Posts RSS Comments RSS Ci sono 422 articoli e 4,133 commenti, scritti in 54 categorie.
Sei: Home > Blog article: My Funny Valentine

My Funny Valentine

Uno dei pezzi definiti ’standards’ forse tra i piu’ interpretati, tra i piu’ famosi e tra i piu’ difficili da rendere nella loro semplicita’. Gli autori del misfatto R. Rodgers e L. Hart , due tra i piu’ prolifici autori di grandi melodie, entrate nella storia della musica, tanto per citarne solo alcune Blue Moon, Falling in love with love, Bewitched , My Romance, una collaborazione tra le piu’ prolifiche della storia del Jazz durata dal 1919 al 1943. Richard Rogers, ha musicato qualcosa come 40 musical a Broadway, ed insieme alle liriche di Hart fino al 43 e di Hammerstein dopo costruito delle vere sfide per i jazzisti di tutti i tempi.

Ogni standard e’ rappresentato dalla sua storia, dalle sue interpretazioni eccellenti, da quanti jazzisti hanno provato a cogliere il colore tonale che contraddistingue ognuno di questi pezzi. Ed e’ un obbligo per ogni strumentista, conoscere il testo dei pezzi che si interpretano, in quanto rappresentano l’altra parte fondamentale. Ebbene My Funny Valentine fornisce una sfida meravigliosa per ogni jazzista, cercare di interpretare questo pezzo, cogliere quelle tre note che lo contraddistinguono e gravitarci intorno e’ una delle cose piu’ difficili che si possano immaginare, pur nell’impianto armonico tradizionale e semplice che contraddistingue questo pezzo. Mi vengono in mente alcune interpretazioni indimenticabili , prima fra tutte quella di Miles Davis nel disco omonimo. Un disco che conteneva una profondita’ nello studio degli standards jazz, che puo’ sfuggire ascoltando la ‘naturalezza’ con cui fluisce la musica nella registrazione dal vivo. Miles al termine del concerto con Hancock, Carter, Williams, Coleman nel 1964 a NYC disse:

We just blew the top off that place that night. It was a motherfucker the way everybody played, and I mean everybody. (Miles Davis)

Ed e’ una grande verita’, quello che si ascolta in quel disco, credo rappresenti uno dei punti piu’ alti raggiunti nell’esplorazione di quel meraviglioso materiale che sono gli standards Jazz, forse l’unico lavoro che puo’ essere paragonato a questo e’ il laboratorio permanente di analisi degli standards di Keith Jarrett con il suo trio.

Le parole d’ordine sono sempre fedelta’ al pezzo, conoscenza profonda della storia del pezzo e delle sue grandi interpretazioni, disintegrazione della struttura ritmica, e grande interplay fra i musicisti. Puo’ sembrare strano ma il lavoro piu’ nascosto e delicato lo fanno i 2 batteristi di queste formazioni, Tony Williams e Jack Dejohnette, che affrontano gli standards, annullandone le forme, in stridente contrasto con il richiamo fedele di Davis e Jarrett. Pause, quasi abbandoni del pezzo, che permettono pause di creativita’, rigenerazione nel materiale sonoro che elaborano i solisti. Nel caso di Davis, le pause di Tony Williams servono come trampolino per il sax di Coleman che sfuma nella solitudine per entrare dritto nel cuore delle note caratteristiche del pezzo con un mood fondamentalmente malinconico. Jarrett, con la sua sapienza armonica, nel disco Still Live che contiene una delle sue tante interpretazioni di questo standard, entra subito dritto al cuore del pezzo con un’intro di piano solo, che coglie il senso di nostalgia, di incompletezza che avvolge questa canzone, rimanendo comunque sempre vicino a questo dolore presente nel pezzo.

Probabilmente queste due interpretazioni di My Funny Valentine rappresentano quelle che riescono piu’ di tutte le altre (forse con l’aggiunta dell’interpretazione di Chet Baker dal fortissimo impatto emozionale) a riassumere la storia di questo pezzo e che non possono mancare nel bagaglio di ascolti di un jazzista, e piu’ in generale di chiunque voglia avvicinarsi all’ascolto del Jazz.

