Standards Live – Keith Jarrett 1985

Ogni standards jazz ha una sua essenza, un colore tonale attorno cui orbitare, ed un colore emotivo dato dalla sua storia ( i testi, il suo compositore, le sue interpretazioni eccellenti). Nessuno meglio di Keith Jarrett ( a dire il vero del trio di Keith Jarrett) riesce a fondere questi due aspetti per restituire la vera anima dei pezzi interpretati. Prendiamo come esempio il primo pezzo del disco, Stella by starlight, un grande classico del Jazz, difficile da interpretare, spesso snobbato come "banale" dai finti jazzisti , inizia con il colore tonale un AbM7 che Jarrett sviluppa per oltre 3 minuti fino alla presentazione necessaria, naturale del tema. Jarrett si lascia attraversare dall’anima del pezzo, dalla grande melodia di Victor young, con in mente il testo dello standard, senza acrobazie armoniche, con in mente solo la consapevolezza del pezzo, concede solo delle piccole geniali sostituzioni armoniche che non stravolgono il colore tonale del pezzo, arrivando al solo, la mano destra scorre accompagnata dal canto di jarrett, la sinistra si limita a pochi intermezzi giusto su alcuni passaggi, con voicing essenziali, il solo di Stella by starlight e’ possibile cantarlo per intero, e’ una continua variazione melodica sul tema originario che gravita intorno appunto a quel famoso colore tonale. Il pezzo cresce e termina con un’ultimo tocco di genialita’ ancora elaborazioni, questa volta molto sofisticate dell’armonia originale che si concludono riaffermando il colore tonale fondamentalmente positivo del pezzo Bb semplice e cristallino appena accenato sulla tastiera.

E cerco di ricordare quante altre interpretazioni ho sentito del pezzo, e quante sicuramente ne ha ascoltate Jarrett, e quante riescono ad essere cosi’ fedeli alla storia del pezzo (Miles, Ella fitzgerald, Red Garland) ma forse quella che mi ricordo di piu’ e che di nuovo mi sembrava rendere l’anima del pezzo e’ quella del quintetto di Miles (Hancock,Coleman,Williams Carter) My funny Valentine concert) un grande disco anche quello a suo modo alla ricerca della profondita’, delle origini degli standards. Il disco continua con un pezzo sicuramente meno famoso, The Wrong Blues, sempre di Alec Wilder, pezzo ed autore davvero poco esplorati, il titolo mi intriga e’ buffo leggermente sgraziato ed e’ cosi’ che il trio lo interpreta, sento subito il grande piatto di DeJohnette ed il dialogo fitto con il contrabbasso di Peacock, non ho termini di paragone, e l’ascolto piu’ leggero, il solo di jarrett e’ sempre estremamente teso ritmicamente fino ad arrivare al finale sfumato in un minuto, smontato un pezzo alla volta fino alle ultime note di pianoforte.

Il viaggio nella rilettura degli standards continua con Falling in Love with love, un altro grande classico di tutti i tempi un tempo up , swing incredibile, il tema e’ fedele all’originale, il solo potrebbe essere una bellissima linea melodica, il testimone passa al basso di Gary Peacock per un solo in cui e’ bellissimo sentire dietro il pensiero musicale dell’entita trio che dialoga con il basso, non lasciandolo solo, cosa che in realta’ accade anche nei solo di Jarrett, a conferma del dialogo si va verso un dialogo pianoforte batteria prima della esposizione finale del tema, un finale buffo quasi tirato via. Il pezzo successivo non ha discussione Too young to go steady, il paragone inevitabile con Ballads di Coltrane, inizio classico Ballad ancora con tre note si capisce il colore tonale caldissimo del pezzo, immagino un rosso, arancione bello giovane..ma come fa… ed ecco che invece parte su quel colore tonale un’invenzione ritmica propulsiva puer essendo dolce, colori latini, raffinati per questa ballad magica. Adoro la batteria di Dejohnette in questo pezzo, delicata e decisa, quei tom, i colori che riesce a regalare al pezzo, mentre Jarrett, continua a creare melodie una piu’ bella dell’altra sull’impianto armonico del pezzo. E’ un genio, si diverte, ed ha proposto una versione completamente nuova del pezzo rimanendo fedele all’idea originale. Il disco continua con The Way you look tonight, un pezzo meno famoso , ancora un tempo medium up, inizio deciso, non ci sono dubbi, un do semplice e chiaro che non ammette repliche, il solo decisamente swing bop si sviluppa sul treno di supporto, Dejohnette e’ in grande forma ed il suo solo e’ assolutamente lirico, anche la batteria esprime il senso del colore tonale ed emozionale del pezzo, il tema conclusivo porta il pubblico ad acclamare un bis, il trio regala una versione essenziale di Old Country, colore tonale struggente, di rimpianto dato dal testo legato alla gioventuì perduta, una costruzione del pezzo graduale fino ad arrivare al tema finale che si smonta rapidamente come se l’energia emozionale del trio fosse finita di colpo. Grande disco, premessa fondamentale di quello che sara’ il lavoro "storico" di rilettura dei pezzi che hanno fatto la storia del Jazz nei venti anni successivi a questo evento.

