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Richie Beirach

quoyle Febbraio 5th, 2007

Una delle cose che volevo fare con questo nuovo sito/blog era periodicamente dedicare delle ’schede’ ai pianisti, a quelli magari meno famosi e meno presenti nei circuiti internazionali, inizio con una scheda su Richie Beirach, pianista di cui avevo fatto qualche accenno in precedenza.

Richie Beirach, e’ nato nel 1947 a New York, si e’ formato attraverso lo studio della musica classica, influenza ben evidente nella sua musica, e successivamente si e’ specializzato in jazz attraverso la Berklee. E’ un pianista a mio parere sottovalutato nonostante la sua grande inventiva e ricchezza armonica, il suo modo di suonare e’ infatti riconoscibile pur essendo riconducibile alla scuola di Bill Evans. E’ un pianismo controverso quello di Beirach capace di un lirismo struggente, e di incursioni nel free piu’ spinto. Questo suo modo di suonare naturalmente si riflette nelle collaborazioni che vanno da Stan Getz sin dai suoi esordi negli anni 70 fino alla collaborazione continuativa con il sassofonista David Liebman. Altro aspetto decisamente inconsueto ed interessante della poetica di Beirach sono le influenze classiche piu’ moderne, come la scuola di Schoenberg e Berg, che sono presenti nei momenti di piu’ ampia sperimentazione e liberta’ dei suoi solo piano.

Discografia selezionata (in ordine sparso con le suggestioni che mi hanno dato i dischi)

I dischi di Beirach sono naturalmente estremamente difficili da reperire, qualcosa si trova nei circuiti P2P, altre cose sono reperibili a costi decisamente elevati in giro per i negozi del mondo.

Ne ho scelti alcuni che riescono a rappresentare bene il suo modo di suonare.

  • Round About Monteverdi - 2003

  • Amo le suggestioni delle composizioni di Monteverdi, ed il trio di Beirach in questo disco riesce a riportarle intatte con la forma del linguaggio jazz. Il disco parte con il bellissimo Lamento D’arianna e riesce a svelare nella sua totale semplicita’ lo stile compositivo di Monteverdi che si coniuga in maniera sorprendente con l’improvvisazione.

    We use the music’s atmosphere to convey how marvelous it is - and we are also able to add new colors and textures to jazz. Sometimes we may only take the nucleus of a melody and improvise over it”. (Richie Beirach)

    La bellezza di questo disco sta anche nell’esplorare il mondo intorno a Monteverdi e quindi suonare lo Stabat Mater di Pergoles o la Siciliana di J.S. Bach.

    Rating: ★★★★½

  • Live at Maybeck Recital Hall, Vol. 19

  • Uno dei grandi meriti della collana live at Maybeck e’ appunto quello di riuscire a far esibire in piano solo, pianisti meno conosciuti ma non per questo meno dotati. Alcuni di questi volumi sono purtroppo introvabili, tra questi quello di Beirach, che dovrebbe essere disponibile per il download su Emusic.Com legalmente.
    Un disco decisamente ‘forte’, dove e’ possibile ammirare la verve di Beirach nel trattare liricamente una scelta di standards, ed aprire squarci musicali che letteralmente riescono a scuotere l’animo. E’ veramente impressionante l’interpretazione di uno standard tanto famoso quanto abusato e suonato non bene come On Green Dolphin street, che viene tutto giocato su un bicordo sulla mano sinistra con un sincopato ossessivo che accompagna tutto lo sviluppo. Ancora e’ possibile ascoltare una versione assolutamente non ortodossa di RoundAboutMidnight , ed un Medley assolutamente onirico che parte da Over The Rainbow per arrivare a In The wee small hours of the morning. Uno dei dischi piu’ riusciti di questa magnifica serie per piano solo.

    Rating: ★★★★★

  • Hubris

  • Hubris nel greco moderno significa qualcosa come eccesso di confidenza in se stessi spesso con risultati disastrosi. Nel significato classico il termine Hubris contro gli dei, portava alla nemesi ed alla distruzione di se stessi.
    L’uso della metafora della tragedia greca, e l’esasperazione della tensione drammatica, sono disperatamente presenti in questo disco, uno dei primi di Beirach, prodotto dalla Ecm ed abbastanza sottovalutato nel suo potere evocativo. Sono presenti delle vere perle compositive come la bellissima Leaving, che Beirach rivisita spesso nelle sue produzioni. La musica e’ diretta ed il lirismo di Beirach prevale sulla sua vena astratta ed impressionista, lasciando il compito al lirismo di evocare il potere della tragedia.