Miles Davis The Complete Concert 1964, Columbia Legacy C2K 48821 or COL 471246

 

 

Keith Jarrett Still Live 1988 ECM

 

 







My Funny Valentine
Sweet Comic Valentine
You Make Me Smile With My Heart
You’re Looks Are Laughable,
Unphotographable



Yet You’re My Favorite Work Of Art
Is Your FigureLess Than Greek
Is Your Mouth A Little Weak
When You Open It To Speak
Are You Smart


Don’t Change A Hair For Me
Not If You Care For Me
Stay Little Valentine Stay
Each Day Is Valentine’s Day

Un anno fa :

13 Responses to “My Funny Valentine”

  1. utente anonimo Says:

    Pienamente d’accordo su Davis, in fondo in fondo anche su Jarrett, ma credo che sia stato Chet Baker a dire la parola definitiva sul pezzo. Come tu ben sai, Chet ne aveva fatto una specie di cavallo di battaglia, era il brano che lui considerava più “suo” e in esso riversava tutta la sua malinconia, il suo disagio e la sua poesia. Forse non era tecnicamente all’altezza di Davis, ma il pathos che ci metteva era unico. Anche per questo, secondo me, spetta a lui l’ipotetico premio “miglior Valentine” proprio perché quel brano rappresenta la sua vita. E poi come dimenticare la sua interpretazione nel clamoroso “Chet in Tokyo”?

    Ciao

    Francesco - jazzer

  2. kreshatik Says:

    Anche io, come the jazzer, lego istintivamente My funny Valentine a Chet. Ed è vero, come dice lui, che fosse un suo cavallo di battaglia (amava molto cantarlo, anche). Però non direi che abbia cassato il pezzo con la parola fine, proprio in ragione di quel che dice quoyle nel suo post, al solito ispiratissimo. Gli standard jazz sono un cantiere aperto. A me ad esempio vengono in mente due altre grandi interpretazioni: una di Hancock, strepitosa in un piano solo registrato a fine anni 70 in Giappone e appena entrato nel circuito commerciale europeo (”The Piano”) e l’altra sempre di Jarrett a Juan-les-Pins, anno 2002 in trio.

    Ciao.

  3. unapersonaintorno Says:

    Sai che la stavo ascoltando stamattina.. :-)

  4. quoyle Says:

    Che versione ascoltavi?

    Ciao:-)

  5. unapersonaintorno Says:

    keith Jarrett, Gary Peacock, Jack de Johnnette dall’album Up for it, ovviamente.

    Altro il mio orecchio profano non sa dirti. :-)

    Ma bella.

    Ascolto i mugugnii..

  6. unapersonaintorno Says:

    Il povero Jack..con una “enne” di meno ovviamente!

  7. myfavouritethings Says:

    Ehehe mi fa piacere sapere di averti incuriosito… Se lo leggerai poi ricordati di farmi sapere come t’è sembrato!

    ciao ciao

  8. quoyle Says:

    Certo buffo myfavouritethings che scrive in my funny valentine!

    Ciao:-)

  9. utente anonimo Says:

    Ciao Quoyle,

    grazie per aver lasciato una traccia sul mio blog.

    Sai, passo da queste parti quasi quotidianamente, e devo dirti che per una “semplice appassionata” di jazz è uno spettacolo leggerti! :-)

    (per meglio dire: leggervi!)

    Un grosso saluto :-)

    Stefania.

  10. paola2211 Says:

    Grazie mille per ferro3….non sapevo più come fare…

    …passando di qui scopro o riscopro sempre un sacco di musica bellissima!!!!!!!!

    bacio

  11. nocedifool Says:

    Per me My Funny Valentine è nella voce sofferta scura lacerata tristemente ironica di Nico.

    :)

    ciao quoyle…

  12. caleidoscopique Says:

    Ho trovato la versione di Davis per caso sul mio pc, ed ammetto che è molto bella.

    Però c’era una versione di non ricordo chi che dava proprio una sensazione di enorme malinconia. Forse è quella di Baker, ma non ne sono sicuro. Ho cercato su alcuni dischi ma non la trovo. Poi ho trovato quella cantata da Sarah Vaughan, che musicalmente non mi piace.

  13. quoyle Says:

    @ caleidoscopique Miles in realta’ di versioni di MyFunny Valentine ne ha registrate parecchie, quella cui mi riferisco e’ quella del concerto del 1964 a NYC con Hancock, Williams, Carter, Coleman, una bomba, davvero, tutti i soli sono meravigliosi, il solo di Hancock e’ da trascrivere , come anche il solo di COleman anche se si sente che e’ meno “avanti” dei suoi compagni:-)

    Un saluto

    Quoyle

Leave a Reply