Rating: ★★★★★


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19 Responses to “Standards Live – Keith Jarrett 1985”

  1. gipsyqueen scrive:

    grazie di essere passato, condivido i tuoi gusti musicali Jarrett, Jan Garbarek, le Ballads di Coltrane…)anche se non sono troppo competente in materia, per cui ho apprezzato le tue recensioni dei brani.

  2. Pannonica scrive:

    The way you look tonight.. io ADORO questa versione.. ma il 10 luglio c’è il trio a Roma o mi sbaglio?

  3. Pannonica scrive:

    e, a proposito dei soli di Gary Peacock, ieri riascoltavo Blame it on my youth (The Cure) e ho sentito un contrabbasso cantare dolcezza..

  4. Jazzer scrive:

    Qualcosa mi dice che ti stai facendo prendere da Jarrett… :-) Beh, come darti torto! Buona immersione. Sono curioso di leggere cosa scriverai sul mio disco preferito di Jarrett (che ovviamente non ti dico qual è!)

    Ciao

    Francesco

  5. ruckert scrive:

    c’è sempre da imparare leggendo qui dentro, stasera vado a vedere se è arrivato l’ultimo di jarrett … ieri notte ho ascoltato alla radio qualcosa, uno stuzzicante aperitivo che ha ravvivato una già frenetica curiosità. Ciao

  6. nocedifool scrive:

    jarrett sarà a macerata (sferisterio) a luglio mi pare.

    ma adesso tanto per farti rabbrividire un po’ come al solito… sai cosa mi son dimenticata di farti sentire? my funny valentine nella versione fan ta sti ca di nico. ti ho parlato di nico, ricordi? ;)

  7. auranoir scrive:

    io ce l’ho da un paio di settimane l’ultimo Jarrett..lo sto assaporando piano piano…ero prevenuto…ma mi ha sorpreso…anche se in assoluto il mio preferito è il concerto alla Scala…io piango ogni volta che ascolto il primo pezzo…piango e mi sento stupido per quanto sono misero di fronte alla bellezza di una melodia uscita quasi per gioco dalle mani di un uomo che posa le dita sul piano come baci…Jarret, io ti odio per quanto ti amo.

  8. quoyle scrive:

    @gipsyqueen grazie:-))

    @Nica, no non sbagli Jarrett sara’ tra le altre date anche a Roma questa estate, si hai ragione il basso di Peacock e’ incredibilmente dolce e complementare al modo di suonare di Jarrett

    @ Jazzer… sbagliato non mi sto facendo prendere da Jarrett, sono perso da molto tempo ormai dietro a quest’uomo…ahi adesso dovro’ scorrere tutta la discografia per la mia gioia per trovare il tuo disco preferito… quando ne parlo poi mi fai sapere, certo considerando la discografia sterminata almeno potresti dirmi periodo e se e’ un disco in trio o solo

    @ Ruckert ci sono un paio di vere perle dentro l’ultimo di Jarrett, ne vale la pena ne parlero’ presto, ancora devo assimilare bene l’ascolto

    @Noce rabbrividire…? Eddai non sono cosi’ integralista, si ricordo che me ne avevi parlato, allora me la farai ascoltare questa versione di Myfunny valentine

    @Auranoir anche io a volte sai mentre ascolto Jarrett inizio ad insultarlo….:”ma ma ma ma come cazzo fa, ma senti questo bastardo che sta facendo…” gia ti capisco anche io avolte lo odio, lo detesto per quanto lo amo:)

  9. kreshatik scrive:

    una piccola curiosità sulla cover dell’album: lo schizzo è di Kafka… magari non tutti lo sapevano. a me la così ai tempi colpì molto. ciao quoyle…

  10. Che bello questo pezzo!

    Così lento, caldo all’inizio..lento e caldo come ciò che si spande nel cuore di un uomo a cui basta assaporare ciò che lo riempie, a prescindere da ciò che succederà.

