Luna Rossa
agosto 17, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, Live Music
Metti che ancora una volta ti ritrovi a suonare con un uragano dentro. Arrivi, cazzo ti tocca sorridere non hai voglia, vorresti scomparire da qualche parte, stare solo, ma solo davvero che tanto lo sai come andra’ la serata.
Ogni movimento costa fatica, scaricare il pianoforte collegarlo, fare le prove del suono. Si inizia subito a suonare stasera siamo nel palco piccolo, serata lirica, tutti bolero, Lagrimas Negras, Obsession, Contigo en la distancia, Esta Tarde vi Llover, Tres palabras, ed ancora giu’ negli angoli delle canzoni belle del sudamerica, Dos Gardenias sempre non puo’ mancare. Le apuane davanti bellissime, l’aria e’ tersa, e tutta questa bellezza fa ancora piu’ male, perche’ vorresti che non ci fosse quella meraviglia fuori con quello che ti si agita dentro che il contrasto e’ troppo forte, Paolo come sempre a modo suo capisce intuisce che non sto troppo bene, facciamo quattro passi prima di iniziare e parlo un po, racconto certo che non capira’, ma ho un bisogno disperato di parlare. Alle 9 precise si inizia a suonare,si ascolta bene sul palco, e tutti i miei pensieri sono li su quei tasti, ancora una volta la musica e’ panacea, mi accoglie, mi rassicura, i pensieri tentano di scappare costantemente attraverso quel mare che e’ dietro di me bellissimo.
La serata scorre tranquilla senza sussulti con molti spettatori attenti, sento che mi ascoltano, lo vedo, alla fine del concerto qualcuno viene da me cercando di parlare, ma non ce la faccio, non ho voglia sono completamente ripiegato come un foglietto di carta mille volte su me stesso, parola su parola, piega su piega. La serata scorre piatta tra beghe ‘contrattuali’ (le solite discussioni inutili su 10 euro in piu’ o in meno), battute di pessima qualita’, vino argentino (bonarda argentina ma si puo’??) di pessima qualita’, rhum. Dopo aver ingerito la giusta quantita’ di alcol, inizio ad interagire con qualcuno, e si fanno le 2. Tornando verso casa, vengo attratto da una luna meravigliosa che scende sul mare, sono stanco, ma mi fermo, mi siedo su uno scoglio in fondo al molo di Marina di Massa e la vedo scendere finche’ della luna non rimane una piccola macchia rossa che scompare all’orizzonte, e’ bella la luna, fin da piccolo mi ha affascinato, e vorrei rimanere su quello scoglio, vorrei che la vita fosse quel rumore della risacca, le luci lontane di qualche paese di cui non conosco il nome, la luna che si tuffa nel mare, nessuno in giro, nessun rumore di umanita’, niente motori, il vento freddo che mi accarezza la pelle. Rimango in questo stato di trance emotivo, per un bel pezzo forse un ora non so perche’ ho perso il senso del tempo, poi mi rimetto in moto verso casa. Arivato a Viareggio, sento che non ce la faccio, mi fermo ad un Autogrill e mi addormento, magicamente mi risveglio alle 7.30 in mezzo al rumore del giorno delle macchine, quel ricordo di quella luna, di quel silenzio aggredito dalla bruttura dell’Autogrill, che risveglio, cerco di mettere in moto e…. cazzo ho dormito con i fari accesi, batteria a terra, compro i cavi, fermo un tizio e faccio ripartire la carretta, la luna e’ sempre piu’ lontana, ho la nausea. Rientro a casa, una doccia appoggiato alle pareti del box, lascio scorrere l’acqua, la mia casa mi accoglie mi ripara, mitiga quella sensazione di squallore di quel risveglio ’sguaiato’. Ed eccomi in ufficio ad iniziare una giornata di lavoro, con la luna rossa che mi continua a parlare.
