A time for love ( Johnny Mandel )

ottobre 19, 2005 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte, Standards, The Art of Trio E=Mc3

Ieri sera prove con il trio, ero stanco, messo malino fisicamente, triste, ma non avrei rinunciato per nulla al mondo a quelle 2 ore di prove. Un trio per un pianista e’ qualcosa di fondamentale, e’ un grande amore se funziona bene, se tutti gli ingranaggi girano come dovrebbero, e’ sentire davvero il jazz. Il trio e’ una delle formule jazzistiche piu’ difficili, essere creativi, continuamente inventare, stupire, cercare di uscire dalla ripetitivita’ di tema piano, solo piano, solo basso, scambi con la batteria, tema piano, cercare di costruire un suono unico, un identita’ musicale, ogni brano una suite in cui non si riesca piu’ a riconoscere il piano, il solo, il tema, ma semplicemente un pensiero musicale.

Abbandonare la maledizione di molti pianisti, la mano sinistra invadente, in un trio che funziona la sinistra sa stare al suo posto, non riempie vuoti, non ha paura del silenzio, si fida di quello che ha sotto. Ecco il segreto del trio e’ la fiducia, si e’ innamorati follemente degli altri musicisti che suonano con te fino a non poterne fare a meno, sai che puoi osare, puoi dire quello che hai in testa senza paura, stare in silenzio per qualche battuta, ignorare quel tempo maledetto che scandisce anche la musica, prenderlo per il culo quel tempo, uscire quando vuoi, rientrare, entrare proprio in un altra dimensione spazio temporale. Capisco perche’ i grandi trii della musica jazz siano formazioni cosi’ solide, cosi’ intime anche al di fuori del palco, c’e’ qualcosa che unisce magicamente il pianoforte, il contrabasso e la batteria, tre aspetti diversi del pensiero musicale. Bill Evans e Scott Lafaro ne avevo parlato in un post di quella storia d’amore, di come la musica di Bill Evans abbia per sempre ricercato le note di Lafaro, il suo odore nella musica degli altri contrabbasisti, opera disperata. Del trio di Jarrett ci sarebbero pagine da scrivere, un trio fondamentale, granitico, in cui nonostante la personalita’ ingombrante di Jarrett, e’ l’insieme che viene fuori, non Jarrett, altro trio fondamentale almeno nella mia formazione quello di Chick Corea, Roy Haynes e Miroslav Vitous, Trio Music, contaminazioni percussive, swing cattivo, aperture verso la musica classica, un bel modo di interpretare questa forma. Ancora i trii di John Taylor con Peter Erskine, trii quasi taoistici, di svuotamento, l’importante della ruota e’ il mozzo, e la parte piu’ ingombrante e’ il vuoto, svuotare la musica, ovvero come mantenere uno swing violento svuotando di note e colpi inutili la musica. Ancora i trii di Pieranunzi con Sferra, naturalmente gli ultimi esperimenti di trio di Mehldau, in cui nonostante basso e batteria non siano assolutamente paragonabili artisticamente al genio di Mehldau, sono funzionali e sarebbe impensabile quel trio senza Rossy o Grenadier, i tentativi di superamento della forma del trio di Svensonn e dei Bad Plus, con aperture alle sonorita’ piu’ elettriche dei campionatori.

Ecco lo sapevo ho divagato, il trio mi entusiasma e mi apre ricordi musicali incredibili, insomma ieri sera nonostante le cause ambientali ed interiori decisamente avverse ho fatto di tutto per fare quelle due ore di prove. Di solito propongo qualche pezzo e naturalmente la nostra intesa e’ talmente alta che si tratta quasi sempre di brani che sono nel DNA musicale di Giampaolo e Sebastiano. In questi giorni sono ossessionato da alcuni brani che avevo esplorato nei giorni scorsi, si tratta di Everything i love (di cui una esplorazione e’ online nel radioblog), Just one of those things, So in love tutte di Cole Porter, e la bellissima e quasi sconosciuta ballad A Time for love di Johnny Mandel, un brano che vinse l’Oscar come migliore canzone per il film an American Dream nel 1966 .

