A ovest del sole

agosto 4, 2006 by quoyle  
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"Ma quello che mi cirondava adesso, era un mondo basato sulla logica capitalistica e alla fine, senza rendermente conto, ne ero stato anch’io completamente assorbito. Mentre ero fermo ad un semaforo, in via Aoyama, a bordo della mia BMW ed ascoltavo il Viaggio D’inverno di Shubert, mi vennero all’improvviso questi pensieri. Questa non sembra la mia ‘vita’ mi dissi. Era come se qualcuno l’avesse preparata per me. Fino a che punto ero veramente me stesso? E fino a che punto non lo ero?"
(Haruki Murakami A sud del confine a ovest del sole)

Sono deciso ma non sereno. E’ strano trovarsi ad un bivio, dover prendere una scelta, difficile anche spiegare e’ come se uno si fosse allenato per anni per vincere le olimpiadi, la gara dei 100 metri, poi arriva il momento della gara, si trova in testa ed a 10 metri dalla fine quando e’ solo decide di sedersi e di ‘perdere’ deliberatamente.

Non e’ la prima volta che mi succede di fare scelte di questo tipo, ma questa volta c’e’ qualcosa di diverso, la consapevolezza di farlo per non dover correre ancora altre gare, capendo sempre meno del motivo che ti mette ai blocchi di partenza. Insomma si, esco dalla gara, consegno la medaglia al secondo, pero’ non posso continuare a correre, devo cercare l’uscita ed investire quelle energie verso altre strade, inutile continuare ad allenarsi per una competizione che non e’ compatibile con i miei valori di vita. Uscire dalle infrastrutture sociali, non fare quello che tutti si aspettano non e’ cosa  facile almeno per me, specialmente se in quelle infrastrutture sei parte integrante. Anche la parola perdere, non e’ quella giusta, perdere nel senso comune del termine, ma quello che a volte si perde non e’ quantificabile, e stasera l’aria dolcemente fresca, il libeccio che soffia tra gli alberi mi racconta di cose che non voglio perdere, mi indica la strada per uscire, ecco forse la parte difficile e’ che la scelta ti mette davanti alla consapevolezza di non poter perdere ancora tempo cercando una strada in un posto sbagliato. E forse la vera forza, sta nel saper rinunciare a quello che non si vuole anche se porta con se un benessere materiale, per cercare di investire le proprie forze nelle idee in cui si crede, nel piccolo, nell’idea che il benessere non passa per le leggi di mercato, per il profitto degli azionisti, nell’arricchimento puramente materiale, ma nella crescita e realizzazione delle proprie aspirazioni, che rimangono tali finche’ non si ha il coraggio di provare a realizzarle. L’aria di questa sera mi accarezza, la notte e’ fresca, il cielo e’ meraviglioso, lo ascolto, e niente e’ mai a caso, la decisione e’ presa, la serenita’ arrivera’, l’energia provero’ a tirarla fuori per le cose in cui credo e sento essere piu’ giuste.

"Le illusioni di un tempo non mi avrebbero piu’ aiutato, non avrebbero piu’ creato sogni per me. Non rimaneva che il vuoto, quel semplice vuoto che mi aveva accompagnato per anni e al quale avevo cercato di adattarmi. Ero tornato al punto di partenza, pensai e dovevo abituarmici. Adesso toccava a me creare sogni per gli altri, sarebbe stato questo il mio nuovo compito. Non conoscevo il potere di questi sogni, ma, se la mia vita aveva un significato, era quello di continuare con tutte le forze quest’opera. Forse. "
(Haruki Murakami A sud del confine a ovest del sole)

(On Air You belong to me Keith Jarrett Macerata 9.7.05)

Un anno fa : Il bordone

Commenti

22 Responses to “A ovest del sole”
  1. utente anonimo scrive:

    non so quante me ne sono capitate di serate come questa…non le conto più: la consapevolezza di non stare facendo quel che è bene per me, ma quello che è più comodo, più sicuro, ‘che gli altri si aspettano’.

    conosco bene la sensazione e conosco il gusto amabile della decisione presa, quel sorriso che finalmente fai a te stesso…ma la decisone non fa che svanire al mattino in quella più comoda.mi sfugge.mi sfuggo.

    mi manca qualche passettino ancora, lo so…

    *grace

  2. Alderaban scrive:

    Sottoscrivo, quante sere mi ha attraversato il pensiero che quella che vivo non è “la mia vita”?

