Perugia 27 Aprile 2005 (Can’t help singing)

aprile 29, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Concerti, My Music, Pianoforte, Vocal

Suonare mi predispone sempre in uno stato di percezione della realta’ particolare, non so se alterato o mi porta in quello reale, comunque sento che cambia in un certo senso il modo in cui riesco a vedere le cose.
Questa serata e’ stata abbastanza particolare, perche’ il piano solo ad accompagnare ti pone a confronto direttamente con te stesso, in un certo senso ti costringe a confrontarti con le tue idee musicali, con i tuoi limiti tecnici, senti forte la responsabilita’ di dare un tappeto morbido su cui far appoggiare la voce, niente spigoli acuti, ma curve morbide e passaggi delicati. Una situazione di  duo e’ ancora piu’ influenzabile da eventi esterni, dal tipo di pubblico, dall’energia che c’e’ nell’aria, dal feeling tra piano e voce, dal feeling tra musicisti e pubblico.
Mai come questa sera mi sono reso conto di quanto l’energia interiore possa influenzare un concerto, una performance. Insomma per vari motivi, avevo dentro un po di pensieri che avrei volentieri lasciato girare in un area di memoria protetta, a tentare di non fare danni, altri che avrei volentieri fatto uscire da quell’area e lasciato liberi di galleggiare ed avevo addosso una discreta stanchezza fisica che come dire aiuta nel non prendere immediatamente le misure delle situazioni.
Altro errore fondamentale delegare ad altri la decisione della scaletta, questo e’ stato abbastanza evidente per me alla fine perche’ la scaletta era terribilmente squilibrata nelle mie conoscenza, tutti i pezzi che dovevo leggere erano all’inizio, quelli di cui conoscevo ogni angolino alla fine, lasciandomi iniziare contratto e non libero di ascoltare serenamente il pensiero musicale e Lotta.
La prima parte del concerto e’ stata quindi spigolosa, alla ricerca di un suono che non arrivava, un pubblico rumoroso, un pianoforte troppo metallico completamente privo di sonorita’ medie, le volte che impietose ti riflettevano addosso la tua contrazione, e’ stata un’ora difficile, andando avanti nella scaletta, I’m beginning to see the light, Lullaby of birdland, Gee baby i ain’t good for you… e niente non c’era mai nessun guizzo di fantasia, non riuscivo a tirare fuori da quelle maledettisime note qualcosa che avesse un senso compiuto, discorsi spezzati, interferenze di pensieri negativi, sofferenza per il rumore del brusio del pubblico e cosi’ la prima ora e’ volata via con un sospiro di sollievo. La pausa, per raccogliere le forze e le idee tentare di fare tesoro di quello che era successo nella prima parte, uno scambio di sguardi, cercare di ordinare i pensieri e lasciare sprigionare le energie che sentivo dentro.
La seconda parte inizia tranquilla con i pezzi definiti "lenti" i fall in love too easily e subito mi rendo conto dopo 4 note, giocando con il piano che sta cambiando la direzione del vento, non penso e suono…. il rumore del pubblico e’ diminuito, la gente ascolta, Lotta inizia ad entrare in sintonia con quello che stiamo facendo, ed inizia un altra fase del concerto, posso chiudere gli occhi, respirare, lasciare andare via tutto ed i fall in love too easily e’ bella emozionante, partiamo subito con le foglie morte, un pedale di sol ostinato, un paio di minuti di intro ad occhi chiusi giocando sul pedale, lasciando crescere piano piano il tema, lasciandolo uscire dagli angolini di quelle armonie che conosce bene, piano senza fretta costruendolo un pezzo una nota alla volta, preparando l’ingresso della voce, che entra naturalmente quando e’ giusto che lo faccia, ed il solo chiudo gli occhi, e vado senza inibizioni, le mani scivolano libere una parla l’altra risponde dialogano vengono fuori i pensieri quelli che erano in area protetta e non avrebbero dovuto stare li, l’applauso alla fine del brano e’ liberatorio per me, perche’ avevo sentito il respiro del pubblico il silenzio, e come sempre mi rendo conto che la cosa importante in un concerto non e’ la velocita’ o il volume della musica, ma il pensiero se parli cerchi di spiegare qualcuno avra’ voglia di capirti, di prendere quello che stai dicendo, con i tuoi limiti. Calling you rappresenta l’apice di questo concerto, sento il silenzio assoluto, poche note, la voce tranquilla lasciamo crescere pazientemente il brano fino a farlo esplodere nelle parte centrale. 
Ormai le dighe sono saltate iniziamo  davvero a divertirci, e quindi i pezzi vanno uno dietro l’altro con meraviglia, fino ad arrivare ad una versione di Summertime mai provata, in cui lascio suonare solo la mano destra poche note bluesy, poi solo la sinistra, piano piano si incontrano al centro della tastiera ed ognuna fa quello che deve fare, tranquilla, sento la voce di Lotta sorridente, e mi giro uno sguardo rapido ma eloquente che quando suono divento ancora piu’ timido, e giochiamo davvero sull’armonia del pezzo, lasciando che il pubblico batta le mani a tempo (o quasi,,,:-) ) ma lasciando sprigionare la nostra carica emotiva e quella del pubblico di questo secondo set che ci ha permesso di esprimerci come abbiamo fatto. La fine del concerto, ecco quando inizia a girare come dovrebbe e’ finito, sorrido imbarazzato come sempre quando devo lasciare il pianoforte, mi sento nudo senza la tastiera davanti, e facciamo un bis, una versione dolcemente malinconica di My funny valentine, lascio andare la fantasia, sostituisco qualche accordo, sempre con in mente Lotta che deve essere tranquilla su quelle note ed anche questa versione vibra, vibra delle emozioni che ho dentro, della felicita’ di Lotta che si percepisce proprio nelle inflessioni della voce e questa volta il concerto e’ finito davvero… e mi ritrovo con i sensi alterati, con il mio modo di sentire le cose, vedere gli avvenimenti ,percepire gli sguardi ,sentire gli odori , ascoltare i pensieri amplificato (e mi chiedo sempre come in apertura se e’ il sentire reale che torna fuori dopo il torpore cui e’ costretto quotidianamente oppure e’ semplicemente una magia che la musica, il riuscire ad astrarsi anche solo per poche ore dalla quotidianita’ spicciola, porta come dote e regalo, quando si ha il coraggio di superare una certa soglia ed avventurarsi dove normalmente non riusciamo ad andare)

