A Kind of Blue (My Favourite thing Blue in Green)
quoyle Aprile 8th, 2005
“There is a Japanese visual art in which the artist is forced to be spontaneous. He must paint on a thin stretched parchment with a special brush and black water paint in such a way that an unnatural or interrupted stroke will destroy the line or break through the parchment. Erasures or changes are impossible. These artists must practice a particular discipline, that of allowing the idea to express itself in communication with their hands in such a direct way that deliberation cannot interfere. The resulting pictures lack the complex composition and textures of ordinary painting, but it is said that those who see well find something captured that escapes explanation.."
C’è un’arte visuale giapponese nella quale l’artista è costretto a essere spontaneo. Deve dipingire su una sottile pergamena tesa con un pennello speciale e pittura nera ad acqua, in un modo tale che un tocco non naturale o discontinuo, distruggera’ la linea o rompera’ la pergamena.
Cancellature o modifiche sono impossibili. Questi artisti devono praticare una disciplina particolare, quella che permette loro di esprimere l’idea stessa attraverso le loro mani in un modo tale che nessuna deliberazione personale possa interferire.
Le figure risultanti, mancano di complessita’ e sono molto distanti dalla pittura classica, ma si dice che coloro i quali sanno guardare veramente si trovano catturati da qualcosa che va oltre qualsiasi spiegazione…."
Bill Evans dalle note di copertina di A Kind of Blue

- pianoforte , visioni , elucubrazioni , citazioni , tromba , appunti jazz



credo che io, quando ascolto il jazz, sono catturato da qualcosa che non riesco a spiegare.
Ciao Quoyle!
C
PS: tra l’altro, Kind of Blue è molto bello, io che non capisco niente rimango comunque sempre affascinato ascoltando “So What” e “Blue in Green”…
Ehi ma qua tocchi le corde del cuore… adesso ho poco tempo per soffermarmi ma mi riprometto di ripassare.
@ Caleidoscopique… il jazz non e’ qualcosa da capire razionalmente ed e’ un po cosi’ che cerco di raccontarlo, attraverso le mie sensazioni cercando di allontanare tutte le tentazioni di essere tecnico, racconto il jazz attraverso quello che ascolto ed attraverso quello che ascolto cerco di parlare un pochino anche di quello che sento, quindi non e’ vero che non capisci niente, siamo tutti sullo stesso piano e forse piu’ libero dalla tecnica e dal tecnicismo e’ l’ascolto piu’ pura e’ l’emozione, Bill Evans era un fautore di questa cosa, il jazz e’ davvero impossibile da spiegare, e forse anche da capire…
@ Ruckert si tocco proprio le corde del cuore, vero, ho bisogno di ascolti sereni ho bisogno davvero che il mio blue [s] si trasformi in green, ed il mio rapporto con questo disco e’ una storia lunga, un porto sicuro un ascolto che mi accoglie a braccia aperte, in cui posso addormentarmi protetto…. vabbe’ come sempre divento elucubrante… aspetto che mi racconti
Ciao
indovina cosa sto ascoltando… sbagliato!
in questo momento c’è bill, non miles ma mi sa che dopo ci sarà miles.
grazie quoyle.
smack
noce
“kind of blue” è stato uno dei primi dischi jazz che ho ascoltato e fu una specie di folgorazione, avevo 13 o forse 14 anni e quell’inizio di “So what” mi prese il cuore. Non so nemmeno quante volte l’ho ascoltato … l’ultima però la ricordo bene: sabato scorso. Dopo aver visto un dvd nel quale miles duettava con coltrane dinanzi agli occhi di Gil Evans è partita la discussione su kind of blue. Io volevo capire il valore delle innovazioni musicali di questo disco, di conseguenza ascoltavo questo mio amico (musicista jazzofilo) che snocciolava aneddoti, racconti intrecciati con spiegazioni tecniche … che ahimè potevo solo in parte afferrare data la mia ignoranza. Poi però alla fine di tutto è prevalsa la musica ed abbiamo messo il disco. A proposito … non so se hai visto il cofanetto con tutte le registrazioni con Coltrane del tempo. Un volumetto rosso con sei cd curato morbosamente per i feticisti del settore. Io l’ho preso perchè non potevo farne a meno.
Adesso vado a vedere l’altra corda del cuore: Hallelujah.
Per me è il disco perfetto! Armonia e misura in ogni brano… parte dal cuore, non dalla testa.