Suonare questi brani cosi’ complessi nel loro significato e nelle loro progressioni armoniche e’ sempre una sfida, suonarli tutti in una sera, due take per ogni brano, la prima per avvicinarsi timidamente al cuore del brano, la seconda per esplorarne le pieghe, iniziare ad osare, e’ una cosa meravigliosa, ci si perde, nelle armonie di Porter e di Mandel, quanto conoscevano l’animo umano, in particolare suonare A time for love e’ un esperienza mistica, alla fine della ballad (che i miei due amici non avevano mai ascoltato) avevamo i lucciconi agli occhi, per quelle note meravigliose, quelle armonie sapienti che sapevano cosa toccare e come toccarlo per accendere il sentimento del desiderio di amore, ognuno di noi avra’ fatto i suoi pensieri, avra’ avuto le sue immagini, le sue suggestioni, ed a ben vedere quelle immagini erano li al centro della stanza, nella musica che si univa al centro. Consiglio tre versioni di questo brano una di Shirley Horne, magica, lirismo e sospensioni, la sua voce profonda che canta il desiderio dell’amore, una di Bill Evans, assolutamente imperdibile le armonie di Evans, i suoi vocings, mettono i brividi ed una molto particolare dell’ensemble latino di Poncho Sanchez, registrata e pubblicata in un disco dal vivo, con un sax contralto che e’ struggente. Terminare la prova con quelle sensazioni sulla pelle e’ stato bello ed anche una maledizione, potenza delle note del brano, far sentire nell’aria l’odore dell’amore, cambiare i colori, far piombare il mio animo in uno dei miei soliti stati di coscienza alterata in cui i colori diventano diversi, la realta’ non esiste piu’ per come sono abituato a vederla a sentire una profonda desolazione ed un senso di solitudine fortissimo rientrando a casa sotto la pioggia, dopo una birra con Sebastiano a parlare delle nostre storie, delle difficolta’ , della nostra umanita’, guidando per le strade di periferia di una Pisa desolata e desolante.

 

A time for love (Mandel/Webster)

A time  for summer skies,
For hummingbirds and butterflies.
For tender words that harmonize with love

A time for climbing hills,
For leaning out of window sills
Admiring the daffodils above.

A time for holding hands together,
A time for rainbow colored weather,
A time of make believe that we’ve been draming of.

As time goes drifting by,
The willow bends and so do I.
But oh, my friends, whatever sky above
I’ve known a time for spring, a time for fall,
But best of all a time for love.

(On Air A Time FOr LoVe)

Un anno fa : Nick Drake

Commenti

27 Responses to “A time for love ( Johnny Mandel )”
  1. Jazzer scrive:

    E invece hai visto? Mehldau ha cambiato batterista e le cose funzionano ancora :-)

    Io però Grenadier… magari non al livello di Mehldau ma ci si avvicina molto!

  2. quoyle scrive:

    Certo che funzionano ancora specialmente nel trio di Mehldau che era fortemente Mehldau centrico, si Grenadier decisamente meglio di Rossy:-)

    Ciao

  3. nocedifool scrive:

    ah shirlie horn!!! clap clap clap!!

    che bello questo pezzo… in qualcosa mi ricorda every time we say goodbye.

    concordo su grenadier. che è pure più simpatico e disponibile.

  4. quoyle scrive:

    Eggia’ shirley horne, senti il brano che e’ online adesso e’ Everything i love sempre di Porter ed il tuo orecchio musicale mi stupisce sempre di piu’, infatti un po per mia scelta di riarmonizzare il brano, un po perche’ lo ricorda davvero ci sono sprazzi di everytime we say goodbye tra le note, sei fantastica davvero, quello che senti tra le note e’ un dono non da poco :-)

    A time for love lo metto on line stasera devo riversare dal minidisc la versione di ieri sera se sono riuscito a registrarla… che forse e’ finito il minidisc uffffff, altrimenti ne registro una in solo piano:-)

    Q

  5. utente anonimo scrive:

    Cambi tasti, ma dalle tue dita escono sempre note prodigiose, anche quando il tuo strumento musicale è il pc.

    Da strimpellatore di hammond e piano esigo (!!!) sapere quando e dove suoni per goderne ancora un po’! :-) ))))

  6. utente anonimo scrive:

    …opsss…la firma…

    TheFamilyTake

  7. RABAB scrive:

    proprio ieri casualmente ho comprato un cd di Bill Evans ma non c’è la canzone A time for love…la cercherò seguendo i tuoi consigli, la misica fa parte delle coccole allo spirito..

    se suoni a milano e dintorni fammi sapere che vengo a sentirti…

    ciao

  8. LeggeraMariposa scrive:

    ..leggendoti mi son venute in mente le sinestesie..nn lo so perchè..

    ho pensato ai colori suonati e urlati e alla musica dipinta ( tu per me la dipingi ad acquerelli :-) )..

    Forse anche questo è uno stato alterato di coscienza..

  9. charm scrive:

    ti rubo questa musica stanotte.

    Ne ho bisogno,

  10. nocedifool scrive:

    sè… t’è finito il minidisc… ti ricordo che io ancora sto aspettando una certa registrazione!!!! me la vengo a prendere sai??!!

