Bobo Stenson la voce europea del jazz
marzo 27, 2007 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz, Bootlegs, Focuson, Pianoforte, Schede, Storia jazz
La tradizione europea del jazz, in un certo senso nasce dal nord europa, da sempre il nord del continente e’ stato particolarmente recettivo rispetto al jazz nero, all’arrivo in Europa dei grandi del jazz nell’immediato dopoguerra, in particolare la Danimarca. Alcuni nomi su tutti il giovanissimo N.H Pedersen che appena a 17 anni suonava con Ben Webster, la batteria di Alex Riel, ed il percorso di acquisizione del linguaggio jazz e’ andato avanti per anni, arrivando a creare un linguaggio ed uno stile inconfondibile e ben riconoscibile, rappresentato nelle sue espressioni migliori dalla scuola svedese , norvegese e scandinava in generale, aiutata dall’etichetta che meglio di tutti rappresenta questa musica europea ECM.
Gli Anni 70 I quartetti di Jan Garbarek la nascita del jazz europeo
Bobo Stenson sin dagli anni settanta rappresenta una punta di sperimentazione e contestualmente collegamento alla tradizione del jazz. Il pianismo di Stenson ha attraversato o meglio e’ stato attraversato in tutte le sue esperienze dal passaggio di Jarrett. Condividono molte strade insieme, Charles Lloyd, Jan Garbarek, in un certo senso gli anni settanta vedevano Jarrett fortemente impegnato nel suo quartetto Europeo, e questo quartetto si intrecciava in maniera quasi non distinguibile da quello che Garbarek aveva con Stenson. Basta ascoltare la versione di Witchi tai to, dal suono inconfondibilmente europeo, un suono cosi’ particolare che in realta’ riesce perfino nella collaborazione di Garbarek con Jarrett a rendere la personalita’ cosi’ propromepente di jarrett non cosi’ caratterizzante come di solito accade. Stenson, a mio avviso, rappresenta l’essenza del pianismo Europeo, non riesco a trovare in tutto il continente qualcuno che sia riuscito a rompere con la tradizione del jazz, rendendo cosi’ evidente la matrice Europea nella musica. E’ un caso fortunato quello che ci permette di confrontare il trio europeo con Jarrett ed il trio Europeo con Stenson, riusciamo a capire quali fossero le differenze, il trio con Jarrett era sicuramente funzionale a Jarrett per acquisire la poetica Europea, il trio con Stenson forgiava in maniera piu’ sperimentale l’estetica del suono attraverso anche l’influenza cosi’ forte portata da Jarrett che contaminava con le radici Americane la musica del trio.
Tutto nacque da un movimento incredibile che la ECM ebbe la grandezza di interccettare all’inizio degli anni settanta, in Europa si muovevano Don Cherry, Charles Lloyd, George Russell, Stan Getz, tutti erano poli di attrazione per i musicisti scandinavi, Arild Andersen, Terje Rypdal, Bobo Stenson, John Christiansen, Palle Daniellson, la ECM semplicemente riusci’ a dare liberta’ espressiva, un canale di sfogo per la grande creativita’ che circolava.
Alcune produzioni di quegli anni a nome Garbarek Stenson, sono ancora a mio parere ineguagliate nella produzione musicale del continente, ancora il bellissimo Witchi Tai To, oppure Dansere, dischi che cambiano il rapporto con la musica, introducono un certo tipo di lirismo tutto europeo, il gusto per la musica tradizionale del nord ed il linguaggio improvvisativo tipico del jazz, unito agli standard tecnologici elevatissimi di casa ECM. Questi dischi nascevano da grandi intese musicali ed umane, l’Europa era piena di festival, si iniziava ad aprire anche l’Est Europa alle influenze Jazz, jam session e concerti stavano forgiando quella che e’ diventata la via Europea al Jazz.