Can’t help singing (E.Y. Harburg- Kern )

Can’t help singing
Of the promise this evening is bringing
I am floating along
On the crest of a song



There are bells in my heart
And they are ringing
Can’t help glowing
I’m so glad to be here that i’m glowing



So don’t mind what i say
You affect me that way
And i feel just like singing all day

Un anno fa :

Commenti

12 Responses to “Perugia 27 Aprile 2005 (Can’t help singing)”
  1. vann scrive:

    ….Brrrrrrrrrrr:)

    tornerò con calma a ri-leggere, a ri-brrrr:)) ciao

  2. Philosofia scrive:

    Io dico a volte che ..non abbiamo solo 2 polmoni…ma quattro! due sono quelli che servono per ossigenare il corpo, gli altri due invece sono quelli che servono per ossigenare l’anima! E’ una scelta se metterli in funzione … oppure no! ma se li metti in funzione.. il viaggio inizia! ed è un viaggio intenso, profondo, anche sofferto a volte, ma vero! è l’inizio di una vita in una particolare dimensione, è vivere con occhi diversi, con orecchie diverse, con un naso diverso, con pelle diversa…percezioni eteree, percezioni che ti scuotono e ti fanno vibrare, sempre nuove, che ti scoppiano dentro tanto sono profonde, …. ma sai …che è l’anima che si “emoziona”…la tua anima …perchè hai scelto (ed era inevitabile) di far funzionare quei 2 polmoni….

