To love again (Alan Pasqua)

Picture by Chris Coles at www.chriscolesgallery.com
La prima volta che ho ascoltato questo brano sono rimasto senza parole, semplice, lineare e magnetico. Non conoscevo il titolo, non sapevo chi fosse il pianista, il suono mi catturava. Ho scoperto dopo che si trattava di Alan Pasqua, pianista abbastanza sconosciuto sulle scene jazz, molto impegnato nelle composizioni di colonne sonore, ed in effetti la sua musica e' immaginifica ed evocativa. Ho ascoltato molte sue cose da quel primo ascolto, avevo suonato un'altra sua composizione piccolissima qualche tempo fa Children, mi piace come si muovono le armonie e la cantabilita' estrema dei temi.
Questo in particolare lo trovo meraviglioso, esprime nostalgia, esprime dolcezza, esprime tenerezza, tutto con tonalita' maggiori e luminose, sembra un buon auspicio, un augurio di serenita'
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First Song for Ruth
aprile 28, 2007 by quoyle
Inserito nella categoria Blog, My Music, Pianoforte, Standards

Photo by Joseph Barnett at www.josephbarnettphotography.com
Avevo gia’ parlato di questa ballata, nella versione eterna del disco live di Stan Getz, opera del bassista piu’ lirico che la storia della musica Jazz abbia mai visto Charlie Haden, una linea melodica essenziale estrema e cantabile, struggente la versione testamento di Stan Getz accompagnato da Kenny Barron nel disco People Time. Sono un paio di giorni che non riesco a toglierla dalla testa, quei passaggi che fanno male dal maggiore al minore, un brano tanto semplice quanto difficile da rendere, e’ ancora molto lontano dalle mie capacita’ di interpretazione, lo suono da tempo, ci giro intorno ed ogni volta mi stupisco di quanta bellezza essenziale e profonda sia racchiusa nei passaggi della melodia, e di quante possibilita’ di interpretazione ne esistano.

On Air: First Song (for Ruth) Quoyle Piano
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Interval #5 – Il doppio parlato

Il doppio parlato e’ un buon nodo da ormeggio e se ben stretto ha il merito di non scendere in basso sulla bitta o sul palo. E chiunque si trovi ormeggiato con l’alta marea, e la bitta resti qualche metro sotto il livello del mare, avra’ modo di apprezzare questa qualita’ del nodo, specie dopo una faticosa giornata di pesca.
Avviso ai Naviganti Annie Proulx
On Air: Pat Metheny My Song (K.Jarrett) da un disco meraviglioso One quiet night
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Impressions
Ogni tanto in determinati periodi, mi capita di fermare molto piu’ spesso le cose che guardo, come se tutto andasse piu’ lento. In questo periodo come capita ogni volta che esagero con le tensioni emotive il mio corpo mi parla e mi lascia a piedi, devo imparare ad ascoltarlo ed ascoltarmi di piu’.
Sabato
Passare dall’universita’ con la cerimonia di consegna dei diplomi conseguiti con lode, entrare nella stanza e vedere tanti volti, alcuni francamente un po assurdi, osservare semplicemente il tripudio di genitori e flash, e macchine fotografiche. Provare un misto di simpatia e rigetto, in realta’ il sistema parte di li’. La mancanza critica dilagante, l’omologazione bestiale del pensiero, dell’apparire del vivere spesso nasce anche in quel posto. Simpatia, per una proiezione del tempo, ti rivedi, ricordi i pomeriggi passati a discutere dei massimi sistemi, quel tavolino del bar, dove ci si ritrovava e dove il tempo passava inesorabile rubato allo studio. Un po’ manca quella ingenuiita’ di fondo del vedere le cose.
Sabato
Circolo Arci Avenza Carrara, posto di anarchici e di semplicita’ alcolica ed umana. Volti scavati dal vento, sorrisi con qualche dente in meno del previsto, vino rosso di quello schietto che circola, una persona che non vedevo da 12 anni, l’ultimo incontro era stato funambolico ed imbarazzante…. una festa a casa sua dove si suonava e poi nel pieno della sbronza reciproca, ritrovarsi abbracciati in un angolo e poi il niente… lo shock alcolico con effetti imbarazzanti, da quella sera persi di vista, strano ritrovarsi a suonare insieme dopo tanti anni, con quel sorriso che ricordava quel delirio di quella notte di maggio. In fondo mi manca anche questo modo di vedere il mondo,di questa semplicita’ del baccello con il pecorino, della gente che ascolta applaude e viene a parlare alla fine, grazie della serata mi dicono, ed io rispondo dicendo che devono ringraziare il modo in cui sono fatti, se noi abbiamo suonato in quel modo e’ perche’ si sentiva l’attenzione, la cura ed il rispetto. Fermo un angolo in pietra, i discorsi sulla resistenza alla fine della serata. Respiro forte, voglio sentirmi vivo, e riprendere in mano il mio tempo. Le parole a volte sono lame taglienti.
Domenica
Passeggiare per la citta’ in quelle strade deserte e ripercorrere il percorso, le strade, le persone, il cervello che va velocissimo, recupera da aree di memoria istantanee passate, le trasfigura, le riporta nel presente, sensazioni strane con il vento che mi accarezza delicatamente.
On Air: Stefano di Battista Stars Fell on Alabama
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Danny Boy – Una ballata
aprile 20, 2007 by quoyle
Inserito nella categoria Appunti jazz, Focuson, Standards
Ci sono canzoni che hanno un successo strano ed inspiegabile, che attraversano i generi, che non hanno luogo, non hanno tempo. Il jazz di solito riesce a fare proprie queste canzoni, o meglio a donare loro aspetti ed angoli nuovi.
E’ il caso della bellissima ballata irlandese Danny Boy, canzone contro la guerra, testo scritto da un avvocato Inglese adattandolo alla melodia di Londonderry Air. La cosa buffa e’ che non risulta che questo avvocato abbia mai messo piede in Inghilterra, e paradossalmente da un Inglese viene scritta una delle piu’ belle ballate Irlandesi, non esiste luogo.
Il brano e’ del 1912 non esiste tempo, mani sapienti continuano a far rivivere la melodia, i misteri sulla genesi di questa melodia sono tanti, varianti del testo ne esistono moltissime, ma la poesia della musica e’ disarmante, la dolcezza e l’inevitabile accostamento alle pipes irlandesi…
Questo il testo di Weatherly, per approfondire Danny Boy the mistery Solved!
Oh Danny boy, the pipes, the pipes are calling
From glen to glen, and down the mountain side
The summer’s gone, and all the flowers are dying
’tis you, ’tis you must go and I must bide.But come you back when summer’s in the meadow
Or when the valley’s hushed and white with snow
’tis I’ll be there in sunshine or in shadow
Oh Danny boy, oh Danny boy, I love you so.And if you come, when all the flowers are dying
And I am dead, as dead I well may be
You’ll come and find the place where I am lying
And kneel and say an “Ave” there for me.And I shall hear, tho’ soft you tread above me
And all my dreams will warm and sweeter be
If you’ll not fail to tell me that you love me
I simply sleep in peace until you come to me.
Vi lascio con alcune interpretazioni che ho trovato nel mio archivio, alcune piu’ classiche altre inusuali come quella latina di Ruben Blades, quella rarissima di Art Tatum ed alcune perle dalle mani di Keith Jarrett, la dimostrazione che la musica attraversa i confini, una melodia stupefacente riesce ad essere interpretata in posti con sensibilita’ diverse e mostrare ancora sorprese. Anche io questa ballata la custodisco dentro di me.
On Air Danny Boy una ballata senza genere, luogo e tempo
















