Brad Mehldau Solitudini in Fiesole 28 Giugno (Zingaro)

luglio 1, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Concerti, Pianoforte, Standards

Finalmente e’ arrivato questo giorno lo aspettavo da un paio di mesi, mehldau da solo con il suo pianoforte, quest’anno ho visto molte solitudini, molto diverse tutte emozionanti, il confronto con se stessi, con il proprio pensiero musicale, la sfida, l’interiorita’ che regalano un concerto in solo sono uniche.

La cornice e’ perfetta l’anfiteatro romano di fiesole, una serata fiorentina non troppo calda, un bell’odore nell’aria (mi piace l’odore e la luce di firenze), mi siedo sugli scalini dell’anfiteatro gustandomi la luce del crepuscolo e quell’atmosfera di irrealta’ che solo gli anfiteatri sanno regalare (quante cose abbiamo perso nei moderni spazi dedicati agli spettacoli). Il concerto inizia con 30 minuti di ritardo, Mehldau e’ piccolo, si siede al piano ed il concerto inizia, mi basta una nota e riconosco subito Things Behind the Sun, che meraviglia, gioca sul tema per qualche minuto, e’ durissimo spigoloso, introverso, suona complicato Mehldau in generale e stasera mi sembra particolarmente introverso, celle ritmiche e sonore estremamente articolate, all’improvviso questa spigolosita’ si apre sul tema del bellissimo brano di Drake, per svilupparlo e viaggiarci sopra su tantissime linee parallele, lo ascolto e mi sorprendo a seguire una linea melodica che si sta sviluppando sotto e gradualmente arriva in superficie, ma gia’ un ‘altra idea si sta facendo largo, e’ davvero sconvolgente ascoltare la complessita’ dei pattern ritmici ed armonici che riempiono l’aria dell’anfiteatro.

Il secondo brano del concerto e’ un pezzo che non ho riconosciuto, e’ un brano credo originale di Mehldau, e’ un momento di rigenerazione sicuramente perche’ il primo brano e’ stato estremamente intenso. Subito dopo inizia un brano introspettivo, due accordi e con mia gioia riconosco Someone to watch over me, probabilmente uno dei miei standards preferiti, un pezzo dalla bellezza eterea, una bellezza metropolitana, le meraviglie di Gershwin, le zanzare disturbano Mehldau che continua a toccarsi le braccia, ma rimango colpito dallo stato di trance creativa in cui si trova, e’ un disturbo esteriore il suo flusso creativo non ne risente, anche se toglie una mano dal pianoforte se chiudi gli occhi non lo senti tanto e’ presente e forte l’idea musicale. Il pubblico pero’ ogni volta che mehldau scaccia una zanzara, ride (ma perche’ ridono, perche’ tolgono poesia a questa interpretazione, davvero non capisco cosa ci sia da ridere, ascoltate ascoltate ascoltate…).

L’interpretazione e’ lunga e morbida, non ci sono spigoli in questa versione di someone to watch over me e’ molto diversa da quella di Live in Tokio, sempre mi colpisce il suo modo di stare sul tempo, quella tensione che crea Mehldau, quei ritardi magnifici nell’appoggiare un’accordo, quello swing tutto bianco e pieno di curve, insomma una meraviglia. Al termine del pezzo non posso fare a meno di ululare il mio piacere di far sentire la pelle d’oca che ho provato ascoltando questa versione. Giusto un momento per riprendermi e Mehldau riparte con Portrait in Black and White (Zingaro) uno dei pezzi piu’ belli mai scritti da Jobim, sono felice adoro anche questo brano, lo conosco oh si lo conosco bene, e’ circolare spiraleggia intorno ai sentimenti si presta alle spigolosita’ alla ricerca ritmica ed armonica, all’introspezione. E Mehldau fa un capolavoro, un tema intenso ricco e scarno insieme, le mani vicine, la destra che con sofferenza espone il tema la sinistra che ricama pattern ritmici, ed arriva ad un solo meraviglioso, non ho parole per esprimere cosa e’ successo durante quei minuti di esplorazione del brano. E’ duro Mehldau, durissimo, non ha pieta’ lo distrugge il brano, celle ritmiche si sovrappongono, poliritmie, sprazzi di lirismo da lacerare il cuore, sono rapito, sconvolto non immaginavo quel brano nascondesse nelle sue pieghe quelle meraviglie, e’ un crescendo travolgente, fino ad arrivare ad un punto di non ritorno, la tensione e’ insostenibile anche troppo dura, e Mehldau lo capisce e riapre il tema, poche note tutte magiche ancora mani vicine, i suoi muscoli tesi sul pianoforte. Siamo tutti provati, riesco a sentire la tensione emotiva nell’aria, riesco a sentirla bene ed il sollievo ed il piacere che si sprigionano nel momento in cui l’ultimo eco del pedale di sustain risuona nell’anfiteatro.

