Imperfezioni e fruscii
settembre 7, 2006 by quoyle
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"Oggi è tornato il mio accordatore; è come un medico premuroso che ogni giorno passa per sapere se tutto va bene, e per rassicurarmi.
Quel terzo fa del pianoforte non suona ancora come dovrebbe. E dire che il fa è la nota che dà la tonalità alla mia Ballata.
Ci siamo guardati, lui ha controllato ancora il rullino e poi mi ha detto che quel tipo di Steinway può avere un difetto simile, ma spesso passa assai rapidamente, e da solo.
"E poi non torna?", gli ho chiesto con un’ansia comprensibile.
"Chi puo’ dirlo?", mi ha risposto. "Talvolta tutto va a posto. Provi, maestro, mi sembra che ora suoni senza fruscii."
Mi ha lasciato il posto sul seggiolino, e ho suonato quel fa una, due, tre volte.
Premendo il pedale di risonanza e ascoltando con attenzione l’eco che si diffondeva nel salone, come fosse un profumo.
Non udivo alcun fruscìo, sembrava perfetto. Il mio accordatore ha sorriso, senza alcun compiacimento: "non è mio il merito, maestro, questi pianoforti hanno qualcosa dentro che li rende saggi. Quando è il momento, smettono di fare i capricci e si comportano da bravi strumenti".
Ho riprovato ancora, non ero convinto: e mi è parso di risentire il fruscìo del feltro, come fossi un malato immaginario che cerca ad ogni costo il sintomo che non ha, e si prova più volte la temperatura finchè non pensa d’intravvedere qualche linea di febbre.
Il mio accordatore scuoteva la testa, con una confidenza lieve affinata con gli anni e la consuetudine.
Ma quando comincia a riporre i suoi attrezzi, e lo fa con calma, precisione e garbo, vuol dire che la visita è terminata: per quel giorno ero stato viziato anche troppo. Poi mi ha guardato interrogativo: "Maestro, posso confessarle una cosa?".
Il fatto che non osasse, che quasi esitasse, mi incuriosiva.
"Certo, certo…", ho risposto fingendo distrazione, mentre provavo la morbidezza del pedale di risonanza.
"Ho l’impressione che lei voglia quella nota imperfetta, che lei cerchi a tutti i costi quel sottile fruscìo, anche quando non c’è…."
L’ho fissato, muto, attento, forse anche con severità, mentre lui continuava: "…in quel fruscìo lei cerca l’imperfezione, e nell’imperfezione una forma della libertà….".
Con quella nota, con quel terzo fa, inizia la coda della quarta Ballata che Chopin dedicò a Solange Dudevant.
Aveva ragione: soltanto un fruscìo mi ha liberato da quell’affezione dell’anima, da quell’intreccio di destini casuali che ho inseguito in tutti questi anni.
Così ho capito che il mondo è soltanto un fruscìo impercettibile dentro una nota, dentro una vibrazione perfetta.
E per la prima volta nella mia vita ho provato sollievo."
(Roberto Cotroneo Presto Con Fuoco)
Non ho molto da aggiungere on air non so cosa ci sara’ …. ci pensero’.
Un anno fa :















“Così ho capito che il mondo è soltanto un fruscìo impercettibile dentro una nota, dentro una vibrazione perfetta”.
veramente bello..
Quello ritratto credo sia il cuore del tuo duro legno.. particolare..
Sai, ho sempre amato osservare le corde.. i movimenti secchi e determinati dei martelletti.. la loro corsa improvvisa.. rotta sulle corde..
A volte sembra quasi entrare nell’ anima dello strumento.. assaporarne l’odore..
Devo dire che non ha prezzo questa sensazione..
Così rara da catturare.. con delle semplici parole..
Bella descrizione, ma da accordatore che raramente mette mano agli Steinway, avrei risolto tutto con un “non rompere i c****oni e dammi i soldi che c’ho da fa’…”
Mah…sarò troppo materiale ma mi sarei tenuto il fa col fruscio..:)
“…in quel fruscìo lei cerca l’imperfezione, e nell’imperfezione una forma della libertà ….”.
Perfezione è staticità … non vi è libertà senza imperfezione.
