My man’s gone now
ottobre 31, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Pianoforte, Standards
Ascoltando a ripetizione la versione di Frisell di questa meraviglia di Gershwin mi e’ venuta voglia di provare ad entrarci dentro. Ci sono moltissime versioni splendide di questo brano, Bill Evans, Miles Davis, Nina Simone, Herbie Hancock, ognuna ha una sua personalita’, ho provato a dimenticare tutti gli ascolti, chiudendo gli occhi e cercando di sentire solo la melodia.

(On Air My Man’s GOne Now)
Bill Frisell East – West Live
Ammetto di non avere un debole per la chitarra jazz, Bill Frisell e’ una di quelle rare eccezioni che ogni volta non finisce di stupirmi con la sua fantasia ed il suo modo di utilizzare lo strumento. East-West, due serate di musica lontane nel tempo e nello spazio
West : California Yoshi’s Oakland Maggio 2004
East : New York Village Vanguard New York Dicembre 2003
Due colori diversi per ogni serata, West estate giallo, East Nero inverno, West giorno e sole, East notte e luna, West spazi aperti, East luoghi intimi, West anima blues, East Broadway , West Marvin Gaye, East George Gershwin.
Atmosfere e suggestioni cosi’ diverse nelle due sessioni, e’ meraviglioso ascoltare queste differenze, il disco West e’ solare, ricorda le praterie ed i deserti californiani, la chitarra di Frisell e’ tagliente, il blues sempre presente, splendido il brano originale Blues for LosAngeles, un misto di atmosfere metropolitane con dei loop campionati e la chitarra di Frisell che gradualmente entra nell’anima blues anche volutamente un po sguaiata della west coast. Sempre nella serata west e’ un piccolo capolavoro di soul I Heard it trough the Grapevine, famosa nell’interpretazione di Marvin Gaye e gli spazi aperti delle praterie che sembrano venuti fuori da un film di Wenders sono tutti presenti nell’interpretazione del tradizionale Shenandoah.
East, magia di new york, il disco si apre con My man’s gone now, un brano difficile, bastano poche note ed il nero del disco, le atmosfere intime, i fantasmi prendono corpo, il dolore della perdita, tutto presente nella chitarra di Frisell, il basso accompagna discretamente questo canto lacerante della chitarra, come la batteria che quasi non si sente nel suo rifinire la melodia, tanto e’ bella questa melodia scritta da Gershwin che Frisell non sente il bisogno di improvvisare, lasciando tutto il messaggio al tema originale. Ancora The days of wine and roses uno standard ‘abusato’, quanto e’ bello ascoltare uno di quei brani che sono stati rivoltati in ogni piega da tutti i jazzisti e trovare che qualcuno ha ancora qualcosa di nuovo da dire su questo brano. Il disco continua a regalare emozioni, intima condivisione di sentimenti, si sente tutta la condivisione tra il trio di Frisell ed il pubblico, e’ un filo sottile che viene fuori tutto nel brano dedicato proprio al mitico locale New Yorkese the Vanguard.
Ecco un bell’esempio di trio jazz chitarristico, forme e modalita’ espressive lontane anni luce da tutti i chitarristi che ci sono in giro, Frisell sa usare la chitarra, non cerca di imitare altri strumenti, ha sviluppato tecnica e sonorita’ funzionali al suo modo di suonare, ed anche questo e’ un disco difficile da smettere di ascoltare.
George Gershwin, DuBose Heyward
My man’s gone now
Ain’t no use a listenin’
For his tired footsteps
Climbin’ up the stairs
Old man sorrow’s
Come to keep me company
Whisperin’ beside me
When I say my prayers
When I say my prayers
He come around
He come up, he come around
Ain’t that I mind workin’
Workin’ means travelers
Journeyin’ together
To the promised land
But old man sorrow
Mountin’ all the way with me
Tell’ me that I’m old now
Since I lose my man
Since I lose my man
Since I lose my man
(On Air Bill Frisell West Shenandoah East My Man’s gone now)
Rating: 