Appena un piccolo ringraziamento timido e Mehldau riparte, la scelta del brano ineccepibile On the street where you live, da My Fair Lady, Mehldau e’ molto vicino a questo musical, avevo gia’ ascoltato alcune versioni bellissime di brani trascurati come I’ve grown accustomed to her face, e naturalmente questa interpretazione e’ magica nella sua semplicita’, niente spigoli, solo tensione data dai suoi ritardi, da quelle mani che ti viene di gridare per quanto ti fanno sospirare la nota, la senti deve arrivare ma lui riesce ad aspettare, come e’ sensuale il suo modo di suonare, come accarezzare una donna, avvicinarsi ed allontanarsi, baciare e scappare. Si sentono distintamente i versi della canzone

Are there lilac trees in the heart of town?

Can you hear a lark in any other part of town?

Does enchantment pour Out of ev’ry door?

No, it’s just on the street where you live!

Inizia quindi un suo grande classico, Paranoid Android dei Radiohead, inizia sviluppo del tema e’ con un colpo di genio incredibile continua a suonare frasi pezzi di On the street where you live su Paranoid Android, sono sconcertato, sorrido perche’ e’ meravigliosa questa fusione, note spigolose pattern ritmici furiosi e sopra questo magma sonoro richiami lirici del pezzo appena suonato. Ancora durissima questa versione, sono spigoli, curve a gomito, frenate brusche, ed aperture su piazze armoniche, Mehldau disegna paesaggi, a volte cupi e brulli a volte lunari, sempre notturni certamente. Il concerto ufficiale termina con questo brano, ma Mehldau non si risparmia, e ci regala ben 4 bis, partendo con una versione di Cry me A river, altro pezzo tanto caro al suo pianismo. Un blues strano, quella frase cosi’ famosa nel jazz none bemolli, blues un blues lento, i versi sono scanditi lentamente, uno scorrere di un fiume in una giornata caldissima e soffocante

Your bridges were burned, and now it’s your turn

To cry, cry me a river

Cry me a river-er

Cry me a river

Cry me a river-er, yea yea

Il secondo bis e’ un pezzo di Monk, di cui da due giorni non riesco a ricordare il titolo. Monk suonato da Mehldau, quanto si presta la musica di Monk ad essere esplorata dal pianismo di Mehldau, osservo divertito l’esplorazione di Mehldau, come costruisce il tema, lo destruttura, esercizio utile quello dell’improvvisazione ricorda le arti meditative tibetane, non ti affezionare a quello che hai suonato, appena lo hai creato distruggilo senza rimpianti, cosi’ Mehldau costruisce con pazienza il tema per poi abbattersi sul tema senza pieta’, scomporlo, sezionarlo, iniziare a sovrapporre ritmi e melodie, un’interpretazione importante di Monk come non si riesce ad ascoltare spesso tanto e’ complessa questa musica. Mehldau e’ generoso e non ci fa implorare troppo per un altro bis che e’ un suo originale, la tensione creativa e’ decisamente diminuita ma come potrebbe essere diversamente dopo 2 ore di solitudine, ed un ultimo regalo il quarto bis un pezzo di Coltrane di cui anche in questo caso non ricordo il titolo, molto strano ascoltare il pianismo di Mehldau affrontare Coltrane, e meraviglia i due mondi si toccano e si esplorano senza difficolta’. Anche io sono stanco, e’ stato un concerto duro, pieno di significati, pieno di note da assimilare con calma, quest’ultimo pezzo non lo faccio entrare troppo dentro di me perche’ non sono piu’ in grado di farmi invadere da Mehldau. Il concerto finisce qui, e mi ritorna in mente sempre in continuazione Zingaro, che e’ stato il punto piu’ alto raggiunto in questa solitudine.