Gli Anni Ottanta Rena Rama
Il quartetto Stenson-Garbarek, si sciolse alla meta’ degli anni settanta, Stenson fece seguito a questa esperienza rielaborando la mole di materiale che era stata messa in cantiere in quegli anni fortunati. L’incontro successivo con Jormin bassista che ancora oggi accompagna spesso Stenson nelle sue esibizioni in trio, bassista di seconda generazione nordica, gia’ erede del basso di Danielsson, genera ancora una volta un’esperienza musicale molto forte e purtroppo alquanto sconosciuta e dimenticata quella del gruppo Rena Rama, gruppo che opero’ principalmente in Scandinavia, portando alle estreme conseguenze quello che era stato delineato dal quartetto Stenson/Jarrett Garbarek. I dischi di questa formazione sono purtroppo introvabili sui canali ufficiali, qualcosa e’ possibile reperire da collezionisti, e devo dire che meriterebbero una riedizione. Tra le poche testimonianze di questa esperienza, la riedizione del disco uscito a nome di Don Cherry Dona Nostra ma in realta’ da attribuire al gruppo Rena Rama, dove il pianismo di Stenson e’ ormai maturo e riconoscibile. Il suo modo di approcciare il tempo ed il lirismo struggenete saranno una delle angolature sotto cui e’ possibile vedere Stenson, infatti il suo pianismo e’ si capace di momenti di lirismo struggente come di fortissimi momenti di dissonanza ed anisotropia.
Gli Anni 90 – Charles Lloyd
Il superamento definitivo del laboratorio Europeo che acquista dignita’ di genere musicale a mio parere avviene con il ritorno di Stenson alle collaborazioni classiche. Alla fine degli anni ottanta e’ impegnato con Charles Lloyd che continua a sperimentare. Lloyd e’ stato cosi’ fondamentale nella musica moderna, e cosi’ troppo spesso dimenticato, ancora non e’ un caso che Jarrett abbia suonato in diveri dischi di Lloyd, il linguaggio ed il modo di suonare di Lloyd sono qualcosa di unico nel panorama del jazz contemporaneo, qualcosa di vicino all’approccio di Miles in un certo periodo della sua vita artistica, una musica fatta di pancia, di istinto piu’ che di tecnica, qualcosa che si manifestava nella difficolta’ iniziale di approccio alle sue modalita’ espressive, qualcosa che si acquistava con fatica e pazienza che rimaneva poi indelebilmente impressa nel DNA dei musicisti che avevano la fortuna di collaborare con lui. Ancora questa fase e’ guidata dal guru del jazz europeo Manfred Eicher con la sua ECM, la collaborazione di Lloyd con Stenson produce 4 dischi, tra cui sono particolarmente legato a quello del 1997 All My Relations.
Bobo Stenson Trio
Ormai Stenson e’ una voce consolidata del panorama Europeo, iniziano le esperienze con i dischi in Trio, di cui spesso ho parlato in questo blog, il trio europeo senza ombra di dubbio, Christiansen, Jormin e Bobo Stenson, esperienze comuni e singole da far impallidire qualsiasi musicista, tra i fondatori del suono europeo del jazz. La particolarita’ di Stenson e’ proprio quella che dicevo di saper essere dolce e suadente ed un attimo dopo graffiante, un canale privilegiato negli equilibri del trio e’ l’asse piano-batteria, con il basso che bilancia. Christiansen e’ quasi un prolungamento verso la ritmica delle idee di Stenson, il flusso di comunicazione tra i due e’ stretto. Il repertorio affrontato nei lavori del trio e’ variegato va da originali dei tre musicisti, ai classici del jazz, fino alle interpretazioni di brani di Silvio Rodriguez (Oleo de mujer con sombrero in War Orphans e’ qualcosa che riesce ad oltrepassare la soglia del bello per arrivare a quella dell’inimitabile), il livello di interplay fra i tre musicisti e’ impossibile da raccontare ma va ascoltato proprio in quel brano dove il basso ed il piano sviluppano idee e le rielaborano dall’inizio alla fine. Il sodalizio con Christiansen finisce con il disco Serenity nel 2000, un disco particolare, un disco anche difficile per alcuni versi, registrato al centro della campagna Svedese, registrato senza limiti di tempo, passeggiate nella natura, pianoforte, l’acustica perfetta, c’e’ qualcosa di mistico e trascendentale nelle note di questo disco, un’attenzione maniacale al suono e la poesia della natura del nord.