Goodbye Bobo Stenson Trio
ottobre 28, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Pianoforte
Stasera appena tornato a casa, so che non e’ una bella serata, sono completamente bloccato, incapace di distinguere in mezzo al marasma di pensieri quello che mi disturba, una giornata come un piano inclinato, scivolando piano piano cercando di aumentare l’attrito per non scivolare troppo forte… ma inevitabilmente a fine serata il nervosismo e’ alle stelle alimentato da quello stesso disagio. Allora che fare….. giro per casa come un leoncino in gabbia, decido di cucinare qualcosa, e mi ricordo del pacchettino che e’ arrivato questa mattina, con 4 dischi, la copertina dell’ultimo lavoro di Stenson mi attira, non resisto, lo apro e lo metto nel lettore cd, poi vado verso i fornelli a cucinare, mentre parlo al telefono, la mia attenzione e’ rapita dalle note del disco, sento una bella vibrazione, un vento che scuote le foglie, proprio come nella copertina.
Ed ecco che magicamente vengo rapito in un mondo di note, il suono di questo disco e’ etereo, come nella migliore tradizione di questo trio, la batteria di Paul Motian e’ come sempre un pennello che dipinge paesaggi e colori, con il basso di Anders Jormin che li definisce, mentre il magnifico pianismo di Stenson si adagia su questa tela. Ecco se dovessi scegliere un pianista in cui identificarmi, probabilmente sceglierei Stenson, discreto, poetico, evocativo, lirico, una vera meraviglia, senza ombra di dubbio il miglior pianista espresso dall’ Europa negli ultimi 30 anni. E questo disco appena uscito rende davvero il percorso di questo pianista e del suo trio. Sono tante le meraviglie contenute in questo disco si va dalla evocativa e nordica Rowan ad un brano cui sono indissolubilmente legato, Alfonsina y el mar della tradizione argentina che vibra del dolore del testo, con un meraviglioso 3/4 appena disegnato dalle spazzole di Motian, ecco se posso esagerare, questo brano rappresenta uno dei punti piu’ alti mai raggiunti dal piansimo di Stenson e quasi certamente la piu’ bella interpretazione che un jazzista abbia mai fatto di questo brano folclorico (e ce ne sono tante…). Ancora la bellissima Song about earth, e naturalmente la title track Goodbye in cui e’ evidente la formula di questo trio, un trio essenziale, pochi suoni tutti perfetti, tutti con la giusta intenzione, le linee di basso che non portano ma sono veri e propri contrappunti al solo di Stenson, la batteria che scompone il ritmo, lasciando il tempo a bocca aperta…. perche’ il tempo c’e’ e si sente, ma i tre hanno scoperto un varco spazio temporale, e viaggiano su questo tempo avendone il pieno controllo, ignorandolo. Altro brano assolutamente imperdibile del disco la bellissima e lirica Music for a While, con richiami della tradizione classica, il contrabbasso ed il pianoforte con le sue quarte sono saldamente ancorati alla tradizione della musica classica europea.
Il disco e’ finito ed io sono ranicchiato sul divano con addosso ancora i brividi per quello che ho sentito, non e’ facile che un disco al primo ascolto ed in una situazione potenzialmente negativa riesca a regalarmi queste meraviglie. Uno dei dischi piu’ belli di quest’anno, adesso il difficile sara’ smettere di ascoltarlo…
(ON Air Music for a While Bobo STensOn TriO)
Rating: 




Here’s that rainy day
ottobre 26, 2005 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte, Standards
Oggi ho letto un post da albaviola, sul significato della formula ti amo, la lettura di quel post con tutte le implicazioni che ognuno di noi ha addosso di amori finiti, amori mai iniziati, amori felici, insomma su quel magma indescrivibile che e’ l’amore e che fornisce materiale alla stragrande maggioranza degli standard jazz, mi ha portato in mente uno standard, una di quelle canzoni divine, che hanno dentro di loro il seme del dolore, il seme della disillusione, la nostalgia dell’abbandono, il silenzio della richiesta, here’s that rainy day. Gli autori sono Burke/Van Heusen, in particolare Van Heusen ha composto centinaia di canzoni che sono entrate a far parte del repertorio dei jazzisti, musica per film dal 1940 fino al 2002, voglio ricordare Polka dots and Moonbeans indimenticabile nella interpretazione di Bill Evans, e All the way di cui avevo parlato qualche post fa. Dalla lettura del post, ho avuto la melodia di questo brano che suonava dentro di me ed ho aspettato con ansia di arrivare a casa per suonarlo, per tirare fuori quel desiderio di musica, quel desiderio di far uscire quelle note. Una melodia circolare come i pensieri di amore, una melodia che si rincorre, che si addolcisce e poi si richiude su se stessa, un vero capolavoro di equilibrio di alternanza di maggiore e minore.

Here’s that rainy day (Burke/Van Heusen)
Maybe I should have saved those leftover dreams;
Funny, but here’s that rainy day.
Here’s that rainy day they told me about
And I laughed at the thought that
It could end this way.
Where is that worn out wish that I threw aside
After it brought my love so near?
Funny how love becomes a cold rainy day
Funny, that rainy day is here.
Funny how love becomes a cold rainy day
Funny, that rainy day is here.
(On AIr Here’S that Rainy DAy)
Shirley Horn (I fall in love too easily)
A volte le coincidenze sono davvero impensabili. Il 19 Ottobre ho pensato praticamente tutto il giorno ad alcuni brani cantati da Shirley Horn, infatti ho fatto un post ispirato dalla sua bellissima versione di A Time for Love di Johnny Mandel. Adesso scopro grazie ad un commento di Omdah che Shirley e’ morta proprio nella notte tra il 19 ed il 20 Ottobre all’eta’ di 71 anni. Sono davvero colpito da questa strana coincidenza, perche’ ho avuto in testa per tutto il giorno in cui e’ morta molte sue canzoni ed ho ascoltato almeno 5 suoi dischi alla ricerca di ispirazione per alcuni progetti che stanno venendo su. Un’ altra occasione per parlare della sua voce e del suo pianismo essenziale, delle sue interpretazioni vibranti degli standards jazz, e di uno dei miei standards preferiti I fall in Love too easily, uno standard visitatissimo dai musicisti jazz, ricordo solo alcune interpretazioni, Chet Baker, Miles Davis, Keith Jarrett, Bill Evans, Sarah Vaughan e Shirley. Credo che questa interpretazione valga molto di piu’ di tante parole…
written by Jule Styne, Sammy Cahn
I fall in love too easily
I fall in love too fast
I fall in love too terribly hard
For love to ever last
My heart should be well-schooled
‘Cause I been fooled in the past
But still I fall in love too easily
I fall in love too fast
(On AiR I Fall In Love Too EaSiLy Shirley Horn)

















