Charlie Haden – The Montreal Tapes
marzo 3, 2006 by quoyle
Inserito nella categoria Batteria, Concerti, Contrabasso, Pianoforte
Nel 1989, il festival internazionale del Jazz di Montreal ha organizzato una serie di otto concerti dedicati a Charlie Haden
30 Giugno Joe Henderson ed AlFoster
1 Luglio Gerri Allen E Paul Motian
2 Luglio Don Cherry ed Ed Blackwell
3 Luglio Gonzalo Rubalcaba e Paul Motian
5 Luglio Pat Metheny e Jack DeJohnette
6 Luglio Egberto Gismonti
7 Luglio Paul Bley e Paul Motian
8 Luglio The Liberation OrchestraTutti i concerti sono stati registrati da Radio Canada e la maggior parte saranno rilasciati dalla Verve
Probabilmente uno dei piu’ belli di questi concerti e’ stato quello con Gonzalo Rubalcaba e con Paul Motian, un sogno che Charlie Haden aveva da tempo, e che non era stato possibile realizzare per l’embargo tra Cuba e gli USA. Il Festival di Montreal ha reso possibile questa magia, di azzerare le frontiere, di far dimenticare i confini geografici e le diverse formazioni dei musicisti. Gia’ il titolo del disco e’ squisito, The Montreal Tapes, i nastri di Montreal, sembra di essere partecipi di un evento intimo, raro, caldo e di essere ascoltatori privilegiati.
Mi sono messo all’ascolto di questo disco con curiosita’, volevo vedere come il pianismo virtuoso ed esplosivo di Rubalcaba si coniugasse con il lirismo di Haden e con lo swing di Motian. L’inizio del concerto e’ rarefatto, il tempo sembra non esserci, le note fluiscono gradualmente ed il suono e’ meravigliosamente caldo e scuro, molto europeo come gusto, niente riverberazioni esasperate, tutto molto nudo ed essenziale e semplice. Si ascolta il materializzarsi graduale dell’idea musicale, il piano di Rubalcaba, con quel suono scuro che a noi Europei piace tanto, inizia a costruire, in maniera lirica e percussiva allo stesso tempo l’ingresso di Haden e Paul Motian, ed all’improvviso ci si trova immersi nel suono profondo e corposo del basso e cristallino della batteria. Un senso del tempo e di gestione dei silenzi che lascia senza parole, un ascolto impegnativo, che non concede nulla alla leziosita’. Il concerto procede con una scelta di brani quanto mai adatti alle caratteristiche di questo trio, anche Paul Motian suona diversamente per adattarsi al pianismo eclettico ed Ispanico Caraibico di Rubalcaba. Il primo brano e’ Vignette un brano di Gary Peacock, un bell’omaggio di Haden a questo troppo spesso sottovalutato all’ombra di Jarrett contrabbassista. Il brano piu’ bello di questo disco e’ secondo me Silence di Charlie Haden, un brano che fa emergere pienamente il lirismo delicato e struggente del basso di Haden. Atmosfere neoclassiche, in cui anche il pianismo di Rubalcaba si esprime al meglio. Il concerto si conclude con una versione di Solar, uno swing serrato in cui Rubalcaba magicamente riesce ad inserire richiami di pianismo caraibici, con interveni di pianoforte in Montuno che lasciano davvero senza parole per la varieta’ armonica e ritmica. Un disco discorsivo, fatto di dialogo fitto tra i tre musicisti in cui emerge la grande voglia e la passione che ha portato i tre musicisti a suonare insieme, un desiderio di vecchia data che diventa realta’, un augurio, una speranza che le difficolta’ e le barriere di qualsiasi tipo possano essere abbattute dalla passione e dall’onesta intellettuale.
Rating: 




