La linea sottile
“The very fine line between loneliness and solitude, reflection; being alone, always appealed to me when I was a kid.”
(Brad Mehldau)
Un fine settimana intenso, fine settimana di pioggia, note e chilometri. Rimango sempre un po’ stupito dalle sensazioni che mi si rovesciano addosso in alcune circostanze, il senso di solitudine che mi prende, spesso per contrasto proprio nei momenti di maggior casino intorno. Venerdi’, inizio concerto ore 22 Livorno, c’e’ qualcosa che non mi convince, sara’ il vento con la pioggia, un certo grado di ’squallore’ nei discorsi pre concerto, il disprezzo piu’ assoluto della musica da parte del trombettista e del bassista, per motivi opposti, il trombettista troppo snob per credere che la musica cubana sia degna di essere suonata bene ( ed infatti la suona male, perche’ non ascolta, non conosce, non ama….), il bassista perche’ proprio della musica non ha nessun rispetto. Insomma il concerto passa abbastanza in maniera indolore, mi concentro sul pianoforte ahime digitale e faccio quello che posso, cercando di tenere le interferenze fuori dalla porta, anche se questo processo consuma energia. Alla fine del concerto sono davvero immerso nel senso di solitudine ed estraneita’, chissa’ se riusciro mai a gestire questa cosa, questo senso di alienazione che mi riempie, un caffe’ di corsa, e smontare il pianoforte, in macchina verso Empoli.

La strada e’ bagnata, diluvia, le luci delle macchine di fronte, qualche nota sgraziata del concerto che continua a risuonarmi in testa, arrivo ad Empoli verso le 2.30 riesco con difficolta’ a trovare la casa dove c’e’ la festa di laurea di Lotta, quando arrivo sono rimaste poche persone, quasi tutti musicisti.
Tanto per cercare di allontanare da me la negativita’ che ho accumulato, bevo un bicchiere di vino ed inizio a parlottare con il batterista, vedo con dispiacere che non e’ montato un pianoforte ma un hammond. Odio suonare l’hammond, non e’ il mio strumento, non lo so controllare, non lo so gestire, non abbiamo intesa io e quel mostro di suono. Faccio un paio di brani, e poi capisco che non e’ cosa, allora lascio lo strumento al suo proprietario che lo sa far ruggire come si deve, e mi perdo inesorabilmente dietro i miei fili mentali. Piano piano la festa si svuota e rimaniamo in 4, le ultime chiacchiere una partita a ping pong alle 6 di mattina (ma quanto cavolo di fiato ci vuole per giocare a ping pong…) e di nuovo in macchina verso pisa, sotto una pioggia battente, le corse di 4 imbecilli sprezzanti della vita altrui ed arrivo a casa alle 7.30, un caffe’ una doccia ed a letto che alle 17.30 devo ripartire per suonare a Cecina.
Sveglia alle 15.30, sonno agitato, mal di testa da eccesso alcolico, e da stanchezza non smaltita, colazione rincoglionito sul divano, doccia e sono gia’ le 16.30 riordino le idee per il concerto della sera, repertorio tutto nuovo, cubano tradizionale con un bassista nuovo. Finalmente potro’ suonare i brani di Lecuona, adoro quell’uomo, un pianista ed un compositore raffinatissimo, La comparsa, Siboney, brani ricchissimi armonicamente, ritmicamente, una vera meraviglia, il pensiero di quella musica mi riscalda. Partenza ancora tanto per cambiare sotto acqua neve, piove piove piove, non ce la faccio piu’ piove da 4 giorni senza sosta. All’arrivo al locale a Cecina, mi avvento subito sul pianoforte, per conoscerci un pochino, cercare di capire se saro’ solo durante la serata oppure anche lui potra’ darmi una mano.
Lo tocco, cerco’ di capire un po la sua storia, ma non mi risponde e’ pigro, e’ un pianoforte a noleggio di scarsa qualita’ coreana, un pianoforte che e’ stato poco amato, poco curato, e reagisce con un suono sottile, piccolo, che non ha corpo, che cerca di interferire negativamente con le idee musicali, cerco un canale per comunicare ma non ce la faccio.
