De Chirico e le triadi (Nostalgic Mood)
gennaio 15, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz
Mi chiedevo cosa c’e’ che non funziona, nel mio modo di affrontare alcune situazioni, e quel continuo desiderio di infinito che mi fa diventare onnivoro musicalmente o cinematograficamente ricercando nella musica, nei film, nei libri quell’infinito che non riesco ad afferrare che continuamente mi sembra di intravedere.
Insomma, il quadro di De Chirico lo vidi al Moma nel 2000, ricordo che rimasi a bocca aperta, strano per me in quanto non sono di solito molto sensibile alle arti visive, ma questo quadro aveva qualcosa che mi toccava profondamente, mi entrava dentro, un senso di mancanza, una vera nostalgia di infinito che veniva fuori, ne comprai una stampa che ho ancora in soggiorno accanto al tempio della musica.
Cosa mi avesse colpito di quel quadro non lo so, ma cerchero’ di esprimerlo con le note, cosa non funziona nella vita di tutti i giorni cosa me la rende cosi’ maledettamente insopportabile alcune volte…….sono le triadi, il fatto che inevitabilmente quando senti un do sai che al suo interno e’ contenuto il sol e poi il mi . Adesso si puo’ cercare di sentire in un do anche qualcosa di piu’ distante , una alterazione jazzistica, che renda meno "scontato" il sapore di una situazione, ma e’ possiible percepirla solo vagamente ed in lontanaza. Ecco questo senso, alle volte di mancanza di libero arbitrio o meglio di parvenza di libero arbitrio, mi fa stare male, l’illusione di scegliere per poi scoprire che all’interno del do c’e sempre e comunque il sol e nella maggior parte dei casi quel sol ci sta proprio bene unito al do, non c’e’ bisogno di cercare altro finche’ non si e’ stanchi della prevedibilita’ di quel tipo di sonorita’.
Inevitabilmente , cercando nella vita, nei rapporti, quella dissonanza magica, jazzistica che rende gli accordi meno prevedibili, piu’ colorati , con una parvenza di libero arbitrio nei loro movimenti armonici, cercando di vedere anche nella triade, quella "banale" e comune triade, quella nota distante che comunque c’e’ , anche se bisogna sforzarsi di sentirla, vado a sbattere contro l’illusione continua ed attribuisco a fatti, parole, persone, dissonanze, cose e caratteristiche che non esistono se non in lontananza e che magari rappresentano solo il mio desiderio di infinito che cerca di venire fuori in qualche modo. Probabilmente questo continuo desiderio di "emozionarmi", di provare quell’infinitamente grande, mi rende veramente complesso accettare tutte le triadi che ci sono ogni giorno, che dobbiamo inevitabilmente ascoltare e tanto piu’ mi innamoro della vita, tanto piu’ vorrei vivere intensamente quello che mi succede, tanto piu’ ogni maledetta triade che trovo per la strada mi fa male, mi rende piu’ fragile e meno propenso a tendere verso la ricerca di quell’infinito che mi manca in modo assurdo scatenando un effetto a catena che mi fa davvero stare male.
Elis Regina ( Mood Marziano )
E’ la prima volta che sento la necessita’ del trackback per scrivere un post, perche’ il mio ascolto di questa sera ha avuto una genesi "laboriosa". Ma Splinder il trackback non lo ha quindi effettuo una vecchia ma sempre valida citazione del post di Colori Luminosi su una cantante brasiliana giovanissima che non conoscevo neanche di nome Maria Rita Mariano. Insomma ho ascoltato un paio di pezzi cantanti da lei oggi e sono rimasto davvero ipnotizzato dal sound e dal suo modo di interpretare canzoni anche molto molto difficili ho ascoltato appunto Encontros e Despeditas di Nascimento e Dos Gardenias un pezzo strano per una cantante brasiliana… e’ un pezzo in spagnolo della tradizione cubana (tanto per intenderci quello portato al successo dai Buena Vista Social Club)
Insomma mi sono subito innamorato di Maria Rita Mariano ed ho iniziato a cercare del materiale, quando scopro che e’ la figlia di Elis Regina, una delle cantanti brasiliane che preferisco purtroppo scomparsa giovanissima nel 1982, si potrebbero ricordare tantissime interpretazioni memorabili di grandi pezzi della tradizione, collaborazioni con Jobim e tutti i grandi della musica brasiliana, ma la canzone che mi e’ venuta in mente e’ Alo Alo Marciano, un pezzo fantastico che non ascoltavo da tantissimo tempo e si adatta anche al mio umore di stasera… meglio di cosi’ umore marziano leggermente schizoide, insomma sono approdato a quello che avevo bisogno di ascoltare, niente di troppo forte, ma qualcosa di extraplanetario…ed un po ironico.
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Elis Regina |
Maria Rita Mariano | Maria Rita Mariano |
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Bojanz SoloObsession (Balcanic Mood)
gennaio 12, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Pianoforte
Scoperta meravigliosa dello scorso anno, questo pianista dal cognome impronunciabile Bojan Zulfikaepasic (per comodita’ lo chiamero’ come lui stesso ama farsi chiamare BojanZ..) affronta quella che e’ una prova difficilissima, quella del solo piano dove i vuoti creativi immediatamente acquisiscono un’evidenza.
Che dire, la sua e’ una storia esemplare da studente nella ex Jugoslavia vinse una borsa di studio per gli stati uniti dove ha studiato con Clare Fischer. Immediatamente dopo il termine della borsa fa il servizio militare nell’esercito Jugoslavo come direttore d’orchestra. Qui inevitabilmente entra in stretto contatto con le melodie folcloriche dei balcani che andranno quindi a far parte integrante del suo vocabolario pianistico, quindi amore per la percussivita’ del piano e nello stesso tempo per quel lirismo balcanico che fa straziare il cuore, per quei tempi ternari tipici della tradizione dell’est.
E’ un solo piano di una maturita’ disarmante, con una scelta veramente oculata dei pezzi, si va dagli originali a pezzi di Sonny Rollins ed Ornette Coleman. Si sentono bene le influenze, del pianismo di Monk sulla sua percussivita’ unite appunto a quel Balcanic Mood che rende la sua sonorita’ unica, riconoscibile e magica. Ci sono un paio di veri gioielli pianistici in questo album, la struggente Don’t Buy Ivory Anymore di Textier e la profonda e dolorante Uci Me Majko, Karaj Me, ma davvero tutto il disco e’ un viaggio nell’europa dell’est, in questa sonorita’ di piano solo decisamente diversa da quelle cui siamo abituati nel jazz. Ecco per me questo disco e’ diventato davvero un’ ossessione, una dolcissima ossessione capace di regalarmi dei momenti di serenita’ e positivita’ bellissimi.
Bojanz sara’ a Torino il 5 Marzo del 2005 al piccolo del regio in Piano Solo, io non manchero’ di certo per poter ascoltare questa meraviglia dal vivo.
Rating: 




