Il bel pensiero
giugno 29, 2006 by quoyle
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Avevo un bel pensiero, e l’ho perduto.
Uno di quei pensieri che tra il sonno
e la veglia consolano la casta
adolescenza; e ben di rado poi
fan ritorno fra noi.
Io perseguivo il mio pensiero come
si persegue una bella creatura,
che ne conduce ove a lei piace, ed ecco:
perdi per sempre la sua leggiadria
a una svolta di via.
Una voce profana, un importuno
richiamo il bel pensiero in fuga han messo.
Ora lo cerco in ciechi labirinti
d’inferno, e so ch’esser non puo’ lontano,
ma che sperarlo e’ vano.
(Umberto Saba Il canzoniere - Trieste ed una donna)
(On Air Quoyle Oleo de Mujer con Sombrero)
Musica per Enoteche
giugno 26, 2006 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte, Racconti

Qualche giorno fa si suonava con il trio cubano in un piccolo bar a Tirrenia, amena localita’ balneare della provincia pisana. Come tutto quello che succede a Pisa, la vita notturna anche a Tirrenia non fa differenza e’ simile a quella di una cripta.
Quindi pochi spettatori, poca gente in giro, silenzio spettrale per le strade, sono le 23 e scommetto sull’arrivo dei carabinieri entro 20 minuti, cosa che puntualmente si avvera, per la fine della musica e la disperazione del proprietario del locale.
Appena smettiamo, si avvicina un tizio che rassomiglia in maniera inquietante ad Ivano Fossati, si qualifica come il proprietario del wine bar che sta all’angolo e ci invita al termine della serata a passare da lui perche’ vorrebbe fare della musica.
Smontiamo, carichiamo gli strumenti in macchina e ci avviamo nel locale del tipo, i carabinieri continuano a compilare tonnellate di carte.
Il tipo ci vede arrivare, tira fuori un paio di bottiglie di ottimo vino, una forma di pecorino, ed iniziamo a parlare, mi fa vedere un pianoforte Kawai verticale che ha comprato, che tiene praticamente di fronte al mare all’aperto, una specie di assassinio, infatti quel povero pianforte non riesce proprio a suonare, ma lui e’ orgogliosissimo di questa sua creatura, da un tono all’ambiente, e’ un oggetto di arredamento prezioso.
Insomma tra vino, e chiacchiere si fanno le 5 di mattina e tanto per non smentirci mai andiamo via ubriachi, con il tipo che mi invita per il giorno dopo a suonare da lui che sta cercando un pianista che faccia arredamento, senza impegno, quando mi pare.
Il giorno dopo, decido di andare a vedere che succede, Felipe decide di accompagnarmi perche’ vorrebbe strappare qualche data al tipo, arriviamo alle 20.30, il tipo si lancia in saluti rumorosi, quasi imbarazzanti, sgombra un tavolo di esterefatti clienti perche’ troppo vicino al pianoforte, apre il cimelio e mi dice fai quello che vuoi.
Io inizio placido a suonare quella specie di pianoforte da cui escono suoni raccapriccianti, e penso che se mi vuole un altra volta portero’ il mio piano elettrico, dopo 5 minuti mi porta una bottiglia di sangiovese e me la molla sul pianoforte (mi sta simpatico pero’…), io suono veramente tutto quello che mi viene in mente, passo da Night and Day ad Oleo de Mujer, da Oceano a MoonRiver, dalla luna busso’ a Tenco. Do fondo a tutto il mio repertorio a memoria guardo l’orologio e mi accorgo che ho suonato per circa 2 ore, praticamente da solo ignorato da tutti, insomma musica da tappezzeria, mi guardo intorno e c’e’ una bambina piccolissima, con gli occhietti vispi e timidissima con un’amica che gli da uno spintone e la manda vicino a me. La bimba si toglie il succhiotto dalla bocca e mi chiede candidamente, sai qualcosa di Elton John? Ed io, uhm no a memoria no, lei non demorde e mi chiede di un altro gruppo che non riesco neanche a decifrare, forse i Dire Straits o qualcosa del genere, io sempre piu’ mortificato le dico di no, allora lei mi dice : "Va bene, puoi continuare"…
Mi giro e mi ricordo che ho portato con me Felipe, la sua assenza da tre ore non mi lascia presagire nulla di buono, infatti lo intravedo al bar gia’ straubriaco, che tira fuori tutto il suo repertorio di battute, spero che la situazione non degeneri, faccio una pausa mantenendomi lontano dal bar e riparto.
