Segni e sedi
Fermarmi qui. per guardare anch’io un poco la natura.
il luminoso azzurro del mare mattutino
e del cielo senza nuvole,con la riva gialla:
tutto e’ bello nella effusa luminosita’.
Fermarmi qui. e illudermi di vedere
quello che vidi davvero nell’attimo di sosta:
e non le mie fantasticherie, anche qui,
non le mie memorie, non le visioni della volutta’.
(Kavafis)
Eccola di nuovo arrivare, una stanchezza pericolosa, una settimana incredibile, lontano da casa immerso in una nuvola di lavoro cosi’ lontana dal mio essere, da quello che sono, da come vedo le cose. Compresso troppo compresso come sempre, con un senso di solitudine che mi divora. Sentire questo magma, e non sapere come farlo venire fuori, con chi, dove quando, sentire solo che le cose non possono continuare in questo modo. A volte proprio disperazione sorda, un dolore continuo, dovrei semplicemente avere il coraggio di fermarmi un attimo e prendermi cura di me.
E la consapevolezza di non riuscire ad essere mai completamente me stesso, in tutte quelle assurde sfaccettature che continuano a mostrarsi. La diabolica capacita’ di continuare ad illudermi di sperare che le cose non debbano essere necessariamente in un modo, che le infrastrutture sociali non esistano. Sentire, sentire e’ una maledizione, va tutto in malora, la musica, il lavoro, il mio insopportabile carattere, le amicizie, sento tutto cosi’ lontano, cosi’ distante e cosi’ nemico. Ecco sento tutto molto fuori, molto lontano, e mi fa male, voglia di fermarmi, di sostare, ed essere capace ancora di vedere quello che so di essere capace di vedere nella luminosita’. E non riuscire a fermarsi, quando si e’ in movimento frenetico, con i messaggi che quotidianamente mi devastano il cervello, quello stile di vita assurdo che vedo intorno a me, mi sento come Lost In Translation, camere di albergo, macchine, chilometri, gente che passa attraverso la propria vita, fantasmi costretti a vagare negli uffici, strategie di guadagno, il mercato… ma chi se ne fotte del mercato e chi cazzo e’ questo mercato. Non mi piace la logica del mercato che comanda, delle riduzioni dei costi, delle persone come pezzi di una catena di produzione, vali perche’ produci ed appari. L’apparenza a tutti i costi, nessun contenuto, l’arroganza nel lavoro e nei sentimenti, la legge del piu’ forte, la gentilezza sfruttata e dileggiata. Il mio mondo e’ un mondo che so non esistere se non nel mio idealismo folle, l’ho sognato qualche volta, una vita tranquilla da sorseggiare con tranquillita’ lontano dal grigiore delle citta’, lontano dalle ambizioni di potere, capace di amare realmente le persone che mi stanno intorno, capace di lasciarmi amare. Ed invece sono lontano da tutto quello che cerco, la forza di fare cose che diminuisce, la voglia di lasciarmi vedere che si dissolve. So che stasera e’ tutto piu’ nero, 4 giorni senza me, lontano da un pianoforte, lontano dal mio guscio protettivo, immerso in tutto quello che odio, negli sguardi falsi, nell’assenza di vita, ma la verita’ e’ che stasera mi sento triste, tutto quello che voglio mi sembra impossibile, tutti i miei desideri sembrano inutili.

(On Air Brad Mehldau-Danilo Rea Umbria Jazz Winter 2005 Live inedito Intermezzo Cavalleria Rusticana)
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