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Travelling PartII (Calling you)

quoyle Luglio 7th, 2005

Giornata strana, odori autunnali nel vento, una luce particolare, il colore del cielo con le nuvole aperte che lo avvolgono. Un desiderio forte di abbandonarsi, di lasciarsi andare, non so un senso quasi di irrealta’ di benessere unito ad una vaga lontana inquietudine. Essere qui ed essere altrove, gia’ una strana quiete nell’aria e nei pensieri, e questa strana sensazione addosso che non capisco, ecco come non essere dentro se stessi, ma persi altrove ed e’ bello questo essere completamente avvolti, preparandosi per un viaggio, per un momento di sospensione una volta tanto un viaggio per me stesso, dentro me stesso, niente piani, niente aspettative, una strada davanti, dei punti di sosta da raggiungere, della musica da suonare, della musica da ascoltare, dei paesaggi da guardare, dei pensieri da gustare, ossigeno da respirare……………….

                                         parto, sto via per un po, rigenero

                                                                    Mr. Quoyle ha bisogno di me, torno presto :-)

Calling you (Bob Telson)

Desert road from Vegas to nowhere

Someplace better than where you’ve been

A coffee machine that needs some fixing

In a little cafe just around the bend.

I am calling you

Can’t you hear me

I am calling you.

Hot dry wind blows right through me

Baby’s crying and I can’t sleep

But we both know a change is coming

It’s coming closer

Sweet release.

I am calling you

I know you hear me

I am calling you

I am calling you

I know you hear me

I am calling you

Desert road from Vegas to nowhere

Someplace better than where you’ve been

A coffee machine that needs some fixing

In a little cafe just around the bend

Hot dry wind blows right through me

Baby’s crying and I can’t sleep

And I can feel a change is coming

coming closer Sweet release.

I am calling you

Can’t you hear me

I am calling you

(On AiR HoLLy CoLe CalLinG yOu)

Un anno fa :

15 Responses to “Travelling PartII (Calling you)”

  1. hobbson 07 Lug 2005 at 16:03

    ..buon viaggio Mr. Quyle,

    stavolta mi hai rubato le parole dalle tasche…

  2. hobbson 07 Lug 2005 at 16:04

    Quoyle..:)

  3. recelon 07 Lug 2005 at 17:37

    ehi, la vaga lontana inquietudine è sempre anche mia, prima di partire…

    fai buona strada, dentro e fuori di te.

    e torna con un carico denso di racconti per noi…

    baci

  4. ArabianPhoenixon 07 Lug 2005 at 19:52

    buon frullo d’ali…

  5. Pannonicaon 07 Lug 2005 at 20:45

    “And I can feel a change is coming

    coming closer Sweet release”.

    Adoro questa canzone. E il viaggio. Ovunque porti.

    Bacio

  6. ermionetraipinion 08 Lug 2005 at 11:36

    respira…

    i colori diventano diversi…

    ;-)

  7. farinaon 08 Lug 2005 at 14:11

    ; )

  8. auranoiron 08 Lug 2005 at 16:19

    Mr Quoyle….ci vedremo ad UmbriaJazz? Io sabato sono al Morlacchi a vedere Mehldau solo….

  9. ruckerton 08 Lug 2005 at 17:59

    ciao mr quoyle, se non ti dispiace, in tua assenza mi rifugerò ogni tanto da queste parti così potrò leggere un po’ di arretrati. Ciao

  10. gulliverianaon 09 Lug 2005 at 18:03

    Ti aspettiamo…

    OT

    Trovo adatta a questo post Calling you che sento ora in sottofondo.

  11. utente anonimoon 10 Lug 2005 at 17:27

    Confi ti penso tanto tanto e mi manchi…Ma ogni volta che sento la tua voce, in questi giorni così bella e serena,mi sento felice! ;)

    Ma lo sai che, di tutti i brani che suoniamo, calling you è quello che secondo me ci “esprime” meglio?!

    Uff…E dire che ti voglio troppo bene per dirti di tornare presto…Sarei un’egoista!

    Stai bene e …Un abbraccio forte forte.

    LOTTA

  12. diamondson 14 Lug 2005 at 02:24

    ombre dal profondo(e diesis corsari)

  13. Jazzeron 15 Lug 2005 at 17:00

    Il problema non è - solo - quello che per un po’ non ti leggerà; la cosa più grave è che quando tornerai avrai tanta di quella musica di cui parlarci che sarà dura starti dietro :-)

    Ti aspetto

  14. Omdahhon 18 Lug 2005 at 11:51

    Avete presente quelle amicizie che non hanno bisogno di essere curate come i fiori perchè riescono a ripulire il territorio emotivo come la canapa? Quelle amicizie che si accendono basta il contatto ? Che sentirsi dopo un anno è come riprendere il discorso di stanotte?

    Ecco.

    Non è facile.

    Perchè è un dono.

    Come la trance musicale.

    La vita quotidiana ha i suoi giri di blues.

    A volte gira al contrario, hehe.

    A volte he si giirha a vuuoto…

    Ma quando l’amicizia si manifesta è pura improvvisazione.

    Mi sono spiegato.

    Allora mentre sarai di ritorno dal centro di te stesso ; un centro diffuso probabilmente fra Arezzo Wawe (tremenda la sezione ritmica di Zawinul), Umbria felix e i corsi e ricorsi della Fortezza ; pensa a quello che sto per dirti.

