A weaver of dreams
gennaio 10, 2006 by quoyle
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Il tessitore di sogni, che titolo magnifico per uno standard quasi dimenticato, un esempio di semplicita’ e genialita’, ovvio nella sua bellezza, cosi’ ovvio che solo Victor Young poteva scriverlo, tessitore di sogni, Victor Young e’ un tessitore di sogni, di tappeti magici (Stella by starlight fra tutti). Intepretazioni non molte, il solito Nat King Cole, Carmen McRae, Oscar Peterson, Freddie Hubbard, John Coltrane ed una che mi piace ricordare Don Grolnick, pianista abbastanza sconosciuto, morto giovanissimo, un vero talento di arrangiamento e semplicita’, un brano adatto al suo pianismo, un pianismo asciutto, semplice, come le cose belle, quelle che sembrano essere sempre state li’, eppure… eppure nessuno le aveva mai colte, mai esagerato, mai alla ricerca dell’effetto scenico, un’interpretazione assolutamente scarna, sarei stato curioso di vedere l’accoglienza di un’interpretazione cosi’ , disarmante, niente velocita’ folle, niente tecnica, aderenza armonica assoluta alla struttura della canzone originaria, niente orpelli.

Credo fermamente in questa ricerca della semplicita’ nella vita come nella musica, credo che la differenza tra tessere pazientemente sogni e creare illusioni passi per la semplicita’, non e’ un caso la scelta della parola A Weaver, tessitore, pazienza, costanza e semplicita’ tanto e’ semplice la struttura del brano. Mi piace pensare che Victor Young avesse questo in testa quando scriveva questo brano, e mai come in questo periodo sento la necessita’ sulla mia vita di queste parole, di semplicita’ e spontaneita’, di immediatezza, di cercare nelle cose piccole, nelle cose immediate, in quelle che sono magari sempre state li e tu non hai mai colto sempre impegnato a cercare qualcosa, un effetto, una nota, qualcosa che assomigliasse a qualcosa che avevi gia’ sentito, invece perso dietro questa ricerca senza senso, non riesci a sentire il tuo suono, a cogliere il tuo pensiero musicale , o ancora peggio i tuoi sentimenti ed i tuoi desideri. Puo’ una domanda cosi’ semplice metterti ko, di cosa hai voglia, non lo so di cosa ho voglia forse e’ proprio questo il problema. Vorrei che questa canzone semplice, fosse la mia bussola per questo anno, cercare la bellezza , saperla cogliere senza cercare di imitarla perche’ e’ gia li’… a Weaver of dreams.
A Weaver of dreams (Jack Elliot – Victor Young)
You’re a weaver of dreams
You and your strange fascination
You’re a weaver of dreams
You and your come-hither smileJust to hear you speak
Can leave me weak as a babe in arms
Poor little babe in arms
Helpless before your charmsFor you’re a weaver of dreams
You and your lips warm and tender
Just like magic it seems
Thrilling, enchanting me tooI’m in your spell and there’s no cure
I’m lost for sure
`Cause you’re a weaver of dreams
And I’m in love with you.(You’re a weaver of dreams
You and your strange fascination
You’re a weaver of dreams
You and your come hither smile)I’m in your spell and there’s no cure
I’m lost for sure
`Cause you’re a weaver of dreams
And I’m in love with you.(You’re a weaver of dreams,
You’re a weaver of dreams)
(ON Air DOn GrolNicK A WeAver of DReAMs)
Un anno fa : Armando's Rumba ( Lo sfogo )
















una canzone di Marlene Kuntz dice “Noi cerchiamo la bellezza ovunque”..
Forse questa ricerca spasmodica alimenta le nostre illusioni in un gioco perverso..
Cercare la bellezza in ciò che già abbiamo e a cui siamo abituati.. beh forse è quella la vera conquista…
Ti abbraccio..
noi umani siamo portati a complicare tutto.. difficile è suonare poche note ma intense, esprimere pochi concetti ma in maniera chiara e mirabile, avere un animo incontaminato…
Mozart is the number one for me diceva Horowitz. E Chick Corea dopo aver sentito Gulda suonare gli chiese dove mai li avesse presi quei motivi così semplici e profondi. La risposta, ovvia: ma da Mozart ,naturalmente.
Quasi quasi me lo studio anch’io questo standard..ah in Cmaj naturalmente
Karol
@Leggera, il problema e’ non cercare il proprio suono, ma continuare a cercare quello degli altri, cercare qualcosa che si e’ perduto spasmodicamente, senza senso, senza rotta, perdendo di vista appunto la bellezza nelle cose che abbiamo intorno persi alla ricerca di un idea di bellezza.