  11. nocedifool scrive:

    ma come ho storpiato il nome della povera shirley? chissà perché riconosco tanto bene la sua voce quanto non ricordo mai la grafia corretta del suo nome… che noce dislessica

  12. quoyle scrive:

    @noce ok allora ti aspetto:-)

    @charm , spero ti riscaldi, e’ un brano meraviglioso, un abbraccio

  13. toporififi scrive:

    Di Johnny Mandel ho una venerazione pura per The shadow of your smile, in particolare nella versione Ballad di Dexter Gordon.

    Non è un caso, sono musicisti che hanno fatto dello stile una creatura vivente, con sanguinose potature hanno lasciato vivere voce e armonia, Hemingway lo chiamava; “uccidere i propri cari”, si riferiva alla rinuncia a quei passaggi che accendono il compiacimento nel cuore di chi scrive, in questo caso di chi compone o suona, lasciando al racconto il compito di toccare il cuore senza distrazioni, direttamente.

  14. quoyle scrive:

    @toporififi certo come dimenticare The shadow of your smile anche quella premiata con l’oscar. Mandel e’ un compositore immenso, di una sapienza armonica, la capacita’ di emozionare senza retorica che mi lasciano di sasso.

    A presto

    Q

  15. quoyle scrive:

    @leggera perche’ no a ben vedere non e’ cosi’ distante, poi al solito bisogna vedere qual’e’ il riferimento, e’ lo stato di coscienza ad essere alterato, oppure il mondo che ci circonda?

    Un bacio

    Q

  16. smile1510 scrive:

    ciao … grazie del passaggio e del link :) )) mi devo prendere un po’ di tempo per leggere con calma il tuo blog … è molto interessante… un saluto e un sorriso

  17. Opalescente scrive:

    Tasti di vellutto da pestare con i polpastrelli della lingua, in una carezza…

    Ti sorrido ancora…

  18. albaviola scrive:

    mi embra di vderla quella strada di notte… e quelle scene dei fantasmi di ognuno che si matrializzano lì intorno alla vostra musica… potenza della musica, potenza della scrittura evocatrice…

    buongiorno quoyle, qui si trova sempre qualcosa di speciale.

  19. quoyle scrive:

    @smile benvenuta, accomodati accomodati, ho messo i divani rossi e le poltrone a sacco… :-)

    @arianrhod8 :-)

    @Opalescente hai raccontato con magia, un sorriso a te

    @albaviola, potenza dell’arte hai ragione, dell’arte tutta capace di materializzare emozioni, sensazioni, far tornare a galla odori, visi, sensazioni, strade, colori, magie, dolori, la musica e’ quella che non soffre mai di paralisi comunicative, quando le parole si soffocano, si bloccano, mi rimangono nel cervello a girare per giorni, settimane , mesi, si affollano si maltrattano, la musica quella esce sempre e riesce a ’semplificare’ in un linguaggio dimenticato, diverso, quello che le parole bastarde vorrebbero dire e non riescono.

    Un abbraccio

    Q

  20. nocedifool scrive:

    aaaaa shirley…

  21. Ciao pianista.

    Continui ad essere l’unico che scrive di musica, che mi fa arrivare in fondo ai post anche quando sono lunghi.

    Meraviglioso questo pezzo.

    Quando voglio sapere di te, passo qui..ascolto la musica, ascolto le righe e mi dico “sì è proprio un pianista..potrà fare qualsiasi cosa nella vita, ma è un pianista”.

    Oggi..passeggiatina sui tuoi tasti.

    Tu i bianchi, io i neri.

    Arriviamo in fondo e poi di corsa fino al principio.

    Un bacio

    Una Persona Intorno

  22. albaviola scrive:

    parole bastarde, si.

  23. charm scrive:

    e’ come fare l’amore con la musica.

  24. quoyle scrive:

    @ upi (anzi una persona intorno:-) )beh grazie, facciamola sta passeggiatina sui tasti bianchi e neri, non ti assicuro che riuscisro’ a stare solo sui bianchi ogni tanto non resistero alla tentazione di toccarne qualcuno nero eh?

    Un bacio grande

    @albaviola gia’:-)

    @charm si piu’ o meno, anche se non esiste un paragone che mi venga facile con quello che succede in uno dei miei stati di coscienza alterata post musica

    Ciao

    Q

  25. apocrifo scrive:

    Shirley Horne,io ancora sono fermo e mi ronza nelle orecchie la sua versione di Estate.

  26. Omdahh scrive:

    Shirley ci ha lasciato per sempre.

    Rimanendo.

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