Il popolo degli elfi

Venerdi’ ricevo una telefonata da un mio amico trombettista che mi propone un’aperitivo musicale per un non ben definito compleanno in un agriturismo sopra Camaiore. Accetto incondizionatamente anche se il nome del contrabbasista mi ricorda qualcosa di non ben identificato. Sabato pomeriggio si arriva in questo angolo di paradiso immerso negli ulivi, scopriamo che e’ un compleanno di ricchi svedesi che abitano le valli toscane, alcuni in forma stanziale altri solo migratoria temporanea. Sono degli elfi donne ed uomini bellissimi, tranquilli pacati bevono il vino toscano e sorridono amabilmente. Io sono devastato dalla serata precedente alcolica durante un’altro concerto ho gli occhiali da sole per nascondere le occhiaie e ripararmi dal sole del tardo pomeriggio, scopro chi e’ il bassista, l’uomo che perde i colpi… che riesce a suonare solo variazioni di blues anche sulle ballad, insomma rimango colpito solo dagli elfi, la musica non me la ricordo. Rimane colpito dagli elfi anche il trombettista (credo che anche lui la musica non la ricordi), in particolare da un’elfa tipica bionda dagli occhi azzurri che lo guarda sorridendo. Dopo appena 45 minuti di musica, Peter il capo elfo viene da noi tutto bianco e biondo e ci ringrazia dicendo che adesso fara’ un discorso poi noi faremo l’ultimo brano. Sale su una sedia, il popolo elfico si raduna, in un linguaggio arcaico annuncia solennemente qualcosa, al termine di questa cosa intonano una simpatica melodia tribale degli elfi di camaiore, sorridono, io ho i lucciconi sotto gli occhiali da sole, elfo anche io…. uffa voglio essere un’elfo cazzo. Facciamo l’ultimo brano che un simpatico elfo adulto ci richiede (Fly to the moon) manco a dirlo il bassista si ferma alla seconda battuta che si e’ perso e va a bere per dimenticare ancora di piu’. Alla fine applausi ed il simpatico Peter arriva e ci intrattiene donandoci anche della valuta locale. Il trombettista e’ perso per la giovane elfa, che si e’ spostata giu’ a valle per la cena, noi dobbiamo scappare che abbiamo un’altra data poco edificante lontano da quel paradiso bucolico di semidei e divinita’ orgiastiche. Lui che un po’ elfo e’.. (quando non parla) scende a valle e fa un cenno alla bella elfetta, che lo segue docilmente in mezzo ad un cespuglio… scatta la scintilla, peccato che il mio simpatico amico non parli una sillaba di inglese, vengo assunto come interprete, mi ritrovo in un turbinio di passione a chiededere le generalita’ dell’elfa che mi da il suo numero da passare al mio amico, che mi dice che lo aspettera’ questa notte in cima al monte… ( ed io lo odio…) arriva la zietta elfica che guarda la scena e sorride amichevolmente alla nipote, lei ci dice che magari scende con Peter tra gli umani piu’ tardi ma se non ce la fa, mi raccomando di far tornare il trombettista…, riesco a strappare dal paradiso il mio amico trombettista passiamo dalla zona dove cenano gli elfi che ci salutano sorridendo specialmente al mio amico semi elfo. Ecco tralascio la serata con il trombettista perso che decido di far andare via una mezz’ora prima della fine del concerto perche’ e’ ancora inebriato dal nettare degli dei elifici, tralascio il fatto che gli elfi ci trattavano come artisti e come persone mentre giu’ nella bolgia italiana venivamo trattati come dipendenti della peggior specie e non persone sguardi truci appena smettevamo di suonare e ci permettevamo di bere qualcosa, insomma ho deciso che gli elfi sono un popolo superiore…i decisamente superiore ed amabile, specialmente il popolo degli elfi delle colline di camaiore…
On Air: Silence Jan Garbarek – Gismonti – Haden NDR Workshop 13-06-80
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B-A-C-H
Metti che sei a lavoro il tuo penultimo giorno, hai nelle orecchie le variazioni Goldberg che riescono a coprire le voci di una riunione telefonica alla scrivania di fronte, guardi alla finestra, le nuvole di una giornata estiva, provi una sensazione strana, di estraneita’, estraneita’ da te stesso, dalle cose che fai ed hai fatto. La musica di bach ed il mio stato mentale sono una commistione micidiale, niente di piu’ lontano dalla realta’ concreta del mondo, l’ideale di bach, l’archetipo della bellezza.
B A C H = sib la do si naturale per la notazione tedesca, utilizzata spesso da bach nelle sue composizioni, una firma apposta consapevolmente in molte sue opere in particolare l’arte della fuga, il senso ultimo del creato, l’ordine delle cose e’ incredibile sentire questi ideali nelle note delle variazioni goldberg.
Ed a pensarci bene quella sequenza del nome BACH e’ impressionante proprio perche’ determinata dalla stessa notazione tedesca, germania dalla quale bach non e’ mai uscito. Permutazione della scala cromatica semitono-3minore-semitono, simmetria anche nel nome, simmetria nella musica, ordine numerico ideale dell’universo.