    Ps: molto bella questa canzone :)

  3. utente anonimo scrive:

    Hi Fabio

    Veramente bella questa musica. I love Keith Jarrett. He will play in Lisbon next November (12/11). It will be the first time in 20 years that he plays in Portugal

    … it will be the first time for me too… the first time I see and listen him alive. I am looking forward to that moment. :-) )

    bacci

    Elisa

  4. quoyle scrive:

    @grace, gia’ sapere che manca un passettino e’ una cosa importante. A volte io odio proprio dover decidere, preferisco quando mi sembra di non aver scelto (e’ un ragionamento un po perverso..)

    Baci

    @noce ;;

    @Aldebaran, la canzone e’ la versione originale inglese di quella che in italiano divento’ “Un ora sola ti vorrei” A presto

    @Elisa Oh yes i know that jarrett will play in Europe during this autumn, i would like (and i’m trying to) to attend his solo performance in Paris for the end of October.

    The first jarrett live concert is always a great experience, and i think that the Lisbon concert will be a great one :-)

    This song is from the Macerata concert of the last year.

    Baci

  5. EROINADELCULTO scrive:

    anime in continuo movimento…in continuo divenire…è meraviglioso,non credi?ti abbraccio,Towa

  6. CharlieBrown scrive:

    vincere e perdere sono categorie così ambigue… è solo il tempo a dire se una perdita è solo un guadagno a lunga scadenza…

    Ti posso dedicare io una canzone? Buona fortuna (quella che cantava Baglioni :-)

  7. utente anonimo scrive:

    …con discrezione visito i tuoi pensieri e le tue emozioni, quelli che non dici, che io sento…

    Un pensiero: ” Non ingombrare la mente di pensieri inutili. A cosa serve rimuginare sul passato, anticipare il futuro? Dimora nella semplicità del presente..!

  8. quoyle scrive:

    @Towa, il movimento di per se e’ positivo, tranne quando diventa casuale :-) Ciao un saluto

    @charliebrown, infatti e’ questione di punti di vista, quello che dicevo e’ che e’ sempre difficile andare contro quello che e’ il senso comune. Esiste anche uno stupido orgoglio personale, quello di rifiutare qualcosa che comunemente viene visto come un passo in avanti invece per la mia scala di valori non lo e’. Dipende dal punto di vista, dal mio sono certo di aver fatto l’unica cosa che potevo fare, ma questa certezza non toglie che sia stata comunque una scelta difficile da fare.

    (Ah faccio finta di non aver sentito la dedica baglionesca argh :-) )

    Ciao

    @anonimo, non ingombrare la testa con pensieri inutili. Anche in questo caso e’ sempre questione di punti di vista, capire cosa e’ utile e cosa e’ inutile, poi i pensieri vengono come le nuvole, a tradimento, non ti accorgi della genesi di un pensiero finche’ non e’ sopra la tua testa.

    Hai ragione spesso non riesco a vivere nel presente, mi rifugio nel passato come in una dimora accogliente dove tutto quello che poteva essere scritto e’ stato scritto, non esiste piu’ l’incubo del potenziale, quello del futuro.

    Pero’, inizio a credere che non sia neanche un bene vivere solo nel presente, la nostra storia e’ importante, certo non deve diventare un impedimento per il futuro (e di questo hai ragione spesso il mio passato si proietta in maniera distruttiva sul futuro), e la paura di quello che non si conosce non deve bloccare la vita nel presente (questo non lo faccio, spesso mi butto nelle situazioni in avanti, poi magari mi ritraggo per la paura che si verifichino cose che sono successe nel passato).

    Ciao

    Q

  9. toporififi scrive:

    Non credo che il problema sia fare qualcosa di giusto o di sbagliato, o di fare ciò che gli altri si aspettano da noi o il contrario di questo, credo che si faccia quello che si sa far bene, anche se la vita in cui sei non ti sembra la tua.

    Se vuoi il dubbio è; per chi?

    Ma per la “signora grassa”, quella seduta in fondo alla sala, quella che ascolta ed è felice se ciò che fai è bello.

    (Per maggiori informazioni sulla signora grassa: “Franny e Zooey”, J. D. Salinger Einaudi)

  10. toporififi scrive:

    Sai, a proposito di questo fatto, se è veramente quello che vogliamo, o siamo nati per fare quello che stiamo facendo, ho inciampato in questi giorni in “Lonesome dog blues” di Lightnin’ Hopkins.