Le solitudini di Mehldau sono cosi’ diverse, per molti versi la sfida e’ minore rispetto a quelle di Jarrett, dove davvero si parla di un volo libero senza strutture, ogni viaggio e’ un’ incognita, niente di scritto, niente struttura, solo creativita’ pura, ma il livello di intimita’ che Mehldau riesce a raggiungere con alcuni brani e con il pubblico in solitudine e’ sconvolgente, vera comunione di pensiero singergia tra musicista e pubblico ed in un certo senso i brani che Mehldau interpreta diventano suoi e quindi automaticamente di chi li ascolta tanto e’ la potenza comunicativa che viene espressa.

Retrato em Branco e Preto (Jobim/Buarque)

Já conheço os passos dessa estrada, sei que não vai dar em nada

Seus segredos sei de cor

Já conheço as pedras do caminho e sei também que ali sozinho

Eu vou ficar, tanto pior, o que é que eu posso contra o encanto

Desse amor que eu nego tanto, evito tanto

E que no entanto volta sempre a enfeitiçar

Com seus mesmos tristes velhos fatos

Que num álbum de retrato eu teimo em colecionar

Lá vou eu de novo como um tolo, procurar o desconsolo

Que cansei de conhecer

Novos dias tristes, noites claras, versos, cartas

Minha cara, ainda volto a lhe escrever

Pra lhe dizer que isso é pecado, eu trago o peito tão marcado

Vou colecionar mais um soneto, outro retrato em branco e preto

(On AiR BrAd MeHldAu LiVe in FiEsoLE ReTrato Em BraNCo e PrEto – ZinGaRo)

Un anno fa :

Commenti

24 Responses to “Brad Mehldau Solitudini in Fiesole 28 Giugno (Zingaro)”
  1. diamonds scrive:

    “Comptine d’un autre etè”(questa va meglio?)

  2. Jazzer scrive:

    Maledizione, Mehldau! ;-)

    Non girare il coltello nella ferita…

  3. ruckert scrive:

    Lettura bellissima, sembrava di vederlo e di sentirlo. Ti confesso un po’ di invidia benevola perché Mehldau è un altro di quei musicisti che amo tantissimo e i pezzi che ha fatto sono nel mio cuore (Drake su tutti). Tra parentesi, anche a me piace moltissimo l’odore e la luce di firenze. Ciao :)

    ps

    Belli i tuoi commenti su Frisell, dopo ti lascio una risposta.

    Ciriciao

  4. gulliveriana scrive:

    é da giorni che cerco di lasciare un commento sui tuoi post davvero molto belli e sentiti. Purtroppo per problemi di tempo sono costretta a leggere in fretta. Vorrei lasciare un mio modesto commento per dire che quest’ultimo post è un bellissimo quadro di ciò che hai visto e ascoltato. E quando scrivi “E’ duro Mehldau, durissimo, non ha pieta’ lo distrugge il brano, celle ritmiche si sovrappongono, poliritmie, sprazzi di lirismo da lacerare il cuore, sono rapito, sconvolto non immaginavo quel brano nascondesse nelle sue pieghe quelle meraviglie, e’ un crescendo travolgente, fino ad arrivare ad un punto di non ritorno, la tensione e’ insostenibile anche troppo dura, e Mehldau lo capisce e riapre il tema, poche note tutte magiche ancora mani vicine, i suoi muscoli tesi sul pianoforte. ” …mi trasmetti il desiderio di condividere quest’emozione ascoltandolo.

    un caro saluto a presto

  5. quoyle scrive:

    @diamonds meglio dell’altra qualsiasi cosa..:-))

    @Jazzer, meritava meritava eheh

    @Ruckert si davvero un bel concerto, il 9 lo ascolterei di nuovo se non andassi a sentire Jarrett a Macerata, almeno un paio di volte l’anno ho bisogno di ascoltare Jarrett, conto pero’ di ascoltarlo in trio a Perugia perche’ dovrei suonare da quelle parti ed insomma la prox settimana voglio distruggermi di musica e basta mettere in soffitta i pensieri ed i problemi.

