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Enrico Pieranunzi - Trasnoche

quoyle Dicembre 13th, 2005

… mi piacciono le cose sincere, intense ma anche accurate, è vero…non credo che l’autentica libertà artistica sia fare qualsiasi cosa come viene viene…anzi…nell’estetica c’è una sorta di etica segreta, tutta da cercare.

(Enrico Pieranunzi nelle note di copertina di Trasnoche)

Sono rimasto colpito dalle note di copertina, un’intervista a Pieranunzi, sulla sua musica ed in generale sull’approccio alla creativita’. Questa frase di Pieranunzi, si ricollega al mio post sui Rumori, l’estetica e la liberta’ artistica un tema interessante ed affascinante, questo senso estetico fortissimo che si coglie sempre nella musica di Pieranunzi. Interessante anche il concetto di etica ed estetica, che portano dietro riflessioni complesse, e probabilmente tendono a ‘riportare’ la musica nel suo luogo di origine privilegiato, il mondo dell’inconscio.

Appena inserito il disco nel lettore, sono stato immediatamente invaso da un senso di serenita’ e calma, la tipica sensazione che mi regala la notte ed oltre la notte, il titolo del disco viene da una poesia di Salinas e la scelta e’ dovuta al fatto che il disco e’ stato registrato nel cuore della notte nel magnifico Auditorium Santa Cecilia di Perugia. Si sente la stanchezza quella bella, quella abbandonata alla musica di Pieranunzi e Johnson, che erano reduci da un concerto prima di partire con la session notturna. Atmosfere lunari, evocative e neoclassiche nelle composizioni di Pieranunzi, con una breve pausa di un brano completamente improvvisato.

Non c’e’ molto da aggiungere sull’abilita’ di Marc Johnson e sul pianismo di Enrico Pieranunzi e sulla loro fantastica intesa, complicita’ sicuramente anche umana oltre che musicale. La musica scorre, rilassante, notturna e avvolgente, merito anche della meravigliosa registrazione che riesce a prendere anche la suggestione dell’ambiente in cui e’ stata registrata, microfoni sapienti che riescono a cogliere il corpo possente del pianoforte e l’ambiente in cui e’ collocato, quella piccola meraviglia che e’ l’Auditorium Santa Cecilia di Perugia. Le dinamiche sono incredibili, i vuoti magici e le composizioni di Pieranunzi suggestive ed evocative a partire dai titoli, The Chant of time, Thiaki (Nome classico di Itaca), The way of memories, tutti brani pervasi da una sottile malinconia romantica piena di pianismo classico. Un disco sincero, intenso ,appassionato ed accurato, coraggioso come tutta la produzione di Egea Records, che da sempre spazio ai progetti innovativi e coraggiosi, lasciando da parte le logiche di mercato.

HORIZONTAL, SÍ, TE QUIERO

(P.Salinas)

Horizontal, sí, te quiero.
Mírale la cara al cielo,
de la cara. Déjate ya
de fingir un equilibrio
donde lloramos tú y yo.
Ríndete
a la gran verdad final,
a lo que has de ser conmigo,
tendida ya, paralela,
en la muerte o en el beso.
Horizontal es la noche
en el mar, gran masa trémula
sobre la tierra acostada,
vencida sobre la playa.
El estar de pie, mentira:
sólo correr o tenderse.
Y lo que tú y yo queremos
y el día - ya tan cansado
de estar con su luz, derecho -
es que nos llegue, viviendo
y con temblor de morir,
en lo más alto del beso,
ese quedarse rendidos
por el amor más ingrávido,
al peso de ser de tierra,
materia, carne de vida.
En la noche y la trasnoche,
y el amor y el transamor,
ya cambiados
en horizontes finales,
tú y yo, de nosotros mismos.

(On AIr The ChaNt of TiMe EnRico PIeRanUnzi TRasNochE)

Rating: ★★★★★

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16 Responses to “Enrico Pieranunzi - Trasnoche”

  1. hobbson 13 Dic 2005 at 13:50

    …trovo molto bella la frase in apertura. Ho sempre detestato l’approssinmazione con cui viene trattato il processo creativo e devo dire che gli artisti stessi spesso giocano a “mitizzare” questa visione dell’arte, fatta troppo spesso di luoghi comuni e azzardi. L’arte è più terrena e dura di quanto si possa pensare e il principio di “lavoro” applicato all’idea all’ intuizione (che ne sono la parte più difficile da comprendere in effetti…) ne rimandano un quadro più completo e significativo, forse “vero”…

    bello spunto, come sempre.

    apresto.