@Karol, Mozart, e’ vero infatti sai in questo periodo sono tornato a Mozart, sono tornato a quelle note essenziali oserei dire naturali nella loro semplicita’. Il dio di Mozart e’ la semplicita’ la spontaneita’ come se quelle note fossero scritte da sempre, come se fossero sempre esistite, come se fossero sempre state li pronte in attesa che qualcuno sapesse coglierle. Pochi ci sono riusciti, Mozart, Bach e forse pochi altri, nel Jazz pochissimi Miles, Jarrett, Monk, Evans, che sempre nella semplicita’, hanno tirato fuori la bellezza. Alcune ballad di Miles o di Jarrett, sono sconcertanti per la quantita’ di silenzi, per le pause, per le note rarefatte, ed e’ li la magia, cose che qualsiasi strumentista avrebbe potuto, suonare, la differenza e’ tra quello che poteva essere in potenza e chi lo ha saputo realizzare. A volte si ascoltano musicisti funamboli, cose che pochi potrebbero fare, la tecnica e’ troppo forte per replicarle, ebbene e’ li la differenza tra tessere un sogno ed un illusione, tessere un sogno di bellezza e creare illusioni di bellezza, tessere con pazienza e semplicita’ la trama della nostra vita come quella di uno standard jazz, invece che continuare ad inseguire illusioni di bellezza, cose complesse che generano l’effetto ma che non hanno la sostanza della bellezza. E mi torna in mente siamo della materia di cui son fatti i sogni, sogni non illusioni. Studialo questo standard ha delle sorprese al suo interno naturalmente in CMaj che e’ la sua tonalita’ quella in cui lo ha pensato VIctor Young, la piu’ semplice. Improvvisare su una struttura come questa che in potenza offre centinaia di possibilita’ e sapere cercare quella semplice, la strada blu dell’improvvisazione e’ questa la sfida, ricercare melodie alternative, rendere cantabile il solo, come e’ sempre cantabile e rimane scolpito nella memoria musicale il solo di DOn Grolnick che io amo profondamente, per la sua umilta’, per la sua semplicita’ e per la sua storia difficile.
Grazie per il bel commento
Q
.
…non volevo mettere il punto ai commenti!
solo che caspiterina orsoquoyle, qui dentro ci sono tante di quelle questioni di cui mi sento cucita che mi si è intrecciato tutto! e insomma stavo scrivendo cavolate e ho deciso di metter un punto alle cavolate (solo per un po’ come vedi) e restare zitta a sbrogliare un po’ di fili. ecco. continuo a sbrogliare.
Noce lo so, effettivamente e’ un post denso, ci sono molte cose dentro, molte dei fantasmi che hanno circolato nell’anno passato, molte delle speranze per il nuovo anno, e probabilmente anche qualche certezza, qualche cosa che ho profondamente capito, facendomi del male, che adesso ancora non so come tradurre in comportamenti reali.
Ciao
Dalle cose piu’ semplici mi sono venute tutte e sole le gioie piu’ autentiche. Quindi capisco la tua ricerca di semplicita’. E la capisco anche perche’ so quanto spesso vada perduta, e’ la prima cosa che si perde quando alziamo la testa per cercare di raggiungere la Luna, che questa Terra ci sta stretta, e vogliamo arrampicarci come fanno tutti, e cominciamo anche noi la rincorsa, e poi ci dimentichiamo chi siamo, e il fantasma di noi rimane giu’ a guardarci, attonito, sbigottito, come a gridare “ma dove stai andando, ma non lo vedi che quello che cerchi e’ quaggiu’, con questa terra, con questo piffero di legno, con questi bambini che fanno domande, con questa notte semplice di mani e sorrisi e vino rosso?”.
La semplicita’, gia’, che forse se esistessero gli dei ci sarebbe un dio della semplicita’, un dio della tranquillita’, un dio del pane e burro e marmellata, e tutto questo caos che ho in testa forse sfumerebbe e potrei, per una volta nella vita, vedere chiaro, vedere oltre la nebbia, sentire voci che vengono da me al posto dei richiami all’ordine,
e avere sogni oltre che doveri.
Bella questa versione di Moon River.
Di cosa hai voglia? Non e’ una domanda banale, Quoyle. Certo che puo’ metterti KO. Perche’ avere una risposta vuol dire avere una direzione in cui procedere. E non avere sogni, non avere una idea da inseguire, e’ quanto di piu’ incompatibile con la serenita’. Per troppo tempo non ho avuto risposta a questa domanda. Adesso ne ho, e gia’ solo avere un sogno mi fa sentire viva.
Metti Thiaki di Pieranunzi…un tema così semplice! Ma , oh severino boezio, come diavolo fa?
( domanda retorica)
Karol
ma noi i fantasmi ce li portiamo sempre dietro. sono quelli che ci spingono a cercare perché gli manca la sensazione del raggiungimento. se sentiamo con la percezione dei fantasmi manchiamo il corpo di certa bellezza qui. chiediamo e poi? quando la storia è già finita e addirittura ha il lieto fine. chiediamo e poi? quando è tempo di esclamare bello! grazie. chiediamo chiediamo. ma poi se non chiediamo come si fa a scoprire le meraviglie che ci sono oltre se stessi? complessa la semplicità …
mi è venuta fame.
