The wind

gennaio 15, 2008 by quoyle  
Inserito nella categoria Blog, Standards, Storia jazz, Tromba

Wind

E quanto puo’ essere dolce, malinconico, triste, nostalgico il vento? E quanto mi piace il vento addosso, la parola vento, wind, il vento che vorrei essere, la leggerezza eppure la forza, il potere di spostarsi e la forza benefica di nascita e di morte insita nel vento, genesi e distruzione.
E tutte le canzoni che parlano di vento, sono innumerevoli, quasi come per l’amore, e finalmente ho ascoltato la versione prima della piu’ bella canzone di vento che io conosca, quella The Wind di Russ Freeman, del 1954, composta per Chet Baker, in una versione sempre del 1954, in un live a Boston, suonata in un pub, con la voce di Chet che sa di vento, con il soffio della sua tromba che ricorda il vento. Suonata in quartetto ed incisa poche settimane dopo con l’orchestra. E mi ci perdo in quel senso di magnifica sospensione del brano, in quei vuoti, nelle folate di suono che vengono portate, anche con quelle imprecisioni inevitabili ma con quel coinvolgimento profondo e devastante di cui Chet era capace.
Vento, vento che vorrei addosso, che vorrei riuscisse a portare lontano pensieri inutili, sgradevoli, opprimenti.

On Air: Chet Baker In Boston 1954 – The Wind

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On Air: Chet Baker & Strings – The Wind

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Un anno fa :

Commenti

5 Responses to “The wind”
  1. crono scrive:

    Bastasse il vento, Mr Quoyle.
    E sono proprio quelle sospensioni (in musica e non)
    che dopo tutto non vorremmo mai perdere

  2. Batsceba scrive:

    era un po’ che non passavo
    ho fatto un bel giro. grazie!
    peace and love

  3. Arsomnia scrive:

    Anche se non è un regalo apposito per me, lo considero così, solo perchè amo in modo sviscerato il vento, tutto.. anche quello che gli altri di solito definiscono fastidioso. Ha un potere su di me così forte che a volte mi sento vento io stessa.
    Il primo pezzo, quello del ‘54 (premettendo che di musica non me ne capisco, non so le note e per me la musica è una emozione che mi si scioglie dentro) è quello che io di solito definisco jazz. Quello vero. Come se tutto quello che è venuto da un certo punto in poi lo fosse meno, anche se è jazz lo stesso. Sarà  la tromba di Chet :)
    La seconda versione è apprezzabilissima, con quel “volo di violini” è come un respiro che si espande.
    Da te sempre buona musica :)
    Grazie.
    Un abbraccio
    Ars

  4. phabia scrive:

    era tanto che non passavo…

    …è sempre bello respirare il jazz qui da te,Baker è uno dei miei preferiti…complimenti per le scelte!

    un abbraccio :) *

  5. aL scrive:

    Per restare IT andando OT (ma non troppo): conosci Viento di Pino Daniele ?

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