  2. LeggeraMariposaon 13 Dic 2005 at 16:42

    ..anche “7 e mezzo”, l’ultimo album del partenopeo Marco Zurzolo (;-) e’ Egea Records..

    non a caso..

  3. charmon 13 Dic 2005 at 20:17

    ciao Quoyle… ho messo la tua musica da me.

    Buonanotte, bacio

  4. RABABon 13 Dic 2005 at 22:11

    anche a me piace la notte, forse perchè di notte si puo essere veramente se stessi…transnoche…

    dolce notte di note

  5. quoyleon 13 Dic 2005 at 23:36

    Hobbs, certo immagino anche nel tuo campo spesso si veda in giro approssimazione, io credo profondamente che per poter essere liberi davvero di comunicare ed esprimersi occorra tanto lavoro, acquisire le tecniche per poi essere in grado di dimenticarle. E’ un tema che mi inquieta quello dell’estetica. Esistono artisti ‘morali’ nel senso del lavoro duro, sincero ed accurato, il processo creativo non credo sia una cosa che piove dal cielo, viene anche l’intuizione da un percorso e da una conoscenza profonda dei presupposti. Grazie a te per il commento mi sta molto a cuore questo tema.

    Leggera si infatti e’ nella mia lista degli acquisti, Egea e’ la mia etichetta italiana preferita… non a caso

    Charm, magari fosse mia, quella e’ di Mascagni prima di tutto e di Rea in secondo luogo. Notte e baci

    Rabab, essere se stessi durante la notte, forse sembra piu’ facile, i silenzi, le sospensioni, le poche interferenze intorno, non so quale sia piu’ vicina a me, la mia immagine notturna eterea e riflessiva, o la mia immagine diurna ed immersa nelle inutilita’

    Stanotte non e’ tanto dolce, un abbraccio

    Q

  6. Nobodypensieroon 14 Dic 2005 at 00:45

    cito dal tuo post

    “nell’estetica c’è una sorta di etica segreta, tutta da cercare”

    “con una breve pausa di un brano completamente improvvisato”

    e ti chiedo (da ignorante) l’ha ricercata qui?

    immagino che sia improvvisato, ma non certo “come viene viene”, bensì piuttosto ricercato, giusto?

    …chiedevo così, mi avevano colpito e incuriosito quelle due frasi combinate insieme…

    ‘notte Quoyle

    Np

  7. quoyleon 14 Dic 2005 at 10:53

    Ecco una curiosita’ che apre veramente un mondo di domande :-)

    Il processo dell’improvvisazione Jazz, rimane davvero un mistero e’ fatta di tante cose, gusto estetico, conoscenza della forma jazz, materiale di connessione tra idee diverse.

    E” un processo complesso, in questo caso non e’ fatto certamente a caso, considerando anche il fatto che ad improvvisare totalmente sono due artisti. C’e’ il fatto che suonano insieme da 20 anni e conoscono perfettamente i sentieri mentali improvvisativi reciproci, Pieranunzi conosce perfettamente le forme classiche e jazzistiche, Johnson altrettanto, quindi non ‘e come viene viene nel senso proprio, se vuoi e’ conoscere tutto quello che ho detto per poi dimenticarlo e lasciar fluire liberamente il pensiero musicale, senza avere limiti che possano bloccarlo.

