Stefano Battaglia Prato 21 Aprile (Moon and Sand)
aprile 22, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz, Batteria, Concerti, Contrabasso, Pianoforte, Standards
Quando la realta’ supera l’immaginazione, sapevo che il repertorio scelto era suggestivo, Alec Wilder autore sconosciuto e profondamente malinconico, la cui musica si presta bene ad interpretazioni piene di respiro, malinconia, il profondo legame con le tradizioni nordamericane e con le tradizioni europee della musica, oserei definire la musica di Wilder panteistica e profondamente intrisa di spiritualita’.
Il trio di Stefano Battaglia, beh non ci sono parole, un blocco unico intesa incredibile, sono profondamente colpito da questo concerto, frutto di un lavoro di ricerca meticoloso ed appassionato e grande tecnica musicale sempre al servizio della creativita’. La batteria di Sferra e’ incredibile, leggera, eppure solida, un drumming spigoloso e dolce, come e’ il pianismo di Battaglia. Se proprio una critica devo muovere al trio e’ l’eccessivo richiamo al trio di Jarrett, sia nelle armonie che negli approcci ritmici, a volte chiudendo gli occhi era possibile credere di ascoltare jarrett con il suo trio al tempo di Standards Vol1 e Vol2, ed era un bel sentire davvero.
Il concerto e’ bello, i tre si divertono, giocano tra di loro e rischiano, alternano momenti lirici a momenti di incredibile lirismo a momenti di destrutturazione totale della forma, del tempo. Quello che mi ha colpito e’ la bellezza profonda della musica di Wilder, una personalita’ enorme stranamente o forse per scelta dello stesso autore riservata agli addetti ai lavori. Le sue composizioni non hanno davvero nulla da invidiare a quelle di Gershwin, con la differenza che al loro interno si sentono davvero delle atmosfere strane, inconsuete per la tradizione musicale nordamericana. Autore di musica per film, musica sinfonica, canzoni, musica per bambini, ecco il trio di Battaglia ha indagato un po tutti questi aspetti regalando due ore piene di musica di bellezza pura e cristallina facendo emergere tutte le sfaccettature dell’autore di questa musica, il desiderio di una vita tranquilla in solitudine, l’odio per le convenzioni sociali, l’amore per le radici del Sud… e pensare che eravamo poco piu’ di una trentina di spettatori al Museo Pecci a godere di questo concerto.
Molte le perle, prima fra tutti il bis che non poteva che essere appunto la bellissima Moon and Sand, ancora dal book per bambini di Wilder Be a Child con un Paolino dalla Porta in forma smagliante ed ancora la bellissima Where do you go interpretata da Sinatra che fu fra i pochissimi a spingere l’opera di questo compositore, una canzone dalle incredibili atmosfere rinascimentali che rimandano appunto all’amore ed alla cura che Wilder aveva verso la tradizione classica europea. Poi un bellissimo blues, con dei riff di piano degni davvero del miglior Jarrett ed un interplay pazzesco fra batteria e pianoforte, con scambi ritmici serrati, scomposti. E poi un brano dal titolo che omaggia Shakespeare "The winter of our discontent" , in cui e’ bello il modo in cui i tre costruiscono battuta dopo battuta lo swing aggiungendo ad ogni giro un pezzettino, lo portano a scoppiare e poi lo destrutturano gradualmente, un tocco da grandi maestri della forma jazzistica.
Insomma un concerto davvero bello credo il piu’ bello fino ad ora di questo anno, pieno di entusiasmo e gioia di suonare che arrivava tutta dai sorrisi di Paolino e dalla espressione estatica di Sferra, unico neo davvero la mancata pubblicizzazione di un evento di cosi’ alto livello artistico, che ha portato appena 30 persone a vedere e godere di una tale meraviglia …. con un biglietto di soli 7 euro… non ho parole davvero.
Un anno fa :















E’ davvero incredibile vedere quanto si divertano a suonare insieme questi tre… Non ero a questo concerto ma “seguo” le vicende del trio da un bel po’. Notevole l’interplay, direi che si trovano a memoria in qualsiasi momento.
Sì a volte viene in mente chiaro il ricordo del sound del jarrett trio, ma a ben vedere, non rimanendo solo all’impressione superficiale, il trio ha un suono tutto suo, almeno a mio parere, e soprattutto un originalissimo modo di stare sul tempo, parecchio diverso da quello del jarrett trio.
ciao
bella recensione
F
si e’ bello vedere quanto si divertano, e quanto siano lontani dall’essere ragionieri della musica come altri che ho ascoltato, nessun divismo, voglia pazzesca di suonare, anche dopo due ore di concerto un bis moon and sand durato quasi 10 minuti, regalato con semplicita’, cosi’ deve essere la musica, l’arte alla faccia di quelli che si nominano progressisti e fanno discorsi del tipo il rapporto palco pubblico bisogna concedere… ma quando ma dove, per fare un concerto bello, bisogna essere in sintonia perfetta allo stesso livello emotivo del pubblico. Cmq hai ragione si trovano sempre, si divertono, rischiano li ho adorati mi sembrava di stare in mezzo a loro avrei voluto fermarmi a fare quattro chiacchiere e dirgli che erano secondo me il miglior trio italiano che io abbia mai ascoltato, ma non era serata mi sentivo chiuso e non mi sono forzato:-)
Cmq secondo me c’e’ troppo jarrett, davvero troppo nel suono di questo trio, i vocing di battaglia sono quelli di jarrett, le frasi ritmicamente ricordano quelle di jarrett, la vera differenza e’ Dalla Porta che ho apprezzato in modo incredibile e’ un mostro di tecnica, gusto e lirismo.
CIao altrimenti faccio un altro post…
Sferra l’ho visto tre volte dal vivo con i Doctor 3 ed è veramente bravo… lo dico da (indegno) batterista.
Eggia’ ed io lo dico da pianista (altrettanto indegno:-)) ) , e’ un mostro…. mi ha veramente impressionato… e detto da un pianista la dice lunga eheh
Ciao
Io una parola l’avrei … invidia
Io vengo a sentire i miei concerti, seppure brevi e non dal vivo, qui da te.
Mi siedo e mi ritrovo le orecchie piene di meraviglie..il cuore invece, quello lo vedo che se ne scappa mano nelle mano con le note e chissà dove se ne va..
Un abbraccio
(..Ma è una meraviglia quello che sto ascoltando..lo capico che fugga via)