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(ON Air Aria Variazioni Goldberg)
John Taylor – Angel of presence
giugno 19, 2007 by quoyle
Inserito nella categoria Dischi, Pianoforte
John Taylor e’ sempre stato uno dei pianisti Europei piu’ innovativi e forse abbastanza sconosciuto al grande pubblico. Un pianismo dai tocchi impressionisti, e neoclassici, nel trio si e’ cimentato di recente con la coppia Johnson,Motian seziona ritmica che e’ stata colonna portante di molte formazioni in trio degli ultimi anni specialmente in Europa (come non menzionare il trio di Pieranunzi?).
Questo disco e’ un passo in avanti, un salto di qualita’ accompagnato dal bassista Europeo per eccellenza, quel grande Palle Danielsson e da una sorpresa assoluta il batterista britannico Martin France con una presenza che non fa rimpiangere Paul Motian, anzi lo ricorda, con uno spirito meno minimalista ma altrettanto attento ai dettagli, un drumming pulito ed essenziale.
Un disco non facile da ascoltare, nonostante il lirismo e la cantabilita’ sempre presenti, sono presenti molto in evidenza echi del pianismo di Bill Evans, e scambi continui ritmici tra batteria e pianoforte, con il collante sempre presente del basso di Daniellson.
Spesso i titoli raccontano molto e sono evocatori di quello che sara’ nel disco, anche in questo caso e’ cosi’ come ad esempio nella ballad Sweet Dulcinea, aperta dal suono del basso, pieno, potente, profondo, con il pianoforte che entra pacato raccontando questa delicata ballada che ricorda alcune cose di Strayhorn.
Nel disco, come spesso accade da qualche tempo nei dischi di Taylor, sono presenti composizioni del compagno di musica Kenny Wheeler e di Steve Swallow, compositori moderni, dalle atmosfere inconfondibili che Taylor con il suo pianismo misurato ed introspettivo riesce a raffigurare perfettamente.
Non e’ una sorpresa questo disco, per chi segue Taylor da tanto tempo, semmai una piacevole conferma ed una prova di maturita’ e di progressione nella formula del trio europeo.
Parole
Il mio blog e’ dotato di intelligenza emotiva…sono molto colpito dalle parole che sceglie (in realta’ legge le parole che io uso di piu’ quindi diciamo che quel box e’ un po’ una cartina di tornasole, un box di autoanalisi… che mi racconta le parole che uso piu’ frequentemente)
Un po’ racconta le priorita’ della mia vita… Jazz Musica Passione sono enormi, le uso spesso ed in effetti sono il centro della mia vita, il resto e’ al contorno, poi il piano ed i pensieri (questi dovrebbero diventare un po’ piu’ piccini ma insomma gia’ il fatto che stiano dietro alla musica e’ una buona cosa..) e poi mi colpiscono le parole andare comunque finalmente, raccontano la tensione al movimento, la mia battaglia quotidiana con la mia staticita’, il desiderio appunto di movimento insieme con quelle altre parole buffo che siano consecutive.. propria storia, questo racconta del mio attaccamento al passato, di appunto quella dicotomia tra tensione al movimento e guardarsi indietro, davvero stupefacente come le parole possano essere cosi’ aderenti al proprio essere, leggere questo estratto delle mie parole, avulso dal contesto , semplicemente come suono e significato intrinseco mi fa sorridere era tutto li’….
Sospensione #1

Tutto sembra calmo, quieto, silenzio durante il giorno, sonno durante la notte, tempo sospeso, nuvole ferme. Compro una bicicletta, come e’ strana la citta’ vista dalle due ruote, erano anni che non lo facevo (stupido), anche i pensieri sembrano fermi, aspettano. Stacco i pezzi uno ad uno, ogni giorno un pezzettino lo lascio in quel posto, osservo cose che non avevo visto in 10 anni, bacio un sorriso che mi osserva, stacco un’altro pezzetino di me e lo ripongo con calma. Guardo distaccato ed aspetto, paziente che la sospensione mi porti altrove. Sono contento dello sforzo di ricostruzione che mi ha portato qui, sono vivo, decisamente vivo, rotti gli argini, adesso viene il bello dopo la sospensione. E guardo la citta’, visi volti, alberi, dio quanto amo gli alberi, le foglie mosse dal vento, mentre passo sotto di loro, mi rigenero, guardo e cerco i colori, ho letto i segni, prendo la mia strada blu.
My Cocoon tightens – Colors Teaze -
I’m feeling for the Air -
A dim capacity for Wings
Demeans the Dress i wear -
A power of Butterfly must be -
The Aptitude to fly
Meadows of Majesty concedes
And easy Sweeps of Sky -
So i must baffle at the Hint
and cipher at the Sign
And make much blunder, if at last
I take the clue Divine -
(Emily Dickinson)
On Air: John Coltrane What’s New
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