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Jan Garbarek - “L’idea del nord'’

quoyle Novembre 17th, 2008

2 L’educazione “Sentimentale”

1 Preludio
2 L’educazione “Sentimentale”
3 Don Cherry
4 Nothern Lights
5 Bobo Stenson & KeithJarrett
6 Esperienze
7 Places
8 One World
A1 Discografia Jan Garbarek

L’esperienza nell’ensemble di Russell e l’incontro con una grande personalita’ del Jazz Nord Europeo come Karin Krogg, rappresentano l’avvio di quella che potremmo definire l’educazione sentimentale del giovane Garbarek.

I primi concerti con la Krogg sono segnati dalla partecipazione ai suoi gruppi di quelli che avrebbero rappresentato in futuro, l’ossatura di quello che ormai viene generalmente definito come “Jazz Scandinavo”.

Garbarek e’ ancora minorenne ed e’ addirittura costretto a rinunciare ad un tour Europeo per via degli impegni scolastici. Presenza costante negli ensamble di questo periodo e’ per l’appunto la batteria di Christiansen, che rappresenta il fulcro ritmico e forse il vero punto di aggregazione dei musicisti di quella generazione.

Purtroppo questa fase artistica non e’ ben documentata a livello discografico, unica traccia e’ un disco del 1966 :

“1966 - Karin Krogg - Jazz Moments Sonet SLP 1404″

In questo disco Garbarek appare in 3 brani Dearly Beloved (2 takes) e All of you. La matrice Coltraniana di origine della poetica musicale di Garbarek e’ ben evidente in queste registrazioni, sia nell’approccio sonoro che nei pattern improvvisativi.

Matrice che risulta essere la vera musa ispiratrice della prima esperienza solistica discograficamente documentata:

“1967 - Til Vigdis Norsk Jazz for bund NJF LP-1″

Questo disco propone un Jan Garbarek, che difficilmente sara’ ascoltato in seguito, un disco in trio senza alcun supporto armonico, con una versione lunghissima di MR PC, che si insinua nelle pieghe modali del blues, con un richiamo evidente al maestro spirituale Coltrane.

Si può vedere questo disco come un punto di consolidamento dell’apprendimento del linguaggio jazzistico piu’ propriamente Afroamericano.

Gli anni sessanta in scandinavia furono ricchi di presenze importanti a livello musicale jazzistico, presenze in alcuni casi sporadiche in altri casi come per Don Cherry e George Russell piu’ prolungate. Cosa attirava i musicisti americani verso le terre scandinave?

Una generazione importante di esponenti del jazz Americano, da Ben Webster, Kenny Drew, Stan Getz, Archie Sheep trascorse anni estreamente produttivi e fecondi nella scandinavia degli anni sessanta. Ci sono molte documentazioni discografiche di questo periodo “magico'’ della scena musicale Europea e scandinava.

Uno degli aspetti sicuramente importanti in questa “migrazione'’ culturale e’ il senso di liberta’ ed apertura mentale che questi paesi riescono a trasmettere nell’arte. Una generazione di giovanissimi talenti a partire dal sedicenne N.H. Pedersen per finire appunto con Jan Garbarek, riescono a frequentare questo ambiente ricco di stimoli e proiettato nella ricerca di nuova linfa per il jazz, la scena scandinava e’ perfetta per questa opera di ricerca i festival di Molde, Berlino, Copenhagen sono estremamente ricettivi ed aperti verso queste produzioni musicali fatte di grandi personalita’ del jazz americano e di talenti emergenti locali.

George Russel chiarisce la direzione che sta prendendo il Jazz in quegli anni, nelle note di copertina del disco:

“1960 - George Russell Jazz in the space Age'’

Russell parla di come vede la storia futura del Jazz:

“Il Jazz sta cambiando, gli anni sessanta potrebbero essere un decennio cruciale. Una cosa e’ certa: una varietà di di sonorità, di ritmi, molti dei quali alieni alle abitudini del pubblico, troveranno posto nel jazz. Il progresso è inevitabile. La paletta musicale odierna è inadeguata. Tutti i sentimenti che riguardano la vita e la bellezza non possono essere espressi efficacemente con le tecniche in voga adesso. Inoltre il jazz è un arte in
evoluzione; non è fatta per avere confini. La natura stessa della musica e la sua storia lo dimostrano. Più specificamente, sarà un’era panritmica e pantonale. Penso che il jazz, aggirerà l’atonalità perchè le radici del jazz sono nella musica folk; e la musica folk è basata su scale; e l’atonalità nega la scala.
Credo che il jazz sarà intensamente cromatico, ma si può essere cromatici senza essere atonali'’
Note di copertina Jazz in The Space Age GRP 18262

Questa e’ una concezione fondamentale, ed un vero e proprio manifesto di intenti artistico elaborato da George Russell che viene adottato da altri musicisti di quel periodo. Evitare la tentazione del progressivismo, evitare la deriva atonale come strada obbligata ed inevitabile in un’ottica di progressivismo, per riappropiarsi delle radici folk e tonali della musica jazz.

Ed e’ proprio questo aspetto che viene indagato e sviluppato da musicisti come Russell e Cherry in questi anni sulla scena musicale scandinava.
Da questo punto in poi inizia la strada verso la riscoperta del cuore profondo e “freddo” della voce del Jazz Europeo, strada che passa per il caos, per la sperimentazione sonora ed armonica, per pritornare alla fine a quella semplicita’ melodica che rappresenta il fulcro della tradizione popolare.

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Un anno fa :

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