    Alcune improvvisazioni ad esempio sono come viene viene nel senso che non hanno una forma non si sa da dove partano e dove finiscano, che tipo di percorso ci sia dentro, altre hanno una coerenza spaventosa, se intendiamo l’improvvisazione come composizione in tempo reale, ecco che ha una sua importanza la coerenza dell’improvvisazione in quanto vera e propria composizione. Se in una melodia di una canzone ci fosse casualita’ come viene viene non saremmo in grado di ricordarla, esistono delle regole, alcune esplicite ed oggettive, altre implicite e soggettive che coinvolgono il gusto dell’improvvisatore, intendo dire fermo restando che su una progressione armonica ci possono stare bene molte combinazioni di note (e questa e’ la regola oggettiva), poi sta al gusto del musicista singolo, utilizzare le note che piu’ rappresentano quella progressione e l’animo di chi la interpreta. E’ un processo velocissimo, di cui non si ha un vero controllo, mentre suoni non hai il tempo di pensare adesso ci metto una quinta diminuita perche’ ci sta bene, senti questa cosa, e la velocita’ con cui senti ed anticipi la progressione ti influenza, se non sei abbastanza veloce farai ricorso al materiale di collegamento, che sono frasi che stanno bene in tutte le occasioni, tutti i jazzisti le usano perche’ e’ difficilissimo essere creativi completamente per tutta una performance, quando si e’ stanchi oppure un idea musicale stenta a venire a galla si fa riferimento a questo materiale che deve essere ampio, un jazzista deve conoscere migliaia di pattern melodici, che gli permettano di sopperire a momentanei cali di creativita’ che sono sempre in agguato.

    Spero di non aver incasinato ulteriormente le idee :-)

    Ciao

  8. zancaon 14 Dic 2005 at 13:36

    Che bello *sentirti*, *Quoyle*..

    Anche nei commenti, chè quasi mi sembra di ascoltare la tua viva voce, che dice, e spiega..

    Mi rimetto in un angolo.

    In attesa.

  9. quoyleon 14 Dic 2005 at 14:41

    innanzitutto grazie per la visita.

    Poi.. dove era nascosto questo blog? davvero bello, complimenti(un altro jazz lover nel web.. che emozione).ti linko subitosubito anch’io,

    nice to met you

  10. karlacaon 15 Dic 2005 at 11:06

    @Male e non rimetterti in un angolo, di fatti sentire, racconta anche tu :-) Comunque felice di *sentirti* anche io.

    @zanca, eggia’ noi jazzisti siamo ridotti come i carbonari ormai quando ne incroci uno ti emozioni :-)

    A presto allora e piacere di avere incrociato il tuo blog jazzistico

  11. zancaon 15 Dic 2005 at 12:33

    Questo posto è una goduria, troppo facile perdersi, e non mi ci applico nemmeno! ;)

  12. gipsyqueenon 15 Dic 2005 at 20:08

    magari fossi un jazzista! sono un amante del genere, ma mi emoziono cmq, eheh

  13. Nobodypensieroon 15 Dic 2005 at 20:08

    Bel post e interessantissime le riflessioni dei commenti. L’estetica non è estetismo, non è superficialità nè approssimazione, è ricerca, impegno. Giusto.

  14. toporififion 15 Dic 2005 at 20:27

    no, no… nn hai incasinato affatto…

    anzi…

    a presto!oggi tempo solo di un breve passaggio…

    ciao

  15. quoyleon 16 Dic 2005 at 00:57

    Non sono molto d’accordo, credo che questo sia “un” punto di vista.

    Io sono profondamente convinto che l’espressione artistica non sopporti la limitazione, non credo soprattutto che la sopporti il jazz.

    Louis Armstrong diceva che suonare un pezzo è raccontare una storia, Mingus distingueva tra i musicisti tra quelli che creano e quelli che eseguono esercizi.

    La materia è difficilissima da affrontare parlando, a volte si dicono le stesse cose dicendo cose differenti o si congela nelle parole qualcosa che è sempre più libero.

    Quello che intendo è che non basta mai nulla per il jazz, c’è una legge ma non regole precise, ma faccio prima a raccontarti un aneddoto.

    Una sera un amico, Pietro Ballestrero, un eccellente chitarrista, mi invitò ad un concerto, (a sentire) c’era il suo gruppo di allora, lui e la sezione ritmica, ed era venuto da fuori un suo amico saxofonista che aveva con se un soprano.

    suonarono, mi ricordo una versione di Giant steps memorabile, sopratutto per il solo di chitarra.

    Il sax era eccezionalmente dotato, voce fraseggio, padronanza della forma e dell’armonia, devo aver lasciato una pozza di bava dov’ero seduto.