    C’è un momento in cui si prova un senso di calore e profondo appagamento solo da quello..da quello che il tuo cuore è capace di provare.

    C’è un attimo in cui basta.

    Poi ascolto ed ecco che questo cuore si muove sempre più rapido..

    E’ il momento del combattimento per conquistare il resto?..La schermaglia dei pensieri e dei no, dei forse, la concitazione del mostrarsi, dell’attesa di essere visto?

    ..Infine?

    Infine di nuovo la pace..e un po’ di malinconia.

    Ho sentito questo.

    PS: :-) ..hai messo anche i precedenti pezzi. Adesso la tua commentatrice ritardataria non ha più scuse.. :-)

    ;-)

    Upi

  11. quoyle scrive:

    @ kreshatik non lo sapevo davvero, chissa’ il razionale della scelta uhmmm adesso mi sono incuriosito grazie per l’informazione ps stasera ti penso vado al concerto di Barron:-)

    @ upi giagia messi anche i pezzi precedenti, perche’ pensavo che era un peccato leggere i vecchi post senza le atmosfere che erano legate alla musica che li accompagnava che certamente rende le mie parole piu’ significanti che senza musica:-)

    PS io invece sto pezzo l’ho sempre sentito un po arrabbiato e mi sembra che l’unico che abbia colto questa rabbia innamorata sia stato Jarrett, coltrane per esempio in ballad coglieva quella malinconia per quello che poteva essere e non sarebbe stato che c’e’ in jarrett all’inizio ed alla fine, con una rabbia forte al centro del pezzo, la rabbia dolce di una persona innamorata.

    Ciao:-)

  12. kreshatik scrive:

    beato te, quoyle. spero in un tuo resoconto…

  13. vann scrive:

    Oggi guardavo il mio verde un pò più rapita del solito e pensavo che anche per le piante e per i fiori potrebbe esserci la musica adatta. Secondo te, quoyle qual è la musica delle rose di maggio?

    ciao e…rugiada alla tua musica:)

  14. quoyle scrive:

    Per le piante ed i fiori certamente c’e’ la musica adatta, ne sono certo, uhm la musica delle rose di maggio l’interpretazione che ho ascoltato stasera di Kenny Barron di Spring Can Really Hang you up the most, la mettero’ on line appena rientro nella mia contea:-)

    Ciao Vann

    Kreshatik il concerto era bello, adoro il tocco di Barron, e’ cosi’ delicato su quel pianoforte, domani scrivo qualcosa adesso sono stravolto dalla stanchezza, il secondo set poi eravamo rimasti in 20 credo, bello e triste allo stesso tempo, sentire Round About midnight, e vedere intorno cosi’ poca gente per cosi’ tanta bellezza un po di tristezza me la ha messa addosso , ah Monk giagia Roundaboutmidnight il mio pezzo:-)

  15. kreshatik scrive:

    su su su, racconta subito tutto. non puoi riposare, c’è chi ti ha affidato cuore e orecchie…. :) ) Ha fatto ‘Round About Midnight?

  16. quoyle scrive:

    Ha fatto ed ha fatto body & soul, i’ll remember april, spring can really hang you up the most, lover man, there is no greater love racconto racconto

    Ciao:-)

  17. Jazzer scrive:

    Dopo il mio ultimo post mi sa che ti sarà facile capire qual è il disco di Jarrett che preferisco…

  18. Jazzer scrive:

    In realtà anche per me il “disco preferito” è dinamico, o meglio ce ne sono almeno 4 o 5 a cui non saprei rinunciare. Comunque tra i 5 “for dummies” che ho proposto sicuramente “Facing you” è quello che preferisco, o forse è “Belonging”, ma magari “Changeless” o “Still live”… e i “Sun bear concerts”? E “Paris concert”? Mioddio…

    Comunque hai vinto una birra. La prima volta che ci vediamo pago io.

  19. quoyle scrive:

    aggiudicato Jazzer, facciamo un paio di giri, il primo lo paghi tu il secondo io ok?

    Ciao:-)

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