Continuo a suonare per un po a dire il vero credo di aver fatto un altro paio di ore, tanto il tempo lo dovevo ingannare, continua ad arrivare gente, la serata finisce intorno alle 2 di notte, quando il tipo apparecchia sul mare una bella tavola, porta un bel po di bottiglie di vino, e si mangia tutti insieme, la cuoca polacca, i due fidanzatini camerieri, il proprietario, felipe ubriaco, io e la socia stanco/depressa, una cena surreale, in cui iniziano le scintille fra la polacca e felipe, il loro battibecco ha dell’imbarazzante, lei di un’antipatia rara, lui di una logorrea sfiancante, infarcita di vittimismo autorazzistico. Finiamo di cenare e sono le tre e mezza, io mi avvio a discutere con il tipo per capire se e come vogliamo dare un seguito a questa cosa, organizzandola meglio e ci accordiamo per 16 date tra Luglio ed Agosto, di cui 8 da solo ed 8 in duo, piu’ un bonus di date per eventi un po piu’ corposi in trio, naturalmente gli dico che non le faro’ tutte io per motivi di sanita’ mentale e per non rompere troppo le palle alla gente e creare piu’ movimento e diversificazione dell’offerta. Ci accordiamo anche sul compenso, mi piace il fatto che con la socia dicano espressamente che vogliono gente che sappia suonare, e non vogliono assolutamente porcate tipo piano bar, ma solo musica fatta sul serio, quando irrompe il Felipe furioso nella contrattazione e chiede reggendosi a malapena in piedi di avere delle serate per il trio cubano (cosa che io avevo gia’ smarcato con il tipo), inizia ad offenderlo ed a chiedere tutta una serie di date, con compensi tipo festa in piazza sangiovanni a Roma, il tipo devo dire la verita’ e’ un ganzo, capisce la situazione e stempera il tutto, io afferro felipe e lo trascino fuori.
E’ giorno, sono le 5 passate, ci avviamo in macchina, lo infilo sul sedile, gli allaccio la cintura e piomba in stato di catalessi (per fortuna), lo scarico a casa e mi avvio verso la mia casetta dove arrivo alle sei inoltrate, con questa nuova esperienza di musica per wine bar, musica per arredamento e comunque la prendo in maniera positiva, ricerca pura di nuovi brani da arrangiare in piano solo e nuovi vini da assaggiare…
(On Air Quoyle Arrangiamento per un vecchio gruppo cover La luna busso’)
Moon River
Qualcuno in un commento qualche tempo fa disse che ormai collegava il mio blog a Moon River, ed e’ una cosa bellissima, perche’ mi sento molto legato a questo brano. Avevo postato una versione in trio ancora presente nel radioblog, ho provato a suonarla da solo, perche’ anche questo brano mi scatena per un qualche motivo a me insondabile qualcosa che mi tocca profondamente quando lo suono, ha dentro una potenza lirica che gravita intorno ad un piccolo do che e’ sempre il centro di questo universo inventato da Henry Mancini. Rappresenta il mio mondo ideale, armonico, perfetto, senza storture in cui tutto ha il suo giusto posto, il mio sogno piu’ nascosto, di riuscire a vedere le cose con quei colori.

(On Air Quoyle Moon River)
The Chant of Time
Fa cosi’ caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi piu’ vergognosa e’ quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia il giusto valore al suo tempo ed alla sua giornata, e che si renda conto com’egli muoia giorno per giorno?
