Interval #1
Il mio piu’ profondo desiderio
sarebbe di morire
il secondo mese dell’anno
un giorno di luna piena
sotto i ciliegi in fiore
(Detto Zen)

On Air: Keith Jarrett Tokyo Encore from Sun Bear Concerts
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Ehi Quoyle, fai entrare il sole se c’è o la sua idea.
E vorrai i frutti e non solo i fiori. Ti abbraccio
…
P.s. sono commossa..
Semplicemente l’infinito..
@chiara, non voglio ne frutti ne fiori
@alma, si la musica di jarrett ricorda, anzi rappresenta l’infinito nella finitudine di quelle note. Questo piccolo Encore di pochi minuti e’ semplicemente divino, uno di quegli angoli quasi dimenticati della musica di Jarrett.
Un bacio
…
Ferisce dentro..
Era una metafora. Per gioco. Così. Come per dire una speranza.
@chiara lo so, scusa se sono stato un po acido, e’ uno strano periodo questo, cmq avevo capito cosa intendevi, ma in questo post non c’erano doppi sensi, o rimandi chissa quanto personali era semplicemente una visione di bellezza.
Poi ci sarebbe da fare tutto un discorso sulla bellezza e sul mondo ideale che ci racconta l’arte, i libri etc.. e probabilmente lo faro’
Un abbraccio
Fabio
ciao quo, grazie per la visita
grande jarret!
Jarret?
.. se non lo avessi scritto.. gli somigli..
Sul detto Zen nulla da dire se non che è poesia..
Pensi che l’arte racconti un mondo ideale? Forse ne hai parlato altrove, se è così mi piacerebbe molto leggerlo.
Io sono giunta alla conclusione (transitoria forse, come tutte le cose, ma è così ad oggi..) che il mondo reso dall’arte sia molto più reale del reale,
che di per sè sarebbe invisibile, impercettibile.
Questo Jarret ci dà la percettibilità dell’infinito. Ed è una percezione evidentemente reale..
Penso si che l’arte racconti un mondo ideale, la proiezione di quello che vorremmo ma che non c’e’ nella realta’. Ho sempre pensato questa cosa. Jarrett ci da’ la nostalgia dell’infinito (come nel quadro di Dechirico), la percezione e’ reale, ma quello che sento forte quando mi imbatto nell’arte suprema, che sia musica, scrittura, poesia, pittura e’ proprio quel senso di angoscia dovuto alla mancanza, al fatto di essere allontanati dall’infinito. Forse questo e’ dovuto al periodo scuro che attraverso da qualche tempo, ma nel reale che vedo intorno non riesco a percepire le vibrazioni della perfezione che ascolto e vedo quando ascolto la musica di Jarrett.
Ne ho parlato altrove si credo sia un concetto disperso un po’ ovunque sul blog, forse in qualche caso in maniera piu’ estesa, cerchero’ di trovare i punti dove ne ho parlato piu’ esplicitamente, mi fa piacere parlarne.
Credo che questo sia uno dei punti centrali in questa esperienza su questo blog, il tutto parte proprio da questa percezione di idealita’ del mondo dell’arte, forse questa percezione mi rende l’arte una componente pura, lontana da tutte quelle cose che non riesco ad accettare nella vita quotidiana.
Grazie per questo tuo commento che mi ha spinto di nuovo dopo tanto tempo a confrontarmi, ad uscire un po’ dall’autismo autoreferenziale che sta avvolgendo queste pagine da qualche tempo.
Fabio
Ho sempre pensato invece che sia l’arte a fare la storia. Forse è un pò estremo, ma è davvero la mia idea: alcuni luoghi, anche alcuni angoli di roma dove passo ogni giorno, ma persino alcuni oggetti o situazioni, non sono mai “esistiti realmente” per me finchè non li ho visti in qualche fotografia d’autore (sia anche sconosciuto..) o finchè io stessa non li ho fotografati!
Nemmeno la guerra in bosnia per dire, è mai esistita finchè, non certo per merito dei telegiornali, ne ho letto su storie completamente di fantasia che ne costruivano il senso. Per carità lascio stare gli esempi potrei andare avanti chissà quanto.. Certo la musica è un ambito forse particolare (e certo il Jarrett di questo post è quasi doloroso!), perchè ha il potere di trasportare nello spazio e nel tempo come poche altre arti, ed è un tipo di viaggio che può essere inteso altrettanto facilmente come tuffo in una realtà più densa, così come volo verso un universo completamente estraneo al nostro..
Comunque la si pensi non vedo affatto autismo autoreferenziale in questo luogo, mi sembra piuttosto un mondo in cui esplorare acquista un sapore quasi avventuroso
Oddio scusa ancora la lungaggine, ma queste cose sono veramente “il senso”..
Ed anche questo e’ vero, l’arte fa la storia, ma la storia secondo te e’ reale o anche quella diventa in parte ideale nel momento stesso in cui e’ passata. Alla fine la storia si racconta, i fatti certo sono reali ma sono tali solo nel momento stesso in cui accadono. Nel momento stesso in cui si raccontano credo diventino elaborazioni piu’ o meno fedeli.
La musica e’ un’ambito particolare e’ come se avesse davvero un canale privilegiato di accesso, come se riuscisse ad arrivare all’io profondo ed ancestrale. Ci deve essere un motivo per il fatto che la mia gatta quando sente bach ovunque si trovi corre vicino allo stereo si mette buona ed ascolta, e lo fa solo con bach… e’ davvero qualcosa di primitivo di fortemente istintuale e’ un’arte vicina al suono della natura. Non so forse sono solo di parte… perche’ e’ quella che sento piu’ affine ed e’ quella che mi ha sempre posseduto. Ad esempio non capisco perche’ la musica che mi procura piu’ gioia e piu’ piacere nell’ascolto paradossalmente e’ anche quella che mi avvicina di piu’ al dolore dell’umano, al senso di imperfezione. E’ un po quella di Jarrett che a volte trovo davvero insopportabile e che devo addirittura staccare per non annegare. Me lo fanno i sun bear concert, me lo fa il concerto di Parigi, la prima volta che l’ho ascoltato ho rivisto la stessa dolorosa perfezione di bach, la fuga iniziale devastante, che arriva al centro di un magma sonoro che fa paura, sembra davvero di trovarsi a tu per tu con il proprio subconscio quello spaventoso che non vogliamo vedere…. E’ un gran discorso, grazie per averlo portato fuori.