Un bacio :-*
@alma anche io ho sempre amato guardare i martelletti che percuotono le corde, la meccanica di un pianoforte e’ cosi’ incredibilmente complessa, c’era un altro brano di Cotroneo in questo libro sull’anima dello strumento…
Te lo riporto lo avevo utilizzato qualche tempo fa per un bellissimo disco di Pieranunzi di omaggio al pianoforte
C’e’ un punto in cui l’anima si congiunge alla materia. E’ marginale piccolissimo, e non sono molti i pianisti che lo conoscono. In termini tecnici viene denominato assai freddamente, “coordinatore fra l’azione del tasto e quella della meccanica”. A vederlo sembra una normale vite, molto piccola, conficcata nella parte finale del tasto, quella che non si vede piu’ perche’ sta dentro il pianoforte. Il coordinatore sposta in alto il talloncino del cavalletto, e attraverso un sistema di montanti e rullini, di leve e molle, quella piccola vite aziona il martelletto che percuote la corda. Ma l’azione del tasto e’ la mia azione, e’ il riflesso delle mie dita, e’ il mio pensiero della musica : affidato ad una piccola vite che quasi non si vede. Se tocco il tasto con piu’ morbidezza, quella vite deve trasmetterla alla meccanica, e la meccanica deve suggerirla al martelletto che andra’ a colpire la corda tesa al punto giusto secondo un carico ben preciso. Quando mi dicono che l’universo e’ insieme semplice e complesso, penso al mio pianoforte e capisco esattamente cosa si intende con questa espressione.”
(Roberto Cotroneo Presto con Fuoco)
http://roundaboutmidnight.splinder.com/post/6438481
@bloogo ma sei un accordatore??
@aldebaran hum.. mi sa che sei troppo materiale si
@melonella e’ vero la perfezione e’ statica quanto fredda, l’imperfezione e’ qualcosa di piu’ caldo ed accogliente, io riporto sempre come esempio il koln concert che non e’ perfetto ma nel suo essere imperfetto diventa sublime ed arriva al cuore della gente piu’ di altre opere di Jarrett. Diciamo elogio dell’imperfezione
“C’e’ un punto in cui l’anima si congiunge alla materia. E’ marginale piccolissimo, e non sono molti i pianisti che lo conoscono.”
Credo che tale punto risieda in una sensazione per lo più tattile e uditiva.. la pressione delle dita sopra un tasto, la profonda attrazione che una viva sintonia tra pianista e duro legno può generare.. l’ intensità rigida, controllata o liberamente manifestata di due corpi fusi nel proprio ascolto reciproco..
E mentre si stemperano un pò.. sentimenti di gioiosa liberazione, malinconica desolazione.. cresce sempre più intensamente quel rapporto di odio-amore.. quel rancore consumato fra l’ abbandono forzato.. perchè un pianista non può sempre suonare il suo strumento.. e leggere l’ anima di uno sconosciuto non è cosa facile..
Ci si assorbe in ogni istante, così.. reciprocamente legati.. avvinghiati fra le sensazioni del momento..
E le corde intanto respirano, sommerse dal silenzio.. in un attimo quella voce interiore riempie la stanza, il vuoto di un salone in cui una tastiera e due mani si incontrano..
azz…
ingiustamente questo libro se ne sta “non letto” in libreria da non so quanto tempo.
lo ripesco.
grazie quoyle
@alma e’ vera questa cosa che dici, leeggere l’anima di uno sconosciuto ogni volta e’ difficile, poi quando sei costretto a suonare un anima fredda come quella di uno strumento digitale le cose sono ancora peggiori.
@dark bentornato da queste parti, si e’ un bel libro ogni tanto mi ricordo qualche passaggio, qualche angolino, ripescalo che ne vale la pena.
A presto
Q
era un po’ che non passavo di qui e mi sono resa conto di quante cose belle mi sono perse..si sta bene qui e tu sei grande con tutta la tua musica e sensibilità …cosa sto ascoltando? spring is here..bellissima! ciao
Conosco bene il fa di quella ballata. E’ un incipit gravido di intensità .
@rabab bentornata:-) spring is here e’ veramente magnifica mi piace e’ tranquillizzante con quella pacatezza tipica del pianismo di Barron.
@alba, gia’ gravita tutta intorno a quel fa…
Grazie per quello che avete scritto sul mio libro. Grazie davvero. Buonanotte a tutti. Roberto Cotroneo
per me il fruscio ha qualcosa di rassicurante, sarà perchè mi riporta al vinile
un saluto, Mr Q.