Look for the silver lining

dicembre 29, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Nord, Pianoforte, Standards

Look for the silver lining
When e’er a cloud appears in the blue.

On AirLook for the silver lining Solveig Slettahjell

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Un po di cose…(filigrane)

dicembre 27, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog

Il tempo delle vacanze e’ sempre prezioso, il tempo per respirare, lontani dal rumore quotidiano, dagli affanni pratici, un po lasciarsi avvolgere dall’amore di una famiglia un po troppo lontana, lontana nello spazio, nel tempo e nel modo di vivere, una famiglia che ti ama ma non ti capisce perche’ il mondo fuori e’ cambiato e loro resistono, vivono indietro nel tempo in un orologio fermo a 20 anni prima, sono belli nella loro visione delle cose, mi fanno sorridere, si proteggono a vicenda, in questo equilibrio cosi’ fragile del tempo che si esaurisce, ogni volta che torno temo di non trovare le cose come dovrebbero essere, la nonna sempre piu’ curva, i malanni di mio padre che aumentano. E domani come sempre la mia corsa riprende, lontano con i soliti pensieri e le solite inquietudini, con il solito desiderio di averli piu’ vicini a me, desiderio forse egoistico.

Quel caffe’ la mattina come ai tempi del liceo, la casa e’ diversa, da quando mia sorella e’ morta hanno cambiato 3 appartamenti, in perenne fuga dai ricordi, ed io mi sento sempre cosi’ terribilmente ospite, non riconosco piu’ gli spazi, l’altra casa, quella della nonna, persa dai debiti del nonno, anche quella e’ un ricordo, sono passato sotto a vederla a ricordare gli anni trascorsi. Il pianoforte dello zio anche quello perso con la casa, chissa’ chi lo stara’ suonando adesso. La mia inquietudine a tornare a casa sempre uguale, da quella discontinuita’, sempre uguale il disagio di ritornare in quegli spazi. E leggere, trovare finalmente il tempo per leggere, frugare negli scaffali di casa e ritrovare sempre libri da portare via con me, per avere un filo, una continuita’ portare un pezzettino di casa nella mia casa. Gli appunti di mia madre su qualche libro, la dedica di mio padre su un’altro…., i tratti di matita, li sento come qualcosa di prezioso da custodire e portare con me. Il desiderio di essere altrove ed il desiderio di non essere altrove, il desiderio di essere diverso ed il desiderio di essere me stesso solo piu’ libero, libero dalla nube di ricordi, di doveri, di cose che sento. Rileggevo in questi giorni il libro su Luca Flores, Il disco del mondo, molte cose mi erano sfuggite, in particolare un passaggio tragico in cui gli amici di Flores raccontano il suo dramma : O vivere o suonare, rassegnarsi ad essere una persona sana e normale o riuscire a suonare, metafora tragica, con i farmaci sotto controllo Luca riusciva ad essere normale, ma il controllo della mente impediva la musica, senza i farmaci Luca si lasciava prendere dalla disperazione e non riusciva a vivere ma suonava, dio come suonava. A volte ho paura delle cose che sento, che riesco a controllare, ma a volte i pensieri diventano cosi’ ingombranti, e vedo delle nubi scure e riesco a cacciarle, il mio rapporto con la musica a modo mio e’ totale, mi rifugio, mi cura e mi distrugge allo stesso tempo, e’ sempre stato cosi’ da quello stop brusco in cui mi sbarazzai di tutti gli strumenti musicali, non avevo neanche una tastierina in casa, due anni di silenzio, rinchiuso ad ascoltare musica, ascoltavo specialmente Jarrett che mi accompagnava nei posti bui della mia anima, mi faceva male, mi spingeva a vedere dove non volevo vedere, tutti i contatti con i musicisti tagliati, e poi all’improvviso dopo due anni di nuovo le mani su un pianoforte e ritrovarsi tutti quegli ascolti, tutte quelle note che erano entrate dentro, la tecnica sbiadita, le mani rallentate, il pensiero veloce, la frustrazione di non poter assecondare il pensiero con quelle mani,e piano piano riprendere a sentire con calma, con pazienza, e di nuovo ritrovarsi alla fine di un concerto un paio di anni fa con quei colori alterati con i sensi aperti di nuovo, ed odorare la vita e ricordarsi come era o forse come potrebbe essere, riesco a vivere solo quando forzo le mie difese con la musica, questo me la rende amica e nemica, riesco a comunicare solo attraverso una tastiera, senza ho difficolta’. Chi mi ha amato sa questa cosa conosce questo rapporto ingombrante con la musica, o vivere o suonare, meglio sarebbe vivere suonando, riuscire a vivere e comunicare, ma certe cose non si imparano di colpo, gli strati di insicurezza, le ferite inferte ed autoinferte, si sentono. Veramente non so che piega ha preso questo post, scrivo senza direzione senza meta, come mi e’ capitato di girare in questi giorni, avvolto dai ricordi, con uno sguardo dolce di affetto verso la mia famiglia, con le assenze che pesano dentro di me, con la mia assenza che pesa dentro di me, con il desiderio di accogliere ed amare che ho dentro di me, con la paura di accogliere ed amare che ho, con la paura di essere amato. Ed ancora una volta riparto, ritorno, mi rimetto in viaggio, e non vorrei aver fatto un’altro cerchio ed un’altro ritorno, ma vorrei trovare l’energia per trasformare un’energia che ho dentro che uso parzialmente contro di me, e riuscire a riverberarla fuori, a lasciarla libera, prendendo decisioni, smettendo di essere autoreferenziale, smettendo di compiacermi nel mio silenzio e nel mio disagio, cercando una ragione nei silenzi che silenzi non dovrebbero essere, nelle assenze che assenze non sono.

