Un po di cose…(filigrane)

dicembre 27, 2006 by quoyle  
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Il tempo delle vacanze e’ sempre prezioso, il tempo per respirare, lontani dal rumore quotidiano, dagli affanni pratici, un po lasciarsi avvolgere dall’amore di una famiglia un po troppo lontana, lontana nello spazio, nel tempo e nel modo di vivere, una famiglia che ti ama ma non ti capisce perche’ il mondo fuori e’ cambiato e loro resistono, vivono indietro nel tempo in un orologio fermo a 20 anni prima, sono belli nella loro visione delle cose, mi fanno sorridere, si proteggono a vicenda, in questo equilibrio cosi’ fragile del tempo che si esaurisce, ogni volta che torno temo di non trovare le cose come dovrebbero essere, la nonna sempre piu’ curva, i malanni di mio padre che aumentano. E domani come sempre la mia corsa riprende, lontano con i soliti pensieri e le solite inquietudini, con il solito desiderio di averli piu’ vicini a me, desiderio forse egoistico.

Quel caffe’ la mattina come ai tempi del liceo, la casa e’ diversa, da quando mia sorella e’ morta hanno cambiato 3 appartamenti, in perenne fuga dai ricordi, ed io mi sento sempre cosi’ terribilmente ospite, non riconosco piu’ gli spazi, l’altra casa, quella della nonna, persa dai debiti del nonno, anche quella e’ un ricordo, sono passato sotto a vederla a ricordare gli anni trascorsi. Il pianoforte dello zio anche quello perso con la casa, chissa’ chi lo stara’ suonando adesso. La mia inquietudine a tornare a casa sempre uguale, da quella discontinuita’, sempre uguale il disagio di ritornare in quegli spazi. E leggere, trovare finalmente il tempo per leggere, frugare negli scaffali di casa e ritrovare sempre libri da portare via con me, per avere un filo, una continuita’ portare un pezzettino di casa nella mia casa. Gli appunti di mia madre su qualche libro, la dedica di mio padre su un’altro…., i tratti di matita, li sento come qualcosa di prezioso da custodire e portare con me. Il desiderio di essere altrove ed il desiderio di non essere altrove, il desiderio di essere diverso ed il desiderio di essere me stesso solo piu’ libero, libero dalla nube di ricordi, di doveri, di cose che sento. Rileggevo in questi giorni il libro su Luca Flores, Il disco del mondo, molte cose mi erano sfuggite, in particolare un passaggio tragico in cui gli amici di Flores raccontano il suo dramma : O vivere o suonare, rassegnarsi ad essere una persona sana e normale o riuscire a suonare, metafora tragica, con i farmaci sotto controllo Luca riusciva ad essere normale, ma il controllo della mente impediva la musica, senza i farmaci Luca si lasciava prendere dalla disperazione e non riusciva a vivere ma suonava, dio come suonava. A volte ho paura delle cose che sento, che riesco a controllare, ma a volte i pensieri diventano cosi’ ingombranti, e vedo delle nubi scure e riesco a cacciarle, il mio rapporto con la musica a modo mio e’ totale, mi rifugio, mi cura e mi distrugge allo stesso tempo, e’ sempre stato cosi’ da quello stop brusco in cui mi sbarazzai di tutti gli strumenti musicali, non avevo neanche una tastierina in casa, due anni di silenzio, rinchiuso ad ascoltare musica, ascoltavo specialmente Jarrett che mi accompagnava nei posti bui della mia anima, mi faceva male, mi spingeva a vedere dove non volevo vedere, tutti i contatti con i musicisti tagliati, e poi all’improvviso dopo due anni di nuovo le mani su un pianoforte e ritrovarsi tutti quegli ascolti, tutte quelle note che erano entrate dentro, la tecnica sbiadita, le mani rallentate, il pensiero veloce, la frustrazione di non poter assecondare il pensiero con quelle mani,e piano piano riprendere a sentire con calma, con pazienza, e di nuovo ritrovarsi alla fine di un concerto un paio di anni fa con quei colori alterati con i sensi aperti di nuovo, ed odorare la vita e ricordarsi come era o forse come potrebbe essere, riesco a vivere solo quando forzo le mie difese con la musica, questo me la rende amica e nemica, riesco a comunicare solo attraverso una tastiera, senza ho difficolta’. Chi mi ha amato sa questa cosa conosce questo rapporto ingombrante con la musica, o vivere o suonare, meglio sarebbe vivere suonando, riuscire a vivere e comunicare, ma certe cose non si imparano di colpo, gli strati di insicurezza, le ferite inferte ed autoinferte, si sentono. Veramente non so che piega ha preso questo post, scrivo senza direzione senza meta, come mi e’ capitato di girare in questi giorni, avvolto dai ricordi, con uno sguardo dolce di affetto verso la mia famiglia, con le assenze che pesano dentro di me, con la mia assenza che pesa dentro di me, con il desiderio di accogliere ed amare che ho dentro di me, con la paura di accogliere ed amare che ho, con la paura di essere amato. Ed ancora una volta riparto, ritorno, mi rimetto in viaggio, e non vorrei aver fatto un’altro cerchio ed un’altro ritorno, ma vorrei trovare l’energia per trasformare un’energia che ho dentro che uso parzialmente contro di me, e riuscire a riverberarla fuori, a lasciarla libera, prendendo decisioni, smettendo di essere autoreferenziale, smettendo di compiacermi nel mio silenzio e nel mio disagio, cercando una ragione nei silenzi che silenzi non dovrebbero essere, nelle assenze che assenze non sono.

 

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Un anno fa :

Commenti

6 Responses to “Un po di cose…(filigrane)”
  1. LittlePot scrive:

    Che i raggi della luna illuminino il cammino, la via della tua musica… la tua vita.

    Ti abbraccio

    p.s. il post è splendido, hai fatto bene a “lasciarti andare”… *

  2. ermionetraipini scrive:

    trapelano una nota di serenità  e una consapevolezza nuova…

    auguri quoyle

    e a presto

  3. PersefoneChiara scrive:

    Nei silenzi che sanno di assenze. E quelle assenze che tutto riempiono.

    Fuori. Forse. Ma dentro tu sei ricchezza. Questo penso. bacio, C.

  4. Patsol scrive:

    …vivere suonando….non sarà  immediato, non sarà  facile ma forse vale la pena di provare…

    un bacio Pat

  5. Jazzer scrive:

    Suona Quoyle, suona. Vivi attraverso la musica, la tua musica. Non posso dirti che emozioni mi ha dato questo post, ho le lacrime agli occhi e non riesco a scrivere. E’ un periodo molto particolare per me nel quale ho dovuto lasciar andar via un amore splendido ed inaspettato m’è scivolato tra le mani e non posso parlarne con nessuno. Ti lascio un abbraccio.

  6. charm scrive:

    Hai paura di amare e essere amato perche’ l’amore puo’ stravolgere come e piu’ della musica. Ti capisco, ci vuole un coraggio disumano per fidarsi, affidarsi, aprire le porte, guardarsi dentro. Ti voglio bene Quoyle

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