Ahmad Jamal – La nascita del jazz moderno

aprile 19, 2007 by quoyle  
Inserito nella categoria Appunti jazz, Focuson, Pianoforte, Schede, Storia jazz

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Photo by AllaboutJazz

Se Bobo Stenson rappresenta in un certo senso la voce Europea profonda del jazz, Ahmad Jamal rappresenta la voce intima e profonda del pianismo afroamericano. Nato nel 1930 a Pittsburgh divenne Ahmad Jamal negli anni cinquanta, dopo la conversione all’ Islam. Rimase virtualmente sconosciuto al grande pubblico fino al 1958 con il disco At The Pershing registrato con la grande sezione ritmica Israel Crosby al basso e Vernel Fournier alla batteria.

Lo stesso Jamal parla in questo modo di questo primo disco nel suo sito

My most famous recording was done in Chicago in 1958 at the Pershing Hotel with two of the most talented musicians of the century, Israel Crosby and Vernell Fournier.

In un periodo del piano Jazz dominato dal virtuosismo, Ahmad Jamal riusci’ a dimostrare che si potevano ottenere grandi risultati con eleganza e con semplicita’, ponendo sempre un attenzione particolare al ritmo. Il suo pianismo degli inizi e’ ritmico, semplice, pulsante, attacchi precisi e netti che sorprendono l’ascoltatore, catturando immediatamente l’attenzione.

In un certo senso quando Ahmad interpreta uno standard sembra sempre di aver ascoltato la versione definitiva, i suoi attacchi precisi e decisi riescono ad entrare nel cuore del brano immediatamente creando una tensione ritmica e drammatica che pochi pianisti sanno creare immediatamente all’inizio del solo. Sono memorabili ed ancora oggi trattate come paragoni le sue versioni di But not for me, Poinciana, ed il brano Ahmad’s Rumba che fu orchestrato nel 1956 da Gil Evans e Miles Davis (New Rumba).

Curiosa la vita di Jahmal, dopo aver raggiunto il successo con l’interessamento di Miles, nel 1959 sciolse il trio per un pellegrinaggio nei luoghi sacri dell’Islam. Al suo ritorno decise di aprire un jazz Club in Chicago, spartano semplice che infatti chiuse i battenti l’anno dopo anche per la delusione di Jahmal che non concepiva lo stile un po dissoluto dei musicisti jazz, probabilmente queste sue incomprensioni verso uno stile di vita che non riconosceva lo portarono praticamente ad un ritiro dalla scena fino alla fine degli anni 60 per ricominciare con uno stile completamente diverso dallo stile percussivo ed essenziale che lo contraddistingueva all’inizio degli anni 50. Comparare il pianismo di Jamal al fuoco pirotecnico di Bud Powell, Oscar Peterson che impazzavano sulla scena in quegli anni e’ un’ esperienza particolare, sembra di riappropiarsi dello spazio, dell’armonia, dell’equilibrio.

Potrebbe sembrare banale ma non lo era a quel tempo, in un certo senso l’uso di tensioni e di sonorita’ piu’ aperte, e’ stato iniziato da Jamal per essere poi sviscerato da Bill Evans, Keith Jarrett e tutti i pianisti moderni. Ecco perche’ fa un po tristezza non vedere il nome di Jamal accostato ai grandissimi del jazz, in un certo senso si potrebbe certamente paragonare la genialita’ di Jamal a quella di Ellington o quella di Miles Davis e Coltrane, l’influenza di Jamal sul jazz e’ sicuramente maggiore di quella che si potrebbe sospettare.

I gruppi di laboratori di Miles degli anni 50 hanno preso in prestito molte delle idee concepite ed intuite da Jamal, Miles era una spugna, riusci’ ad assorbire sviluppare e far germogliare le idee geniali di Jamal. In un certo senso possiamo ipotizzare che il cuore del jazz moderno venga da questo connubio di genialita’, l’influenza di Jamal su Davis che elabora e porta all’estrema conseguenza la rivoluzione. In una registrazione del 1955 di Jamal, Pavanne di Morton Gould, si intravede quello che sara’ il jazz modale un vamp alternato di Dmin7 alternato con uno di Ebmin7 che richiama in maniera inequivocabile quello che fara’ Davis con So What con qualche anno di ritardo (1958 Milestones). e Coltrane con Impressions ancora piu’ avanti.

Pianist Ahmad Jamal may have had a bigger impact on jazz than you think
Houston Press

Jamal ha sempre affermato che l’elemento vincente dell’arte improvvisativa e’ l’elemento sorpresa, concetto ripreso anche da Jarrett che sicuramente ha avuto grandi influenze dal pianismo di Jamal, certamente per l’uso dello spazio e per la capacita’ drammatica dei suoi crescendo.
Le sue apparizioni non sono moltissime, ma e’ veramente difficile trovare un pianista che abbia avuto piu’ influenza nella storia del piano Jazz, una storia fatta di apparizioni e sparizioni lunghissime, sempre presente nella musica degli altri che hanno portato avanti molte sue idee rivoluzionarie nel modo di intendere il pianoforte nel trio jazz.

On Air Ahmad Jamal la nascita del jazz moderno

Un anno fa :

Commenti

5 Responses to “Ahmad Jamal – La nascita del jazz moderno”
  1. lisa scrive:

    (… incantevole)

  2. quoyle scrive:

    Lisa sai mi manca di non averlo mai visto dal vivo… e’ un uomo schivo e riservato… eppure cosi’ grande

  3. lisa scrive:

    se non fosse che passerei per una che ne sa – quando in realtà  non ne so proprio un bel niente – ti direi che si percepisce, questa riservatezza.

    (però lo penso, questo sì)

  4. figliodinessuno scrive:


    tutto vero
    e aggiungo
    faceva sensazione la sua scelta di pezzi
    alcuni diventarono standard soltanto dopo essere passati tra le sue mani

  5. quoyle scrive:

    Lisa e’ proprio cosi’ si sente la sua riservatezza e discrezione nel modo di suonare

    @figlio gia’ vedi poinciana per esempio e’ stato uno dei primi ad allargare il concetto di standard.

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