WIld is the wind (Il lungo addio)

settembre 26, 2005 by quoyle  
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"Naturalmente. Non c’e’ altro che la finzione.
 Non esiste nient’altro. Qui dentro," e si tocco’
il petto con l’accendino, "non c’e’ nulla.
Ne ho abbastanza, Marlowe.E’ da un pezzo
che ne ho abbastanza. Bene… ora e’ tutto chiaro credo"

Mi ritrovo in una giornata strana, con una situazione assolutamente imprevista, dopo un paio di notti di sonno saltate. Erano anni forse che non passeggiavo in centro per la citta’ di mattina, ricordi, gli anni dell’universita’, le panchine in piazza santa caterina, quanti appunti scambiati su quelle panchine, quanti pomeriggi passati, le serate a scambiarsi baci, i sogni raccontati, quelli neanche confessati. E questa strana sensazione addosso, un mantello di tristezza, immagini che si rincorrono, una bicicletta in due dopo un esame davanti alla marzotto, dove e’ finito quel ragazzo che pedalava, dove e’ finito quello sguardo che pensava fosse tutto possibile, forse ho sbagliato a voler rimanere aggrappato a questa citta’, citta’ aspra ed inospitale, legato a questo posto , legato ai tempi dell’universita’. I miei amici tutti andati via di qui, partiti come e’ giusto io no, forse per paura di cambiare, per paura di abbandonare il mio guscio, di vedere. Ma arriva sempre il momento in cui sei costretto a vedere, puoi girarti, puoi nasconderti, puoi fuggire alla fine arriva qualcosa che ti costringe a vederti dentro, a vedere dentro di te quell’inquietante buco nero che si sta divorando la tua anima. Un amore grande che non ho saputo preservare e curare, un amore che e’ parte integrante di come sono, fa parte di me, un lavoro in cui ho sempre giocato al ribasso, una massa di talenti sprecati, lasciati in cantina. Una visione del mondo assolutamente ‘fuori’, non saper vivere, perche’ e’ chiaro che non ho mai imparato a farlo…

 

E questo mostro vorace dentro di me, che non si accontenta che e’ avido di amore, di affetto, mi distrugge, mi annienta, l’amore spesso fa paura, e’ piu’ semplice scappare, fuggire andare via. E queste pareti di una casa che ho voluto che mi stanno strette, pareti che hanno visto quello che non dovevano, che sono state testimoni della mia follia. Il freddo che ho addosso, il malessere fisico, reale, i pensieri che corrono troppo veloci per me, la grande illusione che ogni volta mi frega, che il mondo sia un posto migliore di quello che realmente e’, che anche io nel mio piccolo microcosmo non riesco a rendere pacifico.., i silenzi, le cose non dette, l’impossibilita’ di invertire situazioni, e’ un brutto momento questo..

"Si volto’, e attraverso’ la stanza ed usci’.
Guardai la porta che si chiudeva. Ascoltai i suoi passi

che si allontanavano nel corridoio dal pavimento in finto marmo.
Dopo qualche attimo divennero fiochi, poi non udii piu’ nulla.
Continuai ugualmente ad ascoltare. Per quale ragione? Desideravo
che si fermasse, improvvisamente, e si voltasse e tornasse indietro
a parlarmi, a scacciare da me l’amarezza che provavo? Bene non lo fece."

(Raimon Chandler il Lungo Addio)

(ON AIr Fred Hersch WiLD Is THE WinD)

 

Slow Excavation

settembre 25, 2005 by quoyle  
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(On Air Slow Excavation Alan Pasqua Russian Peasant… )

Pausa

settembre 19, 2005 by quoyle  
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In tutti gli spartiti che si rispettino esistono pause, di rigenerazione, oppure di sospensione tra un movimento ed un altro, non ne ho fatte molte suonando da queste parti, e’ arrivato il momento di farne una, la musica e’ fatta principalmente di silenzi.

(On AIR ThE WInD KeItH JARreTt)

The Way you look tonight

settembre 17, 2005 by quoyle  
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The Way you look tonight (J. Kern)
Some day, when I’m awfully low,
When the world is cold
I will feel a glow just thinking of you…
And the way you look tonight.
Yes you’re lovely, with your smile so warm
And your cheeks so soft,
There is nothing for me but to love you,
And the way you look tonight.

