Esbjörn Svensson

maggio 31, 2010 by quoyle  
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Voglio dedicare un post, a questo grande pianista. Sono passati quasi due anni dalla sua morte prematura, ed io ancora non riesco ad immaginare che non ci sarà un’altro disco del suo trio. Il percorso era così nuovo, così maledettamente promettente che non c’è spazio per rassegnarsi a non avere altra musica dalle sue mani.

La mia storia con Esbjörn e’ iniziata intorno al 2002, quando a dire il vero era già qualche anno che il trio era sulle scene Europee. Il disco Strange Place for Snow attirò immediatamente la mia attenzione anche per questo titolo così immaginificamente nordico. Il solito fascino del nord a cui non riesco a sottrarmi. Il brano che mi ha definitivamente legato al pianismo di Svensson e’ stato “When God created the coffebreak”. Ancora un titolo immaginifico, foriero di suggestioni come la musica che descrive. Una fuga “bachiana” cesellata dalla mano sinistra del pianoforte e dal contrabbasso del fido Dan Berglund. Una frenetica fuga che si apre improvvisamente su una distesa di quiete, raccontata dalle sospensioni del pianoforte, dopo una rincorsa geometrica, simmetrica, l’anisotropia del solo piano, una frenata repentina, dove e’ possibile apprezzare il lirismo così caratterizzante del pianismo di Esbjörn. Dopo questa strana commistione di neoclassico legato alla geometria di bach, all’anisotropia dell’universo con l’inaspettata apertura del piano, non ho avuto più scampo, la musica di questo trio tra i più influenti degli ultimi anni sulla scena europea è entrata indissolubilmente nel mio genoma musicale.

E allora con la maniacalità verticale che mi contraddistingue ho scoperto anfratti segreti, riparati, poco noti, del percorso musicale di Esbjörn, unico grande rammarico non averlo mai sentito dal vivo, mai rimandare a domani quello che non sai se potrai ancora fare, dalle cronache dei suoi concerti sembra che la musica del trio avesse una connotazione “sciamanica” che riesce a trasportare l’ascoltatore in un viaggio vibrante di emozioni e suoni, suoni non convezionali prodotti dall’uso innovativo di tutta la tavolozza timbrica che gli strumenti possono regalare , aggiungendo una sana commistione con l’elettronica (cosa che i soliti sacerdoti del jazz non gli hanno mai perdonato).

Esbjörn grande accompagnatore, oltre che leader, sono rimasto affascinato dalla potenza del “comping” voce-piano delle sue performance in duo, anche in quelle precoci (1993 Lyna Nyberg – Close) , già da questa prima testimonianza discografica è impressionante come saprei riconoscere ogni singola nota ed attribuirla senza ombra di dubbio a Svensson, una personalita’ fortissima che emerge, ma non invade la voce, si regala, offre tutta la sua sapienza armonica senza sovrastare la linea melodica.

Esbjörn amante dei classici, così legato a Monk, cui ha dedicato un disco pieno di sorprese e riletture innovative di una musica complessa, spigolosa, rileggendola alla luce della sua esperienza e sensibilita’ musicale (1996 EST plays Monk) , dove la versione di I mean you accompagnerà il percorso musicale del trio per tutti gli anni a seguire.

Esbjörn, pianista generoso verso il suo pubblico, pianista moderno nell’uso della tecnologia e dei mezzi non propriamente jazz (video, comunicazione web). Indimenticabile il video del brano From Gagarin’s Point of view (2003 From Gagarin’s Point of View).

Non voglio costruire una discografia completa, semplicemente cercare di tratteggiare appena la personalita’ musicale di questo pianista e di questo trio, la cui importanza , e di questo ne sono certo, aumenterà progressivamente con gli anni. Lascio un piccolo percorso musicale fatto di perle inedite tratte da performance live che forse riescono a disegnare meglio di tante parole l’arte e la poesia di questo pianista unico nel panorama musicale Europeo.

John Coltrane (23/09/26 NYC)

settembre 24, 2009 by quoyle  
Inserito nella categoria Appunti jazz, Sassofono, Storia jazz, Strumenti Musicali

Coltrane

Snowflakes that stay on my nose and eye lashes
Silver white winters that melt into spring
These are a few of my favourite things!