    Beh, avrei dato via i miei due sax, il real book e tutto quanto, comprato una chitarra acustica di quarta mano e non avrei più voluto suonare nient’altro che quello.

  11. quoyle scrive:

    @rififi noooo, non e’ vero che si fa quello che si sa far bene, a volte si fa quello che e’ piu’ comodo fare, e comunque in questo caso non c’era niente di giusto o sbagliato in assoluto, quello che era giusto per me sarebbe stato sbagliato per altri. Il discorso era quando sei immerso in alcuni valori che non sono i tuoi, rifiutare di fare qualcosa convenzionalmente visto come un progresso non e’ facile.

    Ciao un saluto

    Q

  12. auranoir scrive:

    ..un libro bellissimo letto tutto d’un fiato…

  13. kreshatik scrive:

    caro quoyle, molti di noi, tranne quelli nati ottusi, credo comprendano bene l’angoscia che provi a startene davanti al bivio tra la starada maestra (asfaltata, con indicazioni chiare e il presentimento di alcuni pedaggi da pagare ma trascurabili) e un sentiero cieco, gibboso, e le scritte delle indicazioni illeggibili. Io ho proseguito per la strada maestra, il traffico è intenso ma tutto sommato scorrevole, alla radio dicono che probabilmente ci dev’essere un incidente più avanti e qualche ora di coda da affrontare in santa pazienza; l’importante è che l’incidente non veda coinvolto me, dopo tutto, e quasi mi sento in dovere di sentirmi felice. Ma tengo sempre d’occhio ogni uscita. Ecco, dico io, non vorrai finire così, vero?

  14. quoyle scrive:

    @auranoir anche io l’ho letto tutto di un fiato, in un giorno solo, mi capita con tutti i libri di murakami. A presto

    @Kreshatik No ho scelto infatti la strada gibbosa, senza indicazioni ( o forse sono io che non le so leggere bene), mi e’ bastato il presentimento dei pedaggi da pagare e non voglio sentirmi in dovere di essere felice, voglio provare ad esserlo realmente. Un abbraccio, le tue osservazioni sono sempre preziose e’ bello rileggerti qui

  15. kreshatik scrive:

    bene. hai fatto la scelta giusta se a ispirarla è stato il desiderio di essere veramente felice.

  16. utente anonimo scrive:

    Hapiness? Che cosa significa la felicitá? Io no lo se… and I suspect that no one knows what is that…

    A portuguese writer, named Vergílio Ferreira said something like ‘the idea of hapiness 24 hours a day is so absurd as the idea of god’.

    We all have moments of hapiness, I guess, resulting from our decisions (but not always)… and yes… there’s some decisive moments… sometimes we decide the right thing, sometimes not… but we only know that after we take the decison.

    Quoyle I must say that I am never tired of listening you playing. The way you play is like you’re playing all alone in the middle of a sky full of stars.

    All the best

    baci

    Elisa

  17. arciere scrive:

    ben ritrovato Quoyle… era da un po’ che mancavo da queste parti… sempre ottima musica… e pensieri interessanti

    arciere

  18. quoyle scrive:

    @arciere, davvero era tantissimo che non ti vedevo in giro, bentornato.

    @elisa i agree, the idea of being happy 24/24 is just absurd. Once again Jobim lyrics helps.

    “A felicidade é como a pluma

    Que o vento vai levando pelo ar

    Voa tão leve

    Mas tem a vida breve

    Precisa que haja vento sem parar ”

    La felicita’ e’ qualcosa di impalpabile e fragile (is something intangible and fragile)

    That kind of solitude you can feel in some of my notes is almost real and is the way i often feel while i play.

    Baci

    Q

  19. ArabianPhoenix scrive:

    ah, che incredibile lento risveglio…

  20. lucamadeus scrive:

    il tuo coraggio di mandare a quel paese ciò che non ti appartiene, alla ricerca di un’idea personale di serenità e di un modo per sentirsi più autentici, devo ancora trovarlo, ma stai certo che non appena sarà il momento, ne farò buon uso

    un abbraccio,

    L.

  21. CharlieBrown scrive:

    ogni volta che passo da queste parti metto quello splendore di Jobim :-)

    un saluto, in qualsiasi punto del cammino tu sia giunto!

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