When i fall in love
novembre 25, 2006 by quoyle
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"In a restless world like this one love is ended before it’s begun"

Mi e’ sempre piaciuta questa ballata, le sue progressioni armoniche, la sua melodia, la sua sconvolgente dolcezza, il suo testo ed in particolare questa frase che uso come incipit, suona divinamente, in a restless world, e ti viene da ripeterla e di farla cantare al tuo strumento, vorresti che il pianoforte fosse in grado di dirle quelle parole mentre suoni.
Non l’avevo mai suonata dal vivo, perche’ serve uno stato d’animo particolare, un momento di sospensione, qualcosa che ti porti negli angoli nascosti di questo brano. L’altra sera in una situazione strana, con Alessio abbiamo deciso di suonarla in duo piano e tromba, senza averla mai navigata insieme, del resto noi due stavamo viaggiando insieme dall’inizio del concerto e ci e’ sembrato naturale prenderci un momento di sospensione per noi.La solarita’ di Alessio mi colpiva, era in contrasto stridente con la mia chiusura e la mia introspezione di questo periodo. Mentre suonavamo, non esisteva niente se non le note ed il testo di questa canzone che mi risuonavano in testa , anche questi rumori di fondo incredibili che risento nella registrazione erano assenti, ci siamo ritagliati uno spazio in questo "restless world" uno spazio al di fuori di quello spazio e del nostro tempo, un momento di sospensione regalato dalle suggestioni di questa ballata magica.
(On Air Quoyle+Alessio When i fall in love Prato 22 Nov 2006)
Un anno fa :
















Vedi che nonostante chiusura ed introspezione si riesce comunque a ritagliare un piccolo spazio “via dalla pazza folla”?
Son contenta, dev’esser stato bello.
LP*
..anche a me sembra di non sentire quei rumori..
stupenda attenzione selettiva
è una delle canzoni che più spesso canto sola sotto la doccia quando la mia anima grida e poi spera ancora perchè la speranza è vitale per me…:-)
E’ uno dei miei standard preferiti. E poi questa cosa dello spazio. Ritagliato. Intatto. Nel mondo. Restless. Già , sembra che certe volte non ci sia tempo per il tempo. Ed io continuo ad ascoltarti da questo angolo.
e sleepless in seattle è uno dei miei film preferiti… per la colonna sonora!
Invece a me queste voci di fondo i bicchieri che tintinnano li trovo aggiungano un “colore” particolare alla registrazione.
@LP in realta’ la chiusura aiuta a ritagliarsi spazi propri, il problema e’ li che alla fine vivi nella tua testa..
@Leggera, come dice Aldebaran in effetti quei rumori donano vita alla registrazione la rendono concreta in un certo senso ed umana.
@Rabab, direi che e’ una canzone magnifica da cantare, ottima scelta
@auranoir, gia’ a volte sembra di non aver tempo per il tempo, e’ proprio cosi’, si ha paura del tempo di ascoltare di ascoltarsi. Un saluto
@charliebrown non sapevo ci fosse questo standard in quella colonna sonora, ma del resto non mi stupisce e’ una canzone cosi bella per esempio la versione di Dianne Reeves nel film Good Night and good luck e’ semplicemente magnifica..
@aldebaran infatti, non mi dispiacciono piu’ di tanto, la gente era cmq attenta ed in quel momento noi troppo concentrati e non si sentiva null’altro che la musica.
Un saluto
bellissimo duo piano/tromba (inusuale nel jazz). siete integrati magicamente. anche a me il tintinnio di sfondo non dispiace: dà ancora più valore alla vostra introspezione
un bel regalo
grazie
…ascolto e riascolto….sospesa su una nuvola…
un bacio in silenzio
Patrizia
Onorata del tuo invito quoyle. E mi sono persa tutto questo… devo recuperare… non ho parole, c’è tutto l’incanto che uno possa mai sperare. Improvvisare in fondo non è andare a tentoni ma sapere cosa fare e quando. E ci siete riusciti. Davvero. Me ne vado con una bella emozione in braccio. Grazie.
(Non c’è Naima, mannaggia…)
@paolo, effettivamente mi hai fatto riflettere non ci sono moltissimi esempi di piano e tromba, non avevo pensato a questa cosa.
Un saluto conoscevo la versione di Prism che indichi, amo quel brano credo lo suoneremo Live il prossimo concerto in un momento di megalomania perche’ suonare Prism significa veramente sfidare qualcosa di molto alto, con il rischio di sembrare sempre qualcos’altro e non se stessi.
Djangirov mi e’ molto piaciuto mi sono procurato un paio di dischi ha un bel modo di suonare personale e riconoscibile.
@Pat, un po una nuvola era quella in cui stavamo in quel momento ed ieri sera parlando con il proprietario del locale, mi ha detto che e’ stato il momento che lo ha emozionato di piu’, fortunata coincidenza di percezione del se e percezione degli altri.
Un bacio
@Chiara, hai scritto una cosa bellissima improvvisare e’ sapere cosa fare e quando o meglio saper sentire cosa fare e quando e fidarsi di quello che si sente, avere il coraggio di essere se stessi nel momento creativo. Credo di aver capito questa cosa e da quando non mi preoccupo di cosa la gente vorrebbe sentire, ma invece di suonare quello che so e voglio e sento profondamente dentro le esperienze musicali migliorano. Naima e’ un brano delizioso, ma cosi’ legato a Coltrane, ed e’ un mondo, chissa magari un giorno tentero’ di scavarlo anche se la personalita’ di Trane pur amandolo mi e’ molto lontana.
A presto e felice che anche in differita questa registrazione sia riuscita a comunicarti qualcosa
Q
Ne so qualcosa della zavorra di “quello che le persone vorrebbero sentire”. Il jazz è condivisione di se stessi. Non è un baratto. Non è merce in vendita. Il jazz è trasporto. Senza indicazioni esterne. C’è da sentire. Non da sapere. Questo è quello che dissi ad una persona a cui voglio molto bene, che ha deciso di suonare il suo sommerso senza l’inibizione del giudizio. Sempre possibile, ma a volte improbabile. E ha conquistato la stessa libertà di sgorgare emozioni. Come te. Un bacio.
E devi volergli molto bene, questa e’ l’essenza della musica e del jazz in particolare, c’e’ da allenarsi a sentire, una volta acquisite le tecniche solo sentire, ed il giudizio scompare e’ proprio cosi’…
Ecco, mi gongola l’anima, Quoyle.
Splendido il duo, particolarmente lirico.
Io capisco ritirarsi in se stessi e vivere la propria musica… ma mi chiedo come facciate a suonare con sotto quella baraonda? Come fate a sentirvi l’un l’altro? Non vi dà fastidio, non ti toglie concentrazione? Bravi, ecco cosa siete.
Un caro saluto
Ma sai Francesco quando si suona proprio non la senti la baraonda e quella era ancora limitata rispetto alle cose che capitano, questo era un signor pubblico ascoltava ed applaudiva, spesso proprio sei una poltrona, un tavolo..