Never let me go

marzo 20, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Standards

Esistono brani musicali che sono una meraviglia di equilibrio tra lirica e melodia, la melodia esprime esattamente quello che racconta il testo. E Never let me go rappresenta una di queste meraviglie, talmente bella da non poter modificare o sostituire un solo accordo senza snaturarne profondamente il senso, quell’alone di interrogativi che contiene al suo interno, la paura dell’abbandono, la dolcezza dell’incontro.

Gli autori sono Jay Livingstone e Ray Evans, prolifici autori di altri piccoli capolavori quali Mona Lisa, Que Sera, questo pezzo probabilmente non tra i piu’ famosi e’ una vera meraviglia.

Tra le versioni che conosco di questo brano quelle che mi hanno colpito di piu’ per motivi diversi, perche’ lo rappresentano da angoli diversi, perche’ interpretano le sensazioni dei sentimenti in modo diverso ci sono quelle di Luciana Souza, Caecile Norby e Keith Jarrett.

Curioso, cosa accomuna questi tre artisti rispettivamente una cantante di origini brasiliane, una cantante danese ed un pianista afroamericano? Queste tre versioni sono ognuna a loro modo un viaggio nel vero cuore di questo pezzo.

Luciana Souza, cantante da me scoperta di recente, interpreta questo pezzo nel disco North and South, in compagnia di Edward Simon al piano e Scott Coley al basso.

L’interpretazione e’ molto spontanea si sente nella registrazione il feeling live, l’intesa fra i musicisti. L’introduzione di piano parte con toni molto scuri ad evidenziare le paure piu’ profonde dell’abbandono, della delusione per lasciare il posto alla voce calda e cosi’ ritmicamente interessante di Luciana Souza. L’interpretazione e’ fedele assolutamente fedele all’originale, quello che mi affascina in questo racconto e’ la voce sempre cosi’ pericolosamente in bilico sul tempo. Sono meravigliosi alcuni interplay fra pianoforte e spazzole della batteria, spontaneita’ e sentimento allo stato puro.

Luciana Sousa Never let me go Listen Hi Stream 

La versione di Cacile Norby e’ all’opposto,  arrangiamenti complessi, un magma di sonorita’ su cui si appoggia la voce di Caecile, voce diversa da quella di Luciana Souza, piu’ profonda, anche in questo caso le armonie sono assolutamente fedeli all’originale, nessuna sostituzione sciagurata rovina l’equilibrio del brano. Detto questo sotto c’e’ un mondo da scoprire, fatto di cluster d’archi che sono dei punti interrogativi, rappresentano proprio il tormento interiore di una persona che si pone delle domande, sono dinamici in movimento, un mondo fatto di sfumature date da un clarinetto basso che sottolinea appena un passaggio e potrebbe passare inosservato, una batteria che sottolinea in maniera riservata e discreta quasi come il battito di un cuore emozionato, i giochi degli armonici dei piatti della batteria, il pianoforte che appoggia poche note su questo tappeto sonoro.

Ecco in questo caso mi stupisce la visione cosi’ complessa del pezzo, che lo racconta utilizzando al massimo gl istrumenti a disposizione… facendolo sembrare quasi scarno pur essendo popolato da decine di musicisti e tutto il tono interrogativo che pervade questo arrangiamento sempre sospeso perennemente alla ricerca di un centro tonale su cui adagiarsi.

Caecile Norby Never let me go Listen Hi Stream 

Jarrett ha interpretato il pezzo in Standards Vol 2 ed in Live in Tokyo 1996, parlero’ della seconda interpretazione. Jarrett e’ maestro nel far cantare il pianoforte, quello che stupisce e’ come la sua mano destra racconti il testo, e sempre l’assoluta fedelta’ all’originale. Anche durante il solo Jarrett rimane "vicino" al cuore del pezzo, non si allontana troppo dal sentiero tracciato da Livingstone ed Evans, ed in effetti perche’ dovrebbe farlo se e’ possibile ad ogni passaggio su quel sentiero scoprire scorci nuovi, paesaggi meravigliosi? In questa versione sento maggiormente il tema della dolcezza una dolcezza malinconica che si conclude in una coda "bachiana" del pianoforte che ricorda davvero alcuni loop mentali in cui si cade quando si riflette di passioni e sentimenti.

