Doctor3 Winter Tales (Intermezzo)
quoyle Giugno 21st, 2005
La storia della musica e’ un continuo
stratificarsi di citazioni dotte una sopra
l’altra, utili a dire quello che per molti
sembra indicibile.Perche’ un accordo
in tonalita’ minore e’ piu’ triste dello
stesso accordo in maggiore?
Chi puo’ spiegarlo? Forse quelli che ti
raccontano che la diminuzione di un
semitono sulla terza di un accordo di
quinta porta ad una diminuzione del
proprio stato d’animo e dunque intristisce?
Sciocchezze, nessuno riesce a dare
una spiegazione accettabile.
(Roberto Cotroneo Presto con Fuoco)
Difficile spiegare questo disco, cosa accomuna Mascagni, Tom Waits, Duke Ellington, Sting, George Gershwin, Modugno, Beatles, Morricone? Cosa c’e’ di magico nella registrazione live non perfetta di alcune serate invernali del trio Doctor 3 ad Orvieto nel 2003?
Cosa rende l’intermezzo della cavalleria rusticana di Mascagni interpretato da Rea, all’inizio ed alla fine del disco, letteralmente magnetico, costringendomi ad ascoltarlo ripetutamente da 3 giorni? Le risposte sono probabilmente tutte sciocchezze, non riesco a dare una spiegazione accettabile, solo l’ascolto del materiale contenuto in questo disco puo’ testimoniare la ricchezza di sfumature timbriche e di emozioni che il trio di Danilo Rea, Enzo PietroPaoli e Fabrizio Sferra riesce a creare in queste performance dal vivo.
La gioia di giocare con il materiale sonoro piu’ vario (non a caso l’ultimo lavoro del trio si chiama bambini forever), l’energia a volte addirittura eccessiva che viene fuori dalla musica, l’affrontare con disinvoltura passaggi che portano senza troppe remore e pregiudizi dai territori sonori di Sting a quelli di Tom Waits, la naturalezza con cui tutto scorre, il drumming cosi’ aperto ed arioso di Sferra, la solidita’ del basso di Pietropaoli ed il pianismo di Rea, un pianismo classico che adora Chopin senza ombra di dubbio, sono tutte cose che e’ impossibile raccontare con le parole solo un ascolto rendera’ possibile gustare l’imperfezione vitale di questa magnifica registrazione. Citazioni di materiale sonoro intervallati da favole, racconti improvvisati completamente con gioia dal trio, 6 capitoli di una bellissima storia di inverno.
Il dio di Bach e’ un dio che crea l’universo,le stelle ed i mondi, e poi ti da un certificato di garanzia, qualora qualcosa non funzionasse. Quello di Mozart fa tutto cio’ che gli compete e poi non ti da le chiavi per entrare. Fatti tuoi se non capisci come si apre quella porta. Il dio di Chopin non c’e’. In questa mitologia musicale e’ un parente lontano, ombroso e geniale, ma soprattutto incompleto. E’ un frammento di tempo: straordinario per la sua incompiutezza, ma pur sempre imperfetto. C’e’ una genialita’ nell’imperfezione, e Chopin fu genio dell’imperfezione.
L’ascolto del trio in questa registrazione riesce quindi a regalare attraverso l’imperfezione della registrazione dal vivo non programmata (cosa successa spesso nei grandi dischi della storia del Jazz), le emozioni tipiche della gioia dell’arte improvvisativa, la tensione creativa, l’imponderabile che e’ sempre presente nel frammento di tempo che e’ rappresentato da una performance dal vivo. Le due diverse interpretazioni dell’intermezzo della cavalleria rusticana di Mascagni testimoniano quanto possa essere diverso il mood di due approcci diversi in due frammenti di tempo diversi ad un brano, poi il perche’ non riesca piu’ a smettere di ascoltare questo disco rimane una domanda senza risposta (ed in realta’ non mi interessa averla questa risposta, godo delle sensazioni anche di malinconia profonda che riesce a farmi entrare questo ascolto in alcuni frammenti di tempo congelati in questa registrazione..)
(On AiR InTeRmezZo CaVallEria RuSticAna PiEtro MAscAgni)
Rating: 



- pianoforte , visioni , citazioni , contrabasso , batteria



Credo che un musicista (un musicista vero) abbia sempre qualcosa da dire; persino i suoi momenti di silenzio o di ricarica creativa sono eloquenti.
Che lo faccia con note proprie, componendo un brano, o con quelle di qualcun’altro, arrangiandolo, ha poca importanza perché, comunque, dice sempre qualcosa di nuovo, spostando accenti di antichi discorsi.
E’ come un bambino che gioca intingendo le mani in secchi di vernice colorata, tingendo di fantasia e di nuovo tutto ciò che gli passa tra le mani.
La musica è un gioco creativo.. e se lo fosse anche la vita? Se riuscissimo a spostare anche gli accenti delle nostre esistenze? Wow… io la chiamo qualità.
A presto, Mr. Quoyle
“E’ come un bambino che gioca”
Nica in inglese to play, giocare e suonare credo sia questa la bellezza di questo trio, suona e gioca che poi sono le stesse cose:-) stamattina riflettevo proprio su questo
Che combinazione!
Li ho sentiti proprio ieri sera dal vivo dalle mie parti!
Gran concerto, allo stesso tempo tirato e dolcissimo. Sto scrivendo una recensione che a breve metterò nel mio sito.
(…e l’intermezzo della Cavalleria rusticana resta magnetico…)
Ah ma questo disco io l’adoro
))
e avevo anche scritto una recensione un secolo fa circa e devo dire che come sempre siamo in sintonia, fa sempre piacere
@Ruckert, Jazzer, oh ma i doctor 3 siamo noi 3, oppure i tre moschettieri che e’ sta roba siamo sempre praticamente d’accordo, bello, fa sempre piacere, bisognerebbe vedere un concerto insieme tutti e tre
sarebbe davvero bello
eddai, l’intermezzo della cavalleria rusticana… non smetti mai di stupirci…
abbraccio
E’ vero. Siamo spesso in accordo e questo grazie alla musica.
Sarà da sognatori dodicenni, ma anche alla mia età mi viene da pensare che se in questo mondo allo sbando si cercasse di più l’armonia partendo dalle piccole cose, avremmo risolto tanti nostri problemi. Scusate la banalità, ma passata mezzanotte la mia modalità passa dall’incazzata/depressa a utopistica/possibilista…
Quanto al concerto: la vedo dura visto dove abitiamo, ma tutto è possibile… visto che una volta con Quoyle…
Ciao ragazzi, buonanotte
@recel la musica non smette mai di stupire eh:? -)
@Jazzer ah guarda anche io dopo mezzanotte cambio ( a parte i canini che diventano aguzzi…) divento utopista e possibilista… (sara’ l’alcol), per il concerto come sai sono un nomade della musica, mi sposto ovunque in italia ed all’estero per vedere un bel concerto quindi non escluderei
Ciao