    @gulliveriana grazie davvero, adesso puoi ascoltarlo perche’ lo avevo registrato e lo ho messo online

    Un saluto e benvenuta:-)

  6. gulliveriana scrive:

    Lo sto ascoltando ora. Mi piace.

    un saluto a presto

  7. vann scrive:

    Come fai a far vivere di vita propria ciò che scrivi? Bellissimo brano e bellissimo post…bellissimo concerto.Ciao Quoyle:)

  8. utente anonimo scrive:

    Amo tutti i pezzi che hai raccontato..perchè li canto ma li amavo anche prima..hai un bel modo di far sentire le note,quasi non ci sarebbe bisogno di metterle in sottofondo..ora però non per fare il grillo parlante antipatico ma le parole di “cry me a river” non sono quelle a meno che non esista un verse che non conosco,se vuoi ti mando quelle vere..

    un saluto

    alice

  9. diamonds scrive:

    come il protagonista di “a mezzanotte circa” anche tu riesci a farci comprendere il modo di seguire il nostro basso interiore e non la batteria.Bravo Quoyle

  10. utente anonimo scrive:

    “…you drove me,nearly drove me

    out of my head,

    wile you never shead a tear.

    Remember? I remember all that you said..told me love was too plebeian,told me you where thru with me and..

    now you say you love me,

    well just to prove you do,come on an’ cry me a river,cry me a river,I cried a river over you.”

    notte

    alice

  11. quoyle scrive:

    @gulliveriana contento ti piaccia:-)

    @vann grazie:-)si il concerto e’ stato davvero bello Mehldau non si e’ risparmiato sono impressionato dalla sua capacita’ di concentrazione

    @alice grazie 1000 hai ragione il testo e’ sbagliato e grazie per aver postato quello corretto:-) e tu canti solo dalle parti di Roma o capiti qualche volta in toscana? Grazie per quello che hai detto, sono contento si riescano a sentire le note, quando racconto

    @diamonds, magari riuscissimo a sentire sia il basso che la batteria interiore saremmo davvero in tune ciao:-)

  12. Pannonica scrive:

    E’ paradossale la dolcezza di cui ci si appropria via via che si percorrono i sentieri di Mehldau, apparentemente aspri, irregolari, spigolosi, difficili, duri; sentieri di solitudine, sì, ma anche di creatività, di profondità, di esplorazione senza sosta, di sete da placare a tutti i costi.

    In realtà basta seguirli senza cercare scorciatoie e la meta è raggiunta con un bagaglio ancora più ricco di quello che avevi all’inizio del viaggio.

    Perché è così che suona Mehldau, ti fa stare sulle montagne russe emotive, ma ti fa stare bene solo se ti lasci andare senza irrigidirti, altrimenti riesci a percepire soltanto la durezza che, invece, non è che una parte del suo suono.

    E’ incredibile come, nel suo pianismo, possano armonicamente coesistere gli opposti durezza/morbidezza, asprezza/dolcezza, difficoltà/semplicità.

    Ognuna di queste caratteristiche è talmente forte da evocare il suo contrario e fartelo sentire presente, vero, reale.

    Così come la sua introversione è, in realtà, un accogliente e irrinunciabile invito a conoscerlo in profondità.

    Perché, sono sicura, è questo ciò che lo tiene incollato dietro a quel pianoforte durante i concerti: il desiderio profondo di essere ascoltato e, magari, anche capito.

    Bellissimo post, Mr. Quoyle. Avrei voluto esser lì anch’io.

  13. quoyle scrive:

    NIca, sai che hai ragione mi sono chiesto come mai sentissi proprio un desiderio incredibile in Mehldau, non si faceva pregare troppo per suonare ancora, si sentiva una voglia forte di comunicare. Mi piace quello che hai scritto su Mehldau credo si rifletta in gran parte su molti di noi il desiderio di essere ascoltati, di placare una sete di conoscenza, di essere capiti.

    E quanto e’ vero, lasciarsi andare nell’ascolto, nel non tentare di capire ma solo lasciarsi ‘invadere’, riesce a farti superare gli spigoli ed entrare in contatto con l’essenza vera di quello che sta dicendo quel pianoforte ed e’ una meraviglia:-)

  14. nocedifool scrive:

    sai. è da quando hai pubblicato questo pezzo e messo online mehldau che ascolto e ascolto e oggi finalmente so cosa cercavo.

    mentre ascolto la musica in sottofondo mi viene da cantare “If you go”.

    se ho detto una cavolatona chiedo perdono.