    Rating: ★★★★½

  • Elm

  • Ancora un altra produzione ECM degli anni 70 a lungo introvabile in CD ed attualmente reperibile solo grazie ai circuiti Giapponesi (per fortuna che ci sono loro) a caro prezzo. Un disco che vede la partecipazione attiva e decisiva di Jack DeJohnette. Un disco avventuroso, racconta anche in questo caso di paesaggi lontani ed ancestrali, il brano Sea Priestess e’ assolutamente un capolavoro di equilibri con un solo veramente storico di Jack Dejohnette, un solo in sottovoce lungo, un ruggito interiore, e’ sempre un piacere ascoltare Dejohnette in trio quando e’ in forma smagliante come in questa performance. La vena malinconica di Beirach pervade tutte le composizioni di questo grande album, un disco imperdibile per entrare nella poetica di Beirach.

    Rating: ★★★★☆

  • What is this thing called love

  • Un disco in cui e’ possibile ammirare la fantasia nel trattare in trio materiale proveniente dalla tradizione classica del jazz. Assolutamente imperdibile la title track ed una rivisitazione ancora una volta poco ortodossa del grande classico Autumn Leaves

    Rating: ★★★★½

    Altri dischi per approfondire l’ascolto di Beirach sono:
    1. Emerald City 1994 ( w. John Abercrombie)
    2. Antartica 1994
    3. Convergence 1991
    4. Trust 1997
    6. Solo Live 1981
    7. Leaving
    8. Convergence 1991 (w. George Coleman)
    9. Round about Federico Mompou (altra incursione in territori classici)

    On Air Beirach Story

  • Elm
  • Richie Beirach and George Huebner - Around Scrijabin Prelude Op. 16
  • Autumn Leaves
  • In the wee small hours of the morning

  • Un anno fa : La spensieratezza e' un caro peccato,caro...

    8 Responses to “Richie Beirach”

    1. Aleon 06 Feb 2007 at 10:45

      Che dire, sei troppo un grande, un punto di riferimento per i neofiti come me… Grazie ancora :D

    2. quoyleon 06 Feb 2007 at 11:20

      Beh grazie troppo bello sapere di averti fatto conoscere questo pianista ‘quasi dimenticato’
      Ciao Fabio;-)

    3. ruckerton 06 Feb 2007 at 16:39

      leggerò con calma appena potrò per ora mi guardo un po’ in giro e appena posso modifico il link sul mio blog, ciao e a presto

    4. quoyleon 07 Feb 2007 at 02:02

      Ciao Ruckert piu’ che leggere ascolta Beirach appena puoi, se riesci il solo al Maybeck veramente illuminante
      Fabio

    5. Guittoon 10 Feb 2007 at 18:30

      Ti ricordi?, quando chiedesti a me e ad altri amici di citare i cinque pezzi del momento (gioco crudelissimo per tua stessa ammissione), io tra i cinque miei pezzi fondamentali di allora ci infilai proprio un pezzo di Beirach (con Hubner al violino e il grande Mraz al contrabbasso); faceva parte dell’album dedicato a Bartok (ma non solo… ). Felice di ritrovarlo così ben recensito qui, ora. Un abbraccio, Kresh.

    6. quoyleon 10 Feb 2007 at 19:58

      @guitto non ricordavo che tu avessi scelto proprio questo brano… credo di amare scriabin, ed anche beirach e’ un periodo che lo ascolto in continuazione durante i miei spostamenti.
      Un abbraccio
      Fabio

    7. IntuitionDigressionon 09 Mar 2007 at 23:25

      Scusate, anch’io sono un estimatore della musica di Beoirach. Ma come è possible reperire il Maybeck recital? Si trova da qualche parte?
      Grazie

    8. quoyleon 10 Mar 2007 at 11:59

      Non e’ facile trovarlo e’ fuori stampa su amazon qualcosa trovi usato, se non riesci scrivimi in privato :-)
      Ciao
      Q

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