EveryTime we say goodbye (Cole Porter)

marzo 31, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Appunti jazz, Standards

Ragionavo su un pezzettino di testo di una bellissima ballad di Cole Porter precisamente Everytime we say goodbye.
Come sempre conoscere il testo di un brano e’ a dir poco illuminante per darne una lettura corretta, aiutare con l’armonia la melodia su cui scorre il testo.

E davvero mai mi ero accorto della genialita’ di questo frammento di liriche
 
"But how strange the change from major to minor

Everytime we say goodbye"
 
How strange the change from major to minor e l’armonia passa da un Abmaj7 ad un Abmin7 netto, duro, un cambio repentino che esprime con l’armonia quello che nessun testo avrebbe mai potuto esprimere con maggior chiarezza, dolcezza e bellezza, il passaggio da un mood maggiore ad uno minore improvviso e repentino… un pezzo di meraviglia e stupore mi ha attraversato continuando a ripercorrere sul pianoforte il passaggio che porta a questi versi ed il passaggio di armonia da un’atmosfera protetta maggiore aperta ad una chiusura rapida sul minore senza preavviso…
Anche in questo caso, troppe le versioni uno standard ricco di storia, denso di mani preziose che lo hanno rivisitato e lo hanno reso quello che e’ adesso, ripercorrere le armonie sulla tastiera del pianoforte e’ come sentire un pezzo della storia del Jazz sotto le proprie mani, ricordare una piccola sostituzione di Chet Baker, la dolcezza di Coltrane in My favourite Things del 1961, l’interplay fra Lee Konitz e Bill Evans in Crosscurrents, la voce calda di Carmen McRae , la magia di Cole Porter un genio della composizione e del raccontare i sentimenti umani attraverso la sua musica e la sinergia bellissima con le poesie che sono i testi delle sue canzoni.

You and the night and the music

marzo 27, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Pianoforte, Sassofono, Standards

Ci sono standards molto noti, con un numero di interpretazioni quasi impossibile da conoscere con esattezza, e sono pezzi affascinanti perche’ hanno una storia complessa, accarezzati da molte mani e quasi ogni nuova versione regala aspetti nuovi a questi brani. Sono brani talmente famosi da far dimenticare la paternita’ del brano il compositore che lo ha creato. You and the night and the music e’ uno di questi l’autore Artur Schwarz, interpretato davvero da tutti i piu’ grandi di tutti i tempi.

A partire dalle innumerevoli interpretazioni di Chet Baker, a quelle di Bill Evans incise sulle sessioni Riverside, a Stan Getz ed ancora John Abercrombie , Dave Mckenna,  Art Pepper, Art Blakey, Hellen Merril, Frank Sinatra, Bob Berg, Tai Farlow e naturalmente Keith Jarrett che non poteva sfuggire al fascino di un pezzo come questo.

Io ho scelto una versione meno famosa di questo pezzo interpretato da Enrico Pieranunzi in duo con Phil Woods nel disco Elsa  ovviamente insieme a quella di Jarrett nel disco  At tbe deer head inn che rappresenta sempre la quadratura del cerchio, la sintesi di tutte le versioni precedenti rappresentando sempre il vero e semplice scarno cuore del pezzo, l’anima che esiste sempre dentro uno standard. La versione di Pieranunzi e Woods brilla per la luce del sax contralto di Phil Woods, che trabocca di swing e di lirismo senza mai cadere nelle trappole della retorica musicale, l’accompagnamento di Pieranunzi e solido e lascia lo spazio giusto al sax di Woods per sviluppare il tema e l’improvvisazione, ancora una volta una versione quasi dimenticata che ha aggiunto qualcosa alla storia di questo brano che e’ davvero raccolta dalle mani di Jarrett, che e’ quasi uno storiografo della forma musicale jazzistica con il suo perenne lavoro di ricerca su quel meraviglioso materiale che sono gli standards jazz.

You and the night and the music (A. Schwarz, H. Dietz)

You and the night and the music

Fill me flaming desire

Setting my being completely on fire

You and the night and the music

Thrill me but will we be one

After the night and the music are done



Until the pale light of dawn and in daylight

Hearts will be throbbing guitars

Morning will come without warning and take away the stars

If we must live for the moment

Love ‘til the moment is through

After the night and the music die

Will I have you?



Until the pale light of dawn and in daylight

Hearts will be throbbing guitars

Morning will come without warning and take away the stars

If we must live for the moment

Love ‘til the moment is through

After the night and the music die

Will I have you?

Never let me go

marzo 20, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Standards

Esistono brani musicali che sono una meraviglia di equilibrio tra lirica e melodia, la melodia esprime esattamente quello che racconta il testo. E Never let me go rappresenta una di queste meraviglie, talmente bella da non poter modificare o sostituire un solo accordo senza snaturarne profondamente il senso, quell’alone di interrogativi che contiene al suo interno, la paura dell’abbandono, la dolcezza dell’incontro.

Gli autori sono Jay Livingstone e Ray Evans, prolifici autori di altri piccoli capolavori quali Mona Lisa, Que Sera, questo pezzo probabilmente non tra i piu’ famosi e’ una vera meraviglia.

Tra le versioni che conosco di questo brano quelle che mi hanno colpito di piu’ per motivi diversi, perche’ lo rappresentano da angoli diversi, perche’ interpretano le sensazioni dei sentimenti in modo diverso ci sono quelle di Luciana Souza, Caecile Norby e Keith Jarrett.