    A questa perdita di tempo.

    Sto meditando (hehe) un montaggio di tutti i più bei scatti del mondo.

    Del mondo, incluso anche la storia e gli animali.

    Sarebbe triste espellermi in modo brutale, animale…

    Il montaggio (parola ambigua), la composizione è più naif, avrà un titolo.

    “La vita a morsi di chi non ha i denti ma ti mastica con l’anima”.

    E’ un titolo troppo lungo e pretenzioso.

    Ma insieme ce la faremo.

    A ridurlo (aspetto consigli, tipo opposizione politica alla riforma dei titoli nobiliari).

    Sono stati giustamente abrogati.

    Diceva Totò, ridendo.

    Ma c’è chi vuole reintrodurli.

    A costo dell’onore perduto, hehe.

    Io dico va bene.

    Hai bisogno di questo titolo per sopravvivere?

    Non ti interessa vivere? Semplicemente?

    No?

    Va bene.

    Azzeriamo il debito pubblico con la vendita dei titoli nobiliari.

    Facciamo la rivoluzione nobiliare all’incontrario.

    E da lì si riparte senza privilegi borghesi.

    Gli vendiamo solo il titolo.

    Senza denti, hehe.

    Sperando, a quel punto, che l’acquisto sia nobile.

    Sul serio.

    Che i conti, come diceva l’omino buffo dalla linguaccia, possano essere contati.

    Perchè.

    Nella vita le cose che contano spesso non possono essere contate e viceversa enumerando.

    Insomma.

    Vendiamo fumo.

    E che l’ambiguità faccia il suo corso.

    Sia di stimolo, hehe.

    Meglio la rabbia della noia.

    La rabbia è potenziale.

    Quanta rabbia c’era per esempio in Marco ?

    Penso nessuna.

    Era timido e gentile.

    Anche se sulla strada ti decapitava.

    Un taglio secco come il suo scatto.

    E rimanevi incollato al televisore.

    Gridando “fagli male” con tutto l’amore possibile.

    Fallo.

    Lealmente.

    Come piace pensare ai cicloturisti.

    A chi ama essere il motore del proprio veicolo.

    E invece noi non lo abbiamo sorretto.

    Quando l’errore scoperto poteva essere la sua liberazione.

    E la rabbia.

    La rabbia, da cani bastardi, era tutta di chi si è permesso di perderlo.

    Alterandolo.

    Con l’illusione delle forze esogene.

    Chiamarli allenatori questi qui.

    Chiamarli allenatori in uno sport che applaude l’ultimo come il primo (ti posso assicurare l’ultimo più del primo) è un offesa alla lealtà e a tutte le sue forme.

    In uno sport dove l’avversario è sacro perchè nobilita veramente la tua vittoria.

    Mi sarei aspettato un gesto clamoroso da chi lo gestiva.

    E’ colpa mia.

    Da giovane faceva già la differenza.

    Nel vuoto della sola fatica.

    Noi.

    Invece lo abbiamo bruciato nella farmacia delle scorciatoie.

    E’ ora di fermarsi.

    Fare tappe brevi con l’obbligo per i professionisti di correre tutto l’anno.

    Di esporsi tutto l’anno ai controlli e ai progressi costanti dell’allenamento.

    Perchè la fai così lunga questa tirata, ti chiederai.

    Perchè questo allungo?

    Perchè Marco sul Galibier ci ha spappolato il neurone specchio.

    (I neuroni specchio sono un’ interessante scoperta delle neuroscienze… in pratica quando uno fa qualcosa e noi lo vediamo, abbiamo le stesse aree cerebrali accese ” anche se stanno impazzendo sul rapporto vittima carnefice, hehe”).

    E per quello scatto dalle conseguenze epiche.

    Suppongo di aver trovato anche la doppia colonna sonora.

    Per la fase esplosiva , che deve raccordare quattro immagini sincrone (ritmo della pedalata, ritmo del gruppo dove la selezione si nota dai visi tirati e al limite) di cui due invisibili (il ritmo del cuore e il pensiero che prepara l’attacco) ho scelto Reggatta de Blanc dei Police.

    C’e attesa energica e poi lo scoppio.

    Il resto ce lo godiamo con Bring on the Night.

    La discesa, le braccia alzate, la commozione.

    Insomma.

    Si tratta di musicare lo scatto che dura.

    Nel tempo.

    Come questa amicizia inesistente.

    Perchè il bello (è proprio il caso di dirlo, hehe) è che non ci conosciamo.

    p.s

    Hai letto la stroncatura del concerto romano di Keith apparsa sul manifesto di ieri ?

    Facendo una sintesi estrema vi si legge che a Roma sono state servite soltanto le briciole.

    Su piatti e schemi scontati.

    Per di più annoiati.

    E che invece l’impegno e l’estasi da un pò di tempo sono riservati soltanto al pubblico giapponese.

    Concerto di Tokyo eccetera ceterarum bum.

    Come a confermare che il tema iniziale di “I love You”, quella incredibile e vibrante leggerezza.

    Non è magia riservata agli italiani.

    Ma sarà vero?

  15. evdeaon 03 Feb 2007 at 14:57

    con questo pezzo ti ho conosciuto con questo pezzo ti ritrovo…
    buffe coincidenze.

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