Inner Visions

giugno 8, 2010 by quoyle  
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Finalmente stimoli, stupefacenti, non raccontabili, come traduco la strana atmosfera in cui sono stato immerso questa notte, in mezzo ad un rito collettivo piccolo, in un angolo vicino ad una favela di rio… E pensare che ti dicono che sono posti pericolosi, sono posti da evitare, un angolo di strada, cavi che rubano la luce da un palo elettrico, tante razze insieme ed un gruppo di musicisti che suonano, e cazzo suonano…. e ti senti piccolo con la tua visione della musica occidentale, sempre quegli schemi e quei salotti, ed invece guardi i volti, ascolti le voci delle donne che cantano tutte le canzoni, questo rito cosi’ lontano dall’immaginario europeo, e’ tutto cosi’ sacro, cosi’ terribilmente spirituale, non vedo niente di quelle aberrazioni che importiamo, e non vedo quelle prigioni in cui siamo ormai completamente legati, osservo con stupore infantile i rituali di accoppiamento che si svolgono intorno, tutto cosi’ semplice, cosi’ maledettamente gioioso, e quelle voci di donne che cantano ogni tanto interrotte da una meravigliosa nota maschile. Un bimbo di 3 anni con un cavaquinho, mano nella mano della sua mamma che canta, i percussionisti tutti sincronizzati in un flusso di coscienza senza interruzione, ed i volti, quei volti…. quelle labbra, avrei avuto bisogno della sapienza di un pittore per poter appena cogliere quell’umano che non ricordavo piu’, che non riesco a vedere nello stile di vita triste che abbiamo costruito qui… avevo paura del sud america, lo temevo, l’ho sempre circumnavigato, ci giro intorno da anni, capisco ora con presunzione, quella gioia, quella potenza sacra che ho ascoltato nell’imperfezione del suono, al bordo dell’abisso, sentirsi con un occhio da regista, fuori, ed avere il desiderio invece di essere attore, di lasciarsi prendere, voglia di solitudine e voglia di annegare la mia anima troppo artefatta, troppo lontana dal mio nocciolo piu’ profondo, voglia di annegarla ne l samba. Scatto con gli occhi foto, fermo immagini, odori, angoli, io il pericolo non lo percepisco, che cazzo mi avete raccontato, di cosa state parlando, per cosa devo temere per quei 4 spiccioli che ho in tasca, che si fottano, non valgono la percezione di quello che non ho mai saputo vivere. Ed e’ tutto cosi’ difficile da tradurre in parole, vorrei un pianoforte adesso forse, e vorrei non essere…finalmente non essere per poter arrivare a quello che sono.

On air Maria Rita Mariano Ciranda do Mundo

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Un anno fa :

Commenti

5 Responses to “Inner Visions”
  1. Elena scrive:

    Sento molto tutto quello che racconti, quello che non so e le mie paure, é come sapere attraverso te come lo vivrei se potessi viverlo.
    Tutto, dalla semplicità, alla frantumazione degli schemi, lo struggimento di non saper dipingere, di non poter fermare tutte quelle impressioni, la voglia di saper essere altro, essere l’altro.. e la sensazione di aver frainteso tutto, che stiamo vivendo una finzione, e abbiamo perso tutto il senso. Tu però hai la musica tra le dita. Spero tanto che avrai modo di viverti tutto quello di cui hai bisogno. E che ce lo riporterai qui in qualche modo, per cambiarci un pò.

    Elena

  2. quoyle scrive:

    Ciao Elena, che strane sensazioni…. davvero sono contento se sei riuscita a percepire dalle mie parole un po’ frenetiche e frammentate quel misto di sensazioni che avevo dentro ieri notte…

    Lascio il testo magnifico di questa canzone che si perde nella tradizione del brasile che forse racconta meglio di me il “girotondo” di sensazioni

    Pela profecia o mundo ia se acabar
    Pelo vagabundo deixa o mundo como está
    Pelo ser humano pelo cano o mundo vai, ou não
    Pelo cirandeiro o mundo inteiro vai rodar
    Ciranda por ti
    Ciranda por mim
    Roda na ciranda que é pro não virar pro sim
    Ciranda que vai, ô
    Ciranda que vem
    Roda na ciranda que é pro mal virar pro bem

    Racconta di punti di vista diversi e di come la comprensione delle persone, l’unione delle persone possa mutare il male in bene. Racconta quello che mi e’ sembrato di percepire senza riuscire a farne parte ieri.

    Fabio

  3. Elena scrive:

    Conservo il tuo testo. Grazie.
    Anche della tua visita da tanto lontano. Ti ho visto passare in diretta.
    E’ stato piacevole.

  4. Elisewinfox scrive:

    A volte, le nostre paure sono date dal sapere, inconsciamente, che provando certe sensazioni, attraversando quel confine delle nostre esperienze e delle nostre percezioni, mai più riusciremo a tornare indietro ad accontentarci di quello che eravamo.

  5. quoyle scrive:

    Elena :-)

    Elise… e’ vero purtroppo e’ gia’ successo, se superi alcune soglie poi e’ impossibile rientrare in quello che eri prima… a volte non sono sicuro sia un bene… se ti svegli prima del tuo tempo potresti diventare pazzo.

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