With each word your tenderness grows,
Tearing my fear apart…
And that laugh that wrinkles your nose,
It touches my foolish heart.
Lovely … never, ever change.
Keep that breathless charm.
Won’t you please arrange it ?
’cause I love you … just the way you look tonight.
Just the way you look to-night.

L’ultima domanda

settembre 15, 2005 by quoyle  
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"Le stelle e le Galassie morirono e si spensero, e lo spazio, dopo dieci trilioni d’anni di decadimento, divenne nero.

Un individuo alla volta, l’Uomo si fuse con AC, e ciascun corpo fisico perdeva la sua idoneità mentale in un modo che, a conti fatti, non si traduceva in una perdita ma in un guadagno.

L’ultima mente dell’Uomo esitò, prima della fusione, contemplando uno spazio che comprendeva soltanto i fondi di un’ultima stella quasi spenta e nient’altro che materia incredibilmente rarefatta, agitata a casaccio da rimasugli finali di calore che calava, asintoticamente, verso lo zero assoluto. «È questa la fine, AC?» domandò l’Uomo. «Non è possibile ritrasformare ancora una volta questo caos nell’Universo? Non si può invertire il processo?,»

MANCANO ANCORA I DATI SUFFICIENTI PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA, disse AC.

L’ultima mente dell’Uomo si fuse e soltanto AC esisteva, ormai… nell’iperspazio."

(Isaac Asimov L’ultima domanda)

Spesso mi agito, continuo a combattere contro la tendenza disarmante a rendere complicatissime cose che non lo sono affatto, contro il caos che sembra destinato ad aumentare senza possibilita’ alcuna di invertire il processo. Continuo a cercare il mio equilibrio interiore, essendo lontanissimo da una situazione di equilibrio… ed un sistema lontano dall’equilibrio ha in generale molte strade da prendere, perturbazioni uguali possono produrre stati finali diversi. Il futuro non e’ deciso, il futuro non e’ determinato.

Vorrei scoprire e regalare alle persone che amo il modo di invertire l’entropia, come fregare il secondo principio della termodinamica e quella maledetta freccia del tempo che sembra governare la nostra vita, l’irreversibilita’ delle scelte, l’irreversibilita’ della marcia del tempo. Ed invece mi ritrovo spesso in preda alla complicazione all’aumento dell’entropia, l’equilibrio arriva al massimo dell’entropia, quindi per arrivare ad uno stato di equilibrio occorre massimizzare l’entropia del sistema, solo in questo modo davanti ad una perturbazione si riesce immediatamente a riprendere lo stato di equilibrio perduto, ogni tentativo di riprendere l’equilibrio al di fuori del caos e’ illusorio…

La semplicita’ passa dal caos, la semplicita’ passa dalla complessita’, per arrivare ad un punto stabile occorre percorrere le strade dell’incertezza e del caos anche nel nostro mondo interiore.

"Materia ed energia erano terminate e, con esse, lo spazio e il tempo. Perfino AC esisteva unicamente in nome di quell’ultima domanda alla quale non c’era mai stata risposta dal tempo in cui un assistente semi-ubriaco, dieci trilioni d’anni prima, l’aveva rivolta a un calcolatore che stava ad AC assai meno di quanto l’uomo stesse all’Uomo.

Tutte le altre domande avevano avuto risposta e, finché quell’ultima non fosse stata anch’essa soddisfatta, AC non si sarebbe forse liberato della consapevolezza di sé.

Tutti i dati raccolti erano arrivati alla fine, ormai. Da raccogliere, non rimaneva più niente.

Ma i dati raccolti dovevano ancora essere correlati e accostati secondo tutte le relazioni possibili.

Un intervallo senza tempo venne speso a far questo.

E accadde, così, che AC scoprisse come si poteva invertire l’andamento dell’entropia.

Ma ormai non c’era nessuno cui AC potesse fornire la risposta all’ultima domanda. Pazienza! La risposta – per dimostrazione – avrebbe provveduto anche a questo.

Per un altro intervallo senza tempo, AC pensò al modo migliore per riuscirci. Con cura, AC organizzò il programma.

La coscienza di AC abbracciò tutto quello che un tempo era stato un Universo e meditò sopra quello che adesso era Caos. Un passo alla volta, così bisognava procedere.

LA LUCE SIA! disse AC.

E la luce fu … "

(Isaac Asimov L’ultima domanda)

(On AiR JohN ScoFielD Time MArches On)

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