Keith Jarrett Never let me go Listen Hi Stream 

Queste tre interpretazioni regalano ognuna nella sua peculiarita’ emozioni profonde, ed io mi perdo nell’ascolto di questo pezzo letto in questo modo, perdendo il senso del tempo e dello spazio cercando di ascoltare quello che raccontano le voci, le mani di questi musicisti..

Never Let me go (Jay Livingstone & Ray Evans)

Never let me go

Love me much, too much

If you let me go

Life would loose its touch

What would i be without you

There is no place for me without you

Never let me go

I’d be so lost if you went away

Ther’d be a thousand hours in the day

Without you, i know

Because of one caress my world was overturned

At the very start

All my bridges burned

By my fliming heart

You’d never leave me, would you?

You couldn’t hurt me, could you?

Never let me go

Never let me go

Un anno fa :

Commenti

18 Responses to “Never let me go”
  1. recel scrive:

    uau… casca davvero a pallino, ‘never let me go’. grazie per ciò che sai e per l’ennesima meraviglia che ci induci ad ascoltare… buona serata

  2. nocedifool scrive:

    che bella la voce di luciana souza…

    all my bridges burned by my flaming heart…

    quoyle, ma è un pezzo oltre che bello anche difficilissimo!!

  3. quoyle scrive:

    Noce, si bella la voce di luciana souza ed il suo disco North and SOuth una bellezza che si svela piano piano ad ogni ascolto, ci sono tre pianisti diversi ad accompagnarla tra cui il mio adorato Fred Hersch.

    Si e’ un pezzo difficilissimo, infatti le versioni sia strumentali che vocali non sono moltissime

  4. E’ da ieri che ascolto tutti i pezzi per percepirne ogni differenza e sì, hai ragione luciana mi emoziona tanto, l’interpretazione di cecilia è più sosfisticata e alla fine preferisco sentire anche la voce per cui scelgo la versione iniziale..

    Ma la foto che hai aggiunto dopo?

    Un bacione

  5. quoyle scrive:

    Oh beh era una foto che avevo fatto qualche tempo fa a venezia, mi sembra una freccia che indichi una direzione verso l’alto…

    Sai io non ho preferenze particolari tra queste due versioni sono belle ognuna a modo proprio, esplorano lati diversi del pezzo, e se senti i primi secondi di ognuno dei due ti sembrano molto simili, poi divergono nello sviluppo.

    Ciao :-)

  6. almavox scrive:

    si molto bella, pero’ potresti mandarmi i pezzi di cui parli via email, cosi potrei iniziare ad ascoltarli sul serio e diventeresti seriamente un mentore musicale

  7. ruckert scrive:

    i dischi di jarrett sono nel mio carniere, stasera riascolterò alla luce delle tue parole :)

  8. Pannonica scrive:

    adoro questo pezzo… inutile dirti che è la versione di Jarrett quella che è più nelle mie corde..

    mi piacciono le voci nel jazz ma, ancora di più, gli strumenti. Chi sa come toccarli riesce a dar loro una voce unica; ecco perché, quando si ascolta un pezzo, non è difficile riconoscere chi lo esegue.

    E’ come sentire la loro voce!!

