Close enough for love
Un’altro standard meraviglioso, Johnny Mandel Close Enough for love dal film Agatha del 1978, una composizione magnifica, testo e musica. Un grandissimo compositore ed arrangiatore Johhny Mandel, ha composto brani splendidi molti dei quali legati al cinema (A time for love, The shadow of your smile solo per citarne un paio). Un personaggio eclettico che ha iniziato la sua carriera come trombonista nelle orchestre di swing, per arrivare alle colonne sonore.
Questo brano, ha alcune interpretazioni eccellenti (famosa quella di Shirley Horne nel disco omonimo), Diane Reeves nel disco That Day, Tony Bennett, ma quella che preferisco e’ nella interpretazione di Brad Mehldau e Fleurine. L’accompagnamento di Mehldau e’ cosi’ morbido e delicato attento alle sfumature del testo, accompagna dolcemente nella malinconia del brano la voce di Fleurine, questa interpretazione e’ l’essenza del duo pianoforte voce, Mehldau riesce a mettere via tutta la sua tecnica per donare a Fleurine un tappeto morbido su cui posare la voce, poesia. E’ uno standard di quelli che mi portano via, perfetta sinergia di testo e musica, le parole chiave del testo poggiano sulle note chiave dell’armonia, alternanza costante di maggiore e minore, apertura incredibile del ritornello ed aria complessivamente malinconica. E’ veramente emozionante suonare brani come questo, non so da dove arrivi questa magia, ma esistono note, alterazioni e parole che riescono a dire "This old world couldn’t be half as bad ", decisamente uno dei miei standard favoriti di quelli che non sai cosa daresti per averlo scritto tu…insieme ad un’altro capolavoro di cui avevo gia’ parlato come Never Let me go.
Close enough for love (Williams/Mandel)
You and I, an unmatched pair
Took the time to touch, to share
Worlds apart the night we met
We braved the odds and won the bet
Not perfect yet
But close enough for love
How old-fashioned, pure romance
Shared a kiss and shared the dance
Shared the body and bouquet
We’ll taste the wine another day
When you and I
Are close enough for love
Not just lovers, more than friends
Who knows where one starts, one ends?
Tracing lights through sleepless nights
That I’ll remember always
Always long goodbyes and tearful looks
Hold up well in poems and books
But you and I have life to hold
The greatest story never told
Not perfect yet
But close enough for love
Just A Little Lovin’
Just a little lovin’
Early in the morning
Beats a cup of coffee
For starting off the day
Just a little lovin’
When the world is young
And makes you wake up
Feeling good things
Are coming your way
This old world wouldn’t be half as bad
And wouldn’t be half as sad
If each and everybody in it had
Just a little lovin’
Early in the morning
A little extra something
To kinda see them through
Nothing turns the day on
Or really gets it dawning
Like a little bit of lovin’
From some lovin’ someone like you
This old world couldn’t be half as bad
And wouldn’t be half as sad
If each and everybody in it had
Just a little lovin’
Early in the morning
Just a little lovin’
Early in the day
Just a little lovin’
Early in the morning…
(on Alr Brad MeHldau FleURine Close EnouGh For LoVe)
Un anno fa :















a proposito di “standards” …. tra i tanti che amo mi piace sempre ascoltare una nuova versione di “estate” di Bruno Martino e non è affatto per motivi “patriottici”. è vero anche che la meno “ostica” da ascoltare… ma di certo la più suonata (almeno dalle mie “assidue ” frequentazioni jazz).