On Air: John Coltrane Live Antibes 1965 My Favourite Things

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Abdullah Ibrahim – Echoes from Africa

maggio 3, 2009 by quoyle  
Inserito nella categoria Dischi, Focuson, Pianoforte, Storia jazz

Abdullah Ibrahim e’ un pianista SudAfricano, nato nel 1934 a Citta’ del Capo, in precedenza conosciuto come Dollar Brand. Difficile catalogare la musica di questo artista, e’ una musica fatta di influenze multiculturali, radici africane, gospel, blues probabilmente le vere radici profonde del jazz nord americano.

Non voglio ripercorrere la vita o la discografia di questo artista, anche perche’ non ne ho purtroppo il tempo in questo periodo, solo lasciare che la musica parli da sola. Ascoltando questo disco si sprigiona qualcosa di profondamente rituale e liturgico nel piu’ ampio senso del termine. Il canto spesso negletto nel jazz moderno, riacquisisce quel valore profondo tipico del gospel e delle forme del blues piu’ antiche.
Si sprigiona un senso di spazio, di benessere che e’ veramente unico e particolare, una solarita’ ed una bellezza tutta africana, un senso dello spazio e della melodia che riescono ad entrare in profonda sintonia con l’animo di chi ascolta. Non e’ un caso che oggi abbia scelto questo ascolto, e’ quello di cui ho profondamente bisogno, una quiete ed un senso di pace e di serenita’ che mi sfuggono continuamente.

On Air: Abdullah Ibrahim Zikr

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Trio Music

marzo 22, 2009 by quoyle  
Inserito nella categoria Appunti jazz, Blog, Dischi, Pianoforte, Storia jazz

Esiste qualcosa di vicino alla perfezione e’ la musica in trio di Chick Corea, Miroslav Vitous, Roy Haines, un trio che ha suonato ahime’ solo per pochissimi anni all’inizio del 1980. E’ veramente tutto magico, la potenza di Miroslav Vitous, lo swing aggressivo di Roy Haines , l’inconfondibile playing di Chick, la poetica del trio e’ tutta in un disco rarissimo Live At Country Club, in 10 secondi di swing all’inizio del solo di piano su So in Love.

On Air: So in Love Live at Country Club 1982 Chick Corea

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Steps Ahead

marzo 16, 2009 by quoyle  
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Negli ultimi giorni mi e’ capitato di nuovo tra le mani un vecchio cd degli Steps Ahead, ascoltandolo mi sono reso conto di quanto fossero innovatori e di quanto siano stati importanti nello sviluppo del Jazz Moderno.

La nascita degli steps ahead avviene alla fine degli anni 70 in particolare dalle note di copertina del CD Steps Ahead :
“Steps began as a part-time venture in 1979 at Seventh Avenue South, a New York City nightclub”, un night club storico di quegli anni che vedeva abitualmente suonare Michael Brecker, Mike Stern, Jaco Pastorius, Bob Berg, insomma tutta l’avanguardia del jazz di quegli anni.
La prima formazione ufficiale degli Steps Ahead, comprendeva Don Grolnick, Eddie Gomez, Peter Erskine, Mike Manieri e Michael Brecker, doloroso constatare che Grolnick e Brecker siano prematuramente scomparsi, ascoltando i dischi di questo gruppo si puo’ capire quanto importante fosse la vena compositiva e di arrangiamento di Grolnick e la forza propulsiva ed innovativa del sax di Brecker.

La storia discografica del gruppo inizia appunto con questa formazione nel 1979

Smokin’ In The Pit Registrato dal Vivo a Tokyo il 15 e 16 Dicembre 1979 seguito a pochi giorni di distanza dal primo debutto in studio con il disco Step by Step.