L’ultimo disco di Stenson e’ del 2005 si tratta di Goodbye di cui ho gia’ parlato, vede la batteria di Motian con il compito difficile di sostituire Christiansen, il risultato e’ magnifico avvolgente, un disco che e’ ancora una volta qualcosa di nuovo, ancora un’incursione nel repertorio del SudAmerica con la bellissima Alfonsina y El Mar un classico di Mercedes Sosa, quel suono e quei vocing di pianoforte che riescono ad entrare nell’anima di chi ascolta, la grande intesa tra i musicisti. Ed ancora l’estrema freschezza e la voglia di riscoprirsi e mettersi in gioco che continua a trasparire dalle note di Stenson, dopo quasi 40 anni di musica, riesce a stupire ed aprire nuove soluzioni e ad indicare nuove strade per la musica Europea. Altro brano che lascia veramente senza parole e’ il bellissimo Music for a while di Purcell, una prova difficile in cui il basso di Jormin riesce ad entrare in simbiosi con quella semplicita’ magica del basso della composizione originale. Stenson riesce sempre ad essere equilibrato, equilibrio tra lirica e ritmica, tra tensione e dolcezza, tra originale ed interpretazione, tra tradizione e sperimentazione, questo equilibrio estremo e questo essere cosi’ sfaccettato nelle sue espressioni artistiche lo rendono un pianista unico e per molti versi isolato, difficiile imitare qualcosa in perenne divenire.
Per approfondire:
The Norwegian Jazz Base
The Norwegian Jazz archive
Recensione Underwear 1971 Bobo Stenson Trio
Sulle tracce del pianista che viene dal freddo
Biografia Stenson
Stenson a Discography
On Air Bobo Stenson la voce europea del jazz
Witchi tai to

Una strana personalita’ quella di Jim Pepper, strana commistione quella del suo essere pellerossa e sassofonista jazz. Realmente una rarita’ questa, che si riflette appunto nella sua musica, una realta’ quasi visionaria e mistica come solo la cultura dei nativi d’america sa essere. Le sue composizioni sono cosi’ legate alla terra, allo spirito, difficile spiegare questa cosa che si sente perfettamente, la spiritualita’ nordica cosi’ particolare di Garbarek sin dai primi anni 70 ha esplorato la composizione probabilmente piu’ famosa e significativa di Pepper ,dal titolo evocativo Witchi tai to. Musicista vicino alla concezione world di Don Cherry e Nana Vasconcelos, purtroppo scomparso prematuramente nel 1992 a soli 51 anni. Quel sapore tutto particolare delle melodie pellerossa, miscelate con il jazz, spazi aperti, armonie senza barriere, il vero significato del termine world music, svincolato dai significati puramente commerciali acquisiti negli ultimi anni.
You have noticed that everything as Indian does is in a circle, and that is because the Power of the World always works in circles, and everything tries to be round….. The Sky is round, and I have heard that the earth is round like a ball, and so are all the stars.
The wind, in its greatest power, whirls. Birds make their nest in circles, for theirs is the same religion as ours….