    Bacio

    Nica

  9. nocedifool scrive:

    ecco una cosa che il mio orecchio non riesce ancora a percepire uffa… a riconoscere la voce degli strumenti e di chi li suona come dici tu pannonica… a meno che non si tratti di james taylor, jimmy page, nick drake… :)

  10. nocedifool scrive:

    deo gratias… finalmente ho scaricato anche la versione di norby… bella…

  11. quoyle scrive:

    @Nica, sai noi con alcuni amici spesso organizziamo delle serate di ascolto alla cieca, ovvero uno mette dei dischi e bisogna capire chi suona, spesso in questo modo vengono fuori i pregiudizi su un musicista che abbiamo e comunque i grandi e’ vero sono inconfondibili, anche se la memoria uditiva e’ una di quelle aree davvero poco sviluppate :-)

    Poi no io non ho preferenze per le versioni strumentali, mi piace la voce, la ritengo un’altro strumento bellissimo, anche in quel caso capace o meno di far emozionare, infatti tra queste tre versioni davvero mi trovo in grande “difficolta’” ognuna a modo suo mi stimola delle riflessioni differenti e soddisfa il mio gusto musicale.

  12. siamoindue scrive:

    standards è davvero un bellissimo cd (e’ previsto anche l’acquisto del 2° volume) :-) ci sono altri artisti di questo genere? e’ sempre interessante poter ampliare la conoscenza. buona giornata

  13. quoyle scrive:

    @siamo in due difficile dire artisti di questo genere cosi’ su due piedi, dipende, quasi tutti quelli di cui ho parlato sul mio blog sono di alto livello e meritano di essere ascoltati poi la decisione finale la fa sempre il gusto personale ed il momento in cui si ascolta qualcosa. Tra i pianisti c’e’ solo l’imbarazzo della scelta Mehldau sicuramente tra i contemporanei e’ interessantissimo oppure il piu’ ecelttico UriCaine , in Europa Bojanz, Stenson, J. Taylor gli italiani Mirabassi,Pieranunzi,Bonafede,Petrin,Pozza ma sono sempre e solo frutto della mia storia di ascolti

    Un saluto

    PS Standards Voli e 2 sono tra i dischi davvero piu’ belli del trio di Jarrett pieni di grande musica dall’inizio come se quell’idea e quella musica fossero nella testa di Jarrett da sempre pronti per essere registrati

  14. Pannonica scrive:

    OT: già, hai ragione, le paturnie arrivano e se ne vanno, avanti e indietro come le onde; una specie di swing lento..

    E’ vero, la mia amica è stata fantastica, ma anche le parole di chi non mi conosce live non sono da meno!

    Un bacio grande

    Nica

  15. Come fai a scrivere sempre dei post così belli?

    Complimenti, davvero.

    A presto e tanti auguri

    A.

  16. utente anonimo scrive:

    duecci:

    DIAVOLO, CHE BEL POST!!!

  17. quoyle scrive:

    ..E poi non riesci a non scrivere.

    Almeno un *grazie*.

    Sì, un grazie, dico.

    Sussurrato silente ad un orecchio sconosciuto mentre ti immagino seduto nell’ultima fila di un metrò parigino o in quella davanti a me in un cinema di provincia come in arena per il prossimo concerto di Jarrett – perchè no? -

    *Grazie*, sì.

    Perchè a volte cedo, e poi torno qui e per qualche minuto gioco a moscacieca con un dolore sordo e baro – che non è mica che se ne va’, ma per intanto l’hai fottuto, almeno per un po’.. – grazie perchè a volte mi perdo – e le note mi aiutano come briciole pollicine a ritrovare la strada – perchè altre, poi, non sono sempre così – *solare*? Sì, credo sia questo l’aggettivo che usano più spesso, parlando di me.. – come gli altri mi vedono.

    E le sonorità *giuste*, le corde da pizzicare sono altre.

    E tu riesci a farlo con sublime maestria. Senza nemmeno bisogno di strumenti.

    Che aggiungere, ancora?

    *Never let me go*, *Quoyle*.

    *Never

    let

    me

    go*.

    (La versione sceglila tu..)

  18. Error scrive:

    @ maledimiele grazie a te, e’ bello questo commento spontaneo, sentito, la versione e’ decisamente quella di luciana Souza

    Ciao:-)

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