Smokin in the Pit e’ vibrante, racconta di qualcosa di magico, come sono magici i nuovi incontri in cui scocca qualcosa, una scintilla vitale, l’entusiasmo della scoperta dell’altro, in questo caso esaltato dalla registrazione live. Ci sono originali alternati a meravigliose incursioni negli standard, lover man, introdotta dall’onirico vibrafono di Manieri che piano piano lascia entrare gli altri musicisti, per una versione bluesy e fatta semplicemente di suono ed interplay, e poi l’esplosivo swing di Uncle Bob, con il sax di Brecker nella sua massima espressione. L’impressione di freschezza ed innovazione e’ confermata e cristallizzata dal disco registrato in studio, che non fa altro che fissare in maniera “istituzionale” lo stato di grazia di questi musicisti.
L’avventura del gruppo prosegue nel 1981 con il disco Paradox registrato ancora dalla stessa formazione nel 1980, la formazione piu’ bella degli steps, nel disco paradox ascoltare Patch of Blue e’ un’esperienza nella storia del jazz, nelle atmosfere shorteriane e davisiane nel modale di herbie hancock, tutto il jazz suonato fino a quel momento e’ magnificamente riassunto e presente nel disco.

Qualcosa inizia a cambiare nel 1983 con il disco Steps Ahead, dove Eliane Elias prende il posto di Don Grolnick al pianoforte, il sound del gruppo cambia, in un certo senso si evolve entrando in una fase fusion, lontana dalla fusion sguaiata che si sente in giro all’inizio degli anni 80, qualcosa di parallelo all’esperienza dei Weather Report, in una direzione meno etnica ma piu’ rock, ma sempre con la grande raffinatezza che caratterizza il sound del gruppo, da segnalare il brano pools scritto da Don Grolnick e presente in questo disco, che riesce ad esprimere il bassismo di Gomez a livelli altissimi.

Il disco che probabilmente segna il punto piu’ alto della parabola dell’esperienza steps e’ Modern TImes del 1984 con Warren Bernhardt che sostituisce Eliane Elias al pianoforte, lasciando invariata la parte storica del gruppo. Il sound e’ fantastico, inarrivabile in quegli anni, l’ipnotica Ooops e’ qualcosa che rimane nella storia della musica, come Birdland dei Weather Report, testimonianza dell’idea musicale degli Steps Ahead che attraversa gli anni 80, il solo di brecker e’ uno di quelli che rimangono nella storia del jazz, uno di quei soli che riescono a definire la poetica musicale di un grande musicista come Brecker.
Il seguito della carriera degli steps vede l’abbandono progressivo del gruppo da parte degli altri componenti storici, il disco del 1986 vede l’abbandono di Erskine con l’energia di musicisti come Kirkland al pianoforte, Victor baileys al basso e Dianne Reeves, il risultato e’ ancora grande ma in un certo senso si percepisce chiaramente che quell’energia creativa dei primi dischi e’ esaurita ed il tutto risulta molto piu’ mediato e meditato e meno emozionale, in questo disco voglio segnalare Something i Said che sembra un chiaro omaggio ad A remark you made dei Weather Report, stesse atmosfere rarefatte ed introverse.

Nel 1986 ancora un live, Live in Tokyo un disco anomalo, senza pianoforte, con la chitarra di Stern ed una sezione ritmica esplosiva, Darryl Jones e Steve Smith , disco sicuramente piu’ vicino ad atmosfere rock fusion, ultimo atto di Michael Brecker nel gruppo, disco che segna la fine definitiva del gruppo.

I dischi che seguono vedono Manieri alla ricerca di sonorita’ particolari, 1989 NYC, 1992 Yin Yang, ma ormai il suono Steps Ahead senza Brecker, senza Erskine, senza Gomez e’ lontano ed irriconoscibile, rimane solo il nome. Nel 1999 esce un disco magnifico che riporta in vita il sound del gruppo e quella gioia di vivere, uno dei concerti che seguirono questa rinascita ho avuto la fortuna di vederlo a Viareggio, con Bob Berg in una delle sue ultime apparizioni prima di quel maledetto schianto, la formazione vedeva Bob Berg al sax che riusciva a non far rimpiangere Brecker, Elian Elias al piano, Marc Johnson al basso, Peter Erskine alla batteria, Manieri al vibrafono, quindi gran parte dei componenti originali o meglio del collettivo steps. Un disco che riporta all’attualita’ il sound magico degli steps ahead, ultimo atto di un gruppo che ha attraversato la storia del jazz negli ultimi 30 anni.

On Air: Steps Ahead Oops from Modern Times 1984

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