LUNA ROSSA
(Vian / De Crescenzo)
Caetano Veloso
Vaco distrattamente abbandunato…
Ll’uocchie sott”o cappiello annascunnute,
mane ‘int”a sacca e bávero aizato…
Vaco siscanno ê stelle ca só’ asciute…
E ‘a luna rossa mme parla ‘e te,
Io lle domando si aspiette a me,
e mme risponne: "Si ‘o vvuó’ sapé,
ccá nun ce sta nisciuna…"
E i’ chiammo ‘o nomme pe’ te vedé,
ma, tutt”a gente ca parla ‘e te,
risponne: "E’ tarde che vuó’ sapé?!
Ccá nun ce sta nisciuna!…"
Luna rossa,
chi mme sarrá sincera?
Luna rossa,
se n’è ghiuta ll’ata sera
senza mme vedé…
E io dico ancora ch’aspetta a me,
for”o barcone stanott’ê ttre,
e prega ‘e Sante pe’ mme vedé…
Ma nun ce sta nisciuna…
Mille e cchiù appuntamente aggio tenuto…
Tante e cchiù sigarette aggio appicciato…
Tanta tazze ‘e café mme só’ bevuto…
Mille vucchelle amare aggio vasato….
E’a luna rossa mme parla ‘e te
Io lle domando si aspiette a me,
e mme risponne: "Si o vvuo’ sape,
cca nun ce sta nisciuna…"
E io chiammo ‘o nomme pe’te vede
ma, tutt’a gente ca parla ‘e te,
risponne: "E tarde che vuo’sape?!
Cca nun ce sta nisciuna!…"
E io dico ancora ch’aspetta a me,
for’o barcone stanott’e ttre,
e prega ‘e Sante pe’mme vede…
Ma nun ce sta nisciuna…
Disaccordi

Giornata, giornate strane, umore indefinibile, solitudini in mezzo a tanta gente, musica tanta unica consolazione. Non riesco a spiegare cosa succede quando suono, mi dimentico di tutto, sospendo il tempo ed i pensieri per quelle due ore, cercando solo il pensiero musicale della serata, l’intesa con gli altri musicisti.
Suono aggressivo e duro in questi giorni, soli spigolosi ritmici, cluster di note spigolose, per scaricare, la musica latinoamericana aiuta in questo , pianoforte percussivo, ieri sera una meraviglia suonare con 5 percussionisti, un muro di suono, tutti sudamericani, conga, timabales, batteria, bongo e percussioni leggere, tre quattro soli liberatori, usando il pianoforte come la sesta percussione con in piu’ la gioia di avere possibilita’ armoniche, piu’ che accordi disaccordi, i disaccordi dei miei pensieri, suoni aspri e non armonici, ogni tanto cedo alla mia tendenza lirica, ma in generale sono gruppi di note aspri colpi di percussione sul pianoforte.
La jam finale di guantanamera durata credo qualcosa come 30 minuti, con qualcosa come 15 musicisti sul palco, alternandosi tra pianoforte, conga, timbales, voce, e’ stata liberatoria, la fine mi riporta ai miei disaccordi, al mio vedere e sentire i colori in maniera alterata, in maniera ovattata, ritorno solo, non riesco a parlare, non riesco ad ascoltare. Sono stanco, ma di quella stanchezza che non trova giovamento dal riposo, non trova giovamento in nulla, se non nel bisogno di comprensione, nel bisogno di ascolto, nel bisogno di dolcezza. Vorrei saper dire le cose che ho dentro, vorrei essere libero di provare le cose che ho dentro, vorrei essere sommerso, lasciarmi sommergere, non avere pudori, amare ed essere amato come quella musica che mi sommerge, mi possiede completamente in ogni situazione anche la piu’ complicata musicalmente, sospendere il giudizio, sospendere la paura, sospendere le insicurezze, sospendere il tempo, uscire, rientrare come nel solo cubano o bebop piu’ difficile, essere diesis e bemolle, maggiore e minore….e ci provo, continuo a provarci a comportarmi in questo modo, ma non riesco o forse semplicemente non e’ possibile almeno per me vivere in questo modo ed intanto continuo a suonare, sempre forse per capire qual’e’ la magia che mi permette di sentirmi pienamente me stesso davanti ad una tastiera e cosi’ nudo ed indifeso alla fine.
