Jan Garbarek - “L’idea del nord'’
quoyle Novembre 17th, 2008
3 Don Cherry
1 Preludio
2 L’educazione “Sentimentale”
3 Don Cherry
4 Nothern Lights
5 Bobo Stenson & KeithJarrett
6 Esperienze
7 Places
8 One World
A1 Discografia Jan Garbarek
L’incontro con Don Cherry e’ illuminante e soprendente, per quell’invito a scoprire nel proprio DNA genetico, la radice musicale dell’ispirazione, per quell’idea di Jazz che attraversa le frontiere degli States, e si arricchisce della musica popolare, dalle scale indiane, al folclore norvegese, primo vero
passo verso la World Music, intesa come aggregazione panteistica di stili e forme, pantonalità e panritmia proprio come le zintendeva George Russell.
La contaminazione dei linguaggi musicali come vera strada per arrivare al Jazz, scopire nel proprio passato, le ragioni, le melodie, il potere evocativo e sciamanico della musica. Un concetto nuovissimo per una musica che sta attraversando alla fine degli anni ‘60 la prima grande crisi e scissione artistica e
stilistica, in forte tensione verso un progressivismo pericolosamente distante dalla radice melodica.
Musica assediata dall’avvio delle sonorita’ elettriche del rock, alle prese con le estremizzazioni free e le derive neoclassiche, la visione di Cherry e’ un balsamo in quanto consente di integrare nel linguaggio Jazz nuovi moduli sonori, di arricchire il linguaggio prendendo dalla pancultura mondiale gli spunti per rivitalizzare il jazz in una forma che non sia prettamente cartesiana.
Don Cherry riesce ad evitare di percorrere la direzione lineare del tempo, quella concezione che lega il tempo ad un prima ed un dopo, gli esponenti della “New thing” in Europa stavano per pl’appunto facendo germogliare e rinnovare la forma del linguaggio Jazzistico.
Il ritorno alla semplicita’ melodica, alla ripetitivita’ seriale delle melodie e del nostro profondo archetipo. Don Cherry spesso amava parlare della semplicita’ dei bambini per semplificare l’atteggiamento verso la musica, quella semplicità così tipica della musica popolare.
La strada per arrivare ad un punto di equilibrio passa per un massimo di entropia, per arrivare alla destinazione finale in equilibrio occorre essere aperti, porsi in un sistema instabile, pronto a rispondere rapidamente cambiando direzione a qualsiasi perturbazione esterna, ricettivo, aperto e dinamico.
“Segui la tua essenza e non permettere a niente e nessuno di convincerti ad abbandonarla. Ti imbarcherai in un viaggio che te la fara’ incontrare, e sarà lei a prendere il sopravvento'’
Jan Garbarek - Michael Tucker Pag 78
Ed infatti la strada per arrivare al nuovo linguaggio passa per ridefinizioni continue e profonde della sintassi del linguaggio, e questo rappresenta quello che erroneamente viene spesso indicato come il primo disco di jan Garbarek:
“1970 - Jan Garbarek Quartet Afric Pepperbird ECM 1007″
Disco importante sia a livello di discografia Europea, avviando appunto la ECM a diventare il centro di gravita’ dei musicisti Nord Europei in prima istanza ed Europei in tutte le sue etnie alla fine, e per la disgregazione del suono, arrivato all’estremo bop, con il tentativo di decomporre in unita’ elementari ritmiche il suono per trovare nella boscaglia la strada per far emergere le nuove/vecchie sonorita’, cosa che Garbarek ed il movimento scandinavo riusciranno mirabilmente ad evitare riportando la voce europea del jazz verso la tradizione tonale che affonda nelle radici popolari di origine.
La voce del sax saraà appunto diversa, piu’ proiettata verso quella definizione di suono “sciamanico”, urlo dell’anima, nuda e profonda che sara’l'elemento distintivo e riconoscibile di Garbarek negli anni a venire. Inizia ad emergere l’anima Saami della musica di Jan Garbarek, anima evidente nell’uso delle
percussioni vero elemento portante insieme al canto della liturgia Saami.
Il joik rappresenta per l’appunto una delle forme di canto più arcaiche della tradizione musicale Europea, forma di canto profondamente legata agli aspetti più propriamente religiosi e sociali della cultura Saami. Proprio questi aspetti sono stati la spinta alla sistematica persecuzione dei missionari cristiani degli sciamani Saami e dei loro tamburi che con le tipiche ritmiche ripetitive riescono a procurare uno stato di profonda trance come spesso accade nelle tradizioni popolari musicali.
Il Joik, si distingue rispetto alla tipica concezione musicale zoccidentale in vari aspetti, primo fra tutti l’assoluta mancanza di uno sviluppo lineare, non e’ possibile identificare un inizio ed una fine in uno joik, volendolo identificare probabilmente un cerchio sarebbe la forma geometrica piu’ vicina allo svolgimento di uno joik, qualcosa di molto simile ad un loop anche se perfino questa definizione risulta inesatta in quanto non esiste la simmetria tipica del cerchio nella composizione joik.
Ogni individuo della società saami, ha un suo proprio joik composto alla nascita, piu’ che uno joik su di lui, si tratta proprio di identificazione con lo joik che viene composto per lui. Allo stesso modo tutti gli animali ed i posti hanno un proprio joik, a testimonianza della profonda uguaglianza con cui
tutta la natura viene trattata dalla popolazione Saami.
Eppure lo joik ha molte assonanze con l’approccio jazz alla musica, e’ infatti estremamente importante l’elemento improvvisativo e la personalita’ dell’esecutore nel momento stesso dell’esecuzione. La tonalita’ ad esempio può variare in esecuzioni diverse proprio in funzione dello stato d’animo dell’esecutore, allo stesso modo vengono introdotte variazioni al canto, sia a livello ritmico che a livello armonico.
Ascoltando le improvvisazioni di Garbarek ed i canti joik, si scoprono delle profonde assonanze, proprio in quella mancanza di lick ripetuti, nel tipo di scale utilizzate per esporre le improvvisazioni, nello sviluppo pseudo circolare dei temi e delle melodie utilizzate.
In questo senso la voce del sassofono di Garbarek riesce perfettamente ad identificarsi con la voce sciamanica del canto, cosa favorita anche dal fatto che lo joik si compone di pochissime liriche ed essenzialmente di canto. Proprio in questo periodo si rende particolarmente evidente questo rimando e questa voce profonda dello sciamano Garbarek, che riesce ad utilizzare uno strumento come il sassofono per riportare la musica alla dimensione curativa ed ipnotica della musica Saami.
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