Curioso, cosa accomuna questi tre artisti rispettivamente una cantante di origini brasiliane, una cantante danese ed un pianista afroamericano? Queste tre versioni sono ognuna a loro modo un viaggio nel vero cuore di questo pezzo.

Luciana Souza, cantante da me scoperta di recente, interpreta questo pezzo nel disco North and South, in compagnia di Edward Simon al piano e Scott Coley al basso.

L’interpretazione e’ molto spontanea si sente nella registrazione il feeling live, l’intesa fra i musicisti. L’introduzione di piano parte con toni molto scuri ad evidenziare le paure piu’ profonde dell’abbandono, della delusione per lasciare il posto alla voce calda e cosi’ ritmicamente interessante di Luciana Souza. L’interpretazione e’ fedele assolutamente fedele all’originale, quello che mi affascina in questo racconto e’ la voce sempre cosi’ pericolosamente in bilico sul tempo. Sono meravigliosi alcuni interplay fra pianoforte e spazzole della batteria, spontaneita’ e sentimento allo stato puro.

Luciana Sousa Never let me go Listen Hi Stream 

La versione di Cacile Norby e’ all’opposto,  arrangiamenti complessi, un magma di sonorita’ su cui si appoggia la voce di Caecile, voce diversa da quella di Luciana Souza, piu’ profonda, anche in questo caso le armonie sono assolutamente fedeli all’originale, nessuna sostituzione sciagurata rovina l’equilibrio del brano. Detto questo sotto c’e’ un mondo da scoprire, fatto di cluster d’archi che sono dei punti interrogativi, rappresentano proprio il tormento interiore di una persona che si pone delle domande, sono dinamici in movimento, un mondo fatto di sfumature date da un clarinetto basso che sottolinea appena un passaggio e potrebbe passare inosservato, una batteria che sottolinea in maniera riservata e discreta quasi come il battito di un cuore emozionato, i giochi degli armonici dei piatti della batteria, il pianoforte che appoggia poche note su questo tappeto sonoro.

Ecco in questo caso mi stupisce la visione cosi’ complessa del pezzo, che lo racconta utilizzando al massimo gl istrumenti a disposizione… facendolo sembrare quasi scarno pur essendo popolato da decine di musicisti e tutto il tono interrogativo che pervade questo arrangiamento sempre sospeso perennemente alla ricerca di un centro tonale su cui adagiarsi.

Caecile Norby Never let me go Listen Hi Stream 

Jarrett ha interpretato il pezzo in Standards Vol 2 ed in Live in Tokyo 1996, parlero’ della seconda interpretazione. Jarrett e’ maestro nel far cantare il pianoforte, quello che stupisce e’ come la sua mano destra racconti il testo, e sempre l’assoluta fedelta’ all’originale. Anche durante il solo Jarrett rimane "vicino" al cuore del pezzo, non si allontana troppo dal sentiero tracciato da Livingstone ed Evans, ed in effetti perche’ dovrebbe farlo se e’ possibile ad ogni passaggio su quel sentiero scoprire scorci nuovi, paesaggi meravigliosi? In questa versione sento maggiormente il tema della dolcezza una dolcezza malinconica che si conclude in una coda "bachiana" del pianoforte che ricorda davvero alcuni loop mentali in cui si cade quando si riflette di passioni e sentimenti.

Keith Jarrett Never let me go Listen Hi Stream 

Queste tre interpretazioni regalano ognuna nella sua peculiarita’ emozioni profonde, ed io mi perdo nell’ascolto di questo pezzo letto in questo modo, perdendo il senso del tempo e dello spazio cercando di ascoltare quello che raccontano le voci, le mani di questi musicisti..

Never Let me go (Jay Livingstone & Ray Evans)

Never let me go

Love me much, too much

If you let me go

Life would loose its touch

What would i be without you

There is no place for me without you

Never let me go

I’d be so lost if you went away

Ther’d be a thousand hours in the day

Without you, i know

Because of one caress my world was overturned

At the very start

All my bridges burned

By my fliming heart

You’d never leave me, would you?

You couldn’t hurt me, could you?

Never let me go

Never let me go

A flower is a lovesome thing

marzo 14, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Standards, Tromba

A flower is a lovesome thing Billy Strayhorn

Una delle composizioni piu’ belle di Billy Strayhorn, armonie dolcemente e delicatamente intricate  e ripiegate su se stesse, la tromba di Jerry Gonzalez che si muove su un territorio inconsueto dal latin jazz, alle atmosfere rarefatte di questa ballad. Un disco del 1994 Pensativo, pieno di piccole vibrazioni passate quasi inosservate in queste interpretazioni Ruby My Dear, So Near so Far, Midnight  Train. La tromba di Jerry Gonzalez, sempre cosi’ delicata in contrasto cosi’ forte con il suo modo di suonare le percussioni. Buona notte…

La voce del vento (Rosenfole)

marzo 11, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Nord, Sassofono

Adesso, sono un po stanco e voglio esorcizzare, allontanare via questi pensieri, facendo soffiare il vento del nord, il vento di Jan Garbarek ed Agnes Buenas Garnas, un disco del 1988 Rosenfole Medieval Songs from Norway, una voce ancestrale lontana, che racconta di desolazioni nordiche, di lande desolate , di renne, di un silenzio interrotto solo dalla voce del vento che e’ l’unica che vorrei ascoltare stanotte


Dalla copertina del disco Rosensofole Jan Garbarek

Solo e pensoso i più deserti campi
vo misurando a passi tardi e lenti

(F. Petrarca)

Pagina successiva »