(On AIr Chucho Valdes La ComParsA)
Danilo Rea – Lirico
agosto 12, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Pianoforte
Danilo Rea Lirico
Questo disco mi incuriosiva, come possono essere rese con il linguaggio del Jazz, le arie della tradizione Lirica? Ebbene questo lavoro di Rea fornisce la risposta, con gusto ed amore per quel materiale. Solo un pianista con le forti basi classiche ed incursioni continue nella tradizione pop, poteva firmare un lavoro del genere. Sono rimasto colpito profondamente da questo ascolto, probabilmente avendo nel mio DNA musicale piu’ italianita’ di quanta ne potessi immaginare.., L’intermezzo della Cavalleria rusticana e’ un piccolo capolavoro che Rea rende magistralmente, possiede il pezzo, ci entra dentro ascoltandone le pieghe piu’ intime. Tutto il lavoro fortunatamente e’ molto pacato, lasciando la tecnica pirotecnica di Rea in sottofondo, nessuna prova di forza per questo disco in cui Rea a mano libera sfumando, gira intorno alla bellezza delle melodie di Puccini, Bizet, Bernstein e Verdi. Si gia’ proprio Verdi, l’interpretazione di Va pensiero di Verdi e’ un’altro buon motivo per ascoltare questo disco insieme all’aria della Tosca E lucean le stelle, dove il mood notturno, lunare di Rea viene fuori completamente riscaldando e riempiendo di autentico sentimento la melodia della Tosca.
Rating: 




Dos Gardenias Ibrahim Ferrer Cerritos CA USA 21 Jan 2002
Ecco on air una versione registrata e salvata dall’oblio di Dos Gardenias cantata Live da Ibrahim Ferrer il 21 Gennaio del 2002 in California shhhhhhhhhhhh! un regalo per noi che possiamo ascoltarla:-)

Ibrahim Ferrer

Sabato e’ morto uno dei grandi musicisti di Cuba Ibrahim Ferrer, non voglio usare tante parole, ci sono in giro per la rete tanti bei ricordi della sua carriera, con alti e bassi riportato al successo da Wim Wenders.
Voglio ricordarlo, ed a modo mio ringraziarlo per emozioni che la sua voce ha regalato, a sua volta riportando indietro dall’oblio artistico pezzi dello spessore di Dos Gardenias nel film Buena Vista Social Club. Il brano e’ della grande Isolina Carrillo nata all’ Havana nel 1907 quando la musica che andava per la maggiore era il Danzòn. Isolina e’ una figura carismatica della musica cubana, e’ cresciuta in un ambiente povero ma ricco di musica, suo padre suonava il laud. Ebbe l’opportunita’ di studiare al conservatorio dell’ Havana con ottimi risultati ottenendo quindi una borsa di studio per suonare con l’orchestra del conservatorio.
Isolina fu una figura melodica e flessibile la si puo’ trovare alla tromba o al pianoforte, oppure come vocalista con Siboney Vocal Conjunct.Tra le canzoni piu’ famose composte da Isolina troviamo Miedo a ti, Soy tu destino, Canción sin amor, Viviré para amarte, Fiesta de besos, Increíble, Sombra que besa ed il suo successo piu’ grande Dos Gardenias registrata per la prima volta nel 23 Aprile 1947, un brano che la stessa Isolina definira’ " piu’ che un successo commerciale, un vero e proprio pezzo della mia vita" ed un pezzo della mia vita con l’interpretazione di Ibrahim Ferrer.
Dos gardenias para ti
con ellas quiero decir
te quiero, te adoro, mi vida.
Ponles toda tu atencion
porque son tu corazon y el mio.
Dos gardenias para ti
que tendran todo el calor de un beso
de esos que te di
y que jamas encontraras
en el calor de otro querer.
A tu lado viviran y te hablaran
como cuando estas conmigo
y hasta creeras
que te diran te quiero.
Pero si un atardecer
las gardenias de mi amor se mueren
es porque han adivinado
que tu amor se ha marchitado
porque existe otro querer.
Dos gardenias…para tí.
(On AiR Dos GardenIAs il miO NuoVo PiaNo DigiTale)















