My Romance

gennaio 19, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Appunti jazz, Cinema, Pianoforte, Standards

Molti degli standards jazz provengono dal cinema, e’ strano vedere come spesso canzoni che sono diventate dei grandi classici siano nate per film che sono praticamente dimenticati. E’ il caso della bellissima My Romance di Rodgers/Hart, una delle coppie di autori piu’ prolifici di brani che sono diventati standards Jazz.

Questo brano fece parte della colonna sonora del film Jumbo, un film del 1962 con Doris Day, che doveva essere un remake di un musical di successo degli anni 30 un film che fu un vero fiasco a livello di incassi, creando comunque dei magnifici standards, My Romance, Little girl blue e The most beautiful girl in the world, ed ancora This can’t be love e Over and Over again. Questi brani sono davvero esemplari per le melodie che rimangono letteralmente scolpite nella memoria dell’ascoltatore, in particolare io sono innamorato di My Romance, un brano che trovo fortemente pianistico e che ogni volta mi emoziona, mi porta in un’altra dimensione sonora. Interpretazioni eccellenti ne esistono davvero tante, Art Blakey, Gary Burton,  Joey Defrancesco,  naturalmente Bill Evans in tantissime interpretazioni tutte emozionanti ed ancora Red Garland,  Carmen Mcrae, Wes Montgomery, George Shearing, Mel Torme’, Tuck and Patti ah si Ben Webster, e certamente Keith Jarrett, con l’interpretazione del cofanetto della Blue Note, versione cui sono indissolutamente legato, riconoscendo la grandezza della musica di quel cofanetto, vera bibbia, e riferimento dal valore inestimabile come punto di riferimento per gli standards Jazz.

L’intro di pianoforte e’ esemplare, coglie perfattamente le note chiave della melodia, accarezza e gravita intorno a queste note, accennando e richiamando costantemente il tema, preparando l’ingresso del basso e della batteria. Un’incredibile senso di nostalgia si sprigiona dalle note di questa introduzione, effettivamente non si sente il bisogno di nessun chiaro di luna di stelle, il romanticismo e’ tutto in quelle magiche sospensioni ed aperture del pianoforte. L’ingresso della batteria di DeJohnette e’ sorprendente, il tempo e’ un medium eppure la batteria e’ stile zen, piatti sospesi e piccoli tocchi delle spazzole, il contrabbasso di Peacock sul tema fa da contrappunto al tema esposto da Jarrett, preparandosi per il solo che arriva dove naturalmente sembra debba essere perche’ e’ li dalla prima nota dell’intro di Jarrett. Si potrebbe parlare a lungo del modo di accompagnare il solo di contrabasso di Jarrett, che continua a sviluppare melodie preparatorie per l’uscita, e sul solo di pianoforte davvero il senso incredibile del tempo di jarrett e’ tutto presente. Solo essenziale, tutto giocato sulle sospensioni, melodie meravigliose, alternative alla melodia originale, si inseguono su tutto il solo fino ad arrivare all’ingresso di uno swing che ti entra dentro, fatto di pause e giocato sul modo di stare sul tempo non sul numero delle note suonate (ripenso al numero di note tristemente suonate da Farao’ qualche sera fa e sorrido…). Il modo di suonare di Jarrett e’ tutto giocato sul timing, sul suo modo inimitabile di stare indietro sul tempo creare quella tensione che ti tiene incollato e ti fa serrare i denti per lo sforzo e quel senso di soddisfazione che non arriva mai. E poi il solo si smonta improvvisamente e naturalmente dalle pieghe delle note del solo riemerge il tema che a ben ascoltare e’ sempre stato li, perche’ e’ bellissimo, perche’ Jarrett la bellezza la lascia uscire, senza sostituzioni scellerate, senza sforzi stilistici, senza giochi pirotecnici perche’ My Romance doesn’t have to have a moon in the sky….

(On AiR My RomAncE KEiTh JArrett TRio Vol V Live at BluE Note)

E questo sognavo, e questo sogno,e questo…

gennaio 13, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Pianoforte

E questo sognavo, e questo sogno,
e questo ancora una volta sognero’.
E si ripetera’ tutto, e tutto sara’ reincarnato,
e voi sognerete tutto cio’ che in sogno ho visto.