(On Air Silence Charlie Haden)
Un anno fa : Il tempo dei limoni















Ho fatto un seminario con Haden ed ho suonato Silence per un giorno intero. Ho un bel ricordo e delle registrazioni su cassetta di quell’incontro. E si era dimenticato a casa mia un pacco di partiture di O.Coleman che poi gli ho rispedito. E’ un personaggio molto convulso, pieno di paranoie.
Beh a prescindere dall’umanita’ e’ un grande musicista
La musica è una grande alleata nell’attraversamento dei nostri personali deserti, non è vero?
@Marianna si la musica ti porta nei luoghi piu’ segreti della tua anima. Come per tutti i sentimenti bisogna essere disponibili a lasciarsi andare ed arrivare in quei posti scuri spesso poco frequentati. Io ricordo sempre con emozione il mio incontro con la musica di Jarrett, il Paris Concert, in un periodo complesso della mia vita, la parte centrale del concerto dopo la fuga bachiana improvvisata, era un qualcosa che mi tormentava, mi portava avedere dentro di me, e’ stata una delle esperienze di ascolto di musica e di me stesso piu’ intensa. La musica ti permette di non desertificarti troppo, ti ricorda che sei vivo, nel bene e nel male. Un abbraccio
Q
strana immagine. si intravede una luce all’entrata ma ancora non si vede la fine, che certamente apparirà dietro alla curva. quindi sappiamo che la luce è sia prima sia dopo un punto X; ne deduco che sei in cammino. del resto il verde apre; il blu era più intimo. che dire? buon viaggio, e che tu trovi quello che cerchi alla fine.
albina, esatto e’ proprio cosi’ Blue in Green, e siamo in movimento tratto curvilineo dentro una galleria, ma spegnere i fari non avrebbe avuto senso, accendo i fari, e vado avanti sicuro che c’e’ la luce dall’altra parte del tunnel, anche se quando sei in mezzo a volte ti dimentichi della luce che ti aspetta dall’altra parte
Baci
certo che si: è un grande musicista molto originale e attento ai silenzi oltre che ai suoni…
Bruno questo disco lo conosci ?Che ti sembra di RUbalcaba?
Attento ai silenzi, infatti e’ questo una delle cose che mi ha colpito di questo concerto, la costruzione anche dei silenzi, pur avendo a che fare con un pianista giovanissimo ed irruente come Rubalcaba
Q
Silence è ipnotica, Blue in green magica…
sul connubio musica/follia e/o musica/sofferenza c’è un mare di letteratura, come dici tu se ne potrebbe parlare all’infinito
il punto è che oggi, ciò che una volta era autentico, diventa stereotipato, viene ridotto a puro commercio
si salvano certe produzioni davvero impagabili quanto a sincerità e immediatezza (penso appunto proprio a Shine)
ma anche l’immagine che si ha oggi del musicista, in preda a perenni spasimi e disarticolato nei confronti dell’esistenza, non è più credibile, genuina, perchè è stata avvelenata da un mondo che trita tutto attraverso la violenza e la volgarità del commercio
“Spesso mi sono chiesto se sia il gusto della gente che determina l’offerta o semplicemente sia la scarsa fiducia che i centri di produzione (e potere ahime) ripongono nelle facolta’ intellettive dei fruitori di cultura, e sto iniziando a propendere per la seconda ipotesi”
il tuo discorso è giustissimo, e non avrei saputo esporlo meglio
inevitabilmente questo porta ad un elitarismo di certa musica, ed ecco perchè classica e jazz si ritrovano ai margini
eppure, Quoyle, come dicevo, di gente, ragazzi, persone affamate di capolavori e di “autenticità ” ce n’è molta più di quanto immaginiamo…e la sensazione che non tutto sia perduto è davvero impagabile
sarà anche per questo che non riusciamo ad essere completamente pessimisti, ma inguaribili idealisti: perchè in una persona che si muove a ritmo o sorride o canticchia mentre suoniamo io ci vedo un mucchio di speranza…fosse anche solo quella persona
sarò malato d’illusione, ma che ci posso fare

un abbraccio, fratello
L.
Chi sei, Quoyle?
Sono luci giuste e amiche quelle che segui.
Ciao dolce Quoyle .
il mio commento è fuori tema con il tuo post, ma volevo ringraziarti perchè solo ieri sera ho ascoltato per la prima volta Changeless-Endless di Jarrett dal tuo radioblog.
L.
@lucamadeus, si vero si potrebbero scrivere tonnellate di pagine e probabilmente sono gia stae scritte. Io credo davvero che la musica sia una porta privilegiata, per arrivare dentro di noi e dentro gli altri. Certo saper sentire, a volte ti costringe a sentire anche quello che non vorresti oppure con un intensita’ sproporzionata alcune cose. Oppure a conoscere la bellezza profonda della musica che a volte si scontra con lo squallore di alcuni avvenimenti e di alcune logiche che ci troviamo a fronteggiare ogni giorno. Sono certo che il jazz e la classica non siano musiche di elite, semplicemente siano vittime del sistema che inibisce la formazione di un gusto a parte le cose di dubbia qualita’ che la radio o i canali ufficiali passano. La possibilita’ di un confronto che ho scoperto attraverso il blog, sono un segnale che la passione e l’anima riescono sempre ad arrivare. Il tema e’ che nella vita reale di spazi dedicati alla poesia ed alla spiritualita’ ce ne sono pochi.
Un abbraccio e mi auguro (la colonna sonora della tua domenica mi lascia ben sperare) che le cose vadano meglio.
Q
@albamarina chi sono? Un anima curiosa, che cerca di far sentire la propria voce attraverso la musica, la mia e quella presa in prestito dagli altri, dove non arrivano quasi mai le parole spesso arriva la musica, almeno per me e’ cosi’
Un saluto e grazie per la visita
@placidasignora, si sono convinto che siano luci amiche
Lo sento, quando riesco a fare le cose che sento davvero, sto decisamente meglio, anche se bisogna vincere l’attrito iniziale.
@cronomoto, benvenuta, sono felice di averti fatto conoscere quel brano Endless, dal disco Changeless, un disco meraviglioso forse non adeguatamente conosciuto di Jarrett. A presto e benvenuta!
Q