…anche nel mio lavoro la bellezza passa per la semplicità (a volte…).
…
sottrazione, essenzialità ,ecco. arrivare al senso delle cose con pochi tratti e riconoscerle. magari mi riuscisse sempre
ma io cerco…
è proprio vero.
Vorrei davvero limitarmi solo ad ascoltar-ti…

Dico… solo: capisco, ti capisco, mon petit prince. La ricerca si muove verso l’essenziale, che è cosa semplice ma non facile. Siamo in cammino, alcuni più accorti, verso l’essenziale… tu mi sembri a buon punto.
“si muove verso l’essenziale” ma non vuole semplificazioni.Mi sembri a un ottimo punto
ti auguro di trovarla,la bellezza che cerchi,e di saperla riconoscere.Il tuo è ormai diventato l’ultimo blog della giornata,perché mi piace,perché mi rilassa…ti ascolto S.
Charm quante cose mi hai detto in questi commenti, ho bisogno di tempo per risponderti, forse il problema non e’ non avere sogni, ma saperli accettare, ammettere di avere sogni e non averne paura. Un bacio
Karol, cosa mi hai tirato fuori… Thiaki io lo amo quel brano, disarmante..
Noce, noce, sti fantasmi, non sono quelli che ci fanno cercare, ma la nostra curiosita’, i fantasmi distolgono e disturbano la ricerca sono la complicazione.. e chiedere anche li la semplicita’ passa non solo per il chiedere, ma per il saper vedere e cogliere.
alba solo un sorriso
farolit, non so se sono a buon punto davvero, a volte mi sembra di si poi capita qualcosa che mi sembra mi allontani dal punto che avevo raggiunto, ma forse e’ solo il movimento e finche’ si e’ in movimento va tutto bene:-)
hobbs sento che fai una ricerca per molti aspetti simile a quella che sto facendo io nella vita e nella tua forma espressiva. A presto
@diamonds un saluto
S, hai detto una cosa bella, saperla riconoscere, e’ li il punto, non trovarla ma essere pronti a saperla vedere e cogliere, bello sapere che ti rilassa passare da queste parti, ti mando un saluto
Stella by starlight…nient’altro
Se non… a quando il prossimo viaggio?
TheFamilyTake
Ora che ho scoperto questo blog sono felice! potrò ascoltare buona musica in ogni dove mentre lavoro al PC!!!!
Vedo anche che hai già inserito un link a Cerini da Viaggio, per cui ricambierò immediatamente la cortesia
passare di qui equivale a riflettere, ma calma.
grazie
Un post che suggerisce molte riflessioni quoyle…
tra tutte la sottolineatura della semplicità e dell’immediatezza nello script musicale. Sembra strano ma sono le composizioni apparentemente semplici le più difficili da realizzare. E’ una musica che vive di sottrazioni del superfluo, ogni nota, frase, chorus è essenziale all’insieme, quando un compositore – qualunque genere utilizzi, anche il pop leggero – riesce in questo crea quella che potremmo chiamare la “canzone perfetta”. Alla fine sembra tutto semplice, “facile” immediato, invece tutto ciò comporta un lavoro incredibile; molto più facile realizzare cose piene di suoni e arraggiamenti pesanti che in genere servono a camuffare l’assenza di emozioni da comunicare. Ecco la musica semplice è quasi sempre estremamente comunicativa e riesce ad imporsi anche nel tempo.
Riflessioni buttate di getto immediato a presa rapida…scusasse qualche sbaffo non trattato
@The Family Take, praticamente sempre in viaggio
@sara benvenuta
@hayal, bello trovarti da queste parti, devo inserire il link, lo faccio adesso
@anonimo, sabato abbiamo passato tutto il giorno a registrare un demo con il mio trio jazz. Mai come in quell’occasione mi sono reso conto di quanto la semplicita’ aiuti sempre. In quel caso, la presenza di microfoni, cavi, preamplificatori, pc, ostacolava ed inibiva il pensiero musicale ed in parte faceva sentire in dovere di ’strasuonare’. Ebbene le prime tre ore sono state un vero supplizio, perche’ non veniva fuori niente di buono, troppe note, troppo casino, poi in una ballad ho cercato di dividere per due quello che sentivo, sentivo 50 cercavo di suonare 25 e di li e’ stata una lenta discesa verso le ultime ore che hanno portato della bella musica essenziale, inutile sostituire, inserire passaggi virtuosistici, se l’anima del brano e’ talmente bella da essere danneggiata da quelle sostituzioni. Sono assolutamente d’accordo con te, spssso gli arrangiamenti pesanti pieni di suoni ed effetti nascondono il vuoto dell’idea musicale che ci sta dietro.
A presto
Q