I pianoforti sono tutti diversi, da un pianoforte puo’ dipendere l’esito di un concerto, nel bene e nel male, il pianoforte del concerto di Colonia, era un pianoforte un po sgraziato, messo non bene, ma probabilmente solo lui poteva entrare in contatto con Jarrett quella sera, un’altro piu’ nobile, piu’ dignitoso, non avrebbe reso possibile l’atmosfera del concerto. Un buon pianoforte, un pianoforte adatto al tuo umore e’ un’ arma incredibile, ti fornisce idee. La maledizione di noi pianisti, non essere a contatto con il suono, abbiamo un’interfaccia complicatissima tra il pensiero ed il suono, e pochi pianisti la conoscono e per questo non sanno controllare il suono, e la maledizione di non poter portare con noi il nostro strumento, quello che ci conosce in ogni piccolo angolo del nostro pensiero, nei momenti belli ed in quelli brutti, quello che noi amiamo e proteggiamo e curiamo, ogni volta su un corpo diverso, far scivolare le dita su questa interfaccia che ogni volta e’ diversa, non risponde come ci aspetteremmo, un po’ piu’ rigida, un po’ piu’ leggera, il corpo del suono. A volte se ti capita di suonare un grande pianoforte, che ha avuto le cure giuste come lo Steinway del Teatro del Sale a Firenze, la sintonia scatta immediata, lui ti capisce, si lascia capire, e le mani ed i tasti si fondono per arrivare a toccare le corde, l’interfaccia diventa trasparente, se invece il pianoforte e’ un povero coreano finito nel girone infernale dei noleggi, l’interfaccia diventa il suono ed addio ad ogni velleita’. Il concerto e’ stato difficile, per il pianoforte che non rispondeva, il bassista nevrotico per questa prima serata, che riuscia a sbagliare tutto quello che si riusciva ad immaginare, Felipe che non aveva alcuna voglia di suonare, il pubblico decisamente night anni 70 che popolava il locale.
Archiviazione immediata senza rimpianti, e viaggio di ritorno, in macchina metto un disco di Chucho Valdes, Biryumba Palo Congo (Religion of the Congo tradotto), un disco che fonde la tradizione africana, con il Gospel ed il jazz, Rapsodia in blu su ritmica Danzon (un vero omaggio a Lecuona che suono’ la rapsodia in blu davanti a Gershwin a NY e lo stesso Gershwin rimase ammirato dalla forza e dalla classe di questo pianista), fino a quando arriva l’ultimo brano un gospel africano, mistico, quasi una specie di liturgia musicale, voce, coro. Pianoforte percussivo, pattern ritmici, poliritmi, tutto talmente naturale da sembrare ‘ovvio’.

Ed e’ in questi momenti che si verifica la vera disgiunzione sensoriale, ascoltare le note di Gershwin, mi mette sempre in uno stato d’animo strano, come se non potesse capitare niente di male, e contemporaneamente sento il mostro, ed il contrasto e’ sempre forte e mi lascia confuso. Ancora sonno agitato, rimango a letto fino alle 4 di pomeriggio, aprendo gli occhi di tanto in tanto, rispondendo a qualche messaggio a qualche telefonata, ed il resto della giornata di ieri e’ una camera di decompressione, alcune domande ieri sera a cui e’ difficile rispondere e che sono il punto centrale della mia vita attuale, l’infinito, dove cercarlo, esiste, non smettere di crederci, sapere perche’ ci si sveglia, perche’ si ama, perche’ si provano alcune sensazioni, perche’ perche’ , ma sono poi necessari tutti questi perche’? Forse basterebbe sentire, e non aver paura di sentire e mai sottovalutare le conseguenze del sentire senza ma ne perche’.
(ON aiR Chucho Valdes Rhapsody in blu – Briyumba Palo Congo :: Religion Of The Congo)
Un anno fa : Musica per pensieri circolari















Già ..Perchè?
Credo che non sia facile ascoltare, ci sono tante voci anche dentro di noi.
Credo che se ci poniamo queste domande è perchè c’è una riposta da trovare che evidentemente non abbiamo ancora.
Credo che la vita e i fatti aiutino a capire quali non sono le risposte almeno, questo sì.
Forse per esclusione e desiderio si arriva.
Baci.
Upi
Non ti dispiace, vero, se ti tengo in sottofondo a tenermi compagnia e poi prendo a leggere tra un po’?
E’ che credo che per ri-avvicinarsi dopo la prolungata assenza sia fondamentale andare per gradi..
E, dopo tanto silenzio, io riprendo da qui.
Dalla Musica.
La Tua.
La Mia.
A presto, promesso.
Gia’… fosse facile.
@upi brava eì vero non sottovalutare neanche il principio di esclusione, eliminare le risposte sbagliate gradualmente potrebbe portare a beccare quella giusta o semplicemente a rendersi conto che risposte non ce ne sono. ( Io e te e’ un’anno che facciamo sto discorso secondo me siamo da ricovero…)
Un bacio
@Maledimiele, nono fai pure, ascolta, prendi i tuoi tempi, sai che non ci sono problemi, mi fa veramente piacere rileggerti da te e rivederti da queste parti, allora aspetto eh?
@evdea infatti non e’ facile, non lo e’, quando scrivo queste cose, spesso non riesco a mantenere i propositi fatti, scrivo come promemoria e poi sono tutti pensieri che ho fatto in maniera sparsa durante questo fine settimana.