La’, lungi da noi, lungi dal mondo,
un’onda segue l’altra e sulla sponda batte.
E sull’onda c’e’ una stella, e un uomo, e un uccello,
e realta’, e sogni, e morte – onda dietro onda.

Non mi serve la data: ero, e sono, e saro’.
Vita, prodigio da prodigio, e, nel grembo della meraviglia,
solo, come un orfano, mi metto.

Solo, in mezzo agli specchi, recinto dai riflessi
di mari e di citta’, raggianti nel fumo acre.
E in lacrime la madre prende in grembo il bambino

Arsenij Tarkovskij da Sonno e Vita Sogni e Amore

(On Air The Hope Part I e Part II Ketil Bjornstad The Nest)

A weaver of dreams

gennaio 10, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Pianoforte, Standards

Il tessitore di sogni, che titolo magnifico per uno standard quasi dimenticato, un esempio di semplicita’ e genialita’, ovvio nella sua bellezza, cosi’ ovvio che solo Victor Young poteva scriverlo, tessitore di sogni, Victor Young e’ un tessitore di sogni, di tappeti magici (Stella by starlight fra tutti). Intepretazioni non molte, il solito Nat King Cole, Carmen McRae, Oscar Peterson, Freddie Hubbard, John Coltrane ed una che mi piace ricordare Don Grolnick, pianista abbastanza sconosciuto, morto giovanissimo, un vero talento di arrangiamento e semplicita’, un brano adatto al suo pianismo, un pianismo asciutto, semplice, come le cose belle, quelle che sembrano essere sempre state li’, eppure… eppure nessuno le aveva mai colte, mai esagerato, mai alla ricerca dell’effetto scenico, un’interpretazione assolutamente scarna, sarei stato curioso di vedere l’accoglienza di un’interpretazione cosi’ , disarmante, niente velocita’ folle, niente tecnica, aderenza armonica assoluta alla struttura della canzone originaria, niente orpelli.

Credo fermamente in questa ricerca della semplicita’ nella vita come nella musica, credo che la differenza tra tessere pazientemente sogni e creare illusioni passi per la semplicita’, non e’ un caso la scelta della parola A Weaver, tessitore, pazienza, costanza e semplicita’ tanto e’ semplice la struttura del brano. Mi piace pensare che Victor Young avesse questo in testa quando scriveva questo brano, e mai come in questo periodo sento la necessita’ sulla mia vita di queste parole, di semplicita’ e spontaneita’, di immediatezza, di cercare nelle cose piccole, nelle cose immediate, in quelle che sono magari sempre state li e tu non hai mai colto sempre impegnato a cercare qualcosa, un effetto, una nota, qualcosa che assomigliasse a qualcosa che avevi gia’ sentito, invece perso dietro questa ricerca senza senso, non riesci a sentire il tuo suono, a cogliere il tuo pensiero musicale , o ancora peggio i tuoi sentimenti ed i tuoi desideri. Puo’ una domanda cosi’ semplice metterti ko, di cosa hai voglia, non lo so di cosa ho voglia forse e’ proprio questo il problema. Vorrei che questa canzone semplice, fosse la mia bussola per questo anno, cercare la bellezza , saperla cogliere senza cercare di imitarla perche’ e’ gia li’… a Weaver of dreams.

A Weaver of dreams (Jack Elliot – Victor Young)

You’re a weaver of dreams
You and your strange fascination
You’re a weaver of dreams
You and your come-hither smile

Just to hear you speak
Can leave me weak as a babe in arms
Poor little babe in arms
Helpless before your charms

For you’re a weaver of dreams
You and your lips warm and tender
Just like magic it seems
Thrilling, enchanting me too

I’m in your spell and there’s no cure
I’m lost for sure
`Cause you’re a weaver of dreams
And I’m in love with you.

(You’re a weaver of dreams
You and your strange fascination
You’re a weaver of dreams
You and your come hither smile)

I’m in your spell and there’s no cure
I’m lost for sure
`Cause you’re a weaver of dreams
And I’m in love with you.