  15. quoyle scrive:

    Noce ma quale cavolatona, i collegamenti sono tutti benvenuti.

    Piuttosto stasera riascolto il disco della horne e ti faccio sapere ok?

    Ciao:-)

  16. nocedifool scrive:

    guarda che tra un po’ ti interrogo! ti do qualche ora, dai. poi però ovviamente roundmidnight mi devi illuminare. :)

  17. utente anonimo scrive:

    Sono venuta spesso in Toscana ,di solito canto in giro dove capita e dove mi porta la musica..non solo il jazz,che adoro e che è stato il mio primo linguaggio.. viviamo in un paese difficile dove se decidi ,come ho fatto io di vivere solo di musica e di cantare e soprattutto se non canti la musica classica allora devi inventarti mille modi per andare avanti e non mollare..io lotto ogni giorno per fare in modo che vivere di musica non diventi un lusso ma è dura,ho fatto concerti anche fuori dall’Italia e ,per esempio ,in Francia hanno un rispetto diverso nei confronti di chi ha scelto di fare musica nella vita… è una necessità profonda che ha bisogno di energia e di essere continuamente alimentata.

    alice

  18. Non è un periodo dei migliori. Ma passerà, esattamente come tutti gli altri…

    grazie della visita!

    un abbraccio

  19. nocedifool scrive:

    per alice – “una necessità profonda che ha bisogno di essere alimentata”…

    in bocca al lupo sinceramente, alice.

    noce

  20. quoyle scrive:

    @noce gia gia ti devo illuminare, cosi’ magari mi vai in cortocircuito te ed il tuo rapporto con la tecnologia. Twilight Zone…. succedono cose inspiegabili:-)

    @Myfavourite anche a te

    @alice si sente da queste poche parole la passione enorme che hai per la musica, mi piacerebbe ascoltarti se vieni da queste parti qualsiasi cosa canti fammi sapere che vengo volentieri. Sai anche io ho provato per un po a farlo come mestiere ma e’ durissima, troppi compromessi, in Italia la musica non e’ rispettata, gli artisti sono trattati come arredamento quando va bene, in Francia certamente e nel nord europa le cose sono diverse, la musica e’ un modo di vivere la propria passione dignitosa. Hai tutta la mia stima perche’ ci vuole coraggio per alimentare quella necessita’. Io alla fine per alimentare la mia necessita’ di essere invaso dalla musica che e’ il mio pensiero costante della giornata, la mia risorsa nascosta, insomma le noccioline di superpippo:-)) , ho aperto questo blog che mi permette di parlare, di raccontare la musica, raccontare come la vivo questa necessita’, questa passione, questo desiderio feroce di ascoltare e suonare (per citare Jarrett..)

    A presto

  21. utente anonimo scrive:

    Si sente la tua passione incredibile per la musica,hai la rara capacità di ascoltarla veramente e di comunicarla con tutte le sfumature…la musica è una vibrazione ed è come ci suona in quel momento che ci colpisce più o meno e ad ognuno in maniera diversa…entriamo in risonanza ma per riuscire a farlo bisogna restare morbidi e lasciarsi portare,abbandonarsi.

    La prima volta che sono entrata per sbaglio in questo blog ho capito che sei tra quelle persone che hanno la capacità di donarsi nell’ascolto..e di donare agli altri le emozioni provate.

    Verrò a trovarti ancora perchè questo è un bel posto.

    a presto

    alice

    p.s.

    grazie noce,inboccallupo!!

  22. utente anonimo scrive:

    p.p.s.

    grazie noce,crepillupo!!!

    alice

  23. quoyle scrive:

    Alice quanto e’ vero restare morbidi ed abbandonarsi e farsi invadere dalla musica,

    A presto allora!

    Quoyle

  24. agense scrive:

    Brad Mehldau… me lo ha fatto scoprire un tipo, è una delle cose belle che mi ha lasciato… negli ultimi tre anni non me ne sono persa uno di concerto fatto dalle mie parti, siamo tornati insieme a sentirlo meno di un mese fa, ha fatto qualcosa come 4 o 5 bis, una cosa incredibile… grazie del passaggio dalle mie parti, ripasserò :)

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