(Seneca Lettere a Lucilio)
Sempre sono stato ossessionato dal mio tempo, e dal concetto di tempo. La finitudine del tempo, il senso di accelerazione e decelerazione degli istanti, l’irreversibilita’ degli avvenimenti, la brutta sensazione di non sfruttarlo come meriterebbe questo tempo. E queste parole di Seneca, all’inizio nella prima lettera a Lucilio sono un macigno. Libro acquistato per un’altra lettera che ho ascoltato qualche giorno fa alla radio e mi ha ipnotizzato, su quello che bisogna aspettarsi e prevedere anche nella pace.

Mai parole si sono adattate cosi’ perfettamente a come mi sento in questo periodo, trascinato dagli eventi, la maggior parte del mio tempo mi viene sottratta dal lavoro, avido ed ingordo si prende la parte piu’ grande del mio tempo, il resto del tempo e’ perso in piccoli affari senza importanza di quelle piccole cose quotidiane, molto di quel poco tempo libero a non fare nulla, troppo stanco per fare qualsiasi cosa, questi due giorni di fine settimana ero talmente stanco da due settimane di follia lavorativa senza sosta che non sono riuscito a far altro che dormire. Ed intanto la sensazione e’ quella di sentirmi scappare di mano il tempo, mi perdo nei pensieri nella mia solitudine rumorosa di pensieri ed intanto ho la brutta sensazione che la vita vada un po dove gli pare. Ecco quella sensazione di stanchezza che cercavo di descrivere qualche tempo fa, una stanchezza intima, una stanchezza di consapevolezza di utilizzare male il tempo di esserne vittima piu’ che artefice
Abbiamo avuto dalla natura il possesso di questo solo bene, sommamente fuggevole, ma ce lo lasciamo togliere dal primo venuto. E l’uomo e’ tanto stolto che, quando acquista beni di nessun valore, e io ogni caso compensabili, accetta che gli vengano messi in conto; ma nessuno, che abbia cagionato perdita di tempo agli altri, pensa di essere debitore di qualcosa, mentre e’ questo l’unico bene che l’uomo non puo’ restituire, neppure con tutta la sua buona volonta’.
(On Air Enrico Pieranunzi The Chant of time)
Falling in love again (Theme from l’angelo azzurro)
giugno 11, 2006 by quoyle
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Era il primo concerto di Keith Jarrett a cui assistevo, Luglio 1996, la sua musica l’avevo scoperta da poco, quei biglietti comprati con fatica, studiavo, i soldi erano pochissimi, novantamila lire, una cifra stratosferica.
Forse il primo vero concerto di Jazz "importante" a cui assistevo, una serata dolce, l’attesa incredibile di vedere quel concerto, di ascoltare le prime note, il viaggio sulla vecchia uno, gli amici, Anna, ed uno sguardo verso le cose proprio diverso, anche verso quella musica probabilmente., sentirsi cosi maledettamente vivi, nonostante tutto quello che era successo. Il ricordo che ho di quel concerto e’ qualcosa che e’ proprio impossibile da raccontare, emozioni fortissime dovute a tanti fattori.
Dopo tanti anni sono riuscito con pazienza a trovare una registrazione di quel concerto, per un ricordo potente che avevo, una versione di Falling in Love Again, un tema mai piu’ suonato live da jarrett, tratto dal film di Marlene Dietrich L’angelo Azzurro. Ricordo chiaramente, l’attacco, le prime note, lo stupore la meraviglia e le lacrime, perche’ proprio non potevo immaginare che suonasse quel brano. L’intro che continua a richiamare il tema, la bellezza del tema con quell’inciso semplice e struggente, il solo di Peacock e la delizia assoluta del solo di Jarrett, una vera meraviglia che sono felice di aver ritrovato.
Falling in love again
Words & Music by:
F. Hollander & S. Lerner
Failing in love again
Never wanted to
What am I to do?
Can’t help it
Love’s always been my game
Play it as I may
I was born that way
Can’t help it
Men flock around me
Like moths around a flame
And if their wings burn
I know I’m not to blame
Failing in love again
Never wanted to
What am I to do?
Can’t help it
Love’s always been my game
Play it as I may
I was born that way
Can’t help it
Men flock around me
Like moths around a flame
And if their wings burn
I know I’m not to blame
(On Air Keith Jarrett Perugia 12.7.96 Falling in love Again)
