(You’re a weaver of dreams,
You’re a weaver of dreams)

(ON Air DOn GrolNicK A WeAver of DReAMs)

Moon River

gennaio 6, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Cinema, My Music, Pianoforte, Standards

Ci sono brani di una bellezza sconcertante, di una bellezza che viene spontaneo chiedersi come e’ possibile che esista la disarmonia nel mondo, di quelli che mentre lo ascolti ti senti protetto dalla bellezza che ti circonda mentre ascolti o suoni. Moon River e’ uno di questi brani, famoso per il film Colazione da Tiffany, la genialita’ musicale di Henry Mancini, autore di alcuni tra i brani piu’ importanti della storia del cinema e la sapienza nelle liriche di Johnny Mercer, brano del 1961.

Ieri lo avevo in testa dalla mattina, lo ho accennato al piano, e poi in serata cosi’ per gioco lo abbiamo suonato durante le prove, e’ nato in 4/4 mentre originariamente era un brano in 3/4, non so perche’ ma e’ venuto spontaneamente cosi’ ed abbiamo lasciato libere le energie di fluire in quella direzione. Ho giocato un po con l’audio originale lasciando uscire la nostra versione da un mix con la colonna sonora originale del film, mix rozzo e veloce, giusto per ricordare la bellezza del brano originale.

"Moon River"

music by Henry Mancini, lyrics by Johnny Mercer 1961

Moon River, wider than a mile,
I’m crossing you in style some day.
Oh, dream maker, you heart breaker,
wherever you’re going I’m going your way.
Two drifters off to see the world.
There’s such a lot of world to see.
We’re after the same rainbow’s end–
waiting ’round the bend,
my huckleberry friend,
Moon River and me.

(ON AiR MooN RIVeR)

Musica per boscaioli

gennaio 4, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Racconti

Appuntamento ore 18.30 Lucca per dirigerci verso la Garfagnana dove dobbiamo fare un concerto ad una non ben specificata festa. Il non ben specificato non so dire ma insomma mi provoca agitazione, conoscendo gli strani posti in cui siamo capitati con il gruppo latino americano, il fatto che il boss non abbia specificato lascia qualche ombra. Per il solito ormai ben studiato e documentato effetto relativistico del tempo che regola la vita dei sudamericani le 18.30 si sono trasformate nelle 19.30, arrivo quindi a Castelnuovo verso le 20.30 (quando felipe aveva promesso un arrivo alle ore 18..). Trovare il posto dove sara’ questa festa non e’ impresa semplice, alla fine ci imbattiamo nella dritta giusta ed arriviamo davanti… ad una falegnameria, ebbene si una falegnameria, penso di aver sbagliato quando vedo arrivare un garfagnino tipico che sbraita e mi saluta (lo conosco per un altra festa un po piu’ normale dove avevamo suonato a Dicembre) gridando Hasta siempre…, e poi giu’ una sequela di coloriti saluti nella tradizione garfagnina che non lasciano dubbi sulla religiosita’ particolare della gente del luogo e via pacche sulla schiena e danze di giubilo per il reincontro. Io mi guardo intorno e vedo solo seghe circolari, tronchi, fango, qualche ruspa ed un decadente capannone e chiedo garbatamente all’indigeno dove posso scaricare il mio pianoforte. Mi indica una scala con una porta in cima, gia’ immagino una festa sullo stile di Eyes Wide Shut e mi verrebbe di chiedere la password per entrare, ma e’ tardi lascio da parte le fantasie cinematografiche, e mi avvio a scaricare. Il sassofonista torna ridendo dalle scale ed io mi preoccupo, cosa avra’ visto (ed inizio a ricordare tutti gli episodi strani in cui ci siamo trovati a suonare…), prendo il pianoforte e lentamente mi arrampico sulle scale di cemento disseminate di tronchi, apro la porta e…. tadaaaaaa , una schiera di simpatici boscaioli, consorti, falegnami seduti ai tavoloni tipo festa dell’unita’ in una sala di 100 mq con una temperatura tropicale, ed un maiale che viene portato in processione al centro della sala, per far vedere la preda ai famelici boscaioli, naturalmente l’illuminazione e’ affidata al neon, intimo e riservato, inizio a maledire felipe e le sue cazzo di serate strampalate. Ma non faccio in tempo ad arrivare schivando pezzi di maiale, boscaioli, figli di boscaioli all’angolo riservato ai musicisti, che un oriundo inizia a gridare brindisi propiziatori per i musici, e ci ritroviamo con un boccione di vino a sbevazzare, montiamo, facciamo un pezzo cosi’ tanto per lavarci la coscienza e poi ci avventiamo sui tordelli della garfagnana, seguiti da quel famoso maialino e formaggi col miele, tutto innaffiato da ottimo vino rosso, niente da dire, e scambiare brindisi con boscaioli seduti al tavolo. Naturalmente iniziano a guardarci impazienti, del resto siamo arrivati in ritardo e stiamo mangiando rilassati a nostro agio come se avessimo tagliato alberi  ed allevato castori da quando siamo nati, insomma tocca iniziare il piano inclinato delle cazzate, che finira’ nelle danze propiziatorie del boscaiolo della garfagnana, assai caratteristiche, un misto di accoppiamento degli orsi delle cascate vittoria e degli indigeni delle foreste australiane, da non perdere potrebbero farci una puntata di Super Quark. Io veramente di queste serate ne ho abbastanza, so dove arriveremo al girone infernale di Guantanamera, al bis di Comandante Che Guevara storpiata nel testo dallo stesso felipe che non la imparera’ mai…, ed infatti il copione e’ perfetto, anticipo la cazzata con la preveggenza di uno stregone sioux. Dopo due ore di fatica e di rumore e di danze di accoppiamento e qualche accenno di trenino, smettiamo di suonare, ormai siamo rimasti in pochi musicisti e capi boscaioli, uno si avvicina a me con aria minacciosa, ahi…. e mi dice.