 

On AirFiligrane Enrico Pieranunzi Parisian Portraits

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As beautiful as the moon

dicembre 26, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Pianoforte

La luna e’ sempre stata il mio simbolo, ha sempre rappresentato energia buona positiva, mi raccontano che da piccolo passavo delle ore alla finestra, fissando la luna, guardandola incantato, a volte strillando come solo i bambini sanno fare (voiooo luna). Forse ho sempre avuto desideri troppo grandi, passioni troppo forti e voraci che riescono a divorarmi. Ma l’energia lunare e’ un tipo di energia che sento affine, girando per le strade di una citta’ che non mi appartiene, una citta’ sfregiata dal malgoverno, e mi passano per la testa immagini, volti persi nel tempo, voci che riesco appena a ricordare, mi sento come spettatore di un film che non mi appartiene, lo scenario della citta’ di notte mi passa davanti ai finestrini quasi al rallentatore mi sento muto osservatore del degrado, muto osservatore in perfetta solitudine, non c’e’ un anima vicina nel raggio di molti chilometri, osservo curioso, gli angoli, la vita con uno spicchio di luna che mi guarda silenzioso. Mi manca il mio pianoforte, se adesso avessi almeno lui, per posare i pensieri su quei tasti, mi fermo tamburello le dita in una musica tutta mentale, accenno Look to the Silver Lining, l’ultima cosa che suonavo prima di uscire di casa che ho lasciato a malincuore su quel pianoforte. Smetto e metto un disco a caso nel lettore, mi capita Sweet Time di Paul Bley con il brano As beautiful as the moon, coincidenze, non ci faccio piu’ caso ormai, la musica mi cerca, cerca di parlarmi di comunicarmi qualcosa, riprendo a vagare senza una meta precisa, per le strade desolanti e desolate.

 

On AirAs beautiful as the moon Paul Bley Sweet Time

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Ripenings

dicembre 21, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Citazioni

There are two Ripenings – one – of sight -
Whose forces Spheric wind
Until the Velvet product
Drop spicy to the ground -
A homelier maturing -
A process in the Bur -
That teeth of Frosts alone disclose
In far October Air.

Mi permetto una traduzione scellerata.

Ci sono due tipi di maturazioni, una visibile
Le cui energie si avvolgono sfericamente
finche’ il prodotto vellutato
cade fragrante al suolo
Un’altra piu’ intima
Un processo nel riccio
Che solo i denti del gelo dischiudono
Nella lontana aria d’ottobre.

Forse e’ necessario il gelo del dolore per arrivare a dischiudere quel riccio, la maturazione interiore non e’ visibile, e quando ti trovi nell’aria gelida, nel freddo ti e’ impossibile percepire quello che avviene sotto la superficie anche in quella situazione disagiata. Spero sia cosi’ e di capire solo alla fine quando vedro’ il frutto fragante al suolo che in questo gelo e’ maturato qualcosa.

O gorizia..

dicembre 18, 2006 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Canti di lotta, My Music, Pianoforte

Una canzone tradizionale della prima guerra mondiale, un inno all’ipocrisia della guerra e contro l’ipocrisia del potere in generale, canzone attuale ancora oggi, durissima contro le scelte che portarono quasi 600.000 giovani italiani a morire per una guerra scellerata. La linea del fronte di Gorizia fu lo scenario di battaglie sanguinose che fruttavano lo spostamento del fronte di pochi centinaia di metri. Questa e’ la mia interpretazione liberamente tratta dalla canzone O Gorizia tu sei maledetta.

La mattina del cinque di agosto
si muovevano le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì.
Sotto l’acqua che cadeva a rovescio
grandinavano le palle nemiche;
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:
O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu
O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana,
schernitori di noi carne umana,
questa guerra ci insegna a punir.
Voi chiamate il campo d’onore
questa terra di là dei confini;
qui si muore gridando: assassini!
maledetti sarete un dì.
Cara moglie, che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini,
che io muoio col suo nome nel cuor.
Traditori signori ufficiali
che la guerra l’avete voluta,
scannatori di carne venduta,
e rovina della gioventù
O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

On AirLiberamente tratta da O Gorizia tu sia maledetta Quoyle Piano

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