The days of wine and Roses

luglio 31, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Live Music

 

E’ sempre l’attegiamento che produce risultati, nella vita come nella musica, non e’ mai l’avvenimento il problema ma il modo in cui si riesce a vivere quello che accade.
Questa e’ la teoria, che purtroppo solo a volte riesce ad essere declinata nella pratica almeno da me. Venerdi’ sera un concerto, situazione a rischio depressione, un bassista che sostituisce il nostro bassista abituale, senza prove, quindi con divinazioni telepatiche e sguardi recepisce le strutture armoniche da me (quanto sarebbe bello se gli umani avessero le porte usb per scambiare dati…).
Felipe nella sua sistematica sottovalutazione dei gusti e delle capacita’ della gente ci trascina nel solito regno della cazzata, e qui vorrei aprire una parentesi, la cazzata non e’ tale in se stessa ma sempre nell’atteggiamento verso la musica.
Il concerto finisce fortunatamente dopo due ore di vero stress emotivo, nel gestire le paturnie felipesche e le comunicazioni con il povero bassista.
Non sono soddisfatto mi rimane dentro una voglia di suonare enorme, impossibile, allora chiedo al sassofonista di fare un paio di brani in duo, anche se e’ tardi, anche se rimane poca gente, voglio suonare per noi.
Partiamo con il nostro cavallo di battaglia, El pueblo Unido rivisto e riletto, ed amato, ormai da qualche tempo a questa parte, ogni volta che suoniamo questo brano succede qualcosa, ed anche in questo caso, rimangono ad ascoltarci un manipolo di coraggiosi che al termine di questi minuti intensi di musica, in cui scarichiamo tutto quello che avremmo voluto, ci applaudono entusiasti.
Continuiamo con la nostra rilettura del Comandante CheGuevara (potremmo continuare per ore abbiamo un repertorio di canti rivoluzionari e di protesta infinito…) ed anche in questo caso succede qualcosa, pause, sospensioni, gioco.
Le dighe sono rotte, continuo a suonare e parto con MoonRiver, il gestore del locale si avvicina e dice che adora quel brano, solo da quando lo sto suonando mi rendo conto di quanto MoonRIver sia nel cuore della gente di tutte le eta’, e’ incredibile la potenza di Mancini.
Allora mi chiede l’altro brano famoso di Mancini, ci arriviamo per approssimazioni successive, non riusciamo a ricordare il titolo, il sassofonista ricorda che e’ nelle prime pagine del real, io ricordo che iniza con do la, e poi si materializza improvvisamente, si e’ The days of wine and roses, altro brano semplicemente magico di Mancini.
Lo suoniamo, inizio ad esplorarlo e rimango rapito, anche perche’ non e’ un brano che ho suonato spesso, ma evidentemente ho un debole per le progressioni di Mancini, per il modo in cui costruisce le melodie.
E’ veramente molto tardi, l’atmosfera da Jam e’ piacevole, l’atmosfera rilassata, la piazza vuota, l’aria pulita. Continuiamo a fare una versione di All the things you are, molto destrutturata, molto libera, non c’e’ quasi piu’ nessuno ad ascoltare, solo un gatto affacciato ad una finestra di fronte alla piazza che guarda giu’ incuriosito. Il gestore del locale e’ entusiasta e rimaniamo d’accordo per alcuni aperitivi Jazz in duo piano/sax prossimamente.

The Days of wine and roses (Mercer/Mancini)

The days of wine and roses laugh and run away like a child at play
Through a meadow land toward a closing door
A door marked "nevermore" that wasn’t there before

The lonely night discloses just a passing breeze filled with memories
Of the golden smile that introduced me to
The days of wine and roses and you

(The lonely night discloses) just a passing breeze filled with memories
Of the golden smile that introduced me to
The days of wine and roses and you-oo-oo

(ON Air Keith Jarrett Days of wine and roses)

Un anno fa : Tierra del fuego (Aires Tango Live in Rome)

Commenti

6 Responses to “The days of wine and Roses”
  1. lucamadeus scrive:

    grande Keith, ma tu senti cosa ne fa…

    negli ultimi giorni mi sto ascoltando praticamente a getto continuo “Bill Evans at Town Hall”: incommensurabile

    notte, Fà

    L.

  2. quoyle scrive:

    Beh questo cofanetto rimane per me una delle opere di riferimento per quanto riguarda gli standards Jazz, e’ il cofanetto della Blue Note 6 cd di pura goduria, credo sia uno dei picchi del trio.

    Ciao

    Q

  3. Masso57 scrive:

    Quoyle, come ho fatto a non accorgermi prima di questo tuo luogo d’incanto?

    Immediatamente linkato, è il minimo…

    Ciao e buona giornata!

    m.

    (per quello che hai scritto da me su Allevi, credo che la sua simpatia umana sia un fattore scatenante del successo).

  4. nocedifool scrive:

    la musica…

    ieri sono stata a un concerto all’aperto, in una piazza appena illuminata. era tanto che non riuscivo ad andare a qualche “spettacolo” notturno. ieri ci ho riprovato. e è andata bene. ho sentito di nuovo finalmente la musica… la musica che cura. la prima cosa che sento mi abbia toccato di nuovo dopo tanti giorni…

  5. quoyle scrive:

    @Masso, grazie davvero, Sono convinto che il fattore scatenante sia la simpatia umana, un ottimo team di marketing ed una musica ammiccante, niente di troppo elaborato , easy listening, continuo a dire che comunque ce ne fossero di cose leggere cosi’ di qualita’. E’ un bene che abbia avuto tutto questo successo con un piano solo di qualita’.

    @noce, sono contento, quella bellezza, la capacita’ di farsi attraversare dalla musica sono dentro di noi, e so come la ascolti tu la musica, quella e’ una cosa che nessuno puo’ toglierti

    Baci

    Q

  6. Amedeo scrive:

    Bella canzone, sempre bella da ascoltare. Senza nulla togliere al sommo Keith io rimango sempre legato alla versione (piano solo attenzione !) di Bill Evan in “Alone again”.
    Sempre complimenti per il blog che è da tempo nel blogroll del mio. A presto
    Amedeo (doctorbebop)

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