Jan Garbarek – “L’idea del nord”

novembre 17, 2008 by quoyle  
Inserito nella categoria Appunti jazz, Focuson, Sassofono, Schede, Storia jazz

4 Nothern Lights

1 Preludio
2 L’educazione “Sentimentale”
3 Don Cherry
4 Nothern Lights
5 Bobo Stenson & KeithJarrett
6 Esperienze
7 Places
8 One World
A1 Discografia Jan Garbarek

Inizia l’aggregazione dei musicisti che diventeranno per l’appunto i protagonisti della musica piu’ spiccatamente originale del nostro continente, la voce Scandinava del Jazz.

C’e’ qualcosa che e’ un contrassegno inconfondibilmente nordico e tagliente nelle note del sax di Garbarek. Il disco del chitarrista norvegese Terje Rypdal

“1971 – Terje Rypdal ECM 1016″

rappresenta un disco impressionista, che tenta e riesce a dipingere paesaggi nordici, freddi e taglienti. La musica diviene una tela usata appunto per tratteggiare e descrivere i caratteri musicali del nord.

Quello che emerge da questi dischi e’ appunto l’inizio di una strada che parte dall’esperienza classica Europea legata al progressivismo cartesiano del tempo. Il tentativo di superare la melodia attraverso la sua disintegrazione, il sistema tonale non creduto piu’ sufficiente ad esprimere le sensazioni musicali. La disgregazione passa appunto per il caos e la ridefinizione della poetica musicale, il tuffo nella deriva atonale si rende indispensabile per rimescolare i componenti elementari, per riuscire ad identificare nel magma sonoro dell’atonalita’ gli elementi arcaici di origine della tradizione musicale popolare.

Tre sono gli aspetti che emergono nella poetica musicale di Garbarek in questo periodo
(Michel Tucker Jan Garbarek Pag.121), aspetti comuni a tutta la produzione artistica e culturale del Nord

1. Ricerca aperta e rabbiosa, aspetto evidente in tutta la produzione artistica scandinava, da Hibsen, Munch, Grieg, Strindberg, in tutte le forme artistiche

2. La problematica eredità lasciata dal protestantesimo, tematica ben evidente nella produzione cinematografica di Bergman o negli scritti di Lagerkvist.

3. Il legame con la tradizione sciamanica e Sami, aspetto mai estirpato dal cristianesimo, il potere curativo dell’arte e del suono.

Il disco successivo mostra in maniera evidente questi tre aspetti tipici della produzione culturale nordica e riesce a scalfire la concezione lineare del tempo musicale, reintroducendo celle di melodia, che vengono ripetute ossessivamente come in un mantra sciamanico del Nord.

“1972 – Jan Garbarek/Arild Andersen/Edward Vesala Triptykon ECM 1029″

La voce del contrabasso di Andersen si fonde perfettamente con il sax di Garbarek che ormai ha acquisito la sua tipica tonalita’ ed il suo timbro inconfondibile, iniziando a differenziarsi in maniera decisa rispetto al suono Coltraniano di partenza. Inizia ad essere ben definita la poetica sonora ed improvvisativa di Garbarek, assenza di lick improvvisativi preimpostati, introduzione di celle melodiche popolari, attenzione particolare riservata ai suoni, agli echi, ripetitivita’ sciamanica nell’ossessivo ripetersi di moduli ritmico/sonori. L’uso della batteria inteso piu’ in termini coloristici e percussivi per sottolineare un certo rientro verso una profondita’ etnica della musica.

E la tradizione nordica cui Garbarek fa riferimento e’ peculiare della tradizione Norvegese, il folclore nordico e’ profondamente diverso e peculiare in funzione della nazione e della regione cui fa riferimento. Difficile trovare punti di contatto se non nella radice vichinga e prettamente individualista nella musica di un bassista come “N.H.Pedersen” ed un bassista come “P.Daniellson”. Eppure Garbarek proprio nella ricerca continua ed aperta cerca
e cerchera’ sempre nella sua produzione discografica punti di contatto con il folclore degli altri paesi scandinavi, e con la tradizione popolare colta Europea, quella dei padri fondatori come Grieg e Sibelius (Es.Arietta di Grieg in Visible World ECM 1585)

Lo stesso Sibelius si era mostrato scettico nella deriva atonale e matematica della dodecafonia di inizio secolo, continuando a comporre la forma Sinfonica ormai ritenuta superata ed attingendo continuamente per le proprie composizioni classiche al patrimonio popolare finlandese.

“La maggior parte della musica ben scritta è interminabile, ma non è nulla di più che uno scarabocchio di note. Manca la vita interiore. Hanno costruito un enorme cantiere navale, ma dov’è la nave?”
Levas, S. Sibelius a personal portrait London 1972 pag.75

Ed ancora:

“La cosa che colpisce di più nei compositori contemporanei è l’elucubrazione. Quello che scrivono somiglia più alla matematica che alla musica, a volte è solo matematica. E’ grave che spesso sia spesso priva di vita interiore. Non riesco a concepire che la musica del futuro sarà così artefatta come lo è oggi. E’ inconcepibile che in quello che si scrive oggi manchi completamente un’etica. Alla fine è questo il fondamento di ogni arte che abbia una validità. Ma non riesco a credere che la musica sarà sempre quella che è adesso. Quello che si scrive ora spesso corrisponde a nulla più che vuoti effetti di suono, completamente superflui se il compositare ha qualcosa da dire, e questo è tutto ciò che conta. La personalità può rivelarsi in
cinque note. Ciò che è eterno a volte abita forme molto modeste”
Levas, S. Sibelius a personal portrait London 1972 pag.76

Il primo tentativo di collegamento con la tradizione popolare europea e con la tradizione più prettamente sinfonica avviene con il disco

“1974 – Luminessence – ECM 1038″

Il disco e’ in un certo senso rappresentativo di una continua ricerca da parte di Garbarek di ricollegarsi alla tradizione Europea colta della musica classica altra anima della tradizione storica piu’ propriamente europea, tentativo piu’ volte affrontato, e questa volta sottolineato da archi glaciali, che sostengono la voce del sassofono di Garbarek, voce sempre piu’ urlante, dolorante, che si staglia sui paesaggi armonici e sonori glaciali disegnati dai movimenti e dalle sospensioni degli archi.
Tre composizioni appositamente disegnate da Jarrett per il sassofono di Garbarek, accompagnate in sottofondo dalla sezione d’archi della SudFunk Symphony Orchestra.

La scrittura di Jarrett e’ preziosa, ed arricchisce ancora una volta l’identita’ nordica della voce del sax di Garbarek, introducendo elementi seriali e neoclassici tipici della tradizione musicale Europea.

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