Even the seasons form a great circle in their changing, and always come back again to where they were. The life of a man is a circle from childhood to childhood, and so it is in everything where power moves.Alce Nero Parla Ogala Sioux
Ascoltate i cerchi di questa melodia perfettamente circolare, che si ricostruisce ad ogni passaggio, il potere terapeutico della musica e’ tutto in queste poche note di Jim Pepper interpretate dalle mani di Bobo Stenson e dal vento del sax di Jan Garbarek in una performance inedita del gennaio 1974 ad Oslo
On Air: Jan Garbarek Bobo Stenson Witchi tai to Oslo 11-01-74
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Imagine
marzo 23, 2007 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte

Tante piu’ cose vorrei dire e tanto meno mi vengono le parole per farlo. Aria strana, non sono bravissimo a cambiare, mi perdo sempre in un mulinello di pensieri, gia’ da ieri sera concerto strano quello al CPA di Firenze, in trio percussioni, sax e pianoforte. Deriva, onde, calore di intesa umana, immaginare se quello fermato in quelle due ore di musica fosse il mondo reale. Cena con tante persone a parlare di Bianciardi, Gadda, politica, pensare che la gente non sa parlare piu’ di politica. E le note quelle che il mio minidisc si e’ rifiutato di registrare, peccato erano belle, ma forse un segnale che mi dice che non e’ possibile fermare la bellezza, quella viene e si dilegua istantaneamente, del resto e’ il cuore del jazz, quello che si improvvisa muore istantaneamente, quello che si suona diventa immediatamente passato, non fai in tempo a provare sentimenti, sei immediatamente proiettato in avanti, forse e’ questa magia di sospensione che non ha passato e non si preoccupa del futuro che mi affascina del jazz, sei solo nel momento che improvvisi e non ci sono affanni e non ci sono dolori e non ci sono gioie, c’e’ solo il rapporto con questa entita’ che e’ la musica. E quei colori come erano strani, 2 ore ad occhi chiusi ascoltando solo le note, fregandomene delle strutture e delle infrastrutture, seguendo la direzione che indicava la musica. Ecco tante cose volevo dire e pochissime ne ho dette, non riesco a tradurre il delirio interiore in parole..(il caso non esiste…)
Imagine there’s no heaven,
It’s easy if you try,
No hell below us,
Above us only sky,
Imagine all the people
living for today…Imagine there’s no countries,
It isn’t hard to do,
Nothing to kill or die for,
And no religion too,
Imagine all the people
living life in peace…Imagine no possessions,
I wonder if you can,
No need for greed or hunger,
A brotherhood of men,
imagine all the people
Sharing all the world…You may say I’m a dreamer,
but I’m not the only one,
I hope some day you’ll join us,
And the world will live as one
On Air: Quoyle Imagine
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Shapes of my heart
marzo 16, 2007 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte

He deals the cards as a meditation
And those he plays never suspect
He doesnt play for the money he wins
He doesnt play for the respect
He deals the cards to find the answer
The sacred geometry of chance
The hidden law of probable outcome
The numbers lead a danceI know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But thats not the shape of my heartHe may play the jack of diamonds
He may lay the queen of spades
He may conceal a king in his hand
While the memory of it fadesI know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But thats not the shape of my heart
Thats not the shape, the shape of my heartAnd if I told you that I loved you
Youd maybe think theres something wrong
Im not a man of too many faces
The mask I wear is one
Those who speak know nothing
And find out to their cost
Like those who curse their luck in too many places
And those who smile are lostI know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But thats not the shape of my heart
Thats not the shape of my heart
On Air: Quoyle Shapes of my heart
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Prints
Un amico carissimo, Venerdi’ mi ha chiesto di aiutarlo, lui e’ un percussionista ed insegnante in una scuola media. Insieme ad i suoi alunni ha fatto un video sui diritti dei bambini per Amnesty, il video e’ piaciuto molto e verra’ distribuito, occorreva inserire la colonna sonora non protetta da diritti d’autore, mi ha chiesto di scrivere qualcosa… io in genere non sono molto incline a scrivere musica originale, pero’ lo scopo mi sembrava giusto e quindi ho aderito, c’era da scrivere 2 minuti e 30 di musica, su un video in un giorno. Il mio amico mi ha indirizzato con dei loop di percussioni e chiedendomi la parte finale in solo piano, e questo e’ il risultato veramente distante dalle cose che suono generalmente, molto elettronico, con tappeti di sintetizzatori, un po figlia dei fiori con il flauto che si armonizza al sassofono contralto di Paolo. Ipnotica, appena sara’ montata sul video pubblico anche il video per il momento la colonna sonora…naturalmente rilasciata sotto licenza Creative Commons..

On Air: Quoyle + Paolo White Prints
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