Vince Mendoza - Epiphany
quoyle Novembre 8th, 2007
“Ora in mezzo all’oceano profondo non con il corpo, bensi’ con la mente mi sforzo di toccare il fondo”
Nasos Vaghenas Ballate Oscure
In questi giorni di frenesia lavorativa, l’unico momento di calma che mi dedico completamente sono quelle due ore di viaggio in treno che ho da qualche tempo deciso di dedicare ad ascoltare un disco con attenzione o come sottofondo ad un torpore pensieroso che ogni tanto mi assale nel viaggio. La domenica carico sull’Ipod i dischi che mi faranno compagnia durante la settimana e poi secondo il mood della giornata, il caso ne scelgo alcuni durante i vari giorni. Ieri mi sono imbattuto in qualcosa di veramente bello, di profondo da cui riesco con fatica a distaccarmi, il disco epiphany di Vince Mendoza. Se esiste una meraviglia in natura, e’ il suono degli archi quando e’ orchestrato bene, quando le note scivolano morbide attraversando una continuita’ impercettibile, si spostano non riesci a percepire movimenti bruschi, anche nelle dissonanze. Ecco Mendoza e’ un grandissimo arrangiatore, uno dei piu’ grandi contemporanei, in quell’impromptu del disco, dopo 10 secondi si sentono talmente tanti odori, si viene proiettati nel passato, Schoenberg, Wagner di Tristano ed Isotta e poi sentori di jazz che aprono improvvisamente il panorama sonoro dove non pensavi potesse arrivare. E senti il piano discreto di John Taylor che accarezza note sapienti non si capisce dove e’ il confine, e poi la batteria di Peter Erskine in quella meraviglia di composizione che e’ Esperanza. E non ci sono parole per il suono della London Symphony Orchestra, ecco mi dimentico, mi astraggo, mi immergo completamente in questi paesaggi sonori ed in questo calore che solo il suono vero del legno degli archi riesce a creare.
On Air: Vince Mendoza Impromptu from Epiphany
Rating: 





penso che sia giunto il momrnto di chiederti altri dischi.
sìssì, decisamente.
:)
Lisa
decisamente si una di queste sere organizziamo, ci si vede a Firenze, e ti passo qualche altro disco.
Baci a presto
vai.
(chebbello, chebbe’!)
E perché te ne dovresti distaccare?
Vince Mendoza è uno degli eclettici rari, che quello che toccano diventa oro, come Jim Beard e il compianto Don Grolnick.
Procùrati *tutto* quello che ha fatto, anche se è difficile: Start Here (Angelicus e Her Corner, da estasi), Instructions Inside (a rotazione continua da settimane), Sketches, Jazzpana con Arif Mardin, le due collaborazioni con Joni Mitchell (Both Sides Now, Travelogue, Dreamland).
Sul suo sito c’è tutto. Mi raccomando, .net , non .com .
Per finire, d’accordissimo sulla ineffabile bellezza dell’orchestra usata bene, ma hai messo qualche “solo” di troppo.
Come diceva un altro grande compianto, Joe Zawinul:
“People make a big mistake in putting down electronic music. Yes, it’s been misused and abused, but that’s true of every music. There is nothing wrong with electronic music as long as you’re putting some soul behind the technology.”
Ciao Nicola, conosco bene tutti gli altri lavori di Mendoza le collaborazioni con Joni Mitchell, come dimenticare la meraviglia di Answer me my love di Both sides Now, e poi Jazzpana con il sax di Michael Brecker…..
Sul solo rimango della mia idea, non sono contrario alla musica elettronica per carita’, ma quel calore di cui parlo e che sento riescono a comunicarmelo solo i legni degli archi
un saluto
Fabio