Boscaiolo: "Cazzo che faccia che avevi mentre suonavi, uno proprio dice dio bip bip…. guarda lu li come si rompe le palle"

Quoyle: "Ehm si vedeva tanto?"

Boscaiolo :"Beh si, bravo eh ma proprio non avevi voglia ti stavi per addormentare"

(Cazzo se ne sono accorti che mi stavo addormentando, sono dotato di questa capacita’ ho un pilota automatico per le cazzate di felipe, quando parte, posso quasi riposare, ho suonato con lui per 3 anni in una discoteca in Versilia ed alla fine quasi riposavo mentre suonavamo, tanto il repertorio era lo stesso da anni e sapevo esattamente cosa avrebbe detto fatto e sbagliato quindi…)

Quoyle : "No no chiudo gli occhi per sentire meglio la musica (bugia pietosa)"

Boscaiolo : "Vabbe dai suonate qualcosa senza felipe te ed il sassofonista"

Io per il senso di colpa di essermi fatto sgamare, non mi tiro indietro, ed iniziamo una cosa abbastanza adatta sempre per le danze propiziatorie del legno, The Girl from Ipanema. Felipe naturalmente da vera prima donna, anche se e’ distante ci sente riprendere e si sente in dovere di allietare il boscaiolo con i suoi gorgeggi in portoghese, il bassista che sta al suo basso come il figlio di Piero Angela alla scienza, inizia a storpiare il brano inserendo delle fantasiose alterazioni cromatiche che credo siano di origine garfagnina…. ed insomma ci si riposiziona immediatamente sul piano inclinato della cazzata, iniziando a rovistare nel bidone della spazzatura del nostro repertorio regalando perle ad ogni minuto che passa. La fine della serata, scorre tra reminescenze degli anni 70 dei boscaioli, della PFM, dei King Crimson, degli Area, dei Cream, dei Soft Machine, degli Osanna, dei Trip, con me che guardo il tipo che continua a parlare, e per non ascoltarlo continuo a bere quel famoso ottimo vino rosso, pensando alla musica cubana e quanto davvero sia poca la cultura di cosa significhi e quanto sia superficiale il nostro modo di ascoltare e fare musica, alla salute dei boscaioli della garfagnana.

(ON Air Carlos PUebLa Quiero Amarosa GuaJra)

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