In the Mood for Love
Non era la prima visione di questo film, ma averlo visto dopo 2046 lo ha reso ancora piu’ bello di come lo ricordassi. A parte la maestria nelle riprese di Kar Wai Wong, che descrive l’anima di un qualsiasi oggetto o personaggio, un muro umido, una lampada sotto la pioggia, il fumo delle sigarette, e rende sempre ma proprio sempre quel senso di ineluttabile, di nostalgia del possibile che non e’ avvenuto, quello che colpisce e’ l’imparzialita’ con cui viene raccontato il dilemma che impedisce ad una coppia di vivere il proprio amore a causa di una societa’ ed un codice di comportamento formale e restrittivo.
Davvero tanti i temi trattati in questo film, appunto dalle regole comportamentali formali ("Mi chiedevo come avessero iniziato.. adesso lo so") , al tradimento, agli incroci mancati nello spazio-tempo, all’ossessione per i fallimenti delle storie precedenti, al tema del governo di Honk Kong, non avevo notato la prima volta che anche in questo film c’e’ una stanza numerata 2046. Come sempre la colonna sonora e’ di una bellezza travolgente e lavora in sinergia totale con le immagini, trovo quasi insopportabile per la bellezza la scena finale girata nei templi di AngkorWat in Cambogia, con il violoncello che sottolinea i sentimenti legati alla nostalgia per quell’amore mai vissuto. Altri pezzi della colonna sonora che accompagnano i momenti piu’ sospesi della storia senza invadere le immagini sono Aquellos Ojos Verdes cantata da Nat King Cole ed ancora Perhaps, Perhaps Perhaps sempre nella versione di Nat King Cole.
Quei tempi erano passati. Niente che vi appartenesse esiste piu’
Egli ricorda quegli anni svaniti, come se li vedesse attraverso un vetro impolverato
Il passato e’ qualcosa che puo’ vedere, ma non toccare. E tutto quello che vede e’ sfocato ed indistinto.
Armando’s Rumba ( Lo sfogo )
gennaio 10, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz, Pianoforte
Che periodo assurdo, ho passato la giornata tra il pianoforte ed il divano, ascoltando, leggendo di musica e suonando, in modalita’ sfogo, praticamente ho suonato lo stesso pezzo per circa 2 ore (non oso pensare la faccia della mia vicina di casa…) con "vocalizzazioni" che accompagnavano la performance. Ah il pezzo in questione e’ Armando’s Rumba di Chick Corea, un pezzo latino che si presta bene al "punchball" musicale , in realta’ il pezzo lo devo comunque suonare perche’ sara’ uno dei 4 che registreremo in trio per la fine del mese per integrare il demo che avevamo registrato in estate, ma avevo bisogno di suonare qualcosa che mi permettesse di suonare al massimo della percussivita’ il pianoforte quasi come se fosse una percussione e Chick Corea questo lo sa fare ed anche benissimo..

In effetti quando mi imposto in modalita’ sfogo al pianoforte che significa proprio lasciarmi andare, cercare di non bloccare il flusso, ed in un certo senso cerco e qualche volta ce la faccio, di dimenticarmi anche della fisicita’ e di quello che mi circonda, poi mi sento davvero meglio, sia perche’ effettivamente le dita rispondono meglio (un mistero del perche’ le mie dita alcuni giorni riescano a fare delle cose incredibili ed altre si intreccino miseramente..), sia perche’ per qualche ora i pensieri di tutti i tipi riesco a tenerli lontani, ed e’ strano come meno pensi a quello che suono,tanto piu’ le note vengano fuori migliori e piu’ belle, in un certo senso e’ come se tutto il bagaglio di ascolti e studi, venisse fuori spontaneamente senza un’intermediazione del cervello, la sensazione e’ bellissima e’ come essere attraversati da un flusso, come se quella musica esistesse indipendentemente da me, ecco e’ proprio come se quel suonare e non pensare annullasse il mio essere e questo mi piace mi "svuota". E’ come nella foto bellissima di LeQuerrec, come se la musica mi fornisse uno scudo dietro cui nascondermi, proteggermi da me stesso e dai miei pensieri.

Michel Portal by Guy Le Querrec


















