Joik
quoyle Agosto 22nd, 2008

Il Joik e’ una forma di canto popolare tradizionale della cultura Saami. Si pensa che sia una delle forme di canto e di espressione artistica piu’ antiche in Europa.
Il Joik e’ profondamente intriso di significati religiosi e sociali, come ormai la nostra musica occidentale non sa piu’ fare. Ha completamente perso il potere “curativo” e sciamanico. Proprio per questo motivo, fu ostacolata in tutti i modi dai missionari cristiani, in particolar modo i tamburi saami furono distrutti per la maggior parte, i pochi rimanenti sono conservati in giro per il mondo in musei. E’ una forma cantata con poche liriche, solo canto e puo’ variare da forme melodiche fino a simulare canti di uccelli, ogni persona possiede un suo personale joik composto alla nascita ed essendo il popolo saami in profonda armonica con la natura, quella con la N maiuscola del profondo Nord, anche ogni animale ed ogni posto possiedono un proprio joik assolutamente indistinguibile da quello di un essere umano, a testimonianza del rapporto di uguaglianza che questo popolo ha stabilito con tutto quello che e’ natura.
Altra caratteristica particolare dello Joik e’ che e’ virtualmente impossibile riprodurlo nello stesso modo, lo joiker in base al proprio umore che si riflette nell’esecuzione puo’ variarne il tempo e la tonalita’, rendendo virtualmente impossibile un’accompagnamento musicale armonico nell’accezione occidentale, stessa sorte ha il concetto di linearita’ del brano, che nn esiste, niente inizio e niente fine, solo uno svolgimento spiraleggiante con un forte potere di trans e sciamanico.
Le generazioni moderne Saami, anche nelle declinazioni jazz, rock, pop di questa meravigliosa forma di canto, riescono a riprodurre il potere ipnotico e sciamanico della musica. Gli esponenti di maggior spicco attualmente sono la cantante Mari Boine, il sassofonista Jan Garbarek la cui voce ormai inconfondibile di sax e’ profondamente legata al canto joik, un gruppo assolutamente inclassificabile come i Transjoik, che fanno con la voce delle cose veramente inquietanti ed arcane, che riescono ad entrare profondamente nell’ascoltatore recuperando quel potere salvifico e curativo del canto.
E’ solo una piccola nota su qualcosa che sto esplorando e che mi sta portando a scoprire nuovi spazi musicali e sonori. Se ne riparlera’.
On Air: Mari Boine - Gumpett Holvot (The Wolves Howl)
- visioni , voce , strade blu , Nord



Evviva un nuovo post!!!
Molto interessante e suggestivo direi: tempo fa avevo visto un documentario su queste tradizioni.
Mi piace questa esplorazione del profondo nord, questo approccio libero da formalismi e strutture … non a caso deriva da uno stretto rapporto con la natura, che qua ci stiamo un po’ dimenticando. Viva la spontaneità e il canto
Grazie mille per queste piccole perle… aspetto trepidante il prossimo post
aL
Caro Alberto, mi fa piacere leggerti da queste parti a dire il vero ero indeciso se continuare o meno a scrivere, e postare musica, attraverso una fase di introversione acuta
In questi ultimi mesi ho ascoltato molto materiale dal profondo Nord e sono profondamente colpito dall’intensita’ di questa musica. Sto scrivendo qualcosa che e’ gia’ a buon punto va avanti da qualche mese, mi fara’ piacere fartela leggere ed avere un tuo parere.
Tu piuttosto continua a suonare quelle belle cose e condividile, la tua esecuzione di Stella era veramente bella ed originale, senza essere ostentatamente originale e complimenti per il suono.
A presto
Fabio
..i Saami…. quanta “musica” da quei territori ai bordi del silenzio….
un Bacio e innumerevoli pensieri Pat
Mari Boine.. ho un disco.. ma non riesco a sentirlo spesso.. forse è “troppo arcano” e dissonante con questo mio vivere quotidiano. Eppure, mentre con altri brano riesco a ritagliare un pò di silenzio attorno per respirarne la musica, con lei non riesco proprio..
miei limiti, ovvio…
Un caro saluto