    Ad un certo punto presentarono un pezzo “Sbroccatissimo” di Roland Kirk, adesso non ricordo il titolo.

    La struttura di quella composizione è giocosa e porta inevitabilmente a dei momenti molto liberi e lui in evidente disagio dopo averla suonata come una marcetta, durante il solo fece una pernacchia col sax nel microfono.

    Adesso, per ridere si può fare tutto, ma credo che per suonare certa musica, orecchio e tecnica (ti assicuro che parlo di un musicista di notevole talento, non di un neodiplomato) non potranno mai bastare se non c’è una maturità emotiva che ti permette di usare la libertà espressiva, anche aleatoria o casuale di un appening musicale.

    Io credo che chi suona jazz possa produrre anche rumori, ma non saranno mai una pernacchia, (in particolare il clown Roland Kirk ha sempre una forte carica drammatica anche quando gioca) un rantolo magari, comunque musica, comunque avranno radici nella storia che sta raccontando, l’inconveniente stesso farà parte di quella storia, l’urlo sarà canto.

    Nell’alternate take di First song che ci hai fatto sentire sul tuo blog c’è, se ascolti c’è un “errore” e proprio quel verso tocca a fondo chi ascolta, “regalando” proprio perchè errore la verità di quella storia.

    Non so, io credo che la struttura debba poter essere piegata alla necessità espressiva, e questo si, vada fatto con arte.

  16. Erroron 16 Dic 2005 at 02:18

    @toporififi o bene, io credo che siamo abbastanza d’accordo, infatti non si parlava di limitazione, si parlava di tecnica che serve proprio per non avere limitazione, oltre alla tecnica occorre la sensibilita’ per saper usare la tecnica, e l’accuratezza, gli errori infatti e in first song ci sono imprecisioni, non diminuiscono il valore artistico, sono autentici, schietti e sinceri, non e’ quello il problema. Io non credo alle regole precise e se leggi il mio commento dico proprio quello, a parita’ di struttura esistono infinite soluzioni, la scelta della soluzione fa parte dell’individualita’ del musicista, certo e’ che piu’ soluzioni conosci ad un problema piu’ le tue potenzialita’ sono ampie, roland kirk non mi sembra scevro di capacita’ tecniche, semplicemente le mette al servizio della sua creativita’ per non avere limiti. Mi sembra che stiamo dicendo la stessa cosa, io metto la maturita’ emotiva sopra tutto, se non hai la maturita’ emotiva non potrai sfruttare la tecnica, se non hai la tecnica non riuscirai ad esprimere il tuo pensiero, se non hai pensiero …. vabbe’ naturalmente crolla il castello. Credo tu abbia frainteso il senso profondo della frase di Pieranunzi, le cose non vanno fatte a caso, l’intelligenza emotiva le guida con il mezzo tecnico che fa da facilitatore, e rende possibile l’espressione. Rimane il tema dell’etica e dell’estetica, io credo fermamente ad un estetica, anche per il jazz e credo che il negare l’esistenza dell’estetica semplicemente nel nome della liberta’ artistica sia un errore, naturale che sia “un” punto di vista, non “il” punto di vista. L’estetica e’ una parte fondamentale dell’arte e del pensiero creativo, naturale che l’emotivita’ ne costituisca l’anima, io per primo sono un fautore dell’anima, che e’ il principio motore dell’atto creativo. Sono anche d’accordo con te, la struttura puo’ essere piegata, Miles ed i grandi lo hanno fatto, nella scienza si fa, per superare i limiti le strutture vengono stravolte, per carita’, ma non a caso, c’e sempre una grande conoscenza di quello che e’ venuto prima, ed in particolare un pensiero emotivo enorme che va al di la’ del punto che si vuole superare.

    @nobody felice di non aver incasinato, a presto allora

    @gipsy infatti e’ proprio quello il tema l’estetica non e’ una regola fissa, puo’ e deve essere piegata con disciplina, conoscenza ed intelligenza emotiva, era proprio questo il nocciolo della discussione.

    @zanca vabbe allora jazzofilo :-)

    @karlaca, ben ritrovata da queste parti

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