    In questa tua serata che descrivi, hai permesso a te stesso di respirare … con 4 polmoni…!!! e hai permesso anche agli altri di respirare con te….questo è il dono più grande …condividere questo “sano” respiro…donarlo…

    Credo che per chi vive con l’arte dentro sia inevitabile condividere…..donare…donarsi! l’arte non è mai per se stessi… l’arte…è un volo libero che trascina…. Ciao…il tuo blog è davvero molto interessante e intenso… lo rileggerò più volte, perché mi sembra possa aiutarmi ad aggiungere altre conoscenze sul mondo della musica… e poi perché trasmette gli “affanni” dell’anima…e questo lo rende “vero”…

  3. nocedifool scrive:

    ti avevo scritto un lungo commento. che ho cancellato. perché quando ci si comincia a conoscere un po’ meglio certe cose cominciano a sembrare banali da scrivere qui. oppure contengono cose che chi legge – il destinatario a parte – non coglie e non è giusto, non del tutto. insomma stasera non riesco a dare una forma intellegibile a ciò che penso. quindi. ti lascio un abbraccio da usare quando vuoi. mi pare più eloquente.

    e intanto cant’t help singing!! :)

    notte

  4. utente anonimo scrive:

    ti volevo ringraziare…un po d tempo fa mi avevi risolto un’arduo dilemma…ovvero la colonna sonora d ferro 3 …finalmente ho preso il cd di natacha atlas….grazie mille….ah…ultimamente ascolto un sacco Feist….a te piacciono???io l’adoro davvero!!!!bacino

    Paoola

  5. quoyle scrive:

    @vann :-)

    @Philosofia, grazie per il commento, diciamo che mi piacerebbe essere in grado di donare, sarebbe bello… e si questa serata e’ stata ossigeno in molti sensi, beh insomma benvenuta :-)

    @noce si credo anche io sia giusto cosi’ e cmq anche io non ho trovato tante parole descrivendo questa serata, e’ stato difficile dare una forma ai sentimenti ed alle sensazioni ed in parte molte cose sono rimaste fuori (e credo sia giusto cosi’ anche in questo caso:-) ) un abbraccio anche a te

    @ Paola ohi Feist non li ho mai ascoltati, ciao

  6. pannasmontata scrive:

    hai descritto delle sensazioni che mi mancano da tanto..almeno per quei pochi minuti di lettura me le hai fatto rivivere un pò.

    grazie ;)

  7. vann scrive:

    “mi sento nudo senza la tastiera davanti” …è un’immagine verissima a me succede dopo aver ascoltato un concerto inebriante o dopo aver visto un bel film o dopo che qualsiasi forma d’arte m’abbia rapita. Mi sento nuda, mi manca, immediatamente dopo che sia finita:)

    ciao e gerani per te:)

    O.T. anche il tuo nuovo template è molto bello, di cristallo:)

  8. quoyle scrive:

    @pannasmontata dovresti cercare di ritrovarle quelle sensazioni mi sembra di aver letto di due microfoni che aspettano…

    @ vann si capita in entrambe le direzioni, anche se dopo aver “creato” qualcosa, in un certo senso, quando sei al pianoforte davanti ai tasti, ti senti protetto, quando haifinito e ti alzi sei scoperto, come se tutti ti potessero leggere dentro, e se sei timido incassare applausi o cmq il giudizio del pubblico e’ sempre un momento glomp difficile:-)

    Simpatici i gerani :-) ) Si il template e’ un po etereo mi ero posto il problema e’ un po dissonante con roundaboutmidnight, ma del resto questi colori chiari rendono meglio un sentimento di apertura credo, che e’ quello che ho dentro adesso

  9. pannasmontata scrive:

    eh Quoyle…potessi sarei su quei microfoni anche adesso ;)

    prima o poi ritroverò quelle sensazioni spero

  10. ruckert scrive:

    bello bello … non ho parole, mi sembra di aver sentito.

  11. enza scrive:

    Penso che quel che hai scritto possa essere applicato a tutta la Vita, a come la viviamo, se tendiamo troppo i nostri sensi c’irrigidiamo e viviamo tutto come scontato, se invece ci lasciamo andare, permettendo a ben altri sensi di ascoltare, riusciamo a sentire note a noi nascoste, note che, una volta svelate, ricomponiamo in nuova “musica”.
    Ciao

  12. quoyle scrive:

    Ciao Enza… che sensazione strana rileggere questo post 2 anni dopo, che sensazione strana…
    Q

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