Sebbene, lo standard che ascolterei 100 volte al giorno è My favourite Things…strumentale ovviamente. A parte Coltrane ne esistono una quantità quasi indefinità di versioni…ed io sono alla ricerca di tutte le versioni eheh
grazie per l’ascolto di questa musica…, in rete per i jazzofili c’è sempre poco, rispetto ad altra “immondizia” musicale
ciao
arciere
…mi maledico per il mio inglese mediocre, tale al punto da non
cogliere le sfumature (ma si può?)…
ma passo sempre e sempre mi piace
@Arciere, si Estate e’ un bel brano, costruito proprio bene, infatti e’ molto suonato anche all’estero, probabilmente uno dei pochi brani italiani che e’ diventato uno standard internazionale (un peccato perche’ ce ne sono una miriade, Pieranunzi periodicamente riscopre una qualche canzone italiana che e’ una meraviglia, NOn dimenticar le mie parole etc..) .My favourite things credo esistano un numero tendente all’infinito di versioni, dio quanto e’ difficile quel brano, ho cercato spesso di suonarlo, ma il pregiudizio di Trane e di tutte le versioni che ho ascoltato rendono quasi impossibile suonarlo
A presto
Q
@hobbs, si puo’, l’inglese alcune volte mi stupisce per le espressioni meravigliose che fornisce e per come suonano meravigliosamente bene. E’ quasi impossibile tradurre alcune cose, e questo pezzo ha un bell’inglese, suona bene questa frase in particolare la ripeto la ripeto mi piace
Who knows where one starts, one ends?
Tracing lights through sleepless nights
Un saluto a presto
Q
Sei sempre puntuale…
Come il sole nell’estate.
E la luna nel pozzo.
G-odo e odo.
Tutto il doppio senso.
Con rinnovata stima.
quando poi capirò cos’è uno standard riuscirò a seguire meglio… ehm… ignorante eh? comunque qui mi piace sempre.
@Omdahh Grazie 1000 , preferisco la luna nel pozzo:-)
@Albaviola, uno standard e’ un brano che e’ diventato parte di un gruppo di brani che ogni buon musicista jazz dovrebbe conoscere. Questo perche’ spesso i musicisti jazz si ritrovano a suonare insieme senza magari essersi mai visti quindi questi brani sono il dizionario comune che permette di suonare insieme anche se non ci si conosce (le famose jam sessions).
Questa grosso modo e’ la definizione di standard jazz, anche se questa definizione e’ largaaaa, questo standard di cui parlo in questo post per esempio e’ uno di quelli che per motivi a me inspiegabili (forse solo l’anno troppo recente di composizione potrebbe giustificarlo), e’ abbastanza sconosciuto tra i musicisti jazz.
Un saluto
Dicesi “standard” un pezzo che, per vari motivi, ha attirato l’attenzione di diversi musicisti che ne hanno presentato versioni “personalizzate”. E’ una prassi che nasce nell’America dei primi del secolo, quando ai musicisti che si esibivano nelle sale da ballo o nei club (in seguito anche alla radio) veniva richiesto di saper eseguire i pezzi alla moda (ogni epoca ha il suo piano-bar). Cosicché capitava che uno potesse ascoltare un pezzo di Berlin, o Gershwin in diverse versioni e arrangiamenti.
Diciamo che, anche se la produzione non si è -teoricamente- mai interrotta, in genere gli standards sono pezzi americani composti fra il 1920 e il 1950 (ma non solo: pensa al repertorio brasiliano, ad esempio). I musicisti li apprezzano perché spesso sono davvero bellissimi (il padrone di casa, qui, è una guida preziosa), e perché quando ci si vede per la prima volta due ore prima di salire sul palco è consolante sapere che ci sono venti pezzi che tutti conoscono, e che possono essere suonati con zero prove…
Slowhand
PS: Per la serie “standards italiani”, segnalo “Ma l’amore no”. In genere, i pezzi di Denza hanno sempre una ase sulla quale si può lavorare con profitto e soddisfazione
@slowhand eheh praticamente contemporaneamente, vero Ma l’amore no e’ un brano bellissimo, un disco di pieranunzi di qualche tempo fa Ma l’amore no esplorava molte canzoni degli anni 30 italiane bellissime che non avevano nulla da invidiare alle composizioni d’oltre oceano.
Un saluto e grazie per il bel commento
Oggi per un momento mi sono dimenticata che esistevi..per un attimo.. e ricordarmelo mi ha fatto sentire proprio felice..
Questo brano è bellissimo e Giove è un gran pianeta..
Mm
Ciao e grazie del commento…
molto bella la tua pagina quasi un mp3blog jazz.
ripasso appena rientro
Però, ora stretto tra te e ruckert dovrò stare attento ad evitare di dire sciocchezze musicali.
non si finisce mai di imparare. grazie! ciao