Eppure io l’infinito l’ho trovato.
Se io dopo un anno reggo ancora a parlarne, il dubbio che ce ne siano ti dovrebbe venire..altrimenti..”ma chi me lo fa fà ”..te lo sei mai chiesto?
Baci esausti!
.. un “filo” cos’altro è se non una linea sottile?
Carinissima la song.. davvero!
Caspita. Devo dire che invidio la tua resistenza fisica e non meno quella mentale. Mi verrebbe da chiderti quanti anni hai, perché io certi ritmi (non parlo di quelli cubani) non riuscirei proprio più a reggerli. Ma temo la tua risposta. Potrebbe farmi sprofondare in un abisso di depressione. Quindi se hai più di 30 anni non rispondermi.
p.s. mitico Chuco.
@Upi no…. e’ che sei testona, mica resisti per altro
@Leggera
@Kresh allora non ti rispondo, non vorrei essere la causa di una crisi di nervi
Comunque proprio non riesco ad immaginare la mia vita senza questi ritmi, sono partito a 19 anni e non mi sono piu’ fermato….., vabbe’ consolati credo il crollo arrivera’ tutto insieme 
A presto
Q
leggere questo post e ascoltare questa musica è s-p-l-e-n-d-i-d-o, fa passare anche la malinconia della pioggia fuori… buona giornata!
certo che accorgersi delle diverse prospettive è proprio interessante… non avevo mai valutato il peso di questa cosa che dici. il pianista non ha tempo di maturare un rapporto con il proprio strumento. un rapporto esclusivo. il suo strumento varia sempre. ma nessun pianista che conosco mi ha mai fatto questa osservazione. e io invece mi concentravo sulla difficoltà di chi canta che non vede il suo strumento non lo può toccare non può osservare le sue reazioni. lo sente. da dentro. e deve essere capace di sentirlo, come tu il tuo pianoforte. e allo stesso tempo l’ascolto della voce significa ascoltare qualcosa di interiore. significa mettersi in discussione e scavare in continuazione dentro di sé. significa risentire di ogni variazione esteriore, ogni variazione corporea. a me l’ultimo malanno mi ha messo ko. non riesco a cantare e mi sento monca, menomata. che devo fare? è una fatica mostruosa. sottovalutata. ma la musica è una bestia angelica che mette tutti a dura prova prima di concedersi e farti conoscere il paradiso. è il prezzo. quanto blablo. buona giornata quo.
@agense si e’ bella la musica cubana e Chucho Valdes (ed anche il vecchio padre Bebo) sono fantastici questa e’ l’essenza vera del piano cubano.
@Noce, bello che ti sei fermata su questa cosa del pianoforte. E’ una cosa fondamentale, e’ il cuore del problema per noi pianisti. Un piano sbagliato puo’ rovinare irrimediabilmente un concerto, perche’ noi anche non tocchiamo il suono, le corde le percuotiamo con l’interfaccia. Cotroneo nel libro presto con fuoco aveva fatto una descrizione meticolosa dell’interfaccia, proprio per far capire che se non conosci come il suono viene prodotto non lo potrai controllare, l’ideale sarebbe sapere mettere le mani, sapere cosa va e cosa non va, ma pochi pianisti la fanno questa cosa. Poi ecco in un pianoforte sbagliato viene esaltata l’interfaccia, la senti, non riesci mai a toccare il suono, non corrisponde la sensazione del tocco, alla vibrazione della corda, tu ti aspetti un comportamento ed invece lui ne ha un altro. Se poi pensi che le meccaniche non sono tutte uguali, anche a parita’ di strumento, alcune pesantissime, alcune troppo leggere, alcune ruvide, e proprio diverse come tecnica costruttiva, il casino e’ servito… Se il piano e’ un buon piano riesce docilmente ad adattarsi al tuo tocco, risponde esattamente come vorresti e meraviglia ti da delle idee nuove, che nessun altro piano avrebbe saputo darti. Pieranunzi ha registrato un disco chiamato Canto Nascosto, in cui usa per ogni brano un pianoforte diverso, due Steinway, Due Fazioli, due Kawai ,un Borgato ed ogni pianoforte ha una voce diversa, ogni pianoforte era scelto in base al brano che ispirava, ed e’ incredibile come al passaggi oda una traccia all’altra senti un altra voce, un’altro legno, un’altra vibrazione, un’altro Pieranunzi, un disco meraviglioso di amore per il Pianoforte, lo devi ascoltare.
Ripigliati eh, cosi’ puoi ricominciare a cantare
Baci
Q
Risposta giusta e sbagliata..
Un bacio di buongiorno!
Upi mica male 50% giusta e 50% sbagliata, quella giusta e’ che sei testona?
Baci
Q