett

    Che sostiene la tesi che esponevo, e’ la musica la chiave, e’ importante capire cosa e’ buona musica e cosa non lo e’ piuttosto che dire in maniera altisonante “suono jazz”, e’ una strada ,un modo al pari degli altri e si piu’ ci ripenso piu’ credo Guitto abbia ragione e’ solo un mood un modo di affrontare la musica

  8. utente anonimoon 26 Gen 2005 at 14:11

    Guitto hai troppa ragione!

    Un bacio Quoyle,

    LOTTA

  9. caleidoscopiqueon 26 Gen 2005 at 17:36

    Bhè, si, ho trascurato l’importanza del gruppo…Non era voluto. Forse avrei fatto meglio a scrivere “improvvisazione”, senza “solista”, però a me da idea di improvvisazione collettiva contemporanea…

  10. nocedifoolon 26 Gen 2005 at 20:19

    io sento jazz dove la musica è imprevedibile irresistibile corrente. una corrente da cui ti lasci portare, in cui ti tuffi anche se non sai dove andrà. sei semplicemente lì dentro. e tutto può accadere. perché accade in quel preciso istante. è come se la musica ti prendesse per mano. diventi musica. segui il ritmo, diventi il ritmo. vinci la gravità dello stile, della scrittura e rispondi con un linguaggio che è il segno della tua capacità di ascolto. questo fa la differenza secondo me. esiste la libertà che ti dà il sapere ascoltare chi ti sta accanto e segue la stessa corrente. una corrente. un dialogo. un fluire continuo. per me i migliori jazzisti sanno ascoltare e avere un dialogo ritmico nell’improvvisazione e non con gli altri oltre che con se stessi.

  11. utente anonimoon 27 Gen 2005 at 00:53

    Noce si e’ vero ma credo che i migliori musicisti in generale sappiano ascoltare chi gli sta accanto e vale sia in un gruppo jazz che in un quartetto d’archi classico, certo l’improvvisazione complica tutto perche’ l’intesa con gli altri deve essere altissima non solo emozionale ma spesso proprio di stessa idea musicale, i migliori gruppi jazz sono proprio quelli in cui emerge forte un’identita’ musicale comune al gruppo e’ come se la stessa idea musicale fosse elaborata contemporaneamente ed in successione dai vari musicisti.

    Ciao :-) )

  12. Pannonicaon 27 Gen 2005 at 10:03

    Mi è capitato di dover definire il jazz a persone che non lo ascoltano ed è praticamente impossibile, frustrante direi..

    Cosa rispondi ad una persona che ti dice “io questa musica non la capisco”?

    E’ difficile doversi confrontare con qualcuno che pretende di “capire” la musica; ma cosa c’è da capire?

    E’ il cervello che capisce, è lui che ha bisogno di definizioni, è lui che razionalmente vede le cose o bianche o nere: e come fai a spiegare un colore a un cervello?

    Come fai a descrivere il celeste, o il rosa, o il rosso a uno che non li ha mai visti?

    L’arte in generale, incluso il jazz, ha ben poco di razionale; la musica usa il cervello solo come strumento per arrivare all’anima, perché è lì che arrivano le note dopo esser passate attraverso le orecchie.

    Il jazz non è ciò che ascolti, ma cosa ne fai.

    Lo devi ascoltare e sentire non solo con le orecchie, ma anche con la tua parte irrazionale, se non l’hai sedata e messa a dormire da qualche parte: allora puoi capire cosa è jazz.

    A tutti quelli che, nel tempo, mi hanno chiesto cosa fosse, ho sempre risposto di comprarsi “la grande enciclopedia del jazz”, una Garzanti o De Agostini che sia: lì possono trovare tutte le definizioni che cercano.

    A chi, come me, lo ama, rispondo sempre: limitiamoci a farlo o ad essere “jazz”.

    Yeah!

  13. nocedifoolon 27 Gen 2005 at 10:11

    jazz. bravo pannonica. viva. farlo ed esserlo… amen! anzi yessss. ;)

    quoyle. il punto sta proprio nel fatto che rispetto a un quartetto d’archi, nel jazz qualsiasi cosa sia c’è la difficilissima libertà di ascolto. e non tutte le formazioni ci arrivano a quella identità comune. e lo senti. come appunto in ogni cosa “artistica” se lì dentro non c’è chi l’ha fatta, lo senti. sarà che il mio termometro (da buona ignorante) è quello dell’emozione… buona giornata!

  14. quoyleon 27 Gen 2005 at 10:11

    Yeah ed il prossimo “direttore artistico” dei mie stivali che mi chiede se e’ jazzzzzz senza aver ascoltato una nota ed una parola….lo portiamo al Minton’s a prendere un po di calcioni eh :-) )

    Sempre yeah Pannonica

  15. drago78on 28 Gen 2005 at 19:19

    L’improvvisazione,il battere le mani controtempo,i rumori della pioggia…il jazz è ovunque basta solo sentirlo

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