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London Calling

quoyle Gennaio 28th, 2008

Conobbi Gioele nel 1991, in un periodo di ricerca, quando lo studio gia’ non mi bastava piu’ e cercavo altre strade per esprimere chissa’ quale strano sommovimento interiore.
Lo conobbi in una scuola di musica, di quelle che non ti insegnano nulla, dove la musica proprio non riesci a vederla, ma almeno puoi trovare dei musicisti, la frequentai per 6 mesi poi smisi. Ma strano come in quei sei mesi io abbia conosciuto persone che sono rimaste parte integrante della mia vita fino ad oggi.
Gioele si trasferi’ in Inghilterra nel 1998, quando il nostro gruppo ormai era finito, almeno nella forma che aveva visto 180 concerti in un anno, e la necessita’ di avere una contabilita’ che regolasse i nostri impegni. Strano la troppa musica ci uccise, ci spense , ci rese insopportabili quelle notti nelle discoteche aspettando le 6 di mattina per riscuotere il compenso.
Come sempre succede tutto si ruppe bruscamente, anche se la rottura era in atto da anni forse, cosi’ in un secondo, io che non mi presento ad un concerto senza avvisare in maniera folle, e tutto cambia, si sgretola, le persone sembrano perse per sempre, ed in effetti da quel momento forse che ha segnato la mia vita adulta, dove sono passato da musicista nottambulo e sregolato ad impiegato inquadrato, nell’arco di un mese, con Andrea che lascia il gruppo, a seguire Gioele che si trasferisce in Inghilterra e le notizie che si fanno sempre piu’ rade, ai ricordi sempre piu’ sbiaditi. Fino ad una strana sera di qualche anno fa del 2004 quando riprendo la strada con Felipe e mi rendo conto che molto di quel percorso era rimasto quasi congelato dentro di me. Mi sono chiesto spesso cosa mi ha portato e mi fa continuare a suonare con Felipe, certamente non le possibilita’ di espressione, adesso non certamente quei 4 spiccioli che raggranelliamo suonando, ma forse quell’energia brutale che inspiegabilmente a volte si sprigiona dalla nostra musica, quando abbiamo voglia di suonare , quando siamo stanchi delle cazzate di tutti i giorni.
Gioele era in Inghilterra, una mail ad inizio Novembre ci da sue notizie, notizie che avevamo ad intermittenza, un’apparizione ad un capodanno in piazza del campo a Siena nel 2004, qualche mail sporadica, ma la mail di novembre e’ diversa, rientra in Italia e vuole salutare l’Inghilterra con una festa, una festa con tutti i musicisti che hanno circolato intorno al gruppo di felipe in questi 16 anni. Inizia la caccia di quelli di cui si sono perse le traccie, di quelli di cui si sa poco, e finiamo riuniti a casa mia il 29 dicembre per un rito pagano di acquisto del biglietto (naturalmente prima di acquistare il biglietto si consuma una cena pantagruelica in 20 persone, condita da vino, griglia specialita’ pugliesi che ho portato appositamente. Durante la serata mi fermo a guardare i volti, i racconti sono quelli di sempre, la nostra personale mitologia fatta dei soliti episodi che hanno segnato queste serate, le frasi famose, le donne perse, gli amori finiti di Paolo e tutto il repertorio comune di pettegolezzi e conoscenze. Sembra incredibile ma alla fine riusciamo ad organizzare la partenza per il 25 Gennaio vincendo paure ataviche del volo (Paolo &Pino), squattrinamenti vari (Felipe &Paolo) e difficolta’ organizzative. La data di ritrovo e’ il 25 Gennaio all’aereoporto di Pisa destinazione Londra, per il party di addio di Gioele.

Mirroring

Ed eccomi reduce da questo fine settimana, fatto di musica, arte, riflessioni, chiacchierate, sguardi disincantati, ubriachezze non troppo moleste. Mi rimane addosso una sensazione elettrica di scossa alle prime note di Home Cookin’ Blues di Camilo che ho scelto per iniziare questo concerto tutto dedicato a Gioele, uno di noi e direi dedicato a noi, chissa’ se qualcuno si e’ accorto che sono morto su quella tastiera (forse solo Paolo che mi gridava che non avevo mai suonato cosi’), suonato con tutta la forza che avevo dentro, tutta la forza che possedevo per esorcizzare il malessere e quella sensazione di vuoto che mi ha lasciato Londra in questi giorni.
VUoto, perche’ Londra l’ho vista come la capitale del capitalismo insostenibile, stile di vita estetico, edonistico, fatto di soldi, con il malessere relegato negli angoli, con la forza dei quattrini di quel pound si riesce a cancellare il disagio sociale rendendolo invisibile, strade ordinate, trasporti ordinati, tutto perfetto, per poi finire negli inferi dei bar londinesi di notte a tastare la costrizione del singolo, l’ubriachezza molesta ed il potere di Venere. Mi ritorna in mente un libro letto da poco, l’estensione del dominio della lotta, il potere di Marte e Venere, buffo che alla National Gallery venga appunto rapito da un quadro di Botticelli Venus & Mars, il potere del sesso e della guerra, Marte abbandonato dopo il piacere con Venere lasciva che lo guarda. Rapito da quel quadro che come al solito nei miei viaggi sara’ il totem, il simbolo di questo viaggio. Un viaggio apparentemente esteriore, ma profondamente interiore, nel caos, nel rumore, nei pensieri, si aprivano delle voragini di pensiero tutte mie come sempre, voragini di pensiero che cerco in qualche modo di fissare in questo scritto.
Il blues di Camilo dicevo, potente, devastante, il locale si curva sotto l’energia bestiale dei tre fiati, del mio riff di pianoforte, non mi interessa niente, non guardo niente, penso solo al mio riff, e poi grido a squarciagola, voglio che tutti siano degli animali, animali della musica, un rito ancestrale di condivisione, un rito pagano, un’orgia di musica.
E cosi’ e’ stato fino alle quattro di mattina, quando distrutti dalla fatica di questi giorni dalla musica ininterrotta dalle 8 di sera, dalla jam selvaggia, dalla salsa suonata anche con un mandolino, rientriamo nei nostri corpi, nelle nostre vite, dopo essere stati un’entita’ unica ricomincia il processo di separazione, si rientra nelle proprie vite, si riacquisice consapevolezza, il freddo della notte londinese sui nostri volti, le chiacchiere sguaiate di qualche Jamaicano sotto il pub, la volgarita’ di un paio di abbordaggi, e tutto riprende il suo colore di sempre.
Felice di essere stato li’, di aver avuto tutti questi input nel bene e nel male, di essermi ricordato che ho un’anima, che non mi piace questo stile di vita, che ci sono cose che vanno al di la’ di quello che posso aver scritto, che non riusciro’ mai a spiegare.

On Air: Michel Camilo - Caribe


Un anno fa : Falando de amor

2 Responses to “London Calling”

  1. aldaon 29 Gen 2008 at 17:09

    perchè non li hai ancora moderati o forse perchè questo scritto è troppo bello nessuno ha il coraggio di dire niente.
    perché non c’è niente da dire, solo provare meraviglia per la vita che ti pulsa in corpo.

  2. Arsomniaon 07 Feb 2